Numero 3698 del 7 ottobre – Copertina di Emanuele Baccinelli, che ci mostra Paperino, in cinque versioni diverse, travolto dai problemi. La copertina si ispira alla lontana a una delle storie del numero, che affronta il problema principale del papero più famoso del mondo: il suo temperamente collerico che si manifesta a fronte dei guai che gli capitano spesso e volentieri. Baccinelli, il cui stile di disegno, da quando Gervasio lo ha preso sotto la sua ala, lo ha reso uno dei migliori artisti in campo disneyano, ci offre un Paperino disegnato con ogni possibile espressione e in cinque pose molto diverse tra loro: una vera gioia per gli occhi, nello stesso tempo classico e dinamico. Dopo molte copertine con personaggi stereotipati, al massimo capaci di spalancare il becco, vedere all’opera uno “bravo” riconcilia con la lettura della rivista. – Il disegno dei quattro, di Bruno Enna e Giuseppe Facciotto: torna Pippo Holmes, parodia del leggendario investigatore che in questa serie è assistito da Topolino (John Topson) e risolve casi che ricalcano quelli più famosi usciti dalla penna di Arthur Conan Doyle. Questa volta tocca al “Segno dei quattro”, qui diventato il “Disegno dei quattro”, e la parodia ricalca da vicino la storia originale, cosa che la rende avvincente e ricca più di suspence che di battute comiche. La giovane e graziosa istitutrice Minni Mostard si rivolge al celebre investigatore per ritrovare uno zio scomparso e per venire scortata nel luogo di un misterioso appuntamento. L’indirizzo corrisponde ad una villa abitata da tale “Etaddeus Stolto” (un grande Eta Beta), il cui zio era amico dello zio di Minni e che è diventato una specie di esecutore testamentario di quest’ultimo, insieme col fratello gemello “Betaddeus”. Il tesoro dello zio, che si trova nella villa, viene però rubato da qualcuno che lascia un biglietto su cui si legge solo il numero “4” (il disegno del titolo). Mentre Minni e Topson si innamorano, Holmes scompare, indaga e alla fine ricompare: aiutato anche dall’ispettore Smanetson, l’investigatore rintraccia i ladri su una lancia ormeggiata sul Tamigi: sono Jonathan Gambasmall e la sua scimmietta, che avevano aiutato lo zio di Minni a trovare il tesoro, per poi rapire il primo e rubare il secondo. Catturato Gambasmall dopo un lungo inseguimento sul fiume, ammansita la sua scimmietta e liberato lo zio di Minni, tutto è bene quel che finisce bene, anche se il tesoro, durante le scazzottate, si perde in acqua. Grandissima prova di Enna, diventato ormai una delle colonne portanti della rivista e che, pur dovendo a Conan Doyle una trama di alto livello, riesce a introdurre qualche variante che la rende ancora più vivace – su tutte la trovata di Eta Beta che impersona i due gemelli Stolto. Di buon livello i disegni di Facciotto, per l’occasione molto ispirato, e che riesce a rendere Gambadilegno davvero cattivo e Minni deliziosa ma non stucchevole. Unica nota stonata: come Bertani dice nell’editoriale, non sono in programma altre avventure di Pippo Holmes. Enna probabilmente ha altri progetti, e dato il livello raggiunto negli ultimi anni non farà rimpiangere troppo una serie che potrebbe continuare ancora a lungo – in fondo ci sono ancora decine di racconti da parodiare! Lotta senza esclusione di colpi fra Topson e Gambasmall – Le trame nell’ombra, di Roberto Gagnor e Marco/Stefano Rota: breve storia che vede Battista e miss Paperett diventare complici di Brigitta nella sua eterna “caccia a Paperone”, in cambio di una torta che consumeranno a missione compiuta. Dopo aver visto il segnale che indica l’uscita del magnate dal deposito per il solito giro nel parco, Brigitta, travestita, fa sparire giornali e ombrelli (sta per piovere), in modo da lasciare Paperone senza alternativa che quella di tornare indietro accettando un passaggio sotto l’unico ombrello disponibile: il suo. Pur di avere campo libero Brigitta aveva anche messo KO i Bassotti, che stavano assaltando il deposito e avrebbero distratto Paperone. – La flemma esasperante, di Marco Bosco e Ottavio Panaro: tornando da uno shopping con Paperina, Paperino trova l’auto ammaccata e, incapace di controllarsi, fa una delle sue scenate. Rimproverato dalla fidanzata, Paperino si rivolge a Battista per imparare a sopportare i problemi che gli capitano di continuo (ritenendo giustamente che Battista non possa lavorare per lo zio senza avere la capacità di tollerarne le angherie). Battista gli insegna così a sopportare di tutto: file, ingorghi, persino il vicino Anacleto. Ormai calmo, Paperino va a trovare la fidanzata, infuriata per l’ennesima chiamata di un call center: quando le dice “calmati” questa gli sbatte la porta in faccia. – Il videogioco perduto, episodio 2/3, di Claudio Sciarrone: dopo che nella scorsa puntata Amelia aveva scoperto un numero segreto nascosto in un suo videogioco, Paperone, tornato a Paperopoli, ne scopre il significato e parte in elicottero verso una certa “Game Valley”, dove a suo tempo aveva radunato il “meglio dell’industria videoludica”. Secondo Battista si sta dirigendo verso un “magazzino” abbandonato vicino alla città di Pato Sonador, per proteggerlo dai “cacciatori di cimeli”. Questo conterrà un prezioso tesoro da difendere? Intanto Paperino, alcuni influencer e i “cacciatori” (in realtà appassionati di videogiochi), lo seguono a Pato Sonador. La fine alla prossima puntata. Paperone, Quo e Battista cercano di decifrare il numero misterioso Numero 3699 del 14 ottobre – Copertina di Corrado Mastantuono, che celebra l’anniversario (il 70esimo) della nascita di Edi, l’assistente “lampadina” di Archimede. Mastantuono, con poco entusiasmo, inventa una copertina dimenticabile che si limita a mostrare Edi sul punto di saltare fuori da una lampada (si presume infatti che in origine ne fosse la lampadina) mentre Archimede e un Paperone col becco talmente spalancato che sembra sul punto di staccarsi e assumere vita propria stanno a guardare estasiati. Cosa c’entri Paperone con Edi non si capisce, ma ciò che stupisce in negativo, oltre al suo becco, sono le proporzioni “audaci” (per non dire completamente sbagliate) con cui viene disegnato Archimede, che sembrano quelle di una foto scattata con un grandangolo infelicemente scelto da un fotografo inesperto. Come possa un disegnatore preciso e talentuoso come Mastantuono aver prodotto una copertina simile, è uno dei tanti misteri che nessun lettore potrà mai risolvere. – Il ricordo ritornante, di Giuseppe Zironi ed Enrico Faccini: A Topolinia una scienziata inventa una macchina in grado di materializzare i ricordi. La prova sul nipote fallisce, ma in compenso funziona su Topolino che per caso sta passando da quelle parti. Ricompare così il suo “supercagnolone” Bart, le cui avventure la zia Topolinda (creata da Scarpa molti anni fa) gli raccontava da piccolo. Bart aiuta Topolino a catturare la “banda dei musei” e intercetta il loro elicottero trasformandosi in aereo. Alla fine scienziata e nipote ritrovano Bart insieme a Topolino: il cane, dopo qualche spiegazione, viene rimandato da dove è venuto, sparendo fra le stelle e tornando ad essere solo un ricordo. Topolino e Bart, trasformato in aereo, sul punto di attaccare l’elicottero dei criminali – L’amico geniale, di Enrico Faccini: Edi, nel giorno del suo “compleanno” (quello in cui è stato inventato), lascia il diario di Archimede sotto il cuscino. L’inventore rievoca così il giorno fatidico, quando Paperino gli aveva portato una lampada ad aggiustare e un incidente aveva dato vita alla lampadina, alla quale Archimede aveva aggiunto un corpo snodabile. Vedendo quanto si fosse affezionato all’aiutante, Paperino gli aveva regalato l’intera lampada. – Il segreto dei fratelli Grimm, di Alessandro Ferrari, Umberto Sacchelli e Stefano Porcu: storia di produzione americana che, come molte altre apparse negli ultimi mesi, fa promozione turistica ad un paese europeo, in questo caso la Germania (con un po’ d’Austria e di Svizzera tedesca). L’idea è quella di seguire Paperino e i nipoti da Berlino a Dresda, da Vienna a Lucerna, sino ad Amburgo, alla ricerca di un manoscritto inedito dei fratelli Grimm, venduto e disperso nei paesi da loro frequentati. Dopo la consueta caccia al tesoro, e nonostante la ritrosia dei nipotini, i fogli del manoscritto vengono ritrovati e, con l’aiuto di zio Paperone, riuniti. Purtroppo c’è scritta solo… una barzelletta! – Il videogioco perduto, episodio 3/3, di Claudio Sciarrone: ultima puntata della storia dedicata al mondo dei videogiochi e che vede tutti – Paperone col nipote Quo, Paperino, influencer e appassionati – convergere sul vecchio magazzino della “Game Valley” in cerca dei suoi tesori. Ma l’entrata è sparita: Paperone e Quo provano a scalarlo, Paperino, seguito da un orso incontrato in certe caverne dove si è perso, lo sfonda con un pesante macigno, e tutti gli altri li seguono. Ma non ci sono tesori: solo una montagna di videogiochi, che gli appassionati aiuteranno a rimettere a posto (Paperone temeva volessero “razziarli”) dando al magnate l’idea di costruirvi intorno un parco giochi. Paperino seguito dall’orso che gli ha anche rubato il cappello Numero 3700 del 21 ottobre – Copertina di Andrea Freccero, che festeggia uno dei molti numeri tondi di cui la rivista può vantarsi: siamo a quota 3700 di una serie iniziata nel lontano 1949. Come spesso capita in queste occasioni, i protagonisti del variegato universo disneyano si riuniscono, mostrando gioia e buoni propositi: Topolino e Pippo a rappresentare il gruppo dei “Topi”, Paperino, con zio e nipoti, quello dei “Paperi”. Ignorando l’esultanza e i soliti becchi spalancati (per fortuna quello di Paperone, che la scorsa settimana era sul punto di staccarsi, appare chiuso) l’immagine ideata da Freccero non ha nulla di particolare: sfondo inesistente, dinamismo fasullo, con le figure che sembrano spuntare dal nulla, espressioni stereotipate. Eppure in questo numero c’erano un paio di storie interessanti a cui dedicare la copertina: forse il fatto che la rivista sia ancora nelle edicole, dopo anni, forse decenni di crisi, va festeggiato ad ogni costo. – Una goccia, di Marco Nucci e Casty: terza ed ultima storia tratta da un racconto di Buzzati, segue “Al settimo cielo” e “La blusa stregata”, pubblicati nel corso dell’anno. Stavolta ad essere parodiato è il racconto “Una goccia”, breve e surreale, metafora di una situazione difficile – venne pubblicato nel gennaio 1945 – e di un pericolo incombente ed invisibile al quale non si può sfuggire. In questo caso ad essere in pericolo è Paperone che, dopo essersi concesso una settimana di ferie, sia pure rimanendo nel deposito tra i suoi cimeli e le sue monete, inizia a sentire il rumore di una goccia senza riuscire a trovare il punto dal quale cade. Le ricerche sono vane; l’aiuto di Battista e di Paperino anche. Che il magnate sia “andato”, come teme il nipote? Finché una notte Paperone scopre che il rumore viene da un vecchio baule dove si trova una cartolina con un solo nome: “Poor Peak”, un terreno comprato da Rockerduck che non è riuscito a trovarvi l’oro. Il papero più ricco del mondo ricorda allora di aver sentito altre volte, nella sua vita, quella stessa goccia, proiezione della sua coscienza che lo invita a darsi da fare invece di riposare e che in questo momento vorrebbe che abbandonasse le sue “ferie” per rilevare il terreno di Poor Peak e trovarvi l’oro – cosa che infatti avviene. Tutto è bene quel che finisce bene, a quanto pare: anche se Battista, nelle ultime vignette, confesserà a Paperino di avere infine trovato (e riparato) una piccola perdita in una delle tubazioni d’acqua più remote del deposito. Ma che la goccia esista o no, la storia è discreta, pur senza raggiungere né l’eccellenza degli altri due adattamenti di Buzzati, né il livello delle migliori storie di Nucci. È invece notevole per il suo classicismo il disegno di Casty, che quando si dedica ai Paperi mostra uno stile molto scarpiano, abbinato a una colorazione quasi “retrò” e alla gabbia tradizionale. La storia acquista in questo modo un sapore antico che finisce per soddisfare il lettore più ancora della vicenda narrata – che in fondo non è molto importante – e conferma una volta ancora che il binomio Nucci-Casty, visto all’opera di recente con le ultime storie su Macchia Nera, è tra i migliori che la rivista possa offrire in questi anni. Casty ci mostra Paperone, Battista e Paperino in uno stile classico, quasi scarpiano – Pippo cerca casa?, di Giorgio Fontana e Marco Palazzi: Pippo entra in un’agenzia immobiliare e risponde “una qualunque?” quando gli viene chiesto se sta cercando casa. Speranzoso, l’agente lo porta a vedere due immobili, e subisce le surreali osservazioni del suo cliente, che vi trova difetti inesistenti. Alla fine si chiarirà l’equivoco: Pippo cercava del mangime per pappagalli e ha seguito l’agente solo per fargli piacere poiché “sembrava ci tenesse”. – Qua e l’equilibrio equo, di Giovanni Eccher e Simona Capovilla: nuova storia della serie “De Paperis rhetorica” che vede Qua e Giggs contendersi una action figure comprata “a mezzi” in un mercatino dell’usato. Interviene Pico, che narra come il ricco Paperonius e l’affarista Philos Gangos avessero litigato su una questione simile: il secondo aveva ceduto al primo la sua metà dell’azienda, purché fosse rivenduta per pagare i debiti, ma questi erano stati condonati. Paperagora aveva dato ragione a Gangos, che aveva riavuto la sua metà. Nel presente Qua e Giggs si accordano per lasciare esposta nella sede dell’Area 15 l’action figure, che resta proprietà di entrambi. – Il forno a… ostacoli, di Marco Bosco e Carlo Limido: breve storia scritta per spiegare ai lettori cosa sono i RAAE. Orazio aiuta Clarabella a sostituire il suo forno, che le serve a preparare una cena ai membri del circolo letterario. Orazio sceglie un “Topotron”, il migliore sul mercato, ma per comprarlo i due devono inseguire per tutta la città l’ultimo forno rimasto. Tutto è bene quel che finisce… male: i membri del circolo avrebbero preferito una cena fredda! – La signora delle tempeste, episodio 1 di 2, di Francesco Testi e Marco Palazzi: torna la serie “Wizards of Mickey”, dove gli alter ego dei personaggi disneyani si muovono in un mondo fantasy in cui gli incantesimi e le creature mitologiche sono di casa. I “wizards” sono il classico trio dei cartoon degli anni ’30: Topolino, Pippo e Paperino, con tutti gli altri personaggi in ruoli di supporto. La storia, che viene pubblicata a vent’anni dall’inizio della serie, inizia con i Bassotti, agli ordini di Gambadilegno, che rubano una clessidra piena di incantesimi (che non sempre sono custoditi nei libri) e la consegnano a Macchia Nera, le cui intenzioni sono, al momento, poco chiare. Almeno finché i tre Wizards non vanno in aiuto dei minatori che estraggono diamanti dal sottosuolo e devono combattere contro una serie di famelici mostriciattoli, i “mangiaroccia”, che a quanto pare predano anche le pietre preziose. Nello stesso tempo alcuni draghi spiegano alle tre principesse Minni, Paperina e Clarabella, di temere il ritorno della terribile falena Madrekahl, la “signora delle tempeste”, che un tempo lontano fu respinta in un’altra dimensione. Si viene quindi a scoprire che i Wizards, inseguendo i “mangiaroccia”, sono finiti nel covo di Gambadilegno, e che i diamanti servono proprio a ricreare un simulacro di Mandrekahl a cui l’incantesimo sottratto all’inizio della storia darà vita. I Wizards vengono catturati da Macchia Nera, che utilizza l’incantesimo: le cose sembrano mettersi al peggio, e neanche l’arrivo dei draghi sembra poter salvare la situazione… la fine, ovviamente, la prossima settimana. Non a tutti piace questa serie, troppo rapidamente bollata come “da ragazzini” e che certamente non ha lo spessore raggiunto da Ducktopia con i suoi molti seguiti. Eppure la storia è valida, i villain carismatici non mancano, e i nostri eroi si danno da fare senza essere invincibili – anzi. Forse la proliferazione di romanzi fantasy (e persino romantasy) avvenuta negli ultimi anni ha finito per nauseare i lettori, ma questa storia, pur senza essere un capolavoro, non ha nulla da invidiare alle migliori disneyane “in costume”, sia per i testi che per i disegni (al solito ottimi i villain). Non resta che attendere un finale all’altezza. Ottimo il lavoro di Palazzi con i tre Wizards e soprattutto con i due villain principali Numero 3701 del 28 ottobre – Copertina di Andrea Freccero, dedicata alla saga di “Terravento” che in questo numero riparte dopo un’attesa di un anno e mezzo, e che ci mostra il Topo, protagonista della storia in questione, in piena azione sul suo aliante, il principale mezzo di trasporto nel mondo postapocalittico ideato da Barbieri. Dopo che lo stesso Freccero aveva disegnato una settimana fa una copertina celebrativa ben poco coinvolgente, il disegnatore genovese si riscatta con una immagine di rara efficacia per espressività, dinamismo e prospettiva e che, più delle solite anteprime viste nei numeri scorsi, spinge i lettori a iniziare l’avventura – che andrà avanti per ben 5 puntate – con cui avrà termine questa saga ambiziosa, ma la cui prima parte aveva deluso non poco. È come se Freccero rispondesse alla lentezza con cui si dipanano le complesse vicende di Terravento – difetto principale della saga – con una copertina tutta basata sulla velocità dell’azione. Non resta quindi che iniziare l’avventura! – Terravento, episodio 1/5, di Alex Bertani/Luca Barbieri e Mario Ferracina: riparte l’ambiziosa saga creata da Barbieri, su spunto del direttore Bertani, già un anno e mezzo fa, e che non ha mai convinto gli appassionati per una narrazione lentissima, a volte esasperante. Avevamo lasciato Topolino e Jill, la topolina bionda che ha abbandonato il gruppo dei “predatori” (che si oppone al gruppo dei pacifici “camminatori” di cui fa parte Topolino), colti di sorpresa dall’arrivo dell’arca dei Saggi, esseri misteriosi che riforniscono i due gruppi dei semi necessari a coltivare le piante che danno loro sostentamento. I saggi, che nessuno vede e che si fanno rappresentare da androidi un po’ troppo simili ai Cybermen di Doctor Who, invitano i camminatori ad esplorare una grotta dove, secondo loro, cresce vegetazione spontanea e dove solo i loro alianti possono arrivare. Su consiglio di Jill, Topolino e il suo gruppo nascondono agli androidi di avere trovato nel sottosuolo altra vegetazione spontanea, e partono a bordo dell’arca per esplorare la grotta; ma nel corso del viaggio i sospetti reciproci (e la gelosia di Minni verso Jill) aumentano progressivamente finché Jill non scopre delle tracce misteriose ed inquietanti: di che si tratta? Lo vedremo la prossima settimana. L’inizio di questa seconda parte presenta un ritmo narrativo molto migliore, senza pause e digressioni inutili, e l’introduzione di molti misteri – primo fra tutti la verà identità dei Saggi – fa salire non poco la tensione. Cinque puntate sembrano comunque troppe, ma forse altri spunti e altri colpi di scena ci aspettano prossimamente. Se non altro i disegni di Ferracina sono di alto livello, e la sua resa di Jill, la topolina bionda rivale di Minni (e molto più interessante di lei) è davvero superba. Topolino in compagnia dell’affascinante Jill – Silente sapiente, di Niccolò Testi ed Enrico Faccini: breve storia centrata sull’improvviso e inspiegabile mutismo di Paperoga, che da qualche giorno passa le sue giornate al parco bevendo gazzose senza parlare e neanche salutare. Paperino, Paperina, i nipotini, Gastone e Paperone cercano in ogni modo di farlo parlare: invano. In compenso sono loro che, parlando con lui, non trovano di meglio che esporgli i problemi che li assillano e, con un esito sorprendente ma non troppo, riescono a risolverli: si scopre infatti ben presto che il mutismo di Paperoga era un’idea di Pico per metterlo nelle condizioni di aiutare il prossimo senza coinvolgerlo nelle sue abituali stravaganze. – Paperenea e il nume silvestre, di Francesco Artibani e Simona Capovilla: torna Paperenea, che lo stesso Artibani, pochi mesi fa, aveva creato per una parodia dell’Eneide. Qui lo vediamo ormai stabilito nel Lazio e fidanzato con Lavinia Paperina, ma in difficoltà di fronte ai troppi “nomi nuovi” da imparare, soprattutto quelli delle creature mitologiche. I suoi nipoti – Asquanio, Asquinio e Asquonio – lo spaventano fingendo di essere alberi “parlanti” mentre sta raccogliendo delle more da portare a Lavinia: scoperto l’inganno, Paperenea fa lo stesso con loro. Nell’Olimpo, Zeus e Afrodite notano che questo episodio avrebbe dato vita alla tradizione dello “scherzetto o dolcetto” ad Halloween. – L’allunaggio a colazione, di Marco Nucci e Fabrizio Petrossi: Paperino è immerso nella lettura di un libro di avventure, e i nipoti, pur temendo che se ne scordi, gli lasciano l’incarico di andare dal loro vicino, un certo professor Botibol, ad innaffiare le piante tirando avanti e indietro la leva dell’irrigatore. Paperino lo ricorda e va nella serra: ma, distratto dalla lettura, tira invece la leva che fa partire un’astronave per la Luna, dove scampa per miracolo ai mostri che ci vivono. Poi, tornato a bordo, tira di nuovo la leva e torna a casa senza essersi accorto di nulla, tanto è preso dalla lettura del suo libro (che, citando Watchmen, fa da metacommento a quello che gli sta succedendo). – La signora delle tempeste, episodio 2 di 2, di Francesco Testi e Marco Palazzi: seconda ed ultima puntata di questa nuova avventura dei “Wizards of Mickey”. La sua conclusione pare così definitiva che non si può escludere che l’intera serie, iniziata vent’anni fa, abbia trovato il suo epilogo. Ad ogni modo all’inizio della seconda puntata i Wizards (Topolino, Pippo e Paperino) sono liberati da Gambadilegno e dai Bassotti, che pure li avevano catturati, in quanto le cose si stanno mettendo molto male per tutti. Macchia Nera è ormai fuori controllo e, in groppa all’invincibile falena Mandrekahl, converte al male prima i draghi, e poi le stesse principesse (Paperina, Minni e Clarabella) che governano il regno. I Wizards tornano a casa in fretta e furia, e tramite la magica fiamma di Vahlidas cercano di fermare la falena. La lotta decisiva fra Topolino e Macchia Nera sembra volgere a favore di quest’ultimo ma, in un colpo di scena non del tutto inaspettato Gambadilegno e i Bassotti vanno in suo aiuto e gli consentono di usare la fiamma per aprire un varco verso la “dimensione dell’esilio”. La falena e Macchia Nera (che minaccia comunque di vendicarsi) vi scompaiono, i nostri eroi (e le nostre eroine) festeggiano con un banchetto, e Gambadilegno e i Bassotti, giustamente amnistiati, “mettono in pausa” la loro carriera criminale. Però siamo in un fumetto, quindi “mai dire mai” a possibili riprese di questa saga. Che i Wizards tornino o no la storia si fa apprezzare, fracassona al punto giusto e con qualche discreto colpo di scena. Eccellente il disegno di Palazzi, specialmente sui numerosi villain e sui loro “animali da compagnia”: Macchia Nera su tutti, sfuggente ed etereo, i suoi alleati (ma non troppo) Gambadilegno e i Bassotti, la terribile falena e le sue farfalle fantasma, persino i draghi, una volta resi cattivi (e diventati neri). È un peccato che questa serie, molto più valida di altre (compresa la stessa Terravento) non sia apprezzata da tutti i lettori. Il duello finale fra Topolino e Macchia Nera Navigazione articoli POLINA O LA PERDITA DELLA GIOVINEZZA IL NUOVO CORTO MALTESE E IL SILENZIO PERDUTO