Topolino numero 3676 del 6 maggio – Copertina di Davide Cesarello, che richiama la prima storia del numero, in cui Topolino, more solito, risolve un complicato giallo mentre è in vacanza con Minni in un resort dove dovrà svolgersi un torneo di golf. Cesarello non è il disegnatore di questa storia e, come sempre avviene in questi casi, ha solo una vaga idea della sua ambientazione: Topolino non vi gioca a golf, ma si limita a svolgere un’indagine. La copertina, invece, lo mostra mentre guarda perplesso una talpa disturbata da molte palline finite accanto alla sua tana. La scena è semplice e deliziosa, col Topo che ha un’espressione davvero impagabile, un misto di perplessità e divertimento come solo Cesarello, tra i migliori disegnatori in attività, riesce a dargli. E anche la talpa non è male! – Giallo sul green, di Marco Bosco e Carlo Limido: Topolino e Minni sono in vacanza nel “Luxury Golf Resort”, un hotel di lusso a venti minuti dal centro di Topolinia dove si svolgerà un importante torneo di golf, con in palio una coppa, tempestata di pietre preziose, dal valore di ben due milioni di dollari. La coppa, ovviamente, viene rubata, e i due eterni fidanzati, una volta che sul posto è arrivato Basettoni, si uniscono alle indagini. I tipi sospetti abbondano, a partire da due famosi giocatori che si detestano, ma alla fine il colpevole, come sempre in questi casi, sarà inaspettato: si tratta infatti del direttore del resort che, in difficoltà economiche, aveva pensato di risolvere i suoi problemi rubando la coppa e poi rivendendola. L’indagine, complicata dall’astuzia del colpevole, che per crearsi un falso alibi arriva a corrompere un dipendente che gli assomiglia, è molto difficile, e viene risolta solo grazie alla capacità di osservazione di Topolino, che si accorge di come il “sosia” stesse usando una mazza del tipo sbagliato. La storia fa parte della serie “Topolino in giallo”, che ci mostra il Topo nella sua versione più stereotipata, quella del detective che collabora con Basettoni; ma, nonostante questa premessa, ogni storia della serie, inclusa quest’ultima, diventa un vero giallo, e non una semplice caccia al solito Gambadilegno o ad uno dei suoi complici. Discreto il disegno di Limido che, almeno con Topolino e Minni, ricorda un po’ quello di Casty, al punto che viene spontaneo chiedersi cosa sarebbe diventata questa storia se fosse stata affidata al grande disegnatore friulano (che sempre più di rado lavora per la rivista). Limido disegna Minni e Topolino nello stile di Casty – Il meteo su misura, di Giovanni Eccher e Marco Mazzarello: Paperone si dispera perché fa troppo caldo e i cetrioli delle sue piantagioni sono in crisi. Archimede inventa allora il “meteocomando”, che permette (solo localmente) di regolare il tempo a volontà. Rockerduck, dopo averlo spiato e avere intuito le potenzialità dell’invenzione, gliela ruba e la commercializza: inizialmente tutto fila liscio, almeno finché Paperino e Anacleto si lanciano in una “guerra meteorologica”. Il tempo, già stressato dall’uso eccessivo del marchingegno, impazzisce del tutto: Paperopoli è semidistrutta da un tornado, e Paperino, per punizione, dovrà innaffiare a mano i famosi cetrioli. – Al verde nel verde, di Tito Faraci e Davide Percoco: Nonna Papera deve sistemare il granaio, l’irrigazione ed altre cose, e quindi ha bisogno di soldi. “Ci pensa” Paperone… non pagando le riparazioni, ma con due consigli: diventare un agriturismo e farsi pubblicità sui social. Il primo ospite è un certo “Dottor Chef”, uno dei molti cuochi che spopolano sui social e che, sotto falso nome, vorrebbe rubare la ricetta della famosa torta della Nonna. Ma questa, nonostante l’età non più verde, si “tiene aggiornata”, frequenta i social, lo riconosce e lo smaschera. Pentito, “Dottor Chef” si riscatterà provvedendo personalmente alle riparazioni di cui la fattoria ha bisogno. – Il baule galattico del bis-bis: Antiquus-Topolinia solo andata (episodio 4 di 4), di Roberto Gagnor e Marco Palazzi: si concludono i viaggi di Minni e Pippo, sballottati in giro nell’universo da una cabina doccia che funziona un po’ come quella di Doctor Who e che i due non riescono a controllare. Dopo avere sconfitto, sull’ennesimo pianeta sconosciuto, Gambatrux, sosia/emulo di Gambadilegno ovviamente malvagio, i due amici richiamano l’ologramma dell’inventore della bizzarra cabina, l’antenato di Pippo Pippus Wanderer, che fa comparire un pulsante in grado di farli tornare a casa. Ma alla fine i due si sono così divertiti che si preparano per altri viaggi ed altre avventure. – La bistrattante festa dei pippidi, di Francesco Pelosi e Ottavio Panaro: un antenato di Pippo, tale Arpagone De Pippis, scorbutico e poco socievole, ha ideato l’annuale “sfesta bistrattante”, che uno dei tanti “pippidi” organizza all’ultimo momento e dove molti di loro si radunano solo per essere sgarbati e insultarsi a vicenda. Ogni anno è invitato un ospite d’onore, e stavolta tocca a Topolino, che dopo essere stato costretto a fare il cameriere per i “pippidi” tiene un discorso adeguato alla situazione ma che alla fine rovina con un semplice “grazie a tutti”. Pippo, facendo notare che ciò che davvero voleva Arpagone era che la “sfesta” fosse imprevedibile, rimedia in extremis. Numero 3677 del 13 maggio – Copertina di Andrea Freccero, ispirata alla nuova Grande Parodia in tre puntate che inizia in questo numero: la Papereneide. Si tratta di una delle copertine più strane mai apparse sulla rivista, e la cosa lascia stupefatti se si ricorda quanto sia classico e attento alla tradizione un disegnatore come Freccero, il cui stile si ispira a quello di Carpi. Paperino, nella doppia veste di Enea e di un vigile urbano (?) sta multando i tre nipotini per aver lasciato in divieto di sosta un cavallo di legno, mentre sullo sfondo si intravede qualcosa che potrebbe anche essere una città (Troia, forse), e sul mare una classica nave dell’epoca. I nipotini sembrano annoiati e seccati, il che è comprensibile, dato che a nessuno piace essere multato; ma per quale ragione Paperino stia sbadigliando è un mistero che nessuno, forse neanche lo stesso Freccero, potrà mai risolvere. – Papereneide: il viaggio dell’eroe (episodio 1 di 3), di Francesco Artibani e Simona Capovilla: sia l’Iliade che l’Odissea sono diventate in passato “Grandi Parodie”, per ben due volte. Con adattamenti molto liberi da parte del grande Guido Martina più di sessant’anni fa, con adattamenti più fedeli in epoca recente. Questa Papereneide si aggancia alla tradizione più recente proponendoci, per mano di Artibani – forse il degno erede di Martina – un adattamento fedele del terzo grande poema epico dell’antichità classica, ben supportato dai disegni di Simona Capovilla, che con questo sceneggiatore ha collaborato spesso e volentieri (e con ottimi risultati, come nell’ottima serie dedicata al fondatore di Paperopoli Cornelius Coot). Una lite fra Giunone e Venere diventa il pretesto per mettere alla prova l’eroe troiano Paperenea (Enea), che con i tre nipoti Asquinio, Asquanio e Asquonio (il figlio Ascanio) e lo zio Anchisone (il padre Anchise) fugge dalla città espugnata dai greci per andare alla ventura e alla ricerca di una nuova patria. Guidato dal timoniere Palinoga (Palinuro) e tiranneggiato da Anchisone, che in ogni porto vuole mercanteggiare per recuperare le ricchezze perdute, Paperenea affronta le Arpie e i Ciclopi e infine lascia il padre con questi ultimi, in Sicilia, a fare affari con loro (nel poema di Virgilio Anchise vi muore). Qui termina la prima di tre puntate, ben riuscita nella sceneggiatura e disegnata in uno stile classico che la valorizza. Se proprio vogliamo cercare i difetti, va detto che le parodie di Martina erano ben più graffianti e irriverenti, ma quello che allora si poteva osare oggi è vittima di mille censure, e tocca accontentarsi. La stessa Eneide virgiliana, in fin dei conti, è un poema “calmo”, con un eroe poco combattivo, più guidato dal proprio destino che artefice dello stesso, come erano invece gli eroi omerici, e in fin dei conti questa parodia ne coglie bene lo spirito. Vedremo fra due numeri se il risultato finale manterrà le promesse iniziali. Capovilla raffigura la fuga di Paperenea, con nipoti e zio al seguito – Il sequel per caso, di Silvia Ziche: Paperone, angustiato perché le sue piattaforme di streaming non registrano nuovi abbonati, pensa di realizzare una seconda stagione della leggendaria Papernovela ma… a costo zero. Dal momento che è impossibile, si chiude in meditazione trasmettendo per errore su “Quick Quock” (Tik Tok) l’immagine di sé stesso intento a pensare. L’idea involontaria gli procura follower, nuovi abbonamenti, l’invidia di Rockerduck, e spinge i Bassotti a tentare un colpo nel deposito. Ma i follower di Paperone intervengono in sua difesa, e il magnate, per mantenerli, dovrà fingere ancora a lungo di essere intento a meditare su un’altra stagione della Papernovela… – Duck in yellow, di Corrado Mastantuono: breve storia della serie “Don’t Worry Bum Happy, come sempre muta (senza balloon) e in bianco e nero. Si tratta, come altre storie di questa serie, di una lunga gag con protagonista Bum Bum Ghigno, personaggio ideato molti anni fa dall’autore romano, e che stavolta salva una ragazza (vestita di giallo) da un brutto ceffo che la molesta e, seguendola sperando di conquistare il suo amore, finisce in una palestra, dove a poco a poco diventa un grande campione di arti marziali. Dopo aver salvato nuovamente la ragazza cerca di baciarla, ma la reazione non è quella sperata: lei lo picchia e diventa “il nuovo talento per le arti marziali femminili” – Topoi e la città del tempo (episodio 1 di 3), di Bruno Enna e Luca Usai: nel tempo presente Marlin sta rimettendo in funzione la macchina del tempo, e rimanda nell’antica Sardegna il suo drone-scarabeo per un ultimo test. Il drone vi era già stato, permettendoci di conoscere un mondo dove degli emuli di Topolino, Pippo e Minni avevano difeso il loro popolo dalle invasioni (in una storia apparsa ad agosto 2024). Allora non si era ben capito se Topolino e Pippo avessero viaggiato nel tempo per aiutare gli abitanti dell’epoca, ma l’uso del drone-scarabeo chiarisce che così non è stato. Ad ogni modo il drone, manovrato goffamente da Marlin (non nuovo a incidenti del genere), si guasta e, giunto nel passato, inizia a creare problemi ai tre protagonisti – Topoi, Pippeddu e Minnia – che per inseguirlo finiscono per essere risucchiati da un vortice che li trasporta nel futuro, non sino ai giorni nostri, ma comunque nella Sardegna punica, nella città di Tharros, dove conoscono la sacerdotessa Clarabursa e il mastro fabbro Onorazio. I cinque personaggi, tuttavia, vengono risucchiati in un altro vortice mentre esaminano il drone-scarabeo, e non si sa dove finiranno: la puntata, la prima di tre, termina col più classico dei cliffhanger. Ottimo il lavoro di Bruno Enna, che dopo le avventure dei “500 piedi” e relativo spinoff sembra aver compiuto un ulteriore salto di qualità, e che scrive una storia mettendoci dentro un’accuratezza storica e geografica degna dei “vecchi tempi” della rivista; notevole il disegno del sardo Usai, a cui non pare vero di poter descrivere in questo modo la sua terra d’origine. Pur non potendo annoverare la storia tra i massimi capolavori della serie basata sui viaggi nel tempo progettati dalla coppia Marlin/Zapotec, è indubbio che questa sia la migliore del numero, nonostante la concorrenza della Papereneide (rispetto alla quale ha più azione e un po’ più di dramma). Ma altre due puntate ci attendono prima del giudizio finale. L’incontro fra i tre “preistorici” e la “punica” Clarabursa – Al settimo cielo, di Michele Medda e Stefano Intini: parodia del racconto di Buzzati “Sette piani”, vede Paperino, stressato dal lavoro per lo zio e dagli inconvenienti quotidiani, vincere un soggiorno nel nuovissimo albergo di lusso “Il settimo cielo”, dove inizia soggiornando al settimo piano, in una suite da favola e con tutti i confort. Ma un po’ per volta, sempre per un motivo diverso, viene spostato di stanza in stanza sino al seminterrato, perdendo per strada i confort e finendo per dormire in una camera squallida e buia. Infine si scopre che era stato assunto come addetto alle pulizie, senza aver vinto nulla: ma, pur di potersi riposare nella piscina sul tetto, Paperino accetta il lavoro. Numero 3678 del 20 maggio – Copertina di Corrado Mastantuono, ispirata alla prima storia del numero, in cui Topolino e Minni sono in un centro commerciale a cercare un profumo da regalare a Orazio. Come spesso accade in questi casi, Mastantuono, che non è il disegnatore della storia, non è al corrente dei suoi dettagli, e si limita ad una classica gag, più da cartoon che da fumetto, in cui è Pippo a portare con sé una boccetta di profumo, che tuttavia, per lo sconforto di Topolino, piace solo ad un gran numero di gatti. Anche se la scena non ha nulla a che vedere con la storia a cui si ispira, la gag si fa apprezzare; e così pure, per una volta, la sua colorazione, molto tradizionale e molto “pastello”, che un po’ richiama l’estate ormai imminente. – Il profumo buonissimo, di Giuseppe Zironi: Minni non riesce a dividersi fra le sue amiche Clarabella e Nice Nutria, che si detestano cordialmente, e quando si tratta di scegliere un regalo per Orazio manda Topolino in un centro commerciale con la prima, mentre lei ci va con la seconda. Topolino ha un gran da fare per evitare che le due si incontrino, e nello stesso tempo cercare il regalo e mettersi d’accordo (di nascosto) con Orazio per evitare che si tratti di un profumo simile a quello dell’anno prima, famoso per il pessimo odore. Dopo molti malintesi e colpi di scena il profumo disgustoso diventerà il regalo di Minni a Topolino, che dovrà fare buon viso a cattivo gioco. – Il venerdì sfortunato, di Marco Bosco e Ottavio Panaro: I Bassotti, stufi dei loro continui fallimenti con Paperone, se la prendono con Gastone e pensano di sottrargli gli oggetti smarriti che lui trova in giro e che ogni venerdì porta in Municipio. Convinti che Gastone possa solo trovare oggetti preziosi, ci restano male quando, per una volta, nulla trova e nulla porta con sé. Al Municipio gli regalano allora una coppa di scarso valore, rimasta in giacenza per sei mesi: i Bassotti, per consolarsi, tentano di rubare almeno quella, ma vengono subito arrestati. Poi si viene a sapere che la coppa era stata persa da un riccone che le era affezionato e che ricompensa lautamente Gastone. – Lo vuoi un Bakobo?, di Giovanni Barbieri e Giovanni Preziosi: nuova storia della serie “Galaxy Quack”, che vede un Paperino di qualche mondo futuro lavorare come fattorino in giro per la galassia. Essendo perennemente in ritardo gli toccano le consegne più difficili, anche se in apparenza quella di portare sul pianeta Panguma un bakobo (un animale docile dall’aspetto di un bisonte) sembra facilissima. Per quanto docile, tuttavia, il bakobo è talmente pesante e vorace che per poco non sfonda, e persino mangia, l’astronave di Paperino, che scopre il trucco solo alla consegna: i bakobo sono enormi, e per il trasporto ne vengono ridotte le dimensioni (ma non peso e voracità). – Topoi e la città del tempo (episodi 2/3 di 3), di Bruno Enna e Luca Usai: in questo numero vengono presentate sia la seconda che la terza puntata di questa storia ambientata nell’antica Sardegna. Avevamo lasciati i nostri eroi “preistorici”, Topoi, Pippeddu e Minnia, con i “punici” Clarabursa e Onorazio: il drone difettoso che Marlin ha spedito nel passato li porta avanti nel tempo, nell’epoca romana (sempre a Tharros). Stupefatti – anche i “punici” – da ciò che vedono, i cinque incontrano tale Gambadiligneum che, spacciandosi per guida turistica, riesce a rapinarli. Nella colluttazione col malvivente Topoi riesce a riprendergli alcuni gioielli, e li porta al magistrato locale, il console Basettonius, che vi riconosce gli orecchini di sua moglie Petulanzia. Il quintetto finisce in carcere mentre il malvivente, che ha preso anche il drone, lo porta al cugino Plottigattium che, senza nascondere la propria apprensione alla vista dello strano oggetto, preferisce farglielo restituire. Gambadiligneum viene però arrestato e processato il mattino seguente, mentre dal carcere, dove tutti erano stati rinchiusi, escono solo Topoi e Pippeddu, con dei documenti che provano che i gioielli che il malvivente gli aveva rubato sono di loro proprietà. Si tratta in realtà di Topolino e Pippo che Marlin, dopo aver recuperato il controllo del drone, ha inviato nel passato a sistemare le cose, e che hanno già riportato tutti nelle loro epoche, dove si svegliano credendo che sia stato solo un sogno. Nell’insieme, la seconda parte di questa storia è più ricca di azione rispetto alla prima, ed Enna, dimostrandosi ancora una volta uno sceneggiatore tra i più abili, la arricchisce con un grande colpo di scena nel finale, del tutto inaspettato, e che dopo le incertezze iniziali fa diventare questo “ciclo sardo” una delle avventure più riuscite della serie con la macchina del tempo. Non convince però il continuo uso di “sosia” dei personaggi disneyani, pratica di cui si sta ormai abusando, con ogni epoca, passata o futura, abitata da copie di Topolino, Pippo, Paperino e così via, e nel lettore resta l’impressione che – forse – si sarebbe potuto osare qualcosa di più rendendo l’intera trama più avvincente. Di buon livello, e molto classico, il disegno del sardo Usai. Usai disegna secondo tradizione sia Gambadiligneum che il cugino Plottigattium – Papereneide: nell’antro della Sibilla (episodio 2 di 3), di Francesco Artibani e Simona Capovilla: prosegue la Grande Parodia dell’Eneide, e la puntata inizia con una delle parti più difficili da adattare, la storia d’amore fra Didone ed Enea, che come tutti dovrebbero ricordare (l’Eneide si studia a scuola), finisce assai male. Ovviamente è impensabile che Paperenea possa solo pensare di tradire Paperina (che impersonerà senza dubbio Lavinia), per cui Artibani si arrampica sugli specchi per evitare che questo succeda, ed usa Brigitta per impersonare Didone, che qui diventa Ditone, dal momento che le fa sempre male un “pollicione”. Paperenea decide di donarle l’unguento dello zio Anchisone, che però peggiora le cose (e dovranno intervenire gli dei per migliorarle) ed è costretto a fuggire a gambe (o meglio vele) levate. Dopo aver disputato i giochi di Re Fileste (Aceste) e aver perso in mare il timoniere Palinoga (Palinuro), Paperenea approda a Cuma, dove chiede alla Sibilla (Amelia, ovviamente), di predirgli il futuro. La maga gli mostra il passato, compresi Anchisone e Palinoga che se la passano bene, e gli predice che dovrà fondare un regno sulle rive del Tevere. L’avventura, quindi, prosegue. Artibani… che dire di lui? Al suo posto Martina avrebbe avuto meno scrupoli (e meno censure) e forse avrebbe osato molto di più. Sarebbe stato possibile riprendere il personaggio di Reginella e far vivere a Paperenea una storia d’amore senza lieto fine, come quella ideata dal grande Cimino? Reginella al posto di Didone avrebbe dato a questa Papereneide molte marce in più. Se la paura di osare sia da attribuire ad Artibani o alle asfissianti censure che imprigionano i personaggi disneyani in schemi sempre uguali, dove tutto va bene e tutti sono buoni, il lettore non può dirlo. In attesa dell’ultima puntata, non resta che godersi il buon lavoro di Simona Capovilla ai disegni. Simona Capovilla eccelle nella resa delle espressioni della Sibilla, astuta e manipolatrice, e di un dubbioso Paperenea Numero 3679 del 27 maggio – Copertina di Francesco D’Ippolito, ispirata alla storia di apertura di questo numero che vede Paperino e fidanzata andare in vacanza in una villa isolata che si rivelerà infestata da presenze maligne. La copertina mostra Paperino, ben poco entusiasta dell’idea, nascondersi mentre Paperina lo sta chiamando a gran voce per dare inizio alla loro vacanza. Se la storia diventerà famosa per aver chiarito un punto da sempre controverso, cioè che i due fidanzati dormono in camere separate e neanche si danno il bacio della buonanotte (non sia mai il contrario!), la copertina non verrà ricordata se non per un Paperino disegnato in modo abbastanza “contorto”, al limite della deformità, e che dà all’insieme un effetto abbastanza sgradevole. Fretta eccessiva o silenziosa protesta del disegnatore contro il perbenismo disneyano? – Le ombre di Villa Janger, di Giulio Gualtieri e Roberto Vian: storia della serie ‘Lord Hatequack racconta’, in cui Paperina obbliga Paperino ad andare in vacanza con lei. Il suo fidanzato, che invece vorrebbe riposare in giardino, trova una villa grande e lussuosa che si affitta a prezzo stracciato: è infestata dal fantasma dell’architetto Janger, il suo costruttore. Purtroppo il fantasma c’è davvero, ma spiega loro di essere uno dei “buoni”, e di aver progettato la villa per reggere all’attacco di quelli “cattivi”, che già la stanno assediando. Il pollice verde di Paperina, che innaffiando le piante della serra “ricarica” le difese della casa, risolve una situazione che stava diventando difficile. – La giornata superproblematica, di Marco Palazzi e Giorgio Cavazzano: a grande richiesta torna SuperPippo, personaggio ancora più bizzarro del “normale” Pippo, e che di recente è stato recuperato sulla rivista con alcune storie scritte molto bene, e che non si sono fermate al solito “SuperPippo pasticcione”. Per quanto breve, la storia di Palazzi ci mostra il supereroe alle prese con un nuovo problema non facile da risolvere: non funziona il timer che suo nipote Gilberto (l’unico a conoscere il suo segreto) ha attivato per fargli sapere in anticipo quando finirà l’effetto delle noccioline che innescano la trasformazione. Così, dopo aver catturato il supervillain “Mister Nomaps”, che per cattiveria dà solo indicazioni sbagliate, il nostro eroe scopre di non poter più tornare ad essere solo Pippo, e questo gli procura guai a non finire, avendo preso in precedenza alcuni impegni, come portare Pluto a spasso e aiutare Minni a fare dei lavori in casa. Dopo essersi vestito in modo “normale” sopra il costume (che non riesce a sfilarsi) Pippo non resiste alla tentazione di aiutare chiunque sia in difficoltà, rischiando di farsi scoprire e combinando più guai che altro, anche nei confronti di sé stesso: quando infine l’effetto delle noccioline svanisce, un pesante divano che stava sollevando gli cade sopra un piede. E un pallone da lui calciato con troppa forza sfonda le mura del carcere in cui aveva rinchiuso Mister Nomaps, che evade. Nonostante la sua brevità Palazzi realizza una storia comica e surreale come se ne vedono poche sul giornale, e mostra di aver capito le potenzialità del personaggio; Il leggendario Cavazzano, dal conto suo, non aspettava altro per far brillare, ancora una volta, il suo immenso talento, che negli ultimi tempi non aveva sempre prodotto disegni all’altezza dei suoi capolavori. Cavazzano al suo meglio: SuperPippo non riesce a sfilarsi il suo appariscente costume – Marchese d’Italia, di Alessandro Ferrari e Umberto Sacchelli/Mario Ferracina: storia di produzione americana in cui Paperino diventa marchese, in Italia, poiché un suo antenato gli ha lasciato in eredità una “ricchissima terra”. Paperino va allora dal notaio Vincenzoni, a Firenze, usando prima i risparmi dei nipotini e poi, dovendolo inseguire prima a Venezia e poi ad Agrigento, promettendo a tassisti, ristoratori eccetera, favolose ricompense quando sarà entrato in possesso dell’eredità. Dopo aver scoperto che la sua terra è la famosa isola (sottomarina!) Ferdinandea, priva di valore, Paperone arriverà in tempo per saldare i suoi debiti, che aggiungerà alla nota lista. – Il mercoledì di Topolino, di Francesco Pelosi e Ivan Bigarella: variante delle storie della serie “I mercoledì di Pippo”, nelle quali l’amico di Topolino espone la trama del suo ultimo, surreale, romanzo. In questa occasione è il Topo a proporre qualche spunto interessante, ma è subito palese che non ha il talento dell’amico, e alla fine non può fare altro che proporre a lui di scrivere qualcosa basato sulle loro avventure. Per consolarlo Pippo finge di accettare. – Papereneide: un regno lontano (episodio 3 di 3), di Francesco Artibani e Simona Capovilla: termina, a tarallucci e vino, la Grande Parodia dell’Eneide. Artibani, pur essendo un grande sceneggiatore, dev’essersela vista brutta, arrivato al punto più critico del poema virgiliano: la guerra fra i troiani e i rutuli di Turno, che nell’originale procede tra una lunga serie di massacri, con molti dei protagonisti che vengono uccisi in battaglia. Artibani riprende la storia a grandi (molto grandi) linee e, dopo l’arrivo di Paperenea nel Lazio e il suo incontro con la regina Amapera (Amata), il re Cicciolatino (Latino) e infine la principessa Lavinia Paperina (Lavinia), li fa scontrare con Gasturno (Turno), re dei Brutuli, che si allea con i predoni di Bassenzio (Mezenzio), vale a dire i Bassotti. Mentre Paperenea si reca a chiedere l’aiuto dell’ingegnoso re Archimando (Evandro), Gasturno e i predoni seminano il terrore nel campo dei troiani (un terrore che fa ridere più che spaventare), finché il nostro eroe torna con i rinforzi e, dopo una trattativa con i nemici, convince tutti che “alleati è meglio” e “nemici è peggio”. Quindi, come si diceva, tarallucci e vino: persino gli dei smettono di litigare tra di loro e festeggiano la vittoria di Paperenea. Addirittura, nelle ultime vignette, torna in scena Anchisone, zio dell’eroe, che dalla Sicilia dei Ciclopi è venuto fin nel Lazio a fare affari (e per strada è sfuggito alla furia di Ditone). Volendo dare un giudizio obiettivo al lavoro di Artibani, la sufficienza è raggiunta, ed è chiaro che fare di meglio non era possibile. Non si poteva invischiare Paperenea in qualche storia d’amore né mostrarlo uccidere i suoi nemici. Eppure, se si pensa a come uno sceneggiatore del livello di Martina aveva risolto problemi simili nella Paperiade, la domanda è lecita: fino a che punto è colpa delle censure e fino a che punto gli sceneggiatori odierni sono capaci di osare? Anche Simona Capovilla fa il suo dovere, col suo tratto pulito e sobrio anche se, come la sceneggiatura, senza lampi di genio: ai suoi tempi Bottaro – disegnatore della Paperiade – pur non essendo più bravo di lei, disegnava con uno stile che nessun lettore potrà dimenticare. Almeno lei e Artibani ci hanno provato, cosa che, date le enormi difficoltà che presenta l’Eneide, non era affatto scontato. Il duello – si fa per dire – tra Paperenea e Gasturno Navigazione articoli MATITE BLU 491 UNA COMETA CHIAMATA GIORGIO CARPINTERI