Il World Masterpiece Theatre (letteralmente “Il Teatro dei capolavori del mondo”) è un famoso franchise di prodotti di animazione della società Nippon Animation con lo scopo di riscoprire ed adattare i classici della letteratura per l’infanzia occidentale a fini pedagogici. Come ebbe modo di dichiarare il fondatore di Nippon Animation, Koichi Motohashi, la finalità era quella di creare animazioni che contribuissero alla coltivazione dell’anima e i temi evidenziati sono la famiglia, l’amicizia e l’amore, ossia tutti aspetti all’insegna dei buoni sentimenti. Durante i primi anni il programma vedeva la collaborazione con gli spot di una bevanda al sapore di latte, di nome Calpis.

Le serie andarono in onda alla domenica sera sulla rete Fuji Television (frequentemente dispongono di 52 episodi ciascuna così da coprire un’intera annualità) ed erano previste per la fruizione da parte di genitori e figli assieme. Esse conobbero una parabola temporale compresa tra il 1975 e il 2009, con picchi di successo alternati a momenti di crisi. In occasione del quarantennale del 2015 è stata predisposta una mostra itinerante con pannelli e cimeli nel Paese del Sol Levante. Alle produzioni della Nippon Animation collaborarono alcuni tra i più grandi nomi come Miyazaki e Takahata dello studio Ghibli. Taluni anime trasmessi divennero di culto in diversi Paesi, in Italia Heidi e Anna dai capelli rossi furono dei veri fenomeni che riscossero la notorietà e il fedele affetto del pubblico.

Nell’articolo considereremo l’impatto che hanno avuto tre anime scelti in quanto paradigmatici (Heidi, Anna dai capelli rossi e Cuore) tra la vasta produzione del World Masterpiece Theatre interpretandoli alla luce del filtro delle tecniche comunicative del marketing che li hanno rinverditi nel contesto italiano, per pervenire infine a fornire un messaggio pedagogico legato all’incentivo alla lettura.

Vero è che i grandi classici sono senza tempo, ma è altrettanto corretto rimarcare come molte di queste riprese in versione animata avevano conosciuto una diminuzione d’interesse. Gli anime in questione ne hanno diffuso la conoscenza, permettendo spesso di ri(scoprirli). Così questi cartoni hanno avuto la funzione principale di catalizzare l’attenzione verso gli originari romanzi attirando nuovamente la curiosità nei bambini a leggerli o a rileggerli. In Italia, Edierre e Salani hanno riproposto in tempi brevi i volumetti originali, la prima soprattutto tramite il marchio “Visti in TV”. Oltre ai tre citati poc’anzi sono stati trasmessi, per ricordarne alcuni, Peline story (tratto dal romanzo di Malot), Lovely Sara e Il piccolo Lord (ripresi dagli scritti dell’inglese Burnett), Una per tutte, tutte per una e Piccole donne (dal celebre romanzo della Alcott), e ancora Pollyanna, Remy… persino Il cuore di Cosette ripreso da I miserabili di Victor Hugo.

Spesso gli elementi originari ottocenteschi di stampo rigorosamente morale, religioso o ideologico si sono stemperati e mutati in qualcosa di maggiormente legato al rispetto per la natura (di valenza shintoista), enfatizando inoltre valori emozionali come il potere infantile dell’immaginazione oppure ancora di esempi di grande forza d’animo di fronte alle avversità. I valori positivi sono alla base del World Masterpiece Theatre, ma assumono comunque una “glocalizzazione” (Robertson) che li adatta alla sensibilità e al modo di percepire la fanciullezza da parte del pubblico giapponese. Permangono e vengono addirittura enfatizzate le dinamiche psicologiche profonde dei personaggi che dal punto di vista fisico vengono dotati di visi simpatici disegnati mediante un character design dettagliato per l’epoca, rotondo e colorato (definito stile “Meisaku”). Ciò però non toglie che questi anime siano ben localizzati: i due registi nipponici menzionati all’inizio si sono più volte recati in Europa con l’obiettivo di disegnare panorami e scenari per una migliore esperienza realistica, prendendo a prestito usi, costumi e abitudini occidentali: essi andarono in Italia per Marco dagli Appennini alle Ande (ispirato ad un racconto mensile di Cuore), in Svizzera per Heidi e in Canada per Anna dai capelli rossi.

Nel caso peculiare di Heidi la strategia impiegata sembra essere quella nota agli addetti ai lavori come “refreshing”, ossia rinfrescare la memoria, riprendere un’opera comunque edita in Italia sin dalla prima edizione del 1922 e renderla ancora più attuale. La prima edizione del romanzo, datata 1880-1881, è stata pubblicata dalla scrittrice svizzera Johanna Spyri e presentava nel contenuto richiami confessionali alla religione eliminati nel cartone giapponese. Di questo e di altre differenze si sono occupate alcune analisi nei saggi e nei podcast per la radio svizzera condotte del professor Franco Brevini dell’Università di Bergamo. Come analogie rimangono i personaggi chiave e la contrapposizione tra montagna terapeutica e luogo della purezza e città (emblematizzata da Francoforte) come spazio della civiltà e dell’artificio.

Se diamo una veloce scorsa all’archivio dei fondi bibliotecari italiani di ICCU-Opac Sbn troviamo infatti gli editori Carabba (Lanciano) e Salani (Firenze) effettuare traduzioni e ristampe del romanzo della Spyri, seguiti successivamente dalla Vallardi e dalla Fabbri negli anni ’50. Dalla prima messa in onda del cartone nel 1978 sulla Rai e negli anni appena seguenti troviamo un picco che man mano poi si affievolisce, anche se molto lentamente siccome da un lato l’anime è pur sempre famoso e trasmesso diverse altre volte tra le varie reti televisive, dall’altro le tecniche tipografiche moderne di stampa hanno consentito sempre più facili ristampe e riedizioni. Il fenomeno globale di Heidi fa sì che esista un ricco merchandising che spazia tra giocattoli e gadget e che si tengano conferenze, mostre, mentre nella località svizzera di Maienfeld si può visitare la baita in qualità di casa-museo della bambina svizzera più conosciuta al mondo.

Invece, per quanto concerne Anna dai capelli rossi, ci troviamo, almeno per quanto attiene all’Italia, di fronte ad un fenomeno di “product discovery” dal momento che la narrazione di Lucy Maud Montgomery (la letterata canadese autrice di Anna dai capelli rossi nel 1908) era praticamente sconosciuta tanto è vero che il romanzo era rimasto inedito nel nostro Paese. Soltanto grazie all’anime del 1980, l’editore milanese Mursia decise di pubblicare il relativo volume nel 1981 utilizzando il titolo tratto dal cartone (invece dell’alternativo e forse più fedele “Anna dai tetti verdi” siccome il titolo originale era Anne of Green Gables, dal colore verde del tetto di casa Cuthbert). Anna Shirley, ragazzina orfana dai capelli rossi adottata da Marilla e Matthew presso Avonlea, non si perde mai d’animo nei momenti difficili e possiede una fervida immaginazione. La ragazza è capace con la magia del suo sguardo di trasformare un semplice stagno in un più spettacolare “Lago dalle Acque Lucenti”, mentre un viale di meli in fiore diventa per lei la più elegante “bianca strada delle delizie”. Tra le molte analogie esistono però anche alcune differenze come ha giustamente messo in luce Cantino: “L’ambiente è occidentale, ma l’impostazione è decisamente nipponica. Si avvertono gli echi del Buddhismo zen… insegna a vivere nel presente, cogliendo la vita attimo dopo attimo. Anna, inoltre, vive in costante simbiosi con la natura che la circonda secondo i dettami dello Shintoismo. Ogni cosa ha un’anima, e lei riesce a percepire l’essenza” (E. Cantino, Da Heidi a Lady Oscar, Mimesis, Sesto San Giovanni, 2015 p. 34).

Oggi le recenti serie tv e i film hanno reso ancor più celebre questo romanzo della Montgomery, costantemente riproposto e ristampato da Gallucci, Mondadori e Rizzoli. Sull’isola del Principe Edoardo in Canada è stato allestito un museo che richiama molti turisti provenienti da tutto il mondo.

Infine, relativamente ai 26 episodi che compongono l’anime Cuore assistiamo ad un radicale “rebranding” del prodotto (in questo caso l’opera è sempre stata famosa nel Bel Paese), in cui si sposta l’impronta emotiva, modificando e rinnovando l’identità di quello che viene proposto. La famosa ed omonima opera di Edmondo De Amicis (1886) a cui è direttamente ispirato perde in questa versione animata tutti i connotati di acceso patriottismo che caratterizzavano la missione educativa all’indomani dell’Unità d’Italia (1861) in cui, una volta fatta l’Italia, bisognava fare gli italiani, parafrasando D’Azeglio. In questo modo il cartone, smussando alcuni tratti, viene reso più leggero e al contempo più universale e accessibile poiché adatto a tutti e a tutte le nazioni. Nell’anime ci si concentra sull’importanza della famiglia e sui rapporti amichevoli con i compagni di scuola del protagonista Enrico Bottini, alunno di una scuola elementare di Torino.

Per concludere, spesso la visione dei cartoni sopracitati ha anticipato (se non in certi casi sostituito del tutto) la lettura del testo cartaceo. Questo incrocio tra classico della letteratura e cartone animato ha determinato una vera e propria crossmedialità.

Prima di terminare la disamina bisogna effettuare una piccola digressione storica relativa alla letteratura per l’infanzia. Nell’Ottocento, la letteratura occidentale ha avvertito l’esigenza di scrivere libri i cui lettori potessero essere finalmente i piccoli. Questa rivoluzione letteraria, che ebbe una rilevanza a livello pedagogico, introdusse quindi la narrativa per l’infanzia, con autori quali: Louisa May Alcott (scrittrice del ciclo delle Piccole donne), Frances Hodgson Burnett (Il giardino segreto, La piccola principessa e Il piccolo Lord), Hector Malot (Senza famiglia) Johanna Spyri (Heidi), Jules Verne (il quale scrisse diversi romanzi d’avventura), senza dimenticare di citare poi due letterati italiani quali Edmondo De Amicis (Cuore) e Carlo Collodi. Molte opere scritte da questi autori conobbero delle fortunate trasposizioni in cartoni animati giapponesi che a partire dagli anni ’80 del Novecento fecero conoscere ai bambini d’oggi episodi dei personaggi principali dei romanzi presi in esame.

Nell’ottica di una alfabetizzazione mediatica, i pedagogisti suggeriscono di proporre letture collegate agli spettacoli televisivi dei cartoni del palinsesto, così da riformulare in maniera più articolata ciò che hanno visto. Questo elemento si rivela la chiave di volta per collegare la visione del cartone al racconto o al romanzo da cui è tratto: è proprio questo il caso delle produzioni del World Masterpiece Theatre che abbiamo analizzato. Quest’ultimo ha il anche il merito di aver codificato un immaginario collettivo che la sociologia definirebbe “soft” in quanto condotto proprio da un media visivo come la televisione. Essendo anime appositamente pensati per il pubblico infantile, sono avvenute pochissime censure, tagli o adattamenti contrariamente a quel che avveniva rispetto ad altri anime comparsi in Italia tra anni ’90 e inizio del 2000. Hanno salvato dal dimenticatoio alcuni classici che come tali non dovrebbero venire persi. Sono stati amati e hanno costituito un repertorio di memorie affettive comuni, tra immagini e musiche, per diverse generazioni di telespettatori. Come abbiamo capito dall’esame svolto sulle ristampe editoriali, essi hanno incentivato la lettura delle opere dalle quali sono stati tratti siccome tali letture sono molte volte scaturite dalla visione del cartone che così inteso si rivela educativo e dalla notevole valenza pedagogica. Quando cartoni animati e letteratura remano insieme verso la stessa direzione, come nel caso proposto, si crea un fecondo sodalizio dai risvolti didattici e pedagogici.

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