“Cosa posso dire di Vaughn? La sola cosa che posso dire è che Vaughn è stato una delle luci d’America”. Moebius Vaughn Bodé nacque a Syracuse, città dello stato di New York, nel 1941. Il padre aveva problemi di alcolismo e questo contribuì a rendere l’ambiente familiare instabile durante la sua infanzia. Crebbe in una situazione difficile, segnata da tensioni e insicurezza economica, elementi che lo portarono presto a cercare una via di fuga nel disegno e nell’immaginazione. Durante l’adolescenza Vaughn Bodé era già ossessivamente votato al disegno, quasi isolato dal contesto sociale. Aveva trovato nel fumetto uno spazio di fuga e di autoaffermazione, creando mondi fantastici e personaggi eccentrici, pervasi da una vena ironica e provocatoria. Era il suo mondo creativo, libero e anticonvenzionale. Era anticonformista e poco incline all’obbedienza, tanto che nel 1957 lasciò il liceo spinto da insofferenza verso l’autorità e dal desiderio di indipendenza, e si arruolò nell’esercito. L’arruolamento fu un tentativo di fuga. Era in cerca di sicurezze ma voleva anche sottrarsi a un ambiente che sentiva limitante. L’esperienza militare però non lo soddisfece e la abbandonò presto. Durante quel periodo continuò a disegnare sketch, caricature e idee che affinavano il suo immaginario. La pratica del disegno rimase costante, quasi compulsiva. Anche in un contesto rigido, Bodé trasformava l’esperienza in materiale creativo, mantenendo viva la sua identità artistica emergente. Dopo l’esperienza militare, Vaughn Bodé tornò a Syracuse non ancora stabilizzato, ma con una direzione più chiara: disegnare. Inizialmente si mantenne con lavori saltuari, ma il disegno divenne presto una risorsa concreta. Realizzava illustrazioni su commissione, vignette e lavori grafici, iniziando a entrare nel circuito professionale locale. Nell’agosto del 1964 fu ammesso come studente alla Facoltà di Belle Arti della Syracuse University grazie all’aiuto finanziario del GI Bill, una legge statunitense emanata dopo la Seconda guerra mondiale per aiutare i militari a reintegrarsi nella vita civile. Durante gli anni alla Syracuse University, Vaughn Bodé collaborò con The Daily Orange, il giornale studentesco, dove pubblicò strisce realizzate in uno stile già piuttosto professionale, che lo aiutò a costruirsi una reputazione nel campus. Parallelamente lavorò su The Sword of Damocles, una pubblicazione più sperimentale e indipendente, dove poté spingersi verso contenuti più liberi e psichedelici. In questo doppio spazio, istituzionale e alternativo, Bodē potè muoversi tra satira, fantasia e ricerca visiva. In questo modo non solo si fece conoscere, ma trasformò il disegno in una pratica quotidiana e produttiva che gli permise di costruire un linguaggio personale fuori dagli schemi. In questo contesto sviluppò i suoi primi personaggi fissi, come The Man e The Machines. The Man, un cavernicolo dalle fattezze simili ad Alley Oop che si produceva in profonde considerazioni filosofiche, fu salutato fin da subito da alcuni critici come Richard Wilson come una “opera poetica sulla solitudine dell’uomo”. The Machines, invece, introduce elementi fantascientifici, in particolare vi si narra di un futuro prossimo in cui robot da guerra intelligenti si combattono senza fine, poiché i pochi umani sopravvissuti si nascondono sottoterra. Sono lavori ancora in formazione, ma fondamentali per capire l’evoluzione del suo linguaggio. Anche l’iconico Cheech Wizard, il piccolo mago il cui volto resta sempre nascosto sotto un enorme cappello giallo da cui spuntano solo le gambe, nacque nel clima creativo della università di Syracuse. Esaminando l’archivio della biblioteca di Syracuse vediamo che il personaggio fece la sua prima apparizione sul The Daily Orange nel 1966, anche se Bodé ha sempre detto di averlo creato molti anni prima. Graficamente è semplice ma potentissimo, linee pulite, forme tonde e colori accesi. Caratterialmente è irriverente, sarcastico, spesso provocatorio, con un umorismo che oscilla tra nonsense e satira. È un trickster, sfugge alle regole, manipola le situazioni e mette in crisi l’autorità, incarnando perfettamente lo spirito libero di Bodé. Alla fine degli anni Sessanta Vaughn Bodé entra a far parte degli autori underground, portando con sé una carica visiva immediatamente riconoscibile: figure sensuali, humour sovversivo, fantascienza e fantasia psichedelica. Nel 1968 aveva visto le tavole di Robert Crumb, il celebre autore di Fritz the Cat e Mr. Natural, stampate sulle pagine dell’East Village Other, un giornale di controcultura newyorkese pubblicato con cadenza bisettimanale. Bodé non perse tempo e inviò una montagna di sue opere alla redazione che gli commissionò alcuni lavori. Le storie di questo periodo uniscono immagini di erotismo giocoso e fantasie da sogno allucinato, perfettamente in linea con la cultura psichedelica del periodo. Nel maggio 1969 iniziò la collaborazione tra Vaughn Bodé e la rivista Cavalier, una imitazione di Playboy che aveva già ospitato tra le sue pagine Robert Crumb e Art Spiegelmann. Bodé pubblicò su Cavalier alcune delle sue opere più note, tra cui Deadbone, una serie che mescolava erotismo, satira e fantasy in uno stile innovativo. La rivista offriva uno spazio relativamente libero rispetto ai fumetti mainstream, permettendo a Bodé di sperimentare temi adulti e un linguaggio visivo personale. Deadbone, che si distingueva per il posizionamento dei balloon fuori dalle vignette, era un mondo abitato da animali antropomorfi (lucertole soprattutto) e da femmine umane dalla sensualità dirompente. Nel 1970 Bodé iniziò a pubblicare a puntate Sunpot, una delle sue opere più visionarie, su Galaxy, una delle riviste di fantascienza più popolari del paese. Sunpot veniva pubblicato in capitoli di quattro pagine ogni mese a partire da febbraio, ma ebbe una tiepida accoglienza da parte dei lettori di Galaxy e numerose critiche da parte dei redattori. Bodé fu talmente frustrato da questa situazione che decise di porre fine alla storia uccidendo tutti i personaggi. Peccato perché la situazione che Bodè aveva ideato, un super-cervello artificiale iper-ambizioso e un un’astronave autosufficiente con un equipaggio di androidi, era molto promettente per ulteriori sviluppi. Nel 1971 Bodè iniziò Junkwaffel, un ciclo di storie che si svolge in un’epoca in cui gli umani sono estinti (o quasi), ma le macchine da guerra che hanno creato stanno ancora combattendo. Le macchine si migliorano e si riprogettano per combattere sempre meglio, anche se ormai non hanno più nemici da combattere. Ci sono personaggi come Hypocket, una macchina con l’elmetto in stile Prima guerra mondiale dai grandi occhi tondi e Punkerpan, una mitragliatrice ambulante che ama il proprio lavoro. Bodé prende in giro la violenza, il militarismo e l’autorità trasformandoli in oggetti quasi ridicoli o sessualmente allusivi. L’effetto è straniante, la guerra non è eroica ma surreale. Con il numero di febbraio del 1972, Bodè iniziò la sua collaborazione con la rivista National Lampoon, la stessa a cui si era proposto senza successo un paio di anni prima, quando i suoi disegni erano stati respinti perché troppo “graziosi”. Riprese in mano, per l’occasione, il suo personaggio-icona Cheech Wizard e ben presto ne fece un successo. Su National Lampoon Bodé potè spingere ancora di più su erotismo, satira e libertà grafica, mantenendo il suo stile psichedelico che ormai lo contraddistingueva. Il piccolo mago con il cappello e la sua estetica accattivante entrò di diritto nella cultura pop e cominciò a influenzare un po’ tutti. Nel 1973, il disegnatore pubblicò un fumetto intitolato Schizophrenia, che presentava le buffonate egoistiche di Cheech Wizard nella parte superiore delle pagine e le riflessioni dello stesso Bodé sulla propria vita e sulla propria ambigua sessualità nella parte inferiore. Non è un fumetto unitario nel senso tradizionale, ma piuttosto una raccolta di storie brevi, schizzi, idee visive e frammenti narrativi che riflettono direttamente la mente dell’autore. Il titolo non è casuale, l’opera restituisce una sensazione di frammentazione mentale, di identità multiple e instabili. Le tavole alternano erotismo, umorismo e visioni psichedeliche, senza una vera linearità narrativa. È un opera molto personale che riflette le tensioni interiori di Bodé. Vaughn Bodè usava una linea estremamente fluida, quasi elastica che non era mai rigida o geometrica ma sembrava viva. I contorni erano spessi ma modulati e sembravano seguire un ritmo interiore che creava arabeschi in continuazione. Tutto è Curva, nel mondo di Bodè. Le linee curve rappresentano la morbidezza, la flessibilità e l’emotività. Evocano il ritmo, il piacere e l’accoglienza. Essendo prive di spigoli, riducono la sensazione di pericolo o aggressività. Sono associate al naturale, all’organico (il corpo umano, le nuvole, i fiori) e alla libertà creativa. Mentre la linea dritta definisce quella curva fluisce. Tante linee curve tutte assieme appaiono spesso caotiche e prive di struttura dando vita a un risultato finale psichedelico. Nonostante la sua morte prematura per un incidente domestico nel 1975, il suo stile ha influenzato tutto: dal design dei tatuaggi ai film d’animazione, fino alla moda e alla grafica contemporanea. Ma l’influenza maggiore la ebbe sui fondatori del writing degli anni ’70 e ’80. Bodē rappresentò per i graffitisti di New York un’illuminazione. I pionieri del writing trasformarono i suoi personaggi nelle mascotte ufficiali del movimento. Mentre molti artisti usavano personaggi Disney o Marvel, i writer più influenti scelsero le creature di Bodé perché riflettevano meglio lo spirito anti-autoritario e “di strada” dell’epoca. Cheech Wizard, Il mago dal cappello stellato, simbolo di sfida creativa e mistero, divenne il personaggio più riprodotto. (QUI un altro articolo su Vaughn Bodé). Navigazione articoli TUTTO KIRBY IN UNA SOLA VIGNETTA YANO-KUN, UN ORDINARIO RAGAZZO SFORTUNATO