Numero 3671 del 1° aprile

–   Copertina di Corrado Mastantuono, dedicata al particolare giorno in cui la rivista esce in edicola: il 1° aprile, famoso in tutto il mondo per gli scherzi che un po’ tutti cercano di fare e ai quali è anche dedicato uno dei redazionali e, un po’ alla lontana, alcune storie di questo numero. Paperone, che si sta dedicando alla pesca dei suoi soldi, all’interno del deposito, si ritrova con un pesce (fatto con un giornale) al posto di una banconota, per via di uno scherzo organizzato dai nipotini. Non è una gran copertina, con i personaggi disegnati con una certa approssimazione e con uno sfondo povero di dettagli, ma senza una storia precisa a cui ispirarsi non sempre si possono avere buone idee: probabilmente i lettori meno giovani ricordano ancora quando le copertine erano tutte generaliste, e per questo abbastanza scadenti.

–   Fuori programma, di Tito Faraci ed Enrico Faccini: Paperone, su consiglio del suo “consulente d’immagine”, decide di prestarsi agli scherzi che certe trasmissioni televisive fanno regolarmente ai V.I.P. e, quando si imbatte in un tale un po’ strano che vuole vendergli un terreno paludoso per coltivarci rape, si convince che lo “scherzo” sia partito. Ovviamente non è così e, dopo alcune disavventure, Paperone viene a sapere da Battista che si tratta di un’idea del suo maggiordomo per indurlo a far “buon viso a cattivo gioco” anche nelle situazioni più strane e difficili. Paperone, ammettendo di essersi divertito, perdona tutti, ma… delle telecamere nascoste stanno filmando tutto.

–   Come la prima volta, di Francesco Pelosi e Mattia Surroz: è il compleanno di Pluto e tutti i suoi “umani” sono riuniti per festeggiare e ricordare la prima volta che ha mangiato un gelato. Topolino ricorda un disastro ai danni di un carretto di gelati; Minni pensa che sia avvenuto per via di un incidente occorso a una vendita di “gelati a quattro zampe”; Orazio e Clarabella pensano sia successo a casa loro, in un momento di distrazione; e Pippo crede che sia stato mentre stava mangiando una pizza (ma non ricorda se la pizza fosse per lui o per Pluto). In realtà tutti si sbagliano, e Pluto ha mangiato il suo primo gelato in compagnia di Fifi, la cagnolina di Minni.

–   Le burle pasquali, di Jaakko Seppala e Paco Rodriguez: storia di produzione danese che vede Paperino in cerca di “burle pasquali” da giocare ai parenti. In un negozio “di burle” compra lo “spray coniglio” che, spruzzato addosso a qualcuno, lo fa apparire in foto con dei dentoni da coniglio. I parenti si vendicano fingendo di trasformarsi in veri conigli, ma a sua volta Paperino gli ritorce contro lo scherzo, facendosi prestare da Archimede uno strano congegno per far loro credere di essersi trasformato in coniglio nel tentativo di farli ridiventare dei paperi. Quando tutto sarà chiarito la macchina di Archimede darà a Paperino l’aspetto di un uovo di Pasqua!

–   La farfalla quadrifoglio, di Matteo Venerus e Blasco Pisapia: Pico si serve di Gastone perché gli trovi la rarissima “farfalla quadrifoglio” di cui ha bisogno per completare una delle sue monografie. La farfalla è così rara che neanche Gastone, che cerca invano di ingannare Pico servendosi di un vero quadrifoglio, riesce a trovarla. Alla fine Pico si rassegna: ma uno dei campi di quadrifogli trovato da Gastone era in realtà pieno delle famose farfalle.

–   Fumo negli occhi, di Matteo Venerus e Carlo Limido: terza storia della complessa serie “Topolino e l’arte del mistero”, che vede il Topo collaborare col dipartimento Atena, una squadra di polizia specializzata nella caccia ai ladri di opere d’arte. Sin dalla prima storia di questa serie, assunta l’identità di “Michael Ratterton”, un ricco collezionista di opere d’arte privo di scrupoli, Topolino sta dando la caccia al “Mercante”, il genio criminale che coordina i furti e le ricettazioni che avvengono in questo mondo particolare e che, muovendosi sempre dietro le quinte o tramite intermediari, è sempre sfuggito alla cattura. Col passare delle storie Topolino, inizialmente poco sicuro di sé, sia per la difficoltà dell’incarico che per dover fare il doppio gioco, è riuscito a far catturare molti collezionisti e molti criminali agli ordini del “Mercante”, senza mai riuscire ad incontrarlo ma riuscendo a mantenere la sua copertura. Stavolta l’occasione sembra quella buona, e Topolino scopre che il misterioso criminale a cui sta dando la caccia, e che incontra in un capannone abbandonato, è una giovane ragazza dall’aria un po’ spaesata. Il Topo capisce ben presto che la ragazza è solo un’attrice, neanche tanto brava, e viene guidato da altri inviati del “Mercante” sino all’interno di una jungla dove costui arriva in elicottero e cerca un accordo per trovare con lui, e poi rubare, gli artefatti dei “Mana-Nua” di cui si era già discusso nell’ultima storia. Stavolta la trappola funziona: il criminale e i suoi complici, dopo qualche rovesciamento di fronte, vengono catturati dagli uomini del dipartimento. Ma un ultimo colpo di scena aspetta il lettore: anche questo “Mercante” è un figurante, e forse quello vero è proprio la ragazza spaesata incontrata da Topolino all’inizio della storia, così astuta da essere capace di fare addirittura il triplo gioco. Tutto è dunque rinviato alla prossima storia di questa serie, che, pur non raggiungendo le vette della celebre “MMMM” a cui si ispira, si fa notare per un’idea originale, per dei cattivi meno stereotipati del solito e per le trame di grande complessità e ricche di colpi di scena. Non eccelso, ma più che sufficiente, il disegno di Limido, che oltretutto sembra migliorare col susseguirsi delle storie.

Limido fa un buon lavoro mostrandoci Topolino-Ratterton alle prese con l’ennesimo finto Mercante

 

Numero 3672 dell’8 aprile

–   Copertina di Corrado Mastantuono, che non è collegata a nessuna delle storie del numero ma ci mostra una gag che riguarda Paperino, stranamente in compagnia dello zio e non, come sarebbe sembrato ovvio, di Paperina o dei nipotini: i due sono nella macchina del primo, in una zona desertica (dove quindi è difficile venire soccorsi velocemente), la 313 ha bucato ma, al momento di cambiare la ruota, il secondo scopre che quella di scorta non c’è, e al suo posto si trova una ciambella da mare a forma di papero. La gag nasce dall’evidente imbarazzo di Paperino – che, si presume, se la sta portando dietro per andare al mare o per averla dimenticata chissà quando – che contrasta con l’espressione seccata dello zio. Nel complesso, la gag non è male, e le espressioni dei protagonisti sono godibili, ma il dubbio rimane: hanno forse usato, nel mese di aprile, una copertina pensata per agosto?

–   Il faraone perduto, di Giorgio Pezzin e Davide Cesarello: spettacolare storia dell’eterno Giorgio Pezzin, uno tra i più noti sceneggiatori del mondo disneyano, e che viene spesso ricordato insieme all’altro Giorgio, il grande Cavazzano, dato che negli anni ’70, epoca libera dalle odierne censure, le storie da loro realizzate, surreali nelle trame e dinamiche nei disegni, erano regolarmente tra le migliori della rivista. Stavolta Pezzin recupera Top de Tops, l’antenato di Topolino un po’ archeologo e un po’ Sherlock Holmes, di solito protagonista di avventure con elementi soprannaturali, e lo catapulta in Egitto dove, sull’onda della fissazione per quel paese seguita alla scoperta della mummia di Tutankhamon, vuole scoprire “qualcosa” anche lui, ma cercando di portare rispetto ai suoi abitanti ed alle loro mummie. Diventato amico di tale Piposet, discendente del faraone Piposet IV, de Tops scopre la tomba di quest’ultimo, di cui il primo è il custode e, resosi conto che prima o poi verrà profanata, escogita un finto ritrovamento – facendo anche brutta figura – pur di tenere lontani gli archeologi senza scrupoli e far cessare le continue “cacce al tesoro” che stanno devastando l’Egitto. Pippo, quando Topolino termina di leggere il diario del suo antenato, commenta interessato che la tomba in questione attende ancora di essere scoperta, ma l’amico declina l’offerta. Davvero un piccolo capolavoro questa storia, oltretutto in una puntata sola (anche se più lunga del normale), al punto che potrebbe anche diventare il proverbiale canto del cigno di Pezzin – che ha ormai quasi 77 anni. Unita ai disegni di Cesarello, ormai diventato stabilmente uno dei massimi disegnatori del mondo disneyano, lascia un segno profondo nei pochi (e fortunati) lettori che ancora leggono la rivista, con una morale sempre attuale e meno banale di quanto possa sembrare a una prima lettura.

La filosofia di de Tops e di Piposet splendidamente illustrata da Cesarello

 

La sinfonia dei 5 sensi, di Andrea Malgeri e Lucio Leoni: Pico indaga sulla cosiddetta “sinfonia impossibile” di Ambrosius Vibrandor, il cui fantasma perseguita gli orchestrali che non la eseguono a puntino, e Paperoga si incarica di aiutarlo. Costui ha infatti un orecchio “sinestetico” (ognuno dei suoi cinque sensi percepisce qualcosa ascoltando la musica), il che gli permette di capire la natura del problema: ad ogni esecuzione la sinfonia trasmette sensazioni diverse, non solo musicali, il che fa arrabbiare il fantasma, che ha bisogno dell’aiuto di Paperoga per padroneggiare la sinestesia. Per sdebitarsi accetterà (ma se ne pentirà) di ascoltare un orribile valzer da lui composto.

 Lo scranno della vergogna, di Davide Aicardi e Davide Riboni: lo scranno in questione è la sedia, vecchia e traballante, che Paperone usa da tempo nel club dei miliardari. I suoi colleghi, approfittando di una sua assenza (una caccia al tesoro, che lo stesso Paperone ammette essere andata male, pur essendosi, da bravo avventuriero, divertito lo stesso), hanno fatto sparire la sedia, temendo di fare brutta figura col “R.I.C.C.O.N.E.”, il presidente della “federazione dei club dei miliardari”. Costui invece apprezza molto la sedia del collega, simbolo di “ricchezza costruita da zero” e, dopo essersi visto rifiutare una lucrosa offerta di acquisto, si accontenta di potercisi sedere.

–   Torna a casa, Malachia, di Pietro B. Zemelo e Marco Mazzarello: Malachia, il gatto di Paperino, combina un disastro dopo l’altro, e per questo viene rimproverato dal suo padrone. Seccato per questo, se ne va da casa e vive un po’ di avventure: fa amicizia con una coppia di gatti selvatici, dorme in un centro di lavaggio macchine, va da una vecchia signora che a sua volta cerca la sua gatta, e infine si perde in un bosco dove viene inseguito da un cane randagio. Mentre Paperino lo cerca dappertutto (ritrovando la gatta della signora) Malachia, stufo della vita solitaria, torna a casa. Tutto è bene quel che finisce bene: anche i rimproveri di Paperino diventano sopportabili.

 Furto a sorpresa, di Monica Manzoni e Angel Rodrìguez: storia di produzione americana, che vede Topolino, Pippo e Paperino – che cerca un regalo per Paperina – indagare su un furto di gioielli avvenuto sotto il loro naso. Le indagini li porteranno in una palestra dove ritroveranno i gioielli, scoprendo che contengono vetro, non diamanti. La proprietaria del negozio dovrà ammettere la vendita di merce contraffatta e sarà arrestata a sua volta.

 

Numero 3673 del 15 aprile

–   Copertina di Paolo Mottura, dedicata alla Grande Parodia in tre puntate che inizia in questo numero: il meraviglioso mago di Oz, storia incantevole e tornata di moda negli ultimi tempi anche per la realizzazione di un ambizioso musical che ne narra il sorprendente “dietro le quinte”. La copertina ci mostra il famoso quartetto di protagonisti, Dorothy, il leone, l’uomo di latta e lo spaventapasseri mentre si recano al castello del mago di Oz: Mottura, qui forse alla prova più importante della sua carriera, tira fuori il meglio di sé con una composizione di grande impatto visivo e un’inquadratura suggestiva, arricchita da una colorazione eccellente e adatta alle atmosfere fiabesche della vicenda. La copertina è più che valida; se lo sarà anche la storia i lettori lo scopriranno presto.

–   Il meraviglioso mago di Oz: la lunga strada gialla (episodio 1 di 3), di Francesco Artibani e Paolo Mottura: inizia in questo numero una nuova Grande Parodia, molto impegnativa sia per l’importanza della storia che viene parodiata – il mago di Oz, e in particolare il film che ne fu tratto nel 1939 – che per l’impegno profuso dallo sceneggiatore nel seguire lo sviluppo della storia originale, rivedendola il minimo indispensabile per poterla adattare al mondo disneyano, e poi dal disegnatore, il cui tratto barocco e spesso inquietante è perfetto per dare vita alle vicende stesse. In questa prima puntata assistiamo all’arrivo di Minni-Dorothy nel modo di Oz, dove metterà in fuga la cattiva strega dell’Est, ne prenderà le scarpe, farà la conoscenza della buona strega del Nord (Nonna Papera) e, sulla strada per raggiungere la città di smeraldi dove sorge il castello del potente mago di Oz, incontrerà l’uomo di latta (Paperino), lo spaventapasseri (Pippo), e infine il leone fifone (che nella prima stesura doveva essere Topolino ma che, a causa delle ossessive censure della casa madre, è diventato una versione potenziata di Figaro). A loro si accompagna Pluto, diventato il cane di Minni al posto di Toto, e dopo una prima serie di avventure e di strani incontri il gruppo arriva infine alla sua destinazione, dove il misterioso mago li attende. Quale personaggio disneyano lo interpreterà? Nel prossimo numero avremo la risposta. Per ora il lettore può godersi una puntata di alto livello, fedele alla storia originale pur smussandone i lati più truculenti, e disegnata da un grande Mottura – che forse non vedeva l’ora di cimentarsi col genere fantasy.

I cinque protagonisti si accingono a partire per la città degli smeraldi

 

–   Bravo a parole, di Tito Faraci e Francesco D’Ippolito: Paperino, stufo delle angherie dello zio, prepara un discorso in cui gli rinfaccia tutto, anche il fatto di essere il solo nipote sfruttato (“perché non ti rivolgi anche a Gastone o Paperoga?”). Ma una volta al deposito Paperone gli dà subito due dollari che gli doveva da tempo, dei quali si era dimenticato. Di fronte a tanta gentilezza Paperino, non potendo più tenere il suo discorso, si arrabbia lo stesso.

–   Il baule galattico del bis-bis: l’invasione di Sushettibil III (episodio 1 di 4), di Roberto Gagnor e Marco Palazzi: Pippo riesce a farsi aiutare da Minni per riordinare la sua celebre soffitta, piena di oggetti strani. Tra questi c’è un “baule galattico”, che funziona come la cabina telefonica di Doctor Who e che trasporta i due malcapitati sul pianeta Sushettibil III, i cui abitanti, di colore viola, si offendono per un nonnulla. Mentre sono sotto processo per “offese”, Minni e Pippo sventano un’invasione da parte degli SgrinfiaX (altri alieni viola) e si guadagnano la gratitudine degli abitanti del pianeta, che diventano più “tolleranti”. Ma al momento di tornare a Topolinia il baule si rivela difettoso…

–   La scalata al successo, di Gorm Transgaard e Andrea Ferraris: storia di produzione danese che narra di una gara di arrampicata che si svolge fra i tre nipotini da un lato e un certo Billy Bouldervant dall’altro (nipote di un vicino di Paperino che ricorda Anacleto Mitraglia). Gli zii, come sempre capita – anche nel mondo reale – quando i loro “rampolli” praticano uno sport, fanno di tutto per spronarli e fargli vincere la gara, ma i saggi ragazzini, seccati da quella rivalità infantile, si mettono d’accordo e vincono ex-aequo. Gli zii, furibondi, si cimentano personalmente nell’arrampicata, ma la parete si rompe sotto il loro peso. Entrambi saranno costretti a pulire tutto e risarcire i danni.

–   Il robot autodidatta, di Giovanni Eccher e Paolo Di Lorenzi: Battista chiede un aumento e, non ricevendolo, si licenzia. Paperone lo sostituisce con Sappy, un robot maggiordomo inventato da Archimede e capace di imparare qualsiasi cosa osservando i comportamenti altrui. Ben presto Sappy inizia a curare personalmente gli affari di Paperone e a costruire altri robot con le sue stesse caratteristiche. Paperone si arricchisce producendoli in serie e vendendoli ai suoi concittadini: a lungo andare tutti gli abitanti di Paperopoli finiscono per averne uno che lavora al posto loro. Nonostante i robot non siano pericolosi, ma solo invadenti, la situazione finisce per precipitare quando troppa gente si ritrova senza lavoro (poiché i Sappy sanno ormai fare tutto): scoppiano dei disordini tra chi è rimasto disoccupato e chi, invece, preferisce l’ozio e la tranquillità che viene dall’avere in casa un robot tuttofare, né c’è modo di trovare un compromesso tra i due punti di vista, chiaramente inconciliabili. Paperone ed Archimede, non potendo convincere tutti gli abitanti di Paperopoli a spegnere i Sappy, agiscono al posto loro e ne regalano uno a Paperino: il robot impara così a dormire tutto il giorno, trasmette questa conoscenza ai suoi simili (i Sappy sono collegati fra di loro, e ognuno impara subito ciò che imparano gli altri) e tutti si addormentano senza potersi risvegliare, diventando una inutile ferraglia. Problema risolto e Battista riassunto: non si può non elogiare Eccher, tra gli sceneggiatori più promettenti arrivati da poco (meno di due anni) sulla rivista, per aver ideato una storia che, pur ricalcando certi classici martiniani, si mostra originale e attenta ai pericoli che nel mondo di oggi vengono dall’uso e dall’abuso delle cosiddette Intelligenze Artificiali. Appena sufficienti, ma comunque validi, i disegni di De Lorenzi.

Osservando il suo padrone, Sappy ha imparato anche a fare il bagno nelle monete

 

Numero 3674 del 22 aprile

–   Copertina di Andrea Freccero, dedicata al centesimo anniversario della Turandot (fu rappresentata per la prima volta il 25 aprile 1926), ed anche alla storia celebrativa dell’evento. Freccero interpreta bene la situazione e, senza scendere nei particolari di un‘opera che pochi lettori conoscono, se non di fama, si imita a raffigurare Paperino e Paperina (quest’ultima nella veste di Turandot) in un’ambientazione genericamente cinese, intenti a mangiare con le classiche bacchette (ma Paperina resta a guardare e Paperino sembra avere dei problemi nell’uso delle bacchette). Nell’insieme un bel quadretto, a conferma del fatto che Freccero, col suo stile classico e “carpiano”, è ormai il più collaudato fra i copertinisti della rivista, e sa andare sempre e comunque a colpo sicuro.

–   Gli enigmi di Turandot, di Alessandro Sisti e Andrea Perina: Paperone, con tutti i nipoti, si reca a Villa Puccini per aiutare i nipotini a fare una ricerca sulla Turandot. Il magnate racconta di aver conosciuto Puccini, da giovane, e di essere andato con lui in Asia a cercare la mitica principessa, in quanto custode di un importante tesoro. Costei, che in effetti pone degli enigmi ai suoi pretendenti, si invaghisce di Puccini e ordina che gli vengano poste domande facilissime, ma Paperone interviene, sostituendo le domande con altre di argomento finanziario che nessuno riesce a capire. Nella confusione i due fuggono, senza tesoro, ma con uno spunto per la nuova opera di Puccini.

–   Very cool, di Tito Faraci e Francesco D’Ippolito: il cantante rap Slang-Pap è stato “coolflamizzato” (chi conosce le storie di PK capirà subito cosa vuol dire) e Uno, l’intelligenza artificiale che da sempre collabora col supereroe – in versione aggiornata e potenziata, PK non è Paperinik – lo avverte del pericolo, mostrandosi addirittura in pubblico. PK entra in azione, e irrompe nella villa del cantante, dove viene catturato dagli evroniani dopo un duro scontro. Questi gli rivelano di aver scelto apposta il cantante per il carisma che irradia e che, anche da coolflamizzato, continuerà a influenzare i suoi ammiratori, consentendo così agli evroniani di soggiogarli tutti facilmente. Ma il supereroe si è fatto catturare apposta, così da scoprire i piani dei suoi nemici e, una volta scoperto tutto, li mette facilmente in fuga. Il cantante resta coolflamizzato ma, cantandogli una serie di canzoni ancora più stupide delle sue, PK riesce a farlo tornare normale… o anche migliore di prima. Slang-Pap, infatti, inizia a produrre musica seria, di alto livello, perdendo così tutti i suoi fan. La stessa cosa che purtroppo accadrà a PK: i commenti dei “Pkers”, quei lettori della rivista a cui la serie originale era piaciuta moltissimo, sono stati unanimemente negativi. La storia è infatti breve e del tutto priva dello spessore, dei dilemmi morali, dell’umorismo e dei terribili nemici che apparivano quasi in ogni storia del supereroe. La reazione di un altro sceneggiatore legato a PK, che su Facebook ha insultato i Pkers, accusandoli di essere troppo legati alla vecchia serie e di non comprendere la necessaria evoluzione del personaggio, ha peggiorato molto le cose, e tutto per una storia che in fin dei conti sembra un semplice intermezzo nelle avventure di PK e potrebbe essere collocata in qualunque momento del suo lungo arco narrativo. I disegni di D’Ippolito non sono all’altezza di quelli ai quali ci hanno abituato Pastrovicchio, Mottura o Sciarrone, il che peggiora ulteriormente una situazione al limite della rottura – con molti Pkers che vogliono disdire l’abbonamento alla rivista. Vedremo altre storie di questo livello, in futuro, o PK tornerà finalmente al suo antico splendore?

PK, Uno e il cantante coolflamizzato

 

–   Il baule galattico del bis-bis: allarme su RebootZ (episodio 2 di 4), di Roberto Gagnor e Marco Palazzi: Pippo e Minni vengono trasportati dal baule galattico del suo antenato (che funziona come la cabina telefonica di Doctor Who) sul pianeta RebootZ, dove tutti sono ossessionati dall’ultima moda e in particolare da un colore preciso, al momento il viola. Minni e Pippo, arrestati perché non vestono di viola, convincono la regina del pianeta a lasciare mano libera a tutti, dimostrandole che è molto più divertente. Ma poi, richiesti di un parere sul suo nuovo vestito a pallini, rispondono sinceramente che è orrendo e sono costretti a fuggire a gambe levate… torneranno a Topolinia, stavolta?

–   L’impresa nordica, di Alessandro Ferrari e Umberto Sacchelli/Valerio Manisi: storia di produzione americana, ma realizzata da autori italiani: Paperino, stufo di accompagnare lo zio in giro per il mondo alla ricerca di tesori, ci litiga e, per dimostrargli che senza di lui non andrebbe da nessuna parte, si allea con Rockerduck per fargli vincere l’ennesima sfida: andare in Norvegia partendo dalla Danimarca senza spendere nulla. Dopo diverse avventure la strana coppia vince in effetti la gara – battendo Paperone di pochi centimetri – ma è squalificata quando si viene a sapere che Paperino – e non Rockerduck – ha speso un sacco di soldi per comprare dei souvenir.

–   Il meraviglioso mago di Oz: la città degli smeraldi (episodio 2 di 3), di Francesco Artibani e Paolo Mottura: secondo episodio della Grande Parodia de “Il meraviglioso mago di Oz”. Minni e i suoi amici arrivano nella città di smeraldi, e poi al castello del mago, il quale, senza mostrarsi, promette di esaudire ogni loro desiderio se riusciranno ad avere la meglio sulla malvagia strega dell’Ovest (che nel libro è la supercattiva della situazione, ma nel recente musical viene riabilitata). Il gruppo parte per affrontarla, ma la strega (Amelia) li sconfigge facilmente coi suoi incantesimi e fa portare Minni al suo cospetto, sostenendo che le scarpe (che lei, nella prima puntata, aveva preso alla strega dell’Est) le spettino di diritto. Minni rifiuta, e viene schiavizzata dalla strega, scoprendo ben presto che questa teme l’acqua. Detto fatto: è sufficiente farle cadere addosso un secchio pieno del temibile liquido, e la strega si smaterializza (nell’originale si scioglie e muore). Minni, preso il suo cappello, può adesso dare ordini alle scimmie volanti, che portano in salvo i suoi amici, e poi torna dal mago di Oz per ricordargli le sue promesse. Qui si scopre la truffa: il mago di Oz (Paperone) non ha poteri, e ha solo sfruttato il coraggio del gruppo per liberarsi delle streghe cattive. Fatto questo si accinge a tornare nel Calisota, dal quale proviene a sua volta, portando Minni con sé; ma all’ultimo istante, questa, per inseguire Pluto, non riesce a salire sulla sua mongolfiera. La fine alla prossima puntata, mentre Artibani, una volta ancora, si conferma maestro nel genere fantasy, e degno erede di Martina come autore di Grandi Parodie. Resta altissimo il livello dei disegni di Mottura, il cui stile barocco e surreale viene esaltato dall’’ambientazione fantasy.

Grande prova di Mottura nel raffigurare il confronto fra la strega dell’Ovest, Minni, il suo cane e una scimmia volante

 

Numero 3675 del 29 aprile

–   Copertina di Andrea Freccero, che si ispira alla prima storia del numero dove il lettore può assistere all’ennesimo scontro fra Amelia e Paperone. La cosa sembra ovvia, guardando cosa Freccero ha disegnato per l’occasione, ma stavolta il risultato non è affatto male, superiore al livello medio dello stesso disegnatore. Il senso di minaccia che emana dalla strega è palpabile, e per una volta questa non sembra più la macchietta che è diventata da troppo tempo a questa parte. Paperone, tuttavia, anche grazie alla collana di agli che porta con sé, non sembra minimamente preoccupato dalla situazione: la storia che si annuncia promette molto – e una volta tanto non deluderà.

–   Le parole perdute, di Alessandro Sisti e Vitale Mangiatordi: Gramilda, “presidentessa del paese delle streghe”, incarica Amelia, che le sta molto antipatica sin dai tempi della scuola, di prestare un “turno obbligatorio di servizio” custodendo “l’impronunciabile”. Di che si tratterà? Lo veniamo ben presto a scoprire, quando Paperone, angustiato dall’esistenza di troppe lingue e dagli errori di traduzione (con perdita di soldi) che questo comporta, si lancia, su imbeccata di Paperino, alla ricerca della “protolingua mondiale”, un tempo sola lingua esistente sul pianeta, nella speranza di imporla come fosse una sorta di Esperanto. Con l’aiuto di Pico, e servendosi di un veicolo volante che ricorda quelli presenti nelle storie di Cimino, i Paperi arrivano in blablandia, dove un vecchio barbuto – altro tipico elemento ciminiano – custodisce un portone magico. È proprio questo portone che Amelia, giunta a dare il cambio al vecchio, deve custodire: al di là si trova infatti il libro (magico) con tutte le parole della protolingua. Giocando d’astuzia i Paperi se ne impadroniscono, ma vengono subito bloccati dalla presidentessa, che sperava in questa eventualità per punire Amelia. Nella baruffa che segue Amelia rischia di restare intrappolata nel libro, e Paperone decide di salvarla. Mentre le due streghe continuano a combattersi i Paperi, consci della pericolosità della protolingua, se ne tornano a casa. Sisti non delude, e riesce a proporre una storia che in molti punti ricorda le grandi avventure ciminiane pur senza seguirne le orme, oltretutto con un finale sorprendente (Paperone che salva Amelia e rinuncia al tesoro). Mangiatordi, disegnatore tra i più bravi in circolazione, ma che raramente disegna per la rivista, dà alla storia la marcia in più capace di renderla un piccolo capolavoro.

Uno splendido Mangiatordi alle prese con gli stilemi ciminiani: il vecchio barbuto e Paperone che lo chiama “egregio”

 

–   Lo sbandieramento vacanziero, di Roberto Gagnor e Giuseppe Camuncoli: Topolino e Pippo sono in vacanza a Puerto Defilado, un’isola dell’arcipelago Remotas, dopo essere stati truffati da un’agente di viaggio (non a caso chiamata Frau Dolent) che aveva promesso loro una vacanza da sogno. L’incontro con Jean Luke Froow, strano tipo fissato con le bandiere (autocaricatura di Camuncoli, disegnatore specializzato in supereroi), spinge i due amici a girare tutto l’arcipelago, riscoprendo il piacere di viaggiare giorno per giorno, tra piccole avventure e qualche inconveniente, dimenticando la truffa subita ma riuscendo, tra un’isola e l’altra, a fare arrestare Frau Dolent.

–   Il baule galattico del bis-bis: la minaccia Blottek (episodio 3 di 4), di Roberto Gagnor e Marco Palazzi: Minni e Pippo sono sul pianeta Arzigogol, anch’esso abitato da alieni di colore viola, e che viene invaso dall’imperatore Blottek (che pare Macchia Nera). Costui, che parla in modo sgrammaticato, vuole servirsi del suo cannone “ad aria fritta” per far diventare tutti stupidi e insulsi. Ancora una volta i due amici salvano il pianeta facendo esplodere il cannone e rendendo così più corretto il modo di parlare di Blottek. L’effetto, però, è solo temporaneo: con un ultimo colpo delle sue armi Blottek devia il corso del baule galattico che sta portando Minni e Pippo in giro per l’universo.

–   La passeggiata rifrangente, di Marco Bosco e Alessandro Pastrovicchio: Paperone si lamenta di non riuscire più a fare la sua passeggiata quotidiana, in quanto tormentato da “giornalisti, questuanti e scocciatori”, e Archimede rimedia fornendogli uno scafandro che lo rende invisibile. Brigitta, però, non vedendo più in giro Paperone, chiama l’amica miss Paperett che le spiega la situazione, e si fa dare da Archimede degli occhiali in grado di vedere anche lo scafandro invisibile; poi, quando Paperone ne esce per prendere fiato, glielo sottrae, e questo le permette di scoprire una truffa ai suoi danni. Tutto è bene quel che finisce bene, anche se Paperone se la prende con Archimede.

–   Il meraviglioso mago di Oz: la quarta strega (episodio 3 di 3), di Francesco Artibani e Paolo Mottura: avevamo lasciato Minni intrappolata nella città di smeraldi, avendo perso l’occasione di tornare nel Calisota col mago di Oz. Come tornare a casa? Dopo essersi consultata coi suoi amici Minni decide di tornare a chiedere aiuto alla strega del Nord e poi, dato che le scimmie volanti non possono portarcela, a quella del Sud. Dopo un’altra serie di avventure, che culminano con lo scontro con la banda dei “martellotti” (i Bassotti), Minni e i suoi amici vengono portati dalle scimmie al cospetto della strega del Sud, Glinda (Paperina). Questa rende di nuovo umano (o meglio papero) l’uomo di latta, e aiuta lo spaventapasseri a diventare più intelligente e il leone più sicuro di sé (anche se i due si erano avviati da soli sulla buona strada), e infine spiega a Minni che basta battere l’una contro l’altra le famose scarpette per tornare a casa, cosa che puntualmente avviene concludendo così la storia. Artibani, nell’insieme, ha fatto un lavoro eccellente, parodiando senza esagerare un grande romanzo fantasy, e che ben si prestava a un adattamento disneyano (a differenza della maggior parte delle Grande Parodie, che quasi sempre finiscono per allontanarsi troppo dalla trama originale): la bontà della narrazione di Frank Baum rimane così inalterata, dando vita a una storia della giusta lunghezza e che conserva le emozioni che le avventure di Dorothy trasmettono da oltre un secolo ai lettori – e agli spettatori col noto film del 1939. Notevoli i disegni di Mottura, famoso per uno stile barocco e surreale che non sempre si adatta al mondo disneyano (si veda la recente serie Circus, dove spesso i dettagli di una narrazione complessa vanno perduti), ma è perfetto, anche nella colorazione, per questa Grande Parodia. Pochi disegnatori avrebbero potuto fare di meglio: il mese di aprile, durante il quale sono apparse molte storie di alto livello, si chiude con un piccolo capolavoro.

La strega del Sud, Paperina, alle prese con Minni e i suoi amici; da notare la presenza discreta delle sue tre nipotine

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *