In questi giorni in cui si celebra il trentennale della morte di Hugo Pratt può essere utile ricordarlo rievocando una delle sue opere più personali, Favola di Venezia (Sirat al Bunduqiyyah), la cui analisi ci può aiutare a capire chi fosse veramente il suo affascinante e misterioso autore. 

Questo fumetto, ambientato in una Venezia crepuscolare e onirica, si distingue per essere una delle storie più simboliche e interiori del suo alter ego per eccellenza: Corto Maltese.
Favola di Venezia non è un’avventura, ma una prova iniziatica, un testo esoterico, un rito di passaggio. Pratt la costruisce con frammenti di cultura, simboli nascosti e luoghi reali trasfigurati. È una delle sue opere più personali e intime, dove Corto Maltese si muove, come si muoveva Pratt, da viaggiatore dell’anima.


La favola

Il titolo Favola di Venezia non è casuale. Il rapporto di Hugo Pratt con la favola è profondo, complesso e ricco di sfumature. Non si tratta mai di una favola “per bambini”, ma di un uso maturo e consapevole della dimensione fiabesca come forma di conoscenza simbolica, narrativa e spirituale.

Sulla base degli studi dell’antropologo russo Vladimir Propp, l’origine delle fiabe è da ricercarsi nei riti di iniziazione delle prime società tribali. I ragazzi del villaggio alla pubertà venivano condotti nella foresta vicina, ove dovevano superare una serie di prove per entrare a far parte del mondo dei grandi.
Questo è il senso che Pratt attribuisce alla favola, una prova di iniziazione che ci dà libero accesso a una dimensione nuova.


Venezia

Sirat al Bunduqiyyah è una favola ambientata a Venezia. Il rapporto di Hugo Pratt con la città lagunare è profondo, personale e simbolico. Per Hugo Pratt, Venezia è una sorta di madre acquisita: una città femminile, ambigua e sensuale.

Venezia per Pratt non è solo la “malinconica gaiezza delle gondole” di cui parla Byron è un luogo dell’anima, un labirinto iniziatico, un teatro magico sospeso tra storia, mito e sogno. Venezia è piena di edifici esoterici, come Ca’ Dario costruita su una sepoltura antica dei Templari che porta sfortuna ai suoi proprietari (vedi Raul Gardini) o Ca’ Mocenigo, luogo legato alla prigionia di Giordano Bruno prima di essere condannato, a Roma, sul rogo.
“Città dei simboli, delle maschere, dell’acqua che inghiotte e riflette” (
Hugo Pratt).


Il viaggio iniziatico

Favola di Venezia può essere letta come un rito iniziatico, non una semplice sequenza di eventi, ma un vero e proprio percorso simbolico di trasformazione. In questo cammino, il viaggio smette di essere l’attesa di raggiungere la meta e diventa il senso dell’avventura.

Corto Maltese non è più solo un avventuriero, ma diventa un iniziando e la narrazione si configura come una serie di prove sulla strada del raggiungimento di una nuova consapevolezza.

La vicenda ruota intorno alla ricerca di una “clavicola di Salomone”, uno smeraldo purissimo, una pietra leggendaria legata all’esoterismo. Corto Maltese si muove alla ricerca di un oggetto di grande valore ma non gli importa più di tanto di trovarlo.Ho cercato tanti tesori senza mai trovarne uno”, fa dire Pratt al suo eroe.


La massoneria

La massoneria è uno dei temi centrali di Favola di Venezia, dove Pratt la utilizza non come un’organizzazione storica precisa, ma come simbolo di un sapere nascosto, come testimonianza di una antica conoscenza segreta riservata agli iniziati.

Pratt, che era stato iniziato nella Loggia “Hermes” all’Oriente di Venezia il 19 novembre 1976, non poteva ignorare la dimensione storica della massoneria nella Venezia dei primi del ’900, e le tensioni tra massoneria e fascismo, a cui peraltro allude nel racconto.

Ma a lui interessava soprattutto la dimensione esoterica della massoneria, quella tradizione iniziatica che l’istituzione custodisce e che si manifesta attraverso simboli, rituali e insegnamenti segreti, volti alla crescita interiore e alla ricerca della verità.


Il fascismo

Il fascismo e Gabriele D’Annunzio sono presenze importanti in Favola di Venezia. La loro funzione non è solamente quella di suggerire il periodo storico in cui stiamo muovendoci, a Pratt non interessa emettere giudizi politici, interessa invece trasportare e inglobare entrambi nel tessuto simbolico della sua favola. 

Nel racconto, ambientato in un tempo volutamente ambiguo e sospeso, non si nomina mai direttamente il fascismo, ma la sua presenza si avverte, ed è funzionale alla favola dove svolge il ruolo del cattivo, una figura essenziale per ostacolare il protagonista, costringendolo a sviluppare quelle risorse interne che egli non sapeva di avere. 

La figura di Gabriele D’Annunzio, un poeta all’interno di un racconto poetico, testimonia la sopravvivenza della poesia anche in tempi difficili.


La poetica

Pratt costruisce una favola che è poesia disegnata. Nella letteratura quello che mi tocca maggiormente è la poesia perché la poesia è sintetica e procede per immagini” dice Pratt. Favola di Venezia procede attraverso silenzi carichi di significato e immagini che portano con sé risonanze poetiche. È una poesia narrativa, visiva e simbolica, che attraversa l’intera vicenda e ne costituisce una sorta di spina dorsale.

Si esprime con una malinconia lirica come quando Corto, dopo il ferimento di Stevani fugge inseguito dalle camicie nere, scappando sui tetti di Venezia sotto una pioggia lieve, irreale. La pioggia sottile evoca una delicata inquietudine, quasi musicale, che più avanti si trasforma in visioni oniriche evocate dai riflessi della luna nell’acqua.


Hipazia

L’enigmatica Hipazia in Favola di Venezia è uno dei tanti personaggi femminili fuori dalle righe che popolano la saga di Corto Maltese. Si tratta di una figura enigmatica e simbolica che assume un ruolo fondamentale per il procedere della storia.

Hipazia svolge in primo luogo la funzione di guida iniziatica, come Beatrice per Dante, accompagnando Corto attraverso il labirinto della città di Venezia alla ricerca di se stesso. Il nome “Hipazia” richiama Ipazia di Alessandria, filosofa neoplatonica del IV secolo d.C., martire del pensiero e della conoscenza, simbolo della sapienza esoterica e dell’eterno femminino.
Hugo Pratt evoca in questo modo
una figura archetipica, che serve a esplorare il lato femminile, l’energia creatrice e intuitiva presente in tutti noi.


Lo stile grafico

Lo stile grafico di Favola di Venezia è il risultato di un lungo processo di sintesi che Hugo Pratt ha coltivato durante tutta la sua carriera. Il tratto si è fatto essenziale, la tecnica compositiva raffinatissima, tanto che il risultato finale spesso sfocia in una sorta di lirismo visivo.

In questa opera Pratt non raggiunge il livello di Corte Sconta detta arcana, ma comunque esprime un disegno che non è mai illustrativo e che diventa evocativo, poetico e simbolico. Pratt lavora per sottrazione riducendo i dettagli al minimo e lavorando sull’essenziale, mettendo in atto una specie di figurazione zen.

Citando Fernando Pessoa, il maestro di Malamocco diceva: “Ognuno di noi ha due vite: quella che ci sembra essere reale e un’altra che appartiene ai nostri sogni”. Pratt ha sempre cercato di disegnare quest’ultima.

2 pensiero su “CORTO MALTESE E LA FAVOLA DI VENEZIA”
  1. Il disegno di Pratt è molto essenziale, ma negli sfondi di ambiente ed architettura c’è la mano dei suoi collaboratori grafici: Guido Fuga e Lele Vianello

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