Numero 3650 del 5 novembre – Copertina di Alessandro Perina, che riprende una storia di questo numero, dove fa la sua ricomparsa il tennista Quacknik Spinner, parodia di Jannik Sinner (mai come adesso sulla bocca di tutti) già apparsa un anno e mezzo fa quando il nostro campione stava diventando famoso. La copertina non sarebbe malvagia, se non fosse per la presenza di Paperinik, forse aggiunto in un secondo momento e che non si capisce bene se voglia aiutare od ostacolare il tennista. Anche il suo ruolo nella storia in questione non è poi così importante, né la storia è di quelle memorabili, a differenza di altre che compaiono in questo numero. Ma di Sinner ce n’è uno solo, e il momento di sfruttarne la fama è questo. – Le ultime lune dell’Agonia Bianca, di Marco Nucci/Marco Gervasio e Ivan Bigarella: e siamo di nuovo nel Klondike, ovviamente con Paperone, Doretta, Soapy Slick e, una volta tanto, Paperino. La storia si svolge in epoca moderna (non è l’ennesima riproposta del Paperone cercatore d’oro) e vede il magnate paperopolese recarsi a Dawson per cedere il suo famoso terreno, quello detto “dell’Agonia Bianca”, a tale “O’Billiard”. Quale migliore occasione per una rimpatriata (l’ennesima) con Doretta, che si è ritirata nella vecchia capanna dopo che Slick è riuscito a diventare sindaco di Dawson, a mettere gli abitanti contro Paperone e persino a distruggere la statua eretta in suo onore? La rimpatriata viene completata dalla presenza del leggendario Cappuccetto Nero, l’orso addomesticato da Doretta nella sua celebre prima apparizione nella storia di Barks, quella da cui nasce la saga del Paperone cercatore d’oro con le sue molte (forse troppe) varianti. La rimpatriata diventa l’occasione per sistemare molte faccende rimaste in sospeso, a partire dal ruolo di Slick, con gli abitanti che lo rinnegano una volta che Paperone gli ha ricordato chi è davvero questo “villain”, per finire col celebre quadro della “Bella Addormentata”, introdotto da Martina più di 50 anni fa e al centro di molte vicende ideate da Gervasio negli ultimi anni. Il quadro, da tempo in possesso di Paperone, viene infine restituito a Doretta, sua legittima proprietaria dai tempi del Klondike. Il terreno, invece, viene regalato a Paperino in segno di affetto e di stima: O’Billiard non esiste e la scelta di Paperone suona come un passaggio di consegne tra i due protagonisti delle avventure paperesche, e forse anche come un riconoscimento, per quanto tardivo, del valore del nipote. Storia importante, senza alcun dubbio, in cui sia Gervasio che Nucci danno il massimo delle loro capacità di sceneggiatori (stranamente non è Gervasio il disegnatore, ma Bigarella se la cava molto bene), ma forse non il meglio. Contraddizioni, incongruenze e semplificazioni rendono solo discreta una vicenda che aveva le carte in regola per diventare memorabile: la facilità con cui Paperone si sbarazza di uno Slick che da sempre cospira ai suoi danni, il tormentone di Paperino che prevede ogni parola dello zio, il terreno che appartiene a Paperone o a Doretta a seconda della convenienza. Si poteva, e si doveva fare di meglio, ma evidentemente Gervasio, che non sarebbe caduto in questi errori, ci ha messo solo l’idea, e Nucci dev’essere uscito dalla sua “comfort zone” (non si era mai cimentato col Klondike, prima) al punto di commettere troppi errori. Nonostante tutto è questa la storia migliore del numero, e forse una delle più importanti dell’anno. Persino Casey Coot, fratello di Nonna Papera, fa la sua ricomparsa in questa storia – Le distrazioni finalistiche, di Roberto Gagnor e Alessandro Perina: Paperone sponsorizza (sul tetto del deposito) un importante torneo di tennis al quale partecipa Quacknik Spinner, il più forte giocatore del Calisota. Ma il premio per il vincitore, una coppa d’oro massiccio, fa gola anche ai Bassotti, che iscrivono uno di loro al torneo e cercano di vincerlo ricorrendo ad ogni mezzo (illecito) pur di sbarazzarsi degli avversari. Paperino deve trasformarsi in Paperinik per sventare ogni loro piano, ma alla fine saranno solo la bravura e la passione di Spinner ad avere la meglio sugli scorretti avversari. – Il mistero parallelo, di Bruno Enna e Davide Cesarello: inizia una nuova serie, “500 piedi e una zampa”, spinoff di “500 piedi”, la grande storia in sei puntate realizzata degli stessi autori e apparsa sulla rivista circa un anno fa. Al centro della vicenda si trovano i tre ufologi di “500 piedi” (e restati, come tutti gli altri personaggi, senza memoria degli eventi della prima storia): il professor Fox Spector, cacciatore di UFO, sua figlia Drew e il paranoico complottista “John Smith”. Topolino e i suoi amici restano sullo sfondo, mentre Pluto diventa il vero protagonista dello spinoff, finendo reclutato dai “500 piedi” in quanto preziosa fonte di informazioni (chi mai sospetterebbe di un cane?) e suscitando reazioni diverse nei tre ufologi: entusiasta Drew, sospettoso Fox, scettico se non ostile Smith. Il loro scopo è quello di capire se delle strane attività registrate dai loro strumenti – e che il lettore vede in prima persona quando certi oggetti iniziano a levitare e brillare di luce propria – siano causate dagli alieni. Drew dà a Pluto un collare che fa da traduttore simultaneo (da Pluto a loro; il cane di Topolino capisce “naturalmente” quello che gli viene detto) e ne ottiene sia la fiducia che l’aiuto e, ovviamente, la soluzione di ogni mistero. Anche se dietro alla sparizione degli oggetti c’è lo zampino di un vicino di Topolino, è stato Eta Beta a manipolarli: venuto con Flip a trovare il suo amico, era rimasto bloccato “fra le dimensioni” ma era riuscito a servirsi degli oggetti per mandare un messaggio di aiuto (“phelp”). Tutto è bene quel che finisce bene, con Pluto che viene nominato socio onorario dei 500 piedi. Davvero ben riuscita la prima storia di questo che sembra destinato a diventare un ciclo importante, con Enna al suo meglio e Cesarello, già eccezionale nella storia di un anno fa, in piena forma. Questo piccolo spinoff, oltretutto valorizzato dalla presenza di Eta Beta, sia pure in un ruolo minore, regge il confronto con la storia di un anno fa, lunga, complessa e a volte difficile da seguire. Certo, la complessità di quella storia esaltava le capacità di Enna, fra i pochi sceneggiatori sui quali si può contare ad occhi chiusi, ma chi ha stabilito che le storie più semplici non si possano ugualmente apprezzare? Cesarello rende splendidamente, oltre a Topolino e Pluto, anche Eta Beta e Flip – L’anima della festa, di Tito Faraci ed Enrico Faccini: tornano gli “allegri mestieri di Paperino”, serie realizzata da Faraci e Faccini negli ultimi tre anni e che ha riscosso un discreto successo, soprattutto per la notevole satira sociale che traspare da ogni episodio. Stavolta Paperino è obbligato dallo zio a diventare animatore di una festa in onore del figlio di un tale che deve fare affari con lui. Il ragazzino pare complessato, incontentabile e incapace di divertirsi e Paperino finisce per combinare un disastro dopo l’altro: ma proprio la sua goffaggine, insieme con la sua sfortuna, farà divertire il ragazzino. Numero 3651 del 12 novembre – Copertina di Paolo Mottura, che riprende la nuova storia della serie “Circus”, di cui lui stesso ha disegnato quella di esordio. In questo numero c’è Bigarella alle matite, e Mottura deve limitarsi a una copertina molto didascalica, che ci mostra i vari componenti del Circus intenti ad allenarsi. Topolino e Pippo, naturalmente, sono in primo piano, le gemelle Wanda e Xanda (le acrobate), invece sugli spalti con Mr. Egg (il telepate) e Molosso (il forzuto). Tutti sembrano perplessi, dal momento che i due vecchi amici (che però in Circus lo sono diventati da poco) non sembrano alla loro altezza. Ma anche il lettore potrebbe restare perplesso: dove sono finite le implicazioni sociali della storia di questo numero? Senza di quelle la copertina non trasmette alcun messaggio e un lettore, osservando quanto sia distorto Pippo, con i denti che sembrano quelli di un coniglio, potrebbe anche trovarla sgradevole. – Tempi moderni, di Giovanni Di Gregorio e Ivan Bigarella: quarta storia delle serie “Circus”, che Di Gregorio sta portando avanti da circa un anno con un certo successo, e che ci mostra una versione alternativa dei personaggi (Pippo e Topolino soprattutto) che si muovono per l’America di fine ‘800, o forse inizio ‘900, in un circo al quale si sono uniti in cerca di avventure. All’inizio di ogni nuova storia Mick (Topolino) scrive a Milly (Minni) cosa gli è successo: stavolta il circo si è fermato in una fabbrica di automobili, ancora rudimentali, prive di copertoni e di cambio, e agli artisti viene chiesto di intrattenere gli operai. Ma non appena i progetti dell’ultimo prototipo di automobile vengono rubati, i primi ad essere accusati sono proprio Mick e i suoi nuovi amici, che dovranno sudare le classiche sette camicie per tirarsene fuori, interrogando centinaia di operai e frugando in ogni dove alla ricerca dei progetti. Li troveranno all’ultimo istante grazie all’ingegno di Mick, e tutto finirà bene, dal momento che erano stati rubati da uno degli operai che voleva solo apportare delle modifiche (il cambio in particolare) per aumentare la sicurezza di questi nuovi mezzi di trasporto. Il circo può così tornare ad esibirsi in tranquillità e alla fine riprende il suo vagabondaggio attraverso l’America… o meglio la sua fuga dal vecchio impresario, il malvagio (a detta loro) Rotweil che li sta inseguendo sin dalla seconda storia. Non male quella di questo numero, oltretutto arricchita da un po’ di critica sociale, con gli operai al lavoro nelle catene di montaggio come nel film di Chaplin che dà il titolo alla storia, e gli spettacoli usati per alleviare una vita monotona e forse anche pericolosa. Ma al di là di una storia ben scritta ed anche ben disegnata – sia pure in uno stile eccessivamente barocco, che si rifà a quello usato da Mottura all’inizio – la domanda principale è una sola: perché? Perché calare per forza i personaggi in un contesto che non gli appartiene, in storie che neanche sono delle parodie come quelle di un tempo, ma insistono a proporre versioni alternative e mondi alternativi a quelli stabiliti dai canoni disneyani? Versioni alternative che appartengono al futuro (Terravento), al passato (Circus), al passato remoto (Topeo e Pipponio), ad un presente diverso (Isole della Cometa) e così’ via: tutto pur di sfuggire a storie classiche che evidentemente gli autori, prigionieri dei diktat e delle censure imposte dalla casa madre, non sanno più proporre. Chi ci rimette, come sempre, è il lettore, che viene anche criticato se rimpiange le storie “di una volta” Topolino-Mick, Peep-Pippo, le gemelle acrobate e il telepate Mr. Egg, disegnati nello stile contorto tipico di Mottura e ripreso da Bigarella – Talete, di Giorgio Fontana e Donald Soffritti: inizia una nuova serie, “Newton e Pico in viaggio nella filosofia”, che utilizza la collaborazione tra il professore e il vivace nipote di Archimede per insegnare ai lettori una materia ostica ma interessante: la filosofia. Si inizia da Talete, in quanto considerato il primo dei filosofi, con la scusa che Newton deve fare da “uditore” a Pico, che sta scrivendo un nuovo manuale sull’argomento. Newton accetta se Pico lo tratterà da suo pari, e così avviene: del resto il professore è distratto quanto il filosofo di cui discute, e rischia di allagare casa sua parlandone con Newton! – L’agriturismo insostenibile, di Giovanni Eccher e Francesco Guerrini: Nonna Papera parte per la fiera di Ocopoli e lascia Ciccio a custodire la fattoria. Quando Paperoga si propone di farlo al posto suo, Ciccio si fa vincere dalla pigrizia e accetta volentieri. Paperoga, convinto di aver trovato la soluzione perfetta, trasforma la fattoria in un agriturismo e cerca di far lavorare gli ospiti al posto suo. Il risultato è prevedibile: fattoria semidistrutta e ospiti infuriati. Il ritorno di Nonna Papera, che metterà subito al lavoro i due fannulloni, permetterà di sistemare la fattoria e persino di soddisfare gli ospiti. – Il perché del tamarindo, di Corrado Mastantuono: surreale storia che vede tornare il surreale Bum Bum Ghigno, bizzarro personaggio inventato quasi 30 anni fa dall’autore romano, nonché grande amico di Paperino e di Archimede. Lo vediamo intento a dipingere la staccionata delle signore Paperisia ed Anatrasia e, dopo averle astutamente indotte a dipingerla da sole (e alla fine della storia si farà persino pagare!), raccontare loro di come è nata la sua famosa passione per il tamarindo. Il racconto, surreale come il personaggio, vede un giovane Bum Bum in quella che sembra la Paperopoli dell’800 o addirittura del ‘700, dove c’è già Paperone che si arricchisce grazie ai suoi distributori automatici di bevande e sta cercando di lanciare la “Scroogerton’s sweet Cola”. Bum Bum, che gli ha danneggiato un carretto, viene da lui costretto a lavorare gratis, praticamente in schiavitù, finché un giorno non decide di vendicarsi rendendo imbevibile la nuova bevanda, e vi aggiunge di nascosto un estratto di tamarindo, uno strano frutto che lui vende a chiunque voglia sbarazzarsi di qualcun altro, tanto è disgustoso. Colpo di scena: l’estratto del tamarindo rende la bevanda deliziosa, innanzitutto per Bum Bum, ma poi per tutti gli altri consumatori. Il successo è tale che per riconoscenza Paperone si trova costretto ad azzerare il debito di Bum Bum. Sarà una storia vera, o solo frutto della grande immaginazione di questo personaggio? Ad ogni modo Mastantuono dà un saggio della sua bravura, con una trama leggera, stravagante e soprattutto divertente, nella quale trova anche il modo di proporci delle versioni giovanili di vari personaggi: se tutti gli autori fossero al suo livello, nessuno rimpiangerebbe i “vecchi tempi”, anche se va ammesso che non a tutti piace né il suo umorismo surreale, né il suo tratto che diventa sempre più spigoloso col tempo che passa. Il quartetto di antieroi: Paperone, Paperino, Archimede e Bum Bum Numero 3652 del 19 novembre – Copertina di Corrado Mastantuono, ispirata alla storia con cui si apre il numero e che, con una certa astuzia, il disegnatore romano rende talmente paradossale da stuzzicare la curiosità del potenziale lettore… che quindi non mancherà di comprare il numero per chiarire il mistero: la storia in questione vede una versione alternativa di Paperone vivere in un mondo nel quale oro e diamanti non hanno alcun valore, e i semplici sassi ne hanno tantissimo: questo creerà equivoci a non finire quando i due mondi entreranno in contatto anche se non si arriverà a uno scambio di personalità drastico come quello raffigurato nell’immagine della copertina. Che peraltro è davvero ben riuscita, soprattutto nella resa del mare di sassi (che sostituiscono le monete). Stona solo il becco di Paperino, inutilmente e inverosimilmente spalancato in quello che dovrebbe essere un grido di avvertimento. – Alla ricerca del sasso perfetto, di Tito Faraci e Federico Butticè: un altro mondo, un altro Paperone, un altro Paperino, un altro Archimede… le loro ricchezze sono i sassi, mentre oro e diamanti sono usati come materiali da costruzione. In questo mondo “rovesciato” il loro Archimede costruisce una macchina che manda nel nostro il loro Paperone e il loro Paperino alla ricerca del “sasso perfetto”, che si trova nel deposito ed è usato dal nostro Paperone come fermaporta. Dopo molti equivoci avviene uno scambio vantaggioso e i paperi “alternativi” potranno tornare al loro mondo più ricchi di prima. – Cane da tart-ufo, di Bruno Enna e Davide Cesarello: tornano gli ufologi di “500 piedi” e torna anche Pluto, diventato loro socio onorario. Topolino, che deve partire per un viaggio, ha lasciato il suo cane ad Orazio, e i due viaggiano nel New Calexico dove il primo deve riparare l’aereo di un certo McBride. Mentre Pluto se ne va in giro, si fanno vivi i “500 piedi” con un nuovo mistero da risolvere: un manufatto alieno trovato nella zona e del quale i tre ufologi vogliono scoprire l’origine. Pluto annusa il manufatto e trova… solo una tana di “cani della prateria”, con grande delusione dei suoi amici. Ma la loro sfiducia è ingiustificata, e il fiuto di Pluto eccellente: come scopriranno dopo molti colpi di scena, nel sottosuolo si trova una gigantesca caverna che fa da tana a una colonia di scoiattoli volanti, che gli abitanti del posto credono “gremlins” e che si divertono a smontare oggetti di ogni tipo per ammucchiarli sottoterra. Nell’enorme mucchio di rottami si trovano i pezzi dell’aereo che Orazio sta riparando, e pezzi del motore del camper degli ufologi (tutte cose sparite nel corso della storia): ma soprattutto si trova un vero UFO, lo stesso dal quale proviene il manufatto fatto annusare a Pluto. Gli ufologi, delusi dopo aver scoperto che i “gremlins” sono solo scoiattoli volanti, se ne vanno senza neanche guardare le fotografie scattate al mucchio di rottami, dove l’UFO è ben visibile… chissà se in futuro avranno più fortuna? Eccellente, davvero ben riuscita, questa seconda vicenda ambientata nel mondo dei “500 piedi”, con Enna che può dare sfogo alla sua creatività servendosi di una trama più leggera di quella originale, e Cesarello sempre al massimo della forma: il suo Pluto, a detta di tutti, è forse il migliore che si sia mai visto sulla rivista. A quando la prossima, grande saga fantascientifica? Non c’è due senza tre, ed Enna e Cesarello ci hanno già offerto “Gli evaporati” e “500 piedi”. Forse il meglio deve ancora venire. Quadrupla di grande effetto scenico: Pluto guida gli ufologi in un villaggio minerario abbandonato – Lo spartito perduto di Pierluigi Paperelli, di Francesco Pelosi e Mattia Surroz: Lisa, simpatica ragazzina che frequenta l’Accademia di musica del Calisota, spera di trovare lo spartito della “Melodia indimenticabile” composto da suo nonno, il compositore Pierluigi Paperelli, e smarrito da tempo. Con l’aiuto dei tre nipotini, e dopo una classica “caccia al tesoro”, lo spartito verrà ritrovato e la “melodia” suonata in pubblico. Il vecchio amico del compositore, lo scultore Marius Dücker, che aveva finto di averci litigato per creare mistero e interesse intorno alla “melodia”, ricompare, e si perde nel ricordo dell’amico. – Socrate, di Giorgio Fontana e Donald Soffritti: la nuova serie “Newton e Pico in viaggio nella filosofia” prosegue con una storia dedicata a Socrate, filosofo non facile da studiare in quanto poneva domande senza dare risposte e senza scrivere nulla che potesse chiarire il suo pensiero. Newton è perplesso, e Pico decide di fargli capire con un esempio concreto come funzionasse il “metodo socratico”, iniziando a porre domande più o meno insensate a Paperone e Rockerduck, che si stanno picchiando. Il “metodo” fallisce: i due continuano a litigare e Pico si prende anche una bastonata. – ll segreto del castello, di Bruno Concina e Giorgio Cavazzano: per festeggiare il quarantesimo anniversario della nascita delle “storie a bivi”, che ogni tanto la rivista propone, viene ripubblicata la prima, opera del compianto Bruno Concina e dell’ancora attivo Giorgio Cavazzano: Minni e Clarabella, una notte, passano accanto a un castello abbandonato, sentono degli strani rumori provenirne e fuggono terrorizzate. Topolino e Pippo vi si recano ad indagare, e a seconda delle scelte del lettore scoprono una soluzione sempre diversa: veri fantasmi, falsari, attori, operai che ristrutturano e così via. Numero 3653 del 28 novembre – Copertina di Davide Cesarello, ispirata alla storia di apertura del numero, che a sua volta si richiama a uno dei classici sogni adolescenziali “di un tempo”: il viaggio sino a Capo Nord (evocato, ad esempio, nel film “La meglio gioventù”). Un Cesarello in gran forma mostra Topolino, con tanto di zaino e “Vespone”, sul punto di partire. I veri temi della storia non sono infatti il raggiungimento dell’agognata meta e i panorami di Capo Nord, ma il senso stesso del viaggio, la cui attesa lascia sia Topolino – che deve compierlo – che l’anziano protagonista della storia di Zironi – che vi ha rinunciato – in una sorta di limbo all’interno del quale la vita di ogni giorno scorre, anche se non sempre si ha il modo di apprezzarla. Forse tutte queste sottigliezze non sono evocate dalla copertina, che si concentra più sul “viaggio” che sull’attesa, ma il disegno di Cesarello è così efficace che il messaggio passa comunque. – La promessa ripromessa, di Giuseppe Zironi: nuova storia della serie “Topolino giramondo” che vede il Topo, diventato reporter, girare per il mondo alla ricerca di usi e costumi da documentare. Stavolta, sperduto nella neve e dovendo recarsi a Capo Nord per osservare le aurore boreali, viene soccorso dal sindaco di un paese vicino, dove finirà per interessarsi a un misterioso scooter trovato anni prima in un fiordo e ora conservato in un museo. Dopo una breve indagine rintraccerà il proprietario – l’italiano Marcello – che potrà così terminare l’agognato viaggio a Capo Nord a suo tempo abbandonato. – Il ritratto di Paperino G.R.A.I, di Tito Faraci e Marco Mazzarello: parodia de “Il ritratto di Dorian Gray” in cui Paperino incappa casualmente in una delle stravaganti invenzioni di Archimede, il “G.R.A.I.”, che agisce come il famoso ritratto. È uno smartphone col quale Paperino si fa un selfie… e sarà la sua immagine a subire i consueti rovesci della sorte mentre a lui tutto andrà bene: niente monete da lucidare, niente debiti da saldare, niente macchina che si rompe. Ma alla fine, a sorpresa, Paperino cancellerà il selfie e si riprenderà la sua vita, anche se “piena di cadute, perché da quelle ci si può rialzare”. – Platone, di Giorgio Fontana e Simona Capovilla: continua la nuova serie “Newton e Pico in viaggio nella filosofia”, e stavolta il filosofo da scoprire è Platone. Tuttavia Platone è troppo complicato da spiegare ai lettori, per cui Fontana si limita a citare un aneddoto tratto da “La Repubblica”, quello dell’anello di Gige che rende invisibili ma anche avidi. Newton, che ha un dispositivo capace di renderlo invisibile, lo prova, e si rende conto che Platone, in effetti, aveva ragione: lui non diventa veramente avido, però si mette a fare scherzi e a spiare i professori, sino a mettersi nei guai. – Qualcosa nella pioggia – parte 1, di Pietro B. Zemelo e Giada Perissinotto: seguito di “Qualcosa nella nebbia”, storia di quattro anni fa disegnata dal grande Davide Cesarello, e che vedeva Topolino e Minni protagonisti di una vicenda dai risvolti orrorifici in un paese chiamato Boscozucca, dove un abitante del luogo, tale Daryl, si dedicava a coltivare le sue strane (molto strane) zucche con una passione quasi morbosa. In questa storia Topolino è assente, in attesa di salire su un aereo che lo riporti a casa, e Minni deve cavarsela da sola dopo che sul suo cellulare sono comparsi strani messaggi, in apparenza inviati proprio da Daryl. Raccolto tutto il proprio coraggio Minni si reca quindi a Boscozucca, per scoprire che il paese è stato messo in quarantena, non si né da chi né perché, che Daryl sembra come in trance e che la città è piena di suoi cloni, oltre ad essere stata invasa dalla vegetazione… la tensione sale, sale, fino al “cliffhanger” conclusivo, che vede Minni ormai circondata da zucche ghignanti e cloni minacciosi. La seconda puntata al prossimo numero. La prima, per ora, si sviluppa abbastanza bene, ma la Perissinotto non vale Cesarello e per quanto la sua Minni non sia male, le vignette si accumulano una sull’altra, senza gabbie, in un disordine che dovrebbe trasmettere al lettore gli sforzi compiuti dai personaggi, che si muovono tra ostacoli e pericoli di ogni genere, ma che invece rendono solo faticosa la lettura della storia. In attesa della fine il lettore più attento può apprezzare la “continuity orizzontale”, con Topolino che, in attesa del suo aereo, sembra avere appena concluso il reportage sulle aurore boreali di cui si parla nella prima storia del numero. Continuity orizzontale non inedita ma abbastanza insolita, e che preannuncia i consueti fuochi d’artificio natalizi. La Minni della Perissinotto alle prese con le terribili zucche di Boscozucca – Il papero più potente della Terra – l’inizio della fine, di Jason Aaron e Mahmud Asrar/Ciro Cangialosi/Giuseppe Camuncoli/Daniele Orlandini: ennesimo crossover Disney-Marvel, stavolta in ben quattro puntate, di cui qui viene proposta la prima, oltretutto con un gruppo di sconosciuti (ma non per i conoscitori dei fumetti Marvel) ai disegni. Questo significa che stavolta sia la sceneggiatura che i disegni hanno ben poco di disneyano, e la storia non può più essere considerata un crossover o una parodia dei fumetti Marvel, ma è a tutti gli effetti una classica storia supereroistica realizzata con personaggi disneyani, o addirittura una parodia dei fumetti disneyani stessi, in particolare quelli realizzati (e ampiamente citati nella storia) da Don Rosa, forse l’unico autore ben conosciuto oltreoceano, Barks a parte. Il risultato è disastroso, aggravato dall’insensata alternanza di quattro diversi autori ai disegni, alcuni dei quali non hanno più nulla di disneyano. La trama, piena di iperboli come ogni fumetto di supereroi che si rispetti, è incomprensibile e ripropone un canovaccio trito e ritrito: degli alieni che invadono la Terra, e un gruppo di eroi (super o no poco importa) che vi si oppone più o meno strenuamente. A capo della “resistenza” è appunto Paperone, le cui imprese donrosiane devono aver fatto credere al disattento Aaron di avere per le mani un vero supereroe, da mettere a capo dell’intero pianeta per contrastare le minacce aliene. Anche Paperino sembra avere un ruolo in questa vicenda sconclusionata, o almeno pare che faccia parte della “resistenza”, aiutato dai fedeli nipotini… ma cosa stia davvero succedendo rimane avvolto nel più fitto mistero, e la puntata si chiude con un classico cliffhanger, che ci mostra Paperone, con la barba (!) lunghissima, prigioniero degli alieni e torturato perché riveli dove ha nascosto il suo denaro (di cui ovviamente vogliono impadronirsi). Si salva a fatica, di questo inutile crossover, solo la copertina rovesciata, che ci mostra il solito Paperone in un atteggiamento minaccioso ma energico e molto dinamico: l’immagine è di Gabriele Dell’Otto, altro disegnatore specializzato in supereroi, ma che a differenza di tanti altri sa interpretare benissimo i personaggi disneyani. Non basta però una buona copertina a salvare una storia che ci tormenterà ancora per tre puntate. Il Paperone di non si sa bene chi, forse uno dei peggiori di sempre La copertina rovesciata di Dell’Otto, dove invece Paperone è eccellente Navigazione articoli PRIMO INCONTRO CON I FANTASTICI QUATTRO NON SOLO EROTICI DI EDIFUMETTO ED EDIPERIODICI