Numero 3645 del 1 ottobre

–   Copertina di Francesco D’Ippolito, che presenta il clamoroso ritorno di un personaggio quasi dimenticato, e che nessuno aveva mai preso sul serio: Superpippo! Questa parodia di Superman, ideata nel 1965 e che negli anni ’60 e ’70 compariva spesso sulla rivista, era un po’ caduta nel dimenticatoio, nonostante fosse stata ripresa anche da autori italiani; ma adesso il “nuovo corso” di Topolino, che fra le molte innovazioni si distingue per il recupero di personaggi secondari, ne ha reso possibile una ricomparsa, e non più come macchietta destinata a storie brevi e di raccordo fra quelle importanti, ma come protagonista assoluto. Formidabile la copertina di D’Ippolito, sia per il dinamismo del volo del personaggio che per la sua espressione, talmente seria da apparire quasi minacciosa. Anche se la storia che vede il ritorno di Superpippo non è disegnata da lui, ma da Maccarini, la sua copertina diventa, senza alcun dubbio, una delle migliori dell’anno.

–   Il pippide più potente al mondo!, di Andrea Malgeri e Andrea Maccarini: Superpippo non si fa più vivo da molto tempo, e così la sicurezza a Topolinia passa nelle mani di un certo Prof. Frop, che si serve di un esoscheletro di sua invenzione, detto Roboprof, per catturare i “cattivi” che ogni tanto appaiono a Topolinia. Ma perché Superpippo (ed anche Supergilberto) è scomparso? Perché la pianta di noccioline che produce le “super spagnolette” che innescano la trasformazione sembra essiccata e da tempo non produce più nulla. Pippo conserva gelosamente l’ultima nocciolina, caso mai dovesse arrivare un pericolo davvero grave. E questo arriva: come si poteva facilmente intuire, anche solo dall’aspetto fisico di Prof. Frop, costui è malvagio e vuole servirsi dell’esoscheletro per dominare Topolinia e “mandare in castigo” i suoi abitanti. I mostri che ha sconfitto sono solo dei robot creati da lui stesso e, servendosi oltretutto di certe onde “pfui” che dirige sulla città, il prof. riesce a far perdere ai topolinesi, inclusi Pippo e Gilberto, l’autostima e la voglia di ostacolare i suoi progetti. Pippo, in particolare, ormai convinto di essere solo un inutile pasticcione (come in effetti era sempre stato raffigurato), ingoia l’ultima nocciolina per un “ultimo volo” nostalgico e poi usa i suoi poteri per cercare di distruggere il cespuglio delle noccioline. Ma Gilberto, che ha scoperto tutto, lo dissuade e gli fa ritrovare l’entusiasmo: il cespuglio percepisce misteriosamente il suo cambio di atteggiamento e ricomincia a produrre noccioline. E allora Superpippo torna in azione e, nonostante le onde pfui, trova la forza – nel ricordo di quanto i suoi amici lo apprezzassero nonostante i pasticci che combinava – di sconfiggere il malvagio Frop: Topolinia ha di nuovo un vero eroe, e Malgeri è riuscito a scrivere un piccolo capolavoro pur lavorando su un personaggio minore e spesso messo in ridicolo dai suoi stessi autori. Notevole il disegno di Maccarini, tornato a disegnare su Topolino da poco tempo ma con già diverse storie importanti al suo attivo. Tornerà Superpippo? Ed anche Supergilberto? Lo sapremo fra qualche numero.

Maccarini rende magnificamente la trasformazione, quando il supereroe ricompare dopo una lunga assenza

 

–   Il brigante gentile, di Marco Bosco e Giampaolo Soldati: Paperino e Paperoga, inviati del Papersera, sono a Gorizia per scrivere un reportage… ma su cosa? Aiutati da Pico de’ Paperis, che li guida nella città friulana, i cugini si interessano a tale Mainardo Gaspaper, detto il “brigante gentile” perché solito inchinarsi davanti alle sue vittime, e si mettono alla ricerca di un libro, ormai scomparso, che narra le sue imprese. Scoperto che l’autore del libro è Pico stesso, i cugini lo rintracciano nella biblioteca comunale insieme ad un manoscritto scritto proprio da Mainardo, che rivela la sua vera identità: un innocuo cantastorie che aveva finito per confondersi col suo personaggio.

–   I pilastri del futuro, di Francesco Artibani e Francesco D’Ippolito: un misterioso asteroide arriva sulla Terra e, a quanto pare, emette un segnale che, decifrato, si rivela un messaggio che richiede la presenza di Zapotec, Marlin e Topolino. Gli “uomini in nero” prelevano i tre sopracitati e li portano davanti all’asteroide, che intanto è arrivato sulla Terra: si tratta in realtà di un’astronave aliena che permette solo a Topolino ed agli scienziati di entrare al suo interno e ascoltare il messaggio di un uomo del futuro, che parla loro di un’invasione (futura) di piante intelligenti che caccerà gli esseri umani dal pianeta. Per evitare che questo avvenga i tre dovrebbero piantare, nel tempo presente, i semi di certe piante “antagoniste”. Ma c’è un problema: una delle piante intelligenti è salita a bordo dell’astronave e cerca di sabotare il piano. Topolino, invece di distruggerla, attiva un programma che permette di localizzare un altro mondo in grado di ospitare le piante intelligenti, riuscendo ad ottenere l’aiuto di tutti, persino degli “uomini in nero”. La pianta, rabbonita, accetta l’aiuto, e il futuro della Terra torna ad essere privo di problemi. La storia, invece, ne ha uno importante: una trama complessa, dove vengono affrontati problemi etici (c’è chi ci vede una velata allusione al noto conflitto in Medio Oriente), complotti e paradossi temporali, e che non è facile da seguire nonostante il disegno di un buon D’Ippolito, disegno che eccelle soprattutto nella resa degli “alieni”, ma che non aiuta a comprendere i passaggi più ostici. Tutto sommato, una storia di cui si poteva tranquillamente fare a meno, e che fa rimpiangere le avventure più classiche del terzetto di protagonisti, con viaggi nel tempo ben studiati e ricchi di sorprese. Se proprio si voleva proporre al lettore una storia impegnativa, ci sarebbero volute almeno due puntate, se non tre.

Zapotec, Marlin e la pianta intelligente a confronto


Numero 3646 del 8 ottobre

–   Copertina di Corrado Mastantuono, ispirata al tema portante di questo numero, che festeggia il centesimo anniversario della prima apparizione in Italia del cosiddetto “cruciverba”. Tutte le storie del numero sono infatti legate all’enigmistica, al punto di diventare esse stesse, come la prima, un saggio di questa materia: una scelta che ha soddisfatto i non pochi enigmisti che leggono Topolino, ma che ha lasciato perplessi tutti gli altri, nonostante la presenza di storie tutt’altro che banali. La copertina ci mostra comunque Paperino intento a crearsi un cruciverba “denigrativo” dello zio, che lo scopre mentre lo sta completando (invece di lavorare): buone, anche se tutt’altro che memorabili, le espressioni dei due paperi. Lo scopo, interessare il lettore alle storie basate sull’enigmistica, è raggiunto.

–   L’enigma della stanza bianca, di Marco Nucci/Niccolò Testi e Stefano Intini: Newton ne ha combinata un’altra delle sue, e si ritrova intrappolato, in compagnia dei rassegnati Qui, Quo e Qua, all’interno di un cruciverba. La colpa è del suo “imprimetor”, che doveva “imprimere” in testa ai quattro un libro di scuola, e invece li ha proiettati dentro un cruciverba finito fra le sue pagine… uno tutt’altro che facile. Se ne può uscire fuori solo risolvendolo e, unendo le loro conoscenze, alla fine ci riescono e arrivano all’uscita, tornando trionfalmente nel laboratorio di Newton. Sono dunque salvi? Pare di sì, ma non appena escono dal laboratorio scoprono di essere dentro un rebus…

–   La sorpresa scomparsa, di Tito Faraci e Valerio Held: incredibile ma vero, Gambadilegno chiede l’aiuto di Topolino per scoprire chi, a casa sua, ha rubato un regalo per l’anniversario di Trudy. I sospetti sono tre: Sgrinfia, Plottigat e… Pippo, tutti passati da poco a trovarlo. La storia procede come un classico enigma poliziesco da Settimana Enigmistica, con Topolino che interroga i sospetti cercando di capire chi di loro abbia commesso il furto. Ma stavolta c’è una sorpresa: nessuno di loro è colpevole e non c’è stato nessun furto, perché Gambadilegno, avendo scordato ancora una volta l’anniversario di Trudy, aveva inventato tutta la storia per far credere il contrario.

 Prigionieri del deposito, di Marco Bosco e Lorenzo Pastrovicchio: è una storia “palindroma”, vale a dire con le vignette che si ripetono, rovesciate, ai due estremi: la prima è identica all’ultima, ma rovesciata (e i dialoghi sono diversi), la seconda è uguale alla penultima e così via. La storia in sé racconta di come un attacco congiunto dei Bassotti e di Amelia sia riuscito a mandare in tilt le difese del deposito, che si è “blindato” rinchiudendo tutti al suo interno, compresi Paperone, Paperino, Battista, miss Paperett e Brigitta. Mentre Archimede lavora freneticamente per riparare il guasto, tutti i presenti dichiarano una tregua, ma la storia termina prima che l’inventore abbia finito.

–  Pippo unisce i punti, di Francesco Pelosi e Lorenzo Pastrovicchio: Gilberto non è più soddisfatto del suo classico cappello da laureato, e Pippo cerca di consolarlo mostrandogli una stanza piena di giochi enigmistici da lui ideati, fra cui la “pista indecifrabile”. Si tratta di un classico schema a puntini, ma senza numeri, e il solutore può unirli come vuole. Una volta Pippo li ha uniti finendo per disegnare il suo famoso cappello, e poi se lo è fatto fare su misura). Gilberto si mette a studiare i giochi inventati dallo zio, e finisce per rendersi conto che in fondo il suo classico cappello è quello che più gli piace. Ed anche i giochi, come si scoprirà, piacciono ai loro numerosi parenti.

 Lord Quackett contro le parole mascherate, di Alessandro Sisti e Marco Gervasio: Dolly Paprika, fidanzata di John Quackett (cioè Fantomius), è appassionata di cruciverba, un nuovo gioco di moda sui quotidiani (come in effetti è stato negli anni ’20). Sia Copernico che Quackett non prendono molto sul serio il passatempo, e si dedicano a progettare un nuovo colpo: rubare il “Turbante Ingemmato”. Allora Dolly, “sparendo” all’improvviso, li costringe a occuparsi di un cruciverba da lei disegnato e che, a mano a mano che viene risolto, li conduce sino al luogo in cui si è nascosta: un famoso ristorante. Nell’attesa, Dolly ha provveduto personalmente a rubare il turbante.

 Vampiri fascinosi, di Giovanni Eccher e Giada Perissinotto: nuova storia della serie “I mercoledì di Pippo”, che vedono quest’ultimo improvvisarsi scrittore con esiti discutibili e obbligare Topolino ad ascoltarlo mentre legge i suoi ultimi romanzi. Stavolta Pippo ha scritto un cosiddetto “young adult”, e lo legge a Topolino in una gelateria affollata di giovani, che finiranno per commentare e persino apprezzare una trama che a Topolino non piace, ed altro non è che una parodia della Twilight Saga, ma con un finale diverso e sorprendente: i due rivali che si contendono Minni, vale a dire il vampiro (Pippo) e il licantropo (Topolino) diventano amici e si dedicano ai videogiochi!

 

Numero 3647 del 15 ottobre

–   Copertina di Andrea Freccero, che non richiama alcuna storia in particolare, ma sembra piuttosto voler radunare la “banda” al completo in vista della mostra lucchese, appuntamento sempre molto sentito dalla redazione, che di solito vi manda un disegnatore di quelli più rappresentativi (quest’anno sarà presente Cavazzano). Freccero svolge il compito con la consueta diligenza, e la “banda” al completo, sorridente e piena di entusiasmo, si propone al lettore come ha fatto tante altre volte in passato. Forse di questi tempi non basta, forse ci vorrebbe qualcosa che richiami una delle storie del numero (e diverse meritano), ma evidentemente in redazione sono tutti fiduciosi e certissimi del roseo futuro che attende la rivista.

–   Un passato ingombrante, di Corrado Mastantuono: qualche anno fa il giovane Preston Blaik era un giornalista coraggioso e sempre “sul pezzo”; oggi fa il corriere, e sembra invecchiato e disilluso. Che gli sarà successo? Lo sapremo quando Blaik, finito al Papersera per consegnare un pacco, si offre di collaborare gratis, e così rientra nel giro. A Paperino e Paperoga spiega che una volta, pur di ottenere uno scoop su certi gangster, aveva sottostimato la minaccia di un attentato che questi stavano preparando e, travolto dalla vergogna, aveva rinunciato a fare il giornalista. Ma le cose sono andate proprio in questo modo? Purtroppo per Blaik, no. Paperino e Paperoga, che sono meno stupidi di quanto sembrano, scoprono ben presto che era stato Blaik stesso a organizzare l’attentato per fabbricarsi lo scoop, e che inoltre era stato scoperto ed arrestato. E, quel che è peggio, ci è ricascato: viene colto con le mani nel sacco quando colloca della dinamite sotto una strada per causare una catastrofe e tornare ad essere “lo svelatore”, come ai bei tempi. Blaik torna in carcere, mentre i metodi di Paperino e Paperoga, meno aggressivi ma almeno sempre corretti, danno i loro frutti. Grande prova dell’autore romano, alle prese con una trama che dà molto da pensare, e che ricorda certi film “noir” di un tempo, a partire dal mitico “Asso nella manica” con Kirk Douglas. Si apprezza soprattutto la rivalutazione dei due cugini, che quando hanno a che fare col Papersera diventano quasi sempre due buffoni incapaci di combinare qualcosa di buono e che invece, in questa occasione, ci riescono senza problemi. Disegni ottimi, come sempre, specialmente nella resa del cattivo Blaik, la cui vera natura si scopre a poco a poco: Mastantuono ne avrebbe certamente tratto una copertina più interessante di quella adottata per questo numero.

Blaik, la cui indole malvagia inizia ad emergere, in compagnia dei suoi “colleghi” al Papersera

 

–   La fiera degli eroi, di Bruno Enna e Alessandro Perina: nuova storia della serie “Paperino Paperotto”, che negli ultimi tempi imperversa sulla rivista, e che vede un giovanissimo Paperino, con i suoi amici d’infanzia, cimentarsi in avventure, risolvere misteri e sfidare pericolosi criminali. A volte succede solo nella sua fantasia, a volte – come spesso avviene quando è Enna a scrivere le storie – nella realtà. In questo caso la vicenda ruota intorno a una rarissima edizione dei “Racconti di Duckerbury”, esposta alla fiera di Quacktown (dove vivono Nonna Papera, il giovane Paperino e i suoi amici) insieme con molti altri libri e persino con un fumetto realizzato, con molto entusiasmo ma pochi soldi, dalla banda di “paperini”. La faccenda si complica, e di molto, quando la zona viene allagata da un tornado, e poi quando il libro prezioso viene rubato in assenza dello sceriffo: ma Paperino e i suoi amici, vestiti da supereroi per fare pubblicità al loro fumetto, risolvono ogni problema e riescono persino a non combinare nessun guaio. Tutto è bene quel che finisce bene: il libro viene recuperato, la fiera, nonostante il maltempo, è un grande successo, e tutte le copie del fumetto, non solo vengono vendute, ma attirano l’attenzione di Alistair Black, ancora giovane e futuro coprotagonista delle vicende dell’Area 15 (alle quali si ispirano queste ultime di Paperino Paperotto). Enna scrive ancora una buona storia, sia pure non all’altezza delle ultime, quando aveva introdotto il personaggio di Harold Duckes: poco o nulla cambia nel presente dei protagonisti, ma il richiamo all’Area 15 è molto efficace e sorprende in positivo il lettore più attento, quello abituale (quello casuale non si renderà conto di chi è Alistair Black). Purtroppo le tavole di Perina sono solo sufficienti, sia pure con rare punte di efficacia espressiva quando il disegnatore comasco, che sforna troppe storie all’anno, decide di rallentare il ritmo ed impegnarsi un po’ di più.

Un Perina meno frettoloso del solito rende al meglio un estasiato Paperino

 

–   Sottosopra, di Tito Faraci e Ottavio Panaro: Sgrinfia e Gambadilegno si aggirano furtivamente nelle fogne di Topolinia, faticano ad orientarsi e pur di arrivare alla loro meta rinunciano persino a rubare dei lingotti dal caveau di una banca. Alla fine si scopre che questa meta è il giardino di Topolino, dove si sta svolgendo una festa “a sorpresa”: li ha invitati Minni, e l’invito è stato gradito da tutti i presenti, incluso Basettoni (presente con la moglie).

–   La parola proibita, di Marco Bosco e Marco/Stefano Rota: Rockerduck diventa allergico alla parola “secondo”, che gli provoca un terribile prurito ogni volta che qualcuno la pronuncia. Su consiglio del suo medico si chiude in casa per non dover mai sentire la parola “proibita”, e questo permette a Paperone di soffiargli un affare. Ma quando il magnate gli rinfaccia di essere solo il “secondo”, Rockerduck si accorge di essere guarito dalla sua allergia.

–   Il tesoro di Cucaracha Bay, di Niccolò Testi e Nico Picone: Topolino e Minni sono in vacanza, in crociera, ma la loro nave deve fermarsi in un’isola chiamata Cucaracha Bay dopo una notte di tempesta. Ben presto la faccenda si complica: gli abitanti del paese stanno infatti cercando un tesoro che i loro antenati (pirati sbarcati sull’isola secoli prima) si erano contesi, e Topolino, per una volta, non vorrebbe essere coinvolto. Incredibilmente sarà Minni a prendere l’iniziativa ed a convincerlo: grazie a loro il tesoro verrà ritrovato e, nonostante qualcuno di loro non sia d’accordo, gli abitanti dell’isola se lo dividono equamente. Topolino e Minni ripartiranno soddisfatti sulla loro nave.


Numero 3648 del 22 ottobre

–   Copertina di Giuseppe Facciotto, chiaramente ispirata alla storia che vede il ritorno del Paperinik “gervasiano”, nonostante in questo numero il “vendicatore mascherato” sembri più un tranquillo detective che indaga sotto il naso della polizia più che quel misto fra Diabolik e Batman che Gervasio vorrebbe ricreare dopo anni di imborghesimento. Facciotto fa un lavoro discreto, ma la copertina è decisamente “esagerata”, col papero mascherato che appare anche sproporzionato (si veda il piede sinistro) e tutt’altro che dinamico, nonostante una posa che vorrebbe essere plastica e nel pieno del movimento. Gervasio avrebbe probabilmente fatto un lavoro migliore, da ogni punto di vista, ma il suo apporto è limitato alla storia in questione, e forse non del tutto (ai testi c’è anche Bertani) – e questa sarebbe già la seconda volta consecutiva, dopo la storia “enigmistica” con Fantomius e Dolly.

–   Dalla parte di Sheriduck, di Marco Gervasio: una banda di falsari sta dando filo da torcere al tenente Sheriduck, nemesi di Paperinik, e le cose si mettono male per il poliziotto quando vengono scoperti degli strani bonifici sul suo conto e per lui scatta l’indagine e la sospensione dal servizio. È proprio il “vendicatore mascherato” ad aiutarlo, con una serie di azioni non del tutto legali, dapprima alla Zecca (dalla quale sembrano provenire i soldi falsi) e poi in una galleria d’arte della quale, secondo Sheriduck, i falsari si servono per riciclare il denaro. La rete di complici emerge lentamente, con Paperinik che gira nottetempo la città seguendo i criminali, spiando le loro conversazioni e infine tendendo agguati in compagnia dello stesso Sheriduck, che a poco a poco viene convinto dal suo alleato a scuotersi dalla rassegnazione che lo ha depresso. Alla fine sembra che entrambi siano caduti in trappola, ma l’astuzia di Paperinik ha la meglio sulla banda di falsari, e la polizia li arresta tutti, incluso il direttore della Zecca, nonché capo dei criminali. I rapporti fra il vigilante di Paperopoli e l’integerrimo poliziotto migliorano, ma il secondo minaccia le dimissioni se il primo dovesse entrare direttamente in polizia come gli viene proposto… buon lavoro di Gervasio, nell’insieme, con una trama complessa e ricca di colpi di scena, e che tuttavia non appassiona il lettore più di tanto, come se fosse solo un compito eseguito con la massima diligenza, ma senza dare il meglio di sé. C’entrerà Bertani, accreditato come coautore dei testi, e le cui frequenti apparizioni come sceneggiatore non hanno mai suscitato grandi entusiasmi? O il blocco creativo che sembra attanagliare Gervasio da qualche anno, dopo una serie di storie eccezionali uscite nel 2022, va peggiorando? Eppure Paperinik è di gran lunga (sia pure dopo Fantomius) il suo personaggio preferito, e il suo disegno rimane sempre di buon livello. Ben presto, comunque, uscirà un’altra sua storia importante, stavolta sceneggiata insieme a Nucci, e che vedrà tornare il Paperone del Klondike (Re del Klondike era fra i molti capolavori usciti nel 2022). Vedremo allora se Gervasio avrà recuperato la sua antica brillantezza.

Gervasio rende con maestria le “divergenze di opinioni” fra Sheriduck e Paperinik

 

–   Poco da ridere…, di Tito Faraci e Carlo Limido: a quanto pare c’è un giorno dell’anno in cui Paperoga, di solito esuberante e pieno di idee e di iniziative, diventa depresso, quasi insopportabile. Per questo motivo Paperina costringe un riluttante Paperino, una volta all’anno, ad occuparsi del cugino, costringendolo a svagarsi e a divertirsi nel tentativo (che sempre si rivela inutile) di migliorare il suo umore: ogni volta, nonostante la stessa Paperina si dia da fare, la situazione peggiora. Solo al tramonto Paperoga ritroverà sé stesso e riuscirà persino a ridere, anche se retrospettivamente, di tutte le trovate escogitate in precedenza per farlo divertire.

–   La logica dell’amicizia, di Chantal Pericoli e Marco Mazzarello: a quanto pare è stato Pluto a fare incontrare Topolino e Pippo, e in questa breve storia si racconta come. Pluto, portato a spasso da un Topolino il cui aspetto non ha nulla a che fare con quello degli anni ’30 (quando in teoria sarebbe avvenuto il primo incontro con l’amico), strappa il guinzaglio ed entra proprio nella casa in cui vive Pippo, che lo accudisce senza suscitare in lui alcuna diffidenza. Il cane di Topolino si era accorto che la sua casa è piena di folletti (!) e lo aiuta a rinchiuderli nel baule dal quale sono usciti. Topolino, sorpreso dagli insoliti sviluppi e dalla simpatia che Pluto dimostra a Pippo, ne diventa amico.

–   La giornata spaperonizzata, di Marco Bosco e Francesco Guerrini: Filo Sganga e Brigitta si incontrano davanti al deposito e decidono di “prendersi una pausa” da Paperone, evitandolo per un po’. Questo è più facile a dirsi che a farsi: Paperone ha interessi dappertutto e la sua presenza incombe in ogni luogo. Anche la villa abbandonata dove infine i due si rifugiano verrà presto trasformata, a loro insaputa, nella “perla degli alberghi P.d.P.”.

–   Il guardiano della Fenice, di Francesco Testi e Marco Palazzi: complessa storia della famosa serie “Wizards of Mickey”, che vede Topi e Paperi al completo, o meglio la loro versione fantasy, impersonare dei maghi nel classico mondo fiabesco e simil-medievale tipico delle grandi saghe di questo genere (dal Signore degli Anelli in poi). Gambadilegno, aiutato dai Bassotti, evade dalla prigione in cui è rinchiuso insieme al “contenuto” della cella 27 (ha sentito dire che è prezioso e che va ben sorvegliato): questo contenuto altro non è che il vecchio e dispotico re di Duckland, tale Valiant, spodestato anni prima dal più magnanimo Paperone, e che si manteneva al potere grazie a un certo medaglione “della Fenice” capace di materializzare un’armatura che lo rendeva invincibile. I due furfanti vanno così a cercare il medaglione inseguiti dal gruppo di maghi (Topolino, Pippo e Paperino, accompagnati da Re Paperone), che li raggiunge troppo tardi: Valiant, ritrovato il prezioso amuleto, è diventato nuovamente invincibile. Ci penserà Gambadilegno, che pur essendo un criminale non ama i dittatori, a risolvere la situazione scaraventando il tiranno in un abisso senza fondo: i “wizards”, ancora una volta, sono vincitori e possono ricongiungersi alle loro controparti femminili (Minni, Paperina e Clarabella, rimaste ad amministrare il regno di Paperone). La storia è ben costruita, ricca di dilemmi morali e scelte difficili, ed è anche disegnata magnificamente, con punte di vera eccellenza sui “cattivi” della situazione (Valiant, ma anche lo stesso Gambadilegno). Pure, non a tutti piace l’ambientazione troppo fantasy e il fatto che personaggi classici, abituati a vivere avventure razionali, lancino incantesimi come se piovesse. Ma non è forse meglio questo tipo di storia, che in fin dei conti mantiene una componente avventurosa, a quelle in cui i personaggi non solo vengono calati più o meno a forza in ambientazioni esotiche, ma finiscono completamente stravolti (come buona parte delle ultime saghe)? Il Topolino passivo e disilluso delle “Isole della Cometa” è davvero meglio di questo Mickey che lancia incantesimi e le cui storie sono ben scritte e ottimamente disegnate? La risposta è, o dovrebbe essere, scontata.

Palazzi raffigura con grande efficacia i due “cattivi” della storia, Gambadilegno e Valiant, con le loro “divergenze”

 

 

Numero 3649 del 29 ottobre

–   Copertina di Ivan Bigarella, dedicata alla nuova storia con Superpippo, che segue, a soli quattro numeri di distanza, quella del suo rilancio. Stavolta il supereroe, che nella precedente copertina era raffigurato in piena azione (nel volo), qui è disegnato in un momento di massimo riposo, in una posizione che ricorda lo yoga, anche se siamo in cima ad una guglia, con tanto di uccelli che gli svolazzano intorno o si posano su di lui. Disegnato veramente bene, questo Superpippo esprime quiete più che azione, calma più che tensione, e rende perfettamente il vero spirito di questo particolare supereroe, che troppo spesso è stata relegato al ruolo di macchietta, di parodia dei “veri” supereroi, e che invece dimostra come il “pensiero laterale” che ha reso famoso Pippo, e che troppi considerano semplice stupidità, sia invece una qualità rara, che arricchisce e che rende umano e tutt’altro che distante anche il suo alter ego, facendo tornare alla mente le parole di apprezzamento espresse da Topolino prima della sua ricomparsa: “Superpippo era un grande eroe per via del suo grande cuore”. Bigarella lo ha capito perfettamente.

–   Il flagello degli otto mari, di Marco Nucci e Fabrizio Petrossi: un giovane Paperino, non così maturo e disilluso come la sua versione adulta, ma neanche ribelle e fantasioso come la sua versione infantile (“Paperino Paperotto”), vive già da solo, sta già corteggiando Paperina – senza troppo successo – e soprattutto conosce a memoria tutti i libri di avventura di tale Cormorano Teach, scrittore di enorme successo ma del quale nessuno ha più avuto notizie nonostante stesse per pubblicare il suo 34esimo romanzo. Paperino, per trovare il coraggio che si rende conto di non avere, decide di diventare marinaio e si fa assumere a bordo di una nave, anche se ben presto scopre che quella vita non fa per lui e dà le dimissioni. Ma, con un singolare colpo di scena, proprio mentre sta andando via incontra Cormorano Teach, che a sua volta cerca lavoro a bordo e, pur di scoprire cosa è successo allo scrittore, ci ripensa. L’avventura che nasce da questo incontro è davvero fantastica, e termina con la pubblicazione del 34esimo romanzo di Teach, scritto, perduto e ritrovato con l’aiuto di Paperino stesso, e con quest’ultimo che, come già era successo allo scrittore, perde la memoria ma trova infine il coraggio di dichiararsi a Paperina. Nucci tira fuori il meglio di sé, dopo che le sue ultime storie non avevano suscitato grandi entusiasmi, e ci propone un Paperino giovane, ma anche autentico, con i suoi difetti, i suoi pregi e la sua innata passione per l’avventura che lo ha reso celebre – anzi, che Barks ha reso celebre. E che avventura, quella che Paperino vive con Cormorano Teach! Degna dello stesso Barks. Purtroppo il disegno di Petrossi, anche se molto fascinoso, è “sperimentale”, a voler usare un eufemismo, e alterna momenti “classici” ad altri che farebbero storcere il naso anche a un Pier Lorenzo De Vita e che molti lettori faticano a digerire. Peraltro tutti i personaggi non “paperi”, a partire da Teach, sono disegnati senza eccessi e spesso con maestria, come se Petrossi, tra i molti “cervelli in fuga” (lavora per il mercato francese) avesse voluto dimostrare che certe sue scelte sono volute. La storia si fa comunque apprezzare, nonostante gli eccessi del disegno, ma resta il dubbio di cosa sarebbe potuta diventare nelle mani di un disegnatore più tradizionale.

Il discutibile Paperino di Petrossi in compagnia di un più classico Cormorano Teach
Il discutibile Paperino di Petrossi in compagnia di un più classico Cormorano Teach

 

–   Scatenatamente Superpippo, di Andrea Malgeri e Andrea Maccarini: quattro numeri fa era tornato, e adesso ricompare il Superpippo dei due Andrea, Malgeri e Maccarini, in una nuova avventura non meno spettacolare della precedente. Si inizia con lo “status quo”: Superpippo è tornato a volare, ma non così Supergilberto. Il nipote di Pippo, infatti, pur collaborando con lo zio, non vuole più servirsi personalmente, come un tempo, delle famose noccioline, e sembra più interessato a proseguire i suoi studi che a divertirsi di tanto in tanto (trascura persino la sua collezione di fumetti). La situazione cambia quando Superpippo sconfigge un villain detto “il collezionista”, che colleziona “armi prodigiose di antiche civiltà” per conquistare il mondo e che, nonostante abbia trovato il “copricapo di Assurdanipal”, che materializza le fantasie di chi lo indossa, non ne ha abbastanza per opporsi seriamente al supereroe. Il cappello, però, percepisce le grandi fantasie di Pippo, e si “impossessa” di lui, mandandolo in trance e riempiendo Topolinia di elefanti e balene che volano, gigantesche piante carnivore e così via. Gilberto dovrà tornare a leggere i suoi fumetti, ritrovare così la fantasia perduta e trasformarsi in Supergilberto in modo da convincere il cappello a lasciare lo zio trasferendosi da lui, così da farlo infine esplodere con fantasie impossibili da materializzare (ombre luminose, fonti di acqua asciutta eccetera). Tutto è bene quel che finisce bene: Supergilberto ritornerà… non prima di essersi rimesso a studiare. Grande storia anche questa, con Malgeri che dimostra, una seconda volta, l’enorme potenziale di Superpippo, che sembra ormai destinato a solcare spesso e volentieri i cieli di Topolinia. E grandi anche i disegni di Maccarini, capaci di dare al bizzarro personaggio quel tocco di modernità che gli era sempre mancato e che adesso invece lo rende vivo e credibile.

Magnifico il disegno di Maccarini: Gilberto, svanito l’effetto delle supernoccioline, sta per fare una brutta fine, ma un grande e deciso Superpippo lo afferra al volo

 

–   L’evasione al contrario, di Giovanni Eccher e Giorgio Cavazzano: Sgrinfia e Gambadilegno sono in prigione; il secondo sta per uscire e il primo ha ancora un mese da scontare. Sgrinfia, pur di non restare un mese da solo, fa credere all’amico che nel carcere sia nascosto il bottino di un vecchio detenuto: Gamba, pur di avere una pena accessoria e quindi il tempo per scoprire il “tesoro”, inizia a comportarsi “male”. Ma nonostante i suoi sforzi riesce solo a ingraziarsi il direttore del carcere e inimicarsi gli altri detenuti, salvo poi azzuffarsi con Sgrinfia una volta scoperto l’inganno. Questo gli varrà finalmente quella pena accessoria lungamente cercata, ma ormai inutile.

Cavazzano, ancora in forma, disegna splendidamente i due compari
Cavazzano, ancora in forma, disegna splendidamente i due compari


–   Le idee quotidiane
, di Francesco Pelosi e Blasco Pisapia: a Paperone le buone idee per fare affari vengono solo se può sbirciare notizie interessanti su qualche giornale abbandonato al parco, o che qualcun altro sta leggendo (vecchia abitudine, consolidata dai tempi di Barks). Un giorno il sindaco vieta l’abbandono dei vecchi giornali e anche i lettori abituali, quelli che Paperone spia con regolarità, si defilano. Niente più buone idee, allora: ci vorrà Pico per capire quale sia la causa di questa crisi che il magnate non riesce a superare. E alla fine, pur di ritrovare le sue buone idee, arriverà a pagare ad uno dei suoi “lettori abituali” un abbonamento, purché costui torni a leggere nel parco.

 

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