Quando si parla di fumetto si cade spesso in un equivoco, si giudica un autore
per quanto disegna bene e non per come racconta. Eppure il fumetto non è solo disegno. È soprattutto tempo: tempo che scorre, accelera o rallenta. Partendo da questo presupposto, possiamo dire che esistono tre grandi modi di disegnare fumetti, ognuno basato su un diverso utilizzo del tempo, quello dell’illustratore, quello del fumettista-illustratore e quello del fumettista puro. Non sono categorie di valore (“meglio” o “peggio”), ma modi diversi di concepire il ruolo dell’immagine all’interno della sequenza temporale.


L’illustratore

Quando il tempo rallenta. L’illustratore è colui che porta nel fumetto una logica tipica dell’illustrazione: l’immagine da sola è già di per sé forte, autonoma e autosufficiente. Quando leggiamo un suo fumetto il tempo sembra rallentare, ci fermiamo, guardiamo la tavola, la contempliamo quasi come un quadro. Il tempo narrativo non scorre in modo continuo, è spezzato, ellittico, suggerito. Autori come Sergio Toppi e Dino Battaglia lavorano così, ogni tavola potrebbe stare appesa a una parete. La storia è spesso una questione di atmosfera più che una sequenza d’azioni.

 

Il fumettista-illustratore

Quando il tempo scorre. Il fumettista-illustratore è forse la figura più “classica”. Le immagini sono bellissime, ma non rallentano mai la lettura e la storia scorre con naturalezza. Ogni vignetta, per quanto possa essere visivamente forte, è sempre al servizio della narrazione. Il lettore guarda e legge allo stesso tempo. Un esempio perfetto è Gianni De Luca, che ne Il Commissario Spada realizza tavole complesse, altamente scenografiche, ma chiarissime. Anche Milo Manara rientra in questa categoria quando dà vita a Immagini iconiche, di grande eleganza, ma sempre all’interno di una sequenza leggibile.

 

Il fumettista puro

Quando il tempo accelera. Nel fumettista puro il disegno non chiede attenzione per sé.
È totalmente al servizio della narrazione. Si uniforma con naturalezza ai tempi del racconto arrivando a costituire con questi una cosa sola. L’assenza di virtuosismi superflui fa spesso sembrare lo stile “invisibile”. Il lettore può arrivare a
non accorgersi del disegno, soprattutto quando questo diventa un tutt’uno con la storia. Un caso emblematico è quello di Hugo Pratt, anche quando una vignetta è iconica, funziona soprattutto perché arriva al momento giusto, non perché è bella in sé.

 

Una cosa importante da chiarire

Queste categorie non sono gerarchiche. Un illustratore non è “meno fumettista”. Un fumettista puro non è “più autentico”. Sono strategie diverse, adatte a temi diversi, sensibilità diverse e tipi di lettore diversi. Vediamo come le hanno coniugate tre diversi autori.

 

Sergio Toppi: l’illustratore

Questa immagine è un esempio quasi didattico del perché Sergio Toppi appartenga, nel nostro schema, alla categoria degli illustratori. E ce lo mostra non perchè sia una “bella immagine”, ma per il tipo di rapporto che stabilisce fra disegno e narrazione.

La pagina come immagine autonoma

La tavola non è costruita per essere “letta”, ma per essere contemplata. Non c’è divisione in vignette. Non c’è direzione obbligata dello sguardo. La composizione è la stessa di una un’illustrazione editoriale. La pagina vale di per sé non come momento di una storia.

 

La complessità grafica sovrasta la narrazione

La foresta di segni, pieni, tratteggi e i pattern quasi decorativi creano densità visiva, ritmo grafico interno e texture quasi astratte. Sono elementi pensati per sedurre l’occhio, non per guidarlo da un punto A a un punto B. Il segno non vuole essere funzionale ma  protagonista.

 

Testo e immagine sono sbilanciati

Il balloon è piccolo, collocato in basso a destra, quasi una postilla. È evidente che la priorità della pagina non è la narrazione ma l’atmosfera. Il rapporto è sbilanciato, l’immagine riempie, invade, domina, la parola viene necessariamente dopo.


Il tempo rallenta

La tavola non contiene un prima, un dopo e un durante. È una situazione cristallizzata non un evento. Una condizione esistenziale, non un’azione. Il lettore non percepisce un tempo che scorre, ma un tempo che si arresta per essere contemplato.

 

La pagina potrebbe esistere identica fuori dal fumetto

Se togliamo il balloon, il contesto e il resto della storia, la pagina continua a funzionare come illustrazione artistica perfettamente autonoma. Toppi non usa l’illustrazione per raccontare una storia, usa la storia per dare un pretesto all’illustrazione.

 

Gianni De Luca: il fumettista-illustratore

questa tavola de Il Commissario Spada a prima vista, potrebbe sembrare illustrativa. In realtà, se la analizziamo nel dettaglio, scopriamo che l’illustrazione è interamente subordinata al tempo narrativo.

 

La pagina è figurativamente unitaria, ma temporalmente sequenziale

L’unità atmosferica è la prima cosa che salta all’occhio. Stessa nebbia, stesso grigio, stessa grana in tutte le vignette. Potrebbe sembrare una tavola-immagine, ma non lo è. Ci troviamo di fronte a una successione temporale rigorosa dove ogni striscia è un momento diverso.

 

La regia è fumettistica, non illustrativa

Osserviamo la progressione dall’alto verso il basso. Prima striscia: la città; seconda striscia: figure nella nebbia; terza striscia: il disagio prende forma; quarta striscia: Il protagonista si rivela. Questa è regia cinematografica sequenziale, non composizione illustrativa.

 

Il segno atmosferico non rallenta la lettura

La grana puntinata, la nebbia, la quasi-astrazione: non servono a farsi ammirare, non rallentano la lettura, non richiedono contemplazione. Al contrario: rendono omogeneo il flusso, accompagnano lo sguardo, tengono insieme la sequenza.

 

Il testo lavora con l’immagine, non contro di essa

Le didascalie non spiegano l’immagine, non la sovrastano, non la commentano dall’esterno, funzionano come voce narrante, quasi un controcanto. Il testo scandisce il tempo, accompagna la progressione visiva, rafforza la continuità. È strutturale.

 

L’immagine non è autosufficiente fuori dalla sequenza

Se isoliamo una singola striscia essa perde parte del suo senso, non “sopravvive” da sola, chiede ciò che viene prima e dopo. Ogni tavola non funziona come illustrazione autonoma.
Funziona solo come
parte di un flusso narrativo.

 

Hugo Pratt: il fumettista puro

Questa tavola dimostra in modo esemplare che Hugo Pratt è un fumettista puro.
E lo dimostra
non perché il disegno sia semplice, ma perché ogni scelta grafica trova una sua giustificazione all’interno della narrazione.

 

La pagina vive nel tempo

Qui non esiste una “bella tavola” da contemplare. La gabbia è regolare, le vignette sono ben separate, l’ ordine di lettura è ovvio, non c’è nessuna ambiguità compositiva. La pagina non chiede attenzione su di sé, chiede di essere attraversata per poi scomparire.

 

Ogni vignetta è un’unità di tempo, non un’immagine autonoma

Prendiamo una vignetta qualunque, isolata: non è memorabile, non “vive” di se stessa, non ha valore iconico autonomo, ma funziona perfettamente all’interno di quella sequenza. In Pratt la vignetta non vale per come appare, vale per il ruolo che ricopre all’interno del racconto.

 

Il disegno è deliberatamente “economico”

Osserviamo sfondi ridotti all’essenziale, scarsità di dettagli, anatomie suggerite, segno rapido e sintetico. Non è povertà stilistica. È scelta funzionale. Pratt elimina tutto ciò che rallenterebbe la lettura o attirerebbe inutilmente l’occhio.

 

L’azione è scandita nel tempo

La sequenza dell’uccisione è chiarissima: lo sparo, l’entrata in scena della minaccia, la replica di Corto, la reazione di Rasputin, la caduta e la conseguenza emotiva. Non c’è una vignetta “più bella” delle altre. C’è solo ritmo. Questo è fumetto allo stato puro.


I balloon e le onomatopee non sono decorativi

Persino i “BANG!” non sono spettacolari ma secchi, quasi brutali. Occupano esattamente lo spazio giusto, niente di più. Il poco testo non aggiunge atmosfera, individua un istante,definisce una durata, come tutto il resto si fonde con la storia.

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