Numero 3667 del 4 marzo – Copertina di Francesco D’Ippolito, che richiama la nuova storia della serie “Galaxy Quack”, che vede Paperino, in un lontano futuro, alle prese con avventure “spaziali”, ma pur sempre perseguitato dalla sfortuna. D’Ippolito realizza una copertina “piena”, con stelle, pianeti, astronavi, pacchi e chi più ne ha più ne metta. Paperino, rigorosamente col becco spalancato a celare una generica espressione di contentezza che non si sa come rendere in modo più efficace, vi campeggia sul suo futuristico motorino spaziale, pronto a giungere là “dove nessuno è mai giunto prima”. O forse dove tanti altri sono giunti prima di lui. Nell’insieme, una copertina senza infamia e senza lode, ma che forse desterà l’attenzione di qualche lettore di passaggio. – La leggenda del Capitano Bloom, di Marco Nucci e Stefano Intini: grande prova di Nucci, che da tempo non scriveva una storia impegnativa come questa, che altro non è se non la parodia di un famoso film del 1947, “Il fantasma e la signora Muir”. Minni, che a quanto pare conosce una casa editrice – la “Paranko Press” – che, invece di rispondere con i consueti rifiuti automatizzati, legge davvero i manoscritti degli aspiranti autori, decide di scrivere una raccolta di racconti brevi passando da sola, senza l’eterno fidanzato, un mese nella località costiera di Giocondo Bay. In questo posto venne a vivere il famoso pirata Mordecai Bloom, e le sue discendenti affittano a Minni proprio la villetta che lui stesso si era costruito. Inutile dire che il fantasma del capitano, tipo allegro, gioviale e fissato con le canzoni da lui stesso composte, farà presto la sua comparsa e stringerà un’appassionata amicizia con Minni (nel film anche più di un’amicizia, ma Minni è fidanzata…). Da quest’amicizia nascerà la sua biografia, e questa biografia diventerà un libro di grande successo – ricordiamo che la casa editrice a cui Minni si rivolge, legge i manoscritti che le vengono inviati – e non solo: come ogni pirata che si rispetti il capitano ha nascosto il suo tesoro su un’isola nei paraggi e alla fine, quando Minni, con l’aiuto di Topolino, lo ritroverà, questo farà la fortuna di Giocondo Bay e delle discendenti del capitano. Prima che questo avvenga, però, Minni e il capitano dovranno affrontare Gambadilegno e la sua banda di pirati, quasi in una riproposta della famosa storia di De Maris e Gottfredson, e che aggiunge all’opera di Nucci un fascino particolare. Storia tra le migliori mai realizzate dal giovane sceneggiatore di Castiglione e ulteriormente valorizzata dai disegni di un Intini che riesce ad adattare perfettamente il suo stile vagamente surreale ad una trama che in effetti ha molto di surreale senza mai diventare stucchevole. Dispiace che, diversamente da quanto avviene nel film, la storia tra Minni e il capitano non abbia un lieto fine, ma l’eleganza con cui il “solito” problema viene aggirato non fa rimpiangere questa mancanza: il capitano ritroverà il fantasma della sua amata Morgana in un quadro che faceva parte del tesoro e potrà passare l’eternità con lei. Topolino e Minni, alla ricerca del tesoro del capitano, citano Edgar Allan Poe – La consegna soporifera, di Giovanni Barbieri e Giovanni Preziosi: storia della serie “Galaxy Quack”, che vede Paperino, in un lontano futuro, lavorare come fattorino intergalattico e consegnare strani pacchi in mondi ancora più strani. Stavolta la consegna va fatta sul pianeta Relkia, i cui abitanti, iperattivi, sono fissati con la precisione e la puntualità. Paperino consegna appena in tempo il suo pacco, ma per riuscirci infrange i limiti di velocità, venendo arrestato, processato e condannato a quella che per i relkiani è una pena severa: 48 ore di “xaler”. Ma “xaler” (“relax” al contrario) vuol dire inattività, che Paperino desidera ardentemente: lo attendono 2 giorni di assoluto riposo! – Il trafuga-cappelli, di Gorm Transgaard e Flemming Andersen: storia di produzione danese che vede Paperino e Paperina in vacanza nel “Nord Europa” (a Copenhagen), dove si imbattono in un misterioso e audace ladro di cappelli, che sottrae il copricapo ai turisti di passaggio per poi dileguarsi. Paperino ce la mette tutta per catturarlo, ma il ladro è più abile e gli sfugge. Alla fine, subito prima di partire, i due fidanzati entrano in un negozio di cappelli per comprare “un ricordino” e Paperina nota il cappello del fidanzato esposto tra quelli in vendita. Nonostante l’identità del ladro sia ormai chiara, Paperina si limita a fargli l’occhiolino, facendo anche ingelosire Paperino. – Il dattilo campionato, di Matteo Venerus e Blasco Pisapia: Battista e Miss Paperett si recano al “Festi-revival dei mestieri perduti” per partecipare alla gara di dattiloscopia: chi riuscirà a battere a macchina più caratteri in un minuto? Un presentatore identico a Mike Bongiorno commenta la gara, nella quale miss Paperett arriva in finale e affronta i celebri gemelli Tippin, che la battono 1001 a 999. Ma la plurivincitrice Florence O’Duck, che presiede la gara, scopre che i gemelli, che lavorano per Rockerduck, hanno usato un “microchip” per sabotare il contatore di Miss Paperett, a cui viene assegnata la vittoria. Paperone verrà personalmente a congratularsi con lei. Numero 3668 dell’11 marzo – Copertina di Andrea Freccero, ispirata all’evento di questo numero – e di questo mese: il ritorno di PK. Come tutti sanno, PK è una variante di Paperinik che, a differenza dell’originale, non ha più nulla del Paperino di cui sarebbe l’identità segreta – non l’ambientazione, non i parenti, non i dispositivi che utilizza, non gli avversari – e anche per questo riscosse un enorme successo tra gli appassionati in un periodo in cui i supereroi della Marvel erano tornati di moda (il 1996). Dopo una decina di anni, esauritasi la vena creativa degli autori, questa variante fu abbandonata, salvo tornare saltuariamente sulle pagine della rivista principale in quello che alla fine è diventato un nuovo ciclo e che, proprio in questo numero, dovrebbe concludersi. Freccero intuisce quale sia il problema di questo personaggio, e ci mostra le due versioni di Paperinik fronteggiarsi perplesse: a sinistra PK, col suo scudo che lo rende quasi un emulo di Iron Man, a destra il Paperinik tradizionale, con gli iconici stivaletti a molla. Una delle migliori copertine mai realizzate per la rivista. – Casa con vista, di Tito Faraci ed Enrico Faccini: Paperino sta facendo apprendistato per diventare agente immobiliare, e si rende conto che il lavoro consiste nel vendere stamberghe facendole passare per case di lusso. Dopo una prima surreale esperienza Paperino viene assunto – il suo vero datore di lavoro è lo zio – per vendere proprio una stamberga che cade a pezzi. I suoi clienti, tuttavia, ne sembrano entusiasti, e minimizzano ogni difetto, finché Paperino, non volendo diventare un truffatore, li caccia, preferendo affrontare la collera dello zio. Invece, per una volta, gli era andata bene: i suoi clienti erano dei vampiri, che cercavano davvero una stamberga malridotta. – L’esperimento abominio, parte 1, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio: con questa storia, che vede il ritorno di PK sulla rivista dopo un anno e mezzo, dovrebbero chiudersi le avventure di questo personaggio. In realtà è solo Artibani, tra i molti autori che si sono avvicendati alle sue sceneggiature, a dichiarare di non volersi più occupare di lui. Tutti gli altri, a partire da Alessandro Sisti, potrebbero continuare senza problemi. Lo faranno? Per il momento vediamo PK in quello che sembra davvero un addio: alla Ducklair Tower, a Everett e ad Uno, l’intelligenza artificiale che gli fa da spalla: l’eccentrico miliardario sta infatti partendo alla ricerca della figlia Korinna, scomparsa da tempo, e porterà Uno con sé, lasciando però a PK la possibilità di servirsi della Torre (o meglio, del piano segreto) e delle sue armi. Ma l’addio non è ancora avvenuto quando Paperopoli viene attaccata dagli Evroniani e dal Razziatore, nemici storici di PK, che corre ad affrontarli per scoprire che si tratta di allucinazioni indotte da un misterioso nemico che si fa chiamare Abominio, e che sembra essere fuggito dai sotterranei della Torre portando Everett con sé. Due volte PK si scontra con lui, per scoprire la seconda volta che nell’orrendo esoscheletro in cui si avvolge il suo nemico c’è… Everett stesso! La fine al prossimo numero: nel frattempo la storia, pur con molti momenti di stanca, riesce a rinverdire i fasti del personaggio e fare sognare i “Pkers”, gli appassionati che, a distanza di 30 anni dalla sua apparizione, rimpiangono le sue storie, ineguagliate e ineguagliabili. Di gran livello i disegni di Pastrovicchio, che proprio con questo personaggio si era “fatto le ossa” e che torna sempre volentieri a disegnarlo. Rimarrà indimenticabile la doppia pagina nella quale PK e Uno ricordano i personaggi che hanno reso grandi le loro avventure, sia gli amici che i nemici. Pastrovicchio al suo massimo celebra i personaggi che si sono avvicendati nelle avventure di PK – L’ignoranza appagante, di Marco Bosco e Francesco Guerrini: Pico de’ Paperis si trova di fronte ad un problema insolito: ha letto tutto e adesso si annoia. Archimede viene in suo aiuto costruendogli una macchina che gli fa dimenticare i libri già letti, consentendogli così di rileggerli come fosse la prima volta. Ma al momento di tenere una conferenza il luminare si accorge che riguarda un argomento di quelli “cancellati”, e non fa in tempo a rileggere le ben duemila pagine del libro in questione. Pico deve così interrompere la conferenza dopo un buon inizio, ma il successo gli arriderà lo stesso, dato che il pubblico penserà che lo abbia fatto apposta per spingerli a “studiare”. – Mascherata, di Matteo Venerus e Carlo Limido: seconda storia della serie “L’arte del mistero”, che vede Topolino, assunta l’identità di Michael Ratterton, losco trafficante di opere d’arte, lavorare sotto copertura per il dipartimento Atena, una squadra speciale che indaga proprio su questi loschi traffici. Il suo compito è quello di scoprire l’identità del misterioso capo della banda a cui il dipartimento dà la caccia, detto “Il mercante” e che nella storia precedente era sfuggito alla cattura. Stavolta Topolino deve introdursi nella casa di un certo Hartog per recuperare la “maschera Manu-Nua”, prezioso cimelio di un antico popolo (sembra uno di quegli oggetti che farebbero gola a Paperone), e nello stesso tempo sfuggire alla spia del “mercante” che lo tiene d’occhio, spia della quale lo stesso Hartog diffida. Il tutto mentre gli agenti dell’Atena continuano a litigare fra loro ed a cercare di mettersi in mostra: ognuno di loro ha qualche scheletro nell’armadio, specialmente Valp, audace ragazza “d’azione” nipote dell’archeologo che aveva ritrovato la maschera… come si può intuire, la trama è complicata, fin troppo, e anche se si conclude col recupero dell’oggetto prezioso da parte di un Topolino che, rispetto alla prima apparizione, sembra adesso più sicuro di sé, la si segue con notevole difficoltà. I personaggi sono troppi, le loro motivazioni non sempre chiare, i colpi di scena numerosi. Anche se alcune atmosfere e le difficoltà delle indagini, molto superiori a quelle a cui il Topo è abituato, sono davvero notevoli, e a momenti ricordano la mitica, incompiuta MMMM, l’impressione che Venerus abbia ideato una serie che va oltre le sue possibilità attuali è purtroppo evidente, né i disegni di Limido, appena sufficienti, danno alla storia quella marcia in più di cui avrebbe un disperato bisogno. Né si potrà tirare troppo alla lunga la caccia al “mercante”, col rischio che i lettori si stufino: a quando la scoperta della sua identità? Peccato per i molti difetti, perché è raro poter leggere sulla rivista una storia dai contenuti così seri, o almeno seriosi. Topolino, dopo aver recuperato la maschera Mana-nua, tende una trappola alla spia del “mercante” Numero 3669 del 18 marzo – Copertina di Corrado Mastantuono, ispirata alla prima storia del numero, nella quale, come si intuisce dall’immagine, torna il Papersera, il quotidiano di Paperone dove i suoi nipoti, Paperino e Paperoga, lavorano praticamente come schiavi. Paperoga fotografa, Paperino scrive e Paperone sventola trionfante il giornale, con titoli incuranti di quanto succede nel vasto mondo. Non certo un capolavoro, questo di Mastantuono, che non è l’autore della storia in questione e si limita a improvvisare la prima cosa che gli viene in mente. I volti dei personaggi sono appena abbozzati, congelati in espressioni ridanciane e poco espressive; lo sfondo non esiste, fatta eccezione per un gruppo di nuvolette spuntate non si sa bene da dove. L’intero numero, del resto – e la storia con PK non fa eccezione – è decisamente mediocre. – Il pirata mediatico, di Marco Bosco e Stefano Intini: al Papersera indagano sul finanziere Lester Bunz, trasferitosi da poco a Paperopoli. Ma prima di ricevere le prove che permetterebbero di scrivere la verità sui suoi loschi affari, sul sito del giornale cominciano ad apparire articoli denigratori su di lui, falsi, opera di un ignoto hacker. Scoprire di chi si tratti è difficile, ma alla fine Paperino ha la giusta intuizione: è una loro impiegata, Molly Blossom, che Bunz ha pagato per screditare il giornale giocando d’anticipo. Molly confessa, gli articoli falsi scompaiono, e presto vengono sostituiti da quelli veri. I malfattori – anche Molly, nonostante si penta – finiscono in carcere. – L’esperimento abominio, parte 2, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio: in questa seconda parte della storia si ricomincia da dove avevamo lasciato PK, versione molto più supereroistica del più tradizionale Paperinik e che sembra giunto al termine delle sue trentennali avventure. PK deve scontrarsi con Everett Ducklair, il genio proveniente dal pianeta Corona che, sin dalla primissima storia, ha sempre faticato a controllare il suo “lato oscuro”, e che, come si scopre in una lunga, forse troppo lunga spiegazione, era infine riuscito a imprigionare nei sotterranei della sua Torre. In una delle ultime storie pubblicate sulla rivista la cella in cui era stato rinchiuso si era riaperta e questo “lato oscuro”, non appena aveva avuto Everett a tiro, aveva preso il sopravvento. Ma non c’è nessuno scontro fra PK e questo Everett malvagio: dopo una lunga, interminabile chiacchierata, con Uno e PK che cercano di rabbonire Ducklair, con tanto di classico appello al suo “lato buono”, si arriva a un compromesso: Everett accetta di avere un lato oscuro e decide di tenerlo con sé per controllarlo. Tutto finisce a tarallucci e vino, con Uno che alla fine parte col suo creatore alla ricerca di Korinna, con lo scudo che viene lasciato a PK, e quest’ultimo che, dismessi i panni del supereroe, decide di “pensare domani” a cosa fare. Finale pieno di cliché, deludente e anche abbastanza noioso per quella che alla fine diventa una storia priva di pathos e che ripercorre, per l’ennesima volta, il dualismo di Everett, personaggio mai veramente caratterizzato e che forse non vedremo più. Molto più grave la perdita di Uno, diventato inseparabile spalla di PK: ci sarà ancora un futuro per questo personaggio, senza Uno e senza un autore di punta come Artibani? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto non resta che godere dei grandi disegni di un Pastrovicchio che, sia con le espressioni che con le panoramiche, non delude mai. Pastrovicchio dà spettacolo: le due metà di Everett si fronteggiano in una lotta senza fine – Il pacco sospirato, di Marco Bosco e Valerio Held: a Pippo piace ricevere pacchi, per cui si reca all’ufficio postale per spedirsene uno da solo. Il giorno dopo, per errore, il postino gliene lascia uno destinato alla vicina di casa, che Pippo va subito a portarle, e solo in serata gli consegna il suo. Per sdebitarsi la vicina gli regala anche il suo pacco (“ordinato per errore”) e allora Pippo decide di rimandare al mittente – cioè a sé stesso! – quello originale. – Il castello non-infestato, di Matteo Casali e Roberto Vian: Paperone ha comprato il castello di Glenduck, in Scozia, per trasformarlo in un albergo con attrazione turistica: infatti è infestato dai fantasmi degli antichi proprietari. Ma c’è un problema: da qualche tempo i fantasmi non si vedono più, scacciati dal castello chissà come e perché, e vagano per le strade del paese togliendo il sonno ai suoi abitanti. Saranno i nipotini a risolvere il mistero: il custode del castello aveva trovato l’antica acetaia e, dopo una discussione con i fantasmi, li aveva scacciati con una mistura di aglio e vernice. Alla fine tutti si mettono d’accordo per riprendere la produzione e far tornare i fantasmi nel castello. – La fama famigerata, di Giuseppe Zironi e Graziano Barbaro: Gambadilegno si reca negli studi di Tivupod per partecipare a un programma che intervista criminali che vogliono cambiar vita… o forse no, come appunto è il suo caso. La trasmissione gli procura una grande fama, e la sua vita diventa paradossale: tutti, anche i poliziotti, vogliono farsi dei selfie con lui, e le sue vittime, felici di ricevere in casa una “celebrità”, lo accolgono a braccia aperte, preparandogli la refurtiva già pronta per essere portata via… ma non è questa la vita che Gambadilegno vorrebbe vivere. Per fortuna il pubblico si “stanca in fretta” e ben presto si dimentica di lui. Numero 3670 del 25 marzo – Copertina di Ivan Bigarella, ispirata alla storia di apertura del numero, della serie “Topolino Giramondo”, ideata da Zironi pochi anni fa, e che vede il Topo, nel ruolo insolito di fotoreporter, girare il mondo per documentare popoli e costumi un po’ diversi dal solito. Topolino si sporge da una roccia e guarda nel vuoto con aria preoccupata: Cosa starà guardando? Purtroppo questo è il meglio che Bigarella è riuscito a tirar fuori dalle istruzioni che devono avergli dato e che, probabilmente, parlavano solo di “canyon” nei quali si svolge l’avventura (che poi avventura non è). Inconvenienti che capitano quando non è l’autore a disegnare la copertina, col lettore lasciato a indovinare di cosa parli la storia in questione e se valga di pena di acquistare il numero per leggerla. – 10 anni, due giorni, una notte, di Giuseppe Zironi: nuova storia della serie “Topolino Giramondo” e che, in questa occasione, vede Topolino incontrare due veri “giramondo”: Tom e Judith, che da dieci anni girano il mondo in camper in compagnia del loro figlio e del loro cane. Entrambi sembrano felici della loro scelta, ma il loro figlio, adolescente, si annoia, e vorrebbe passare del tempo in mezzo ad altre persone invece di vagare in solitaria da un posto all’altro. Detto fatto: nei pressi del canyon dove la famiglia “giramondo” si è accampata con Topolino, arriva un’auto con una coppia di “fracassoni”, Molly e Sylvester. Con loro una figlia adolescente, Sofia, che fa amicizia con Aronne, il figlio dei due “giramondo”, e che, diversamente da lui, ama i posti tranquilli e isolati. Come prevedibile, le due coppie non vanno molto d’accordo; ma, dopo un equivoco dovuto alla cattiva ricezione dei cellulari, e il timore che ai “fracassoni” sia successo qualcosa, le posizioni si ammorbidiscono: Tom e Judith, invitati a casa da Molly e Sylvester, rinunciano per un po’ alla loro vita di “giramondo”, e i due “fracassoni”, dopo una lunga sosta nei pressi del canyon (peraltro molto bello) cominciano ad apprezzare la vita contemplativa. Topolino, che sprizza gioia da tutti i pori pur essendosi limitato a fare da spettatore, conclude il suo reportage dicendo che “viaggiare è anche questo”. Ma altrettanto si può dire della storia? “Anche questa” è una storia con Topolino? È vero che c’è un minimo d’avventura, che nasce dall’equivoco causato dalla scarsa ricezione dei cellulari, ma tutto si risolve in una bolla di sapone. Se la morale della storia non è tra le più banali – le convinzioni estreme non sono mai davvero giuste, ma in ognuna c’è qualcosa di buono – banale è il suo svolgimento, e neanche il buon disegno di Zironi riesce a darle quella marcia in più di cui avrebbe un gran bisogno. Zironi al suo meglio nei grandi paesaggi, anche se non portano davvero l’avventura – Il rovescio delle medaglie, di Marco Bosco e Ottavio Panaro: Paperino svuota la cantina, dando a un robivecchi tutto ciò che contiene. Purtroppo dà via anche le medaglie “verderame”, massima decorazione delle Giovani Marmotte delle quali i nipotini hanno bisogno proprio quel giorno. Come rimediare? Paperino non riesce a raggiungere il robivecchi, e decide così di ricomprarle lui stesso, per scoprire che come minimo deve comprarne una “grossa” (dodici dozzine). L’acquisto gli costa un patrimonio, e per di più si rivela inutile: il robivecchi, che a suo tempo era stato una Giovane Marmotta, riconosce le medaglie e le riconsegna personalmente ai nipotini. – I desideri fortunati, di Marco Russo e Davide Percoco: Gastone è in difficoltà, avendo trovato una lampada con un genio che deve esaudire un desiderio, uno solo, prima di poter andare in pensione, ma è sempre battuto sul tempo dalla sua enorme fortuna. Alla fine i due trovano un compromesso: il genio vuole andare in pensione e riposarsi su una spiaggia? La fortuna fa vincere a Gastone un viaggio premio per due, e il problema è risolto. – La caccia agli alieni, di Fabrizio Petrossi: storia di produzione danese che vede un Pippo più stupido del solito fissarsi con gli “alieni” (colpa del diario di uno dei suoi soliti antenati) sino al punto di credere, per una lunga serie di equivoci e coincidenze, che un “alieno” si sia impossessato del corpo di Topolino. Dopo l’arrivo degli uomini in nero (o meglio, del loro equivalente disneyano), l’equivoco è chiarito e Pippo rinsavisce. – Il tesoro di Paperiamo, di Giulio A. Gualtieri e Roberto Vian: Qui, Quo, Qua e Newton devono fare una ricerca sul famoso archeologo Schlieduck (Schliemann) e iniziano le ricerche su Papernet. Ma Newton, che teme di scrivere qualcosa di banale e che, come molti lettori ormai sanno, è diventato amico di Pico, suggerisce ai suoi amici di rivolgersi al luminare. I nipotini, che lo conoscono bene, temono una lunga e noiosa conferenza; ma Pico riesce a smentirli, trasformando gli scavi di Schliemann in un’avventura degna di zio Paperone – che infatti lo interpreta in quella che diventa quasi una Grande Parodia. Il luminare, che nonostante l’età avanzata se la cava benissimo con le moderne tecnologie, trasmette in diretta video il suo racconto, allo scopo di coinvolgere anche Qua, bloccato all’ufficio postale dove è andato a ritirare le nuove corde per la sua chitarra (come i lettori dovrebbero sapere, da qualche anno Qua è il “fratello musicista”). Ad uno ad uno, tutti i componenti della vasta famiglia dei Paperi vengono coinvolti nella narrazione delle avventure di Schlieduck, e il video condiviso da Pico finisce per riscuotere un successo clamoroso. Una folla plaudente lo accoglie nel museo di Storia Naturale, dove il tesoro di “Paperiamo”, trovato da Schlieduck, è esposto. Alla fine lo stesso Paperone, coinvolto dalla narrazione, affida a Pico una trasmissione che si intitolerà “Picologia” (ma una prima storia, dedicata a Madame Curie/Paperie, era stata già pubblicata sulla rivista lo scorso luglio). La storia di Schlieduck, di per sé, non è particolarmente appassionante (ed è ben conosciuta), e i suoi interpreti sono improbabili, con Paperone nei panni dell’archeologo (per giustificare la sua ricchezza, necessaria per effettuare i suoi scavi), Brigitta in quelli della moglie, Paperino e Paperoga al posto degli operai. Forse si poteva fare di meglio, soprattutto senza storpiare troppi nomi (Paperachille, Paperettore e Paperelena non si possono sentire), ma almeno non si può dire che la rivista abbia perso la sua capacità di insegnare qualcosa ai suoi lettori e soprattutto di smentire gli stolti che, troppo spesso, ripetono “lo hai imparato su Topolino”. Magari! Solo passabili i disegni di Vian, purtroppo, anche se le sue riproduzioni del vero tesoro di Priamo (come fu chiamato da Schliemann) sono eccellenti. Vian riesce a riprodurre con grande accuratezza i famosi “gioielli di Elena”, dal vero tesoro di Priamo Navigazione articoli IL (CONTROVERSO) RITORNO DELLA SHOCKDOM CON HERGÉ E GOTTFREDSON IL FUMETTO DIVENTA ADULTO