Numero 3624 del 7 maggio – Copertina di Alessandro Perina, che riprende la storia con cui si apre il numero e che fa la parodia dell’imminente Giro d’Italia: protagonisti della corsa sono infatti Paperino e Paperoga, che vengono allenati da ‘Vincenzo Paperibali’, che compare con loro nell’immagine di copertina, oltretutto con indosso la maglia rosa simbolo del primato ciclistico. Né la storia né la copertina sono memorabili – tranne, forse, per un Paperoga più spettinato del solito – e a meno di non essere dei veri appassionati di ciclismo si fanno dimenticare facilmente, Ma il Giro si corre una volta all’anno e in qualche modo va onorato, soprattutto nella speranza che in Italia tornino a fiorire un po’ di quei campioni che, dopo il ritiro di ‘Paperibali’, non si sono più visti. – L’indesiderata maglia rosa, di Niccolò Testi e Alessandro Perina: si corre il Giro del Calisota, e Paperone e Rockerduck (congiuntamente, per decisione del sindaco) vi fanno partecipare la squadra che rappresenta il loro stato. Rockerduck ingaggia molti campioni, Paperone si serve dei suoi nipoti, che vengono schiavizzati ma, affidati alle cure di “Vincenzo Paperibali’, non corrono poi così male. Tuttavia, ogni corridore che va a indossare la maglia rosa finisce per perderla a causa di strani incidenti, e sarà proprio Paperibali a scoprire l’identità dell’ignoto sabotatore (non Rockerduck, per una volta). – Re Gambadilegno: inseparabili, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio: prosegue con una seconda storia la narrazione delle avventure di Gambadilegno a Ducktopia, raccontate direttamente da lui mentre si trova nel carcere dell’isola di Corallo. Lo scorso numero si era saputo in che modo Gambadilegno fosse diventato re – la regina Bocciolo aveva abdicato in suo favore – e in questo lo vediamo tramare per liberarsi di Fiorenzo, il consigliere che ha ‘ereditato’ e che diffida (giustamente) delle sue intenzioni. Il complice che dovrebbe rapire Fiorenzo, tuttavia, si sbaglia e rapisce la sua fidanzata Fiorenza, del tutto identica a lui: di conseguenza Gambadilegno deve atteggiarsi ad eroe, fingendo di trovare e poi di liberare la fanciulla rapita. Fiorenzo, colpito da tanto ‘eroismo’, cambia idea su quello che in realtà rimane un ‘villain’ e che, soddisfatto di come la vicenda si è conclusa, ricompensa comunque (con metà del pattuito) il suo complice e consolida il suo potere. Al termina della narrazione Gambadilegno prova una seconda volta a evadere, cercando di farsi passare per un visitatore, ma le guardie non sono stupide e lo smascherano… sarà per la prossima storia. Artibani si conferma al meglio delle sue capacità, con una sceneggiatura frizzante e ricca di momenti comici come raramente si vedono nelle storie più classiche (i battibecchi fra Gamba ed il suo complice, per esempio), e Pastrovicchio sembra a sua volta ispirato come mai prima d’ora, esaltato da una trama che gli consente di esplorare un’enorme gamma di espressioni e un’infinità di paesaggi stravaganti. Questa di “re Gambadilegno” è davvero una serie-gioiello, ben più di tante altre che vengono continuamente – e vanamente – pompate sulla rivista. Pastrovicchio al suo meglio, capace di rendere alla perfezione le mutevoli espressioni di Gambadilegno – Prendiamo il bus!, di Francesco Vacca e Marco Palazzi: Paperino si lamenta di dover andare al deposito (per la consueta lucidatura delle monete) prendendo l’autobus invece della 313, che lo ha lasciato a piedi. Paperoga, sostenendo di essere un gran conoscitore della rete di autobus di Paperopoli, cerca di aiutarlo. Ma il facile viaggio sino al deposito diventa in un incubo, fra coincidenze mancate, percorsi che si allungano, direzioni sbagliate e infine un tragico equivoco: il “deposito” al quale si reca l’ultimo autobus non è quello dello zio, ma quello dove dovrà fermarsi dopo l’ultima corsa! – La leggendaria Big Bass Band, di Francesco Pelosi e Mattia Surroz: i Bassotti, dopo essere stati respinti per la millesettecentosedicesima volta dal deposito di Paperone, si arrendono e abbandonano ogni attività criminale. Nonno Bassotto, preoccupato per loro e con l’aiuto del Bassotto intellettuale, inventa una complessa storia che riguarderebbe certi loro antenati, chiamati “Big Bass Band”, per mezzo della quale riesce a trovargli nuove motivazioni: rinfrancata, la banda tenta e fallisce un nuovo colpo al deposito, ma almeno riesce a rubare uno dei minacciosi cartelli disseminati sul terreno circostante. – Terravento, capitolo quinto, di Luca Barbieri e Mario Ferracina: termina infine l’ennesima saga partita con molte promesse, poche delle quali sono state mantenute. Jill, la topolina bionda, arriva in compagnia di Topolino all’accampamento dove quest’ultimo vive con i suoi amici, combatte al loro fianco le misteriose “ombre”, riceve un aiuto inaspettato da parte degli altri “razziatori”, che si pensavano – a torto – essere dalla parte dei “nemico”, e infine se ne va, in cerca della sua strada. Se son rose fioriranno. Il solo elemento di qualche interesse è l’apparizione, nell’ultima vignetta, della misteriosissima “arca dei saggi”, una sorta di nave volante apparsa dal nulla e che, a detta di Topolino, è in anticipo sulla sua consueta visita. Morale di tutto ciò: le cinque puntate si chiudono con più misteri di quelli con cui sono iniziate. Nulla si è capito di cosa sia successo al pianeta, chi o cosa siano le “ombre”, e meno che mai quale sia il ruolo dei “saggi”. Persino i ruoli dei buoni e dei cattivi, dopo molti capovolgimenti di fronte, non sono ben definiti, e non si capisce ancora chi stia da quale parte. Ovviamente il seguito è rinviato alla prossima “stagione” (e forse ne servirà più di una per chiarire ogni mistero) e intanto il lettore deluso dovrà armarsi di pazienza e sperare di vivere abbastanza a lungo da poter vedere la fine di questa saga. Magnifici i disegni di Ferracina, che si lancia anche stavolta in veri e propri “quadri” di grande effetto visivo: ma mai come adesso si può dire che siamo di fronte ad una storia con molto fumo e poco arrosto. Fantastico, ma fine a sé stesso, il “quadro” di Ferracina Numero 3625 del 14 maggio – Copertina di Giorgio Cavazzano, ispirata alla storia che riprende, ben diciassette anni dopo, la celebre parodia del monologo teatrale di Alessandro Baricco, e che, come allora, è sceneggiata da Faraci e disegnata da Cavazzano. La copertina ci mostra i due protagonisti: Pippo e Topolino (Novecento e Tim/Max), con l’affiatata coppia Gambadilegno/Trudy che faranno da “villain” nel corso della storia, e con un ospite d’eccezione: James Joystick (James Joyce), che si trova a bordo del famoso piroscafo. L’effetto-cartolina è garantito, ma la fantasia manca un po’ al grande disegnatore veneziano, che senza il supporto di Faraci si limita ad una semplice, piatta presentazione dei personaggi e non riesce a rendere giustizia alle particolari atmosfere di questa singolare vicenda, della quale propone in copertina i due temi che la caratterizzano: il piroscafo e il pianoforte. – Le altre storie di Pippo Novecento, di Alessandro Baricco/Tito Faraci e Giorgio Cavazzano: nel seguito della Grande Parodia di ‘Novecento’, pubblicata ben diciassette anni fa, Pippo e Topolino se la vedono con Gambadilegno e Trudy, che si imbarcano sul Virginian (il piroscafo sul quale si svolgono le vicende di ‘Novecento’) per derubare di nascosto i passeggeri, fingendosi un impresario e una signora dell’alta società. A bordo del Virginian sale anche lo scrittore James Joystick, caricatura di James Joyce, che ha perso l’ispirazione ma la ritrova subito grazie ai consigli di Pippo. I due furfanti, invece, una volta scoperte le sue doti musicali, cercano di convincerlo a sbarcare per poterne sfruttare il talento, dapprima con le buone, e poi con le cattive. Neanche l’intervento di Topolino sembra poter salvare la situazione: ci riuscirà invece Joystick, che sembra svampito ma non lo è, e dà l’allarme appena in tempo. Tutto è bene quel che finisce bene, e chissà che in futuro non si possano rivedere i personaggi alle prese con qualche altro ‘villain’. Di buon livello la sceneggiatura di Faraci, mentre sono altalenanti i disegni di Cavazzano, il cui Gambadilegno ricorda spesso quello delle origini (il che non è sbagliato, essendo la storia ambientata negli anni ’30), anche se lo stesso non si può dire di Pippo e Topolino. La storia è comunque molto piacevole a leggersi, e anche se Topolino rimane un po’ in secondo piano la caratterizzazione del difficile personaggio di Pippo-Novecento è invece pienamente riuscita. Peccato che Faraci, un tempo tra i migliori sceneggiatori disneyani, abbia tirato i remi in barca da molti anni, e torni solo di rado, come in questa occasione, ai suoi vecchi livelli. Un ottimo Cavazzano ci mostra quattro dei protagonisti, con Basettoni nel ruolo del comandante della nave – Il cartello definitivo, di Vito Stabile e Alessio Coppola: i cartelli minacciosi che Paperone ha collocato intorno al deposito non spaventano più nessuno. Paperone li sostituisce allora con un unico cartello, gigantesco e veramente minaccioso, e ottiene ciò che vuole: i visitatori molesti spariscono e persino i Bassotti si tengono alla larga. Ma il cartello è così minaccioso che anche i turisti scappano (il deposito è anche un’attrazione turistica) con grave danno all’economia di Paperopoli. Paperone dovrà tornare ai vecchi cartelli, ma farà pagare ai turisti un biglietto per ammirare da vicino il deposito. – Re Gambadilegno: la corona di ghiaccio, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio: è la terza storia di questa miniserie (la prossima sarà l’ultima) che narra le avventure di Gambadilegno a Ducktopia, dove era rimasto sia per consentire ai suoi compagni (amici e nemici) di tornare a casa, che per arricchirsi in modo poco onesto. Diventato re suo malgrado, viene costretto dal suo consigliere Fiorenzo ad imbarcarsi nel più classico dei quest per recuperare una certa ‘corona di ghiaccio’ che farebbe tornare la primavera a Ducktopia (nella quale è arrivato l’inverno). Dopo aver superato in qualche modo le numerose prove richieste per raggiungere la corona, Gambadilegno causa una mezza catastrofe che scioglie i ghiacci e inonda il regno: ma la fine improvvisa e anticipata dell’inverno aumenta la sua popolarità invece di affossarla. Intanto, nel mondo reale, le guardie del carcere sventano un suo ennesimo tentativo di evasione. Quella di questo numero è forse la storia migliore delle tre finora pubblicate, con momenti di comicità assoluta nella sua presa in giro dei classici quest della narrativa fantasy: forse né Artibani né Pastrovicchio si sono mai visti a questi livelli, col primo che è ormai diventato una specie di Re Mida (tutte le sue storie sono di livello altissimo) e col secondo che va ormai annoverato nel ristretto numero di disegnatori su cui la Disney può contare ad occhi chiusi (con Casty, Gervasio e Cesarello). Questa storia, da sola, vale l’intero numero. Pastrovicchio si supera nell’illustrare il momento più comico della storia – Le vendite impossibili, di Gorm Transgaard e Andrea Ferraris: storia di produzione danese che vede Paperone impegnarsi per realizzare delle “vendite impossibili” (vendere ghiaccio ai poli, sabbia nel deserto eccetera), così da poter essere riammesso nel club dei miliardari, dal quale è stato cacciato per aver sostenuto, appunto, di poter compiere imprese impossibili. Spinto dalla disperazione e da un’inventiva eccezionale, Paperone riuscirà a vendere ghiaccio ai poli eccetera con grande scorno di Rockerduck, che alla fine verrà cacciato a sua volta per aver tentato di sabotare lo storico rivale. Numero 3626 del 21 maggio – Copertina di Andrea Freccero, che ricorda la prima storia del numero e un po’ anche la fiera del libro, svoltasi a Torino fra il 15 e il 19 maggio: i tre nipotini, che si trovano in una biblioteca, invitano lo zio a non far rumore, impresa veramente difficile dal momento che Paperino sta cadendo da una scala portandosi appresso un bel po’ di libri… Freccero è il copertinista più collaudato della Disney, e raramente realizza copertine ‘estreme’ come quella di questo numero, in cui tutti i personaggi sembrano sul punto di esplodere, per un motivo o per l’altro; tuttavia non si può negare che il risultato sia interessante, così come molto particolare è la scena, ricca di dinamismo e di un gioco di luci ed ombre che ben si addice all’ambientazione. Non è la miglior copertina dell’anno, ma fa piacere vedere Freccero a livelli più alti del (suo) solito. – Contro il terribile Prolissus, di Roberto Gagnor e Marco Mazzarello: un misterioso criminale, che si fa chiamare ‘Prolissus’, detesta i neologismi e utilizza un’arma in grado di svuotare i libri da tutte le parole ‘nuove’. Paperinik interviene e, con l’aiuto di Pico, smaschera il colpevole: si tratta di un bibliotecario che sta lavorando ad un vocabolario ma non riesce a finirlo, sempre bloccato dall’apparire di parole nuove. Lo strano criminale si pente, ma la sua arma esplode, diffondendo i neologismi senza alcun controllo, e Pico dovrà ‘assorbirli’ per evitare che distruggano tutte le altre parole. – L’enigma del vecchio castello, di Niccolò Testi e Giampaolo Soldati: Paperone vuole acquistare il castello di Gorizia, anche perché sembra che contenga il tesoro di un’anonima contessa. Come già gli era accaduto in altre storie simili, tutte ambientate in Italia, Paperone (con i nipotini al seguito) gira tutta la città in una sorta di caccia al tesoro: finalmente, tornato al castello, trova uno scrigno che contiene solo i giocattoli dei cani della contessa, che dal suo punto di vista erano il tesoro più prezioso. Nonostante tutto Paperone non se la prende più di tanto e porta i nipotini a visitare Gorizia. – Sostituta d’ufficio, di Tito Faraci ed Enrico Faccini: inizia la nuova serie “Gli allegri mestieri di Paperina”, in cui è lei, non Paperino, ad essere protagonista di brevi storie incentrate sul mondo del lavoro. Paperina comincia accettando un lavoro ‘schivato’ da Paperino: fare da segretaria tuttofare in una delle molte aziende di zio Paperone. Il lavoro non è affatto gratificante, e lei deve subire ‘mobbing’ e umiliazioni di ogni tipo: alla fine lo zio le rivelerà di averle offerto quel posto proprio allo scopo di fare emergere i comportamenti scorretti dei dirigenti della sua azienda (che non approva). – Il ripostiglio interminabile, di Francesco Pelosi e Luca Usai: nuova storia delle serie “Lord Hatequack racconta”, si distingue dalle altre per un villain davvero insolito: un parente di Pippo… cattivo! Non svitato o stravagante come tutti i “pippidi”, ma proprio cattivo. Si tratta di un illusionista che a forza di collezionare di tutto, e non avendo ormai più spazio, ha creato un “ripostiglio interminabile”, capace di contenere un numero infinito di oggetti e poi di rimandarli all’esterno su richiesta. Ma guai ad entrarci di persona: vi si rimane intrappolati e dopo 10 minuti si viene dimenticati da tutti. È un secolo che l’illusionista vi è rimasto chiuso dentro, e la sua sola possibilità di uscire è quella di fare entrare qualcuno che prenda il suo posto: ci casca Topolino, ospite da Pippo, che scopre il ripostiglio misterioso per aver sentito i rumori che ne provengono. Chiuso dentro dal malvagio antenato di Pippo, Topolino ne esce riuscendo a richiamare, dopo alcuni giorni, l’attenzione del suo amico facendo rumore a sua volta: e poi, per liberare Pippo, cattura e vi fa entrare nuovamente il suo antenato. Ma i colpi di scena non sono finiti… ad ogni modo la trovata di Pelosi, sceneggiatore approdato sulla rivista da pochi mesi, è notevole sia per la diabolica trovata del ripostiglio, degna dei classici dell’orrore, che per la figura del villain. Le storie di Lord Hatequack, quando non è Nucci a scriverle, non sono mai eccelse, ma questa è la classica eccezione che conferma la regola. Appena sufficienti i disegni di Usai. Usai rende bene la disperazione di Topolino, messo in trappola dal ‘pippide’ malvagio – Re Gambadilegno: Il mio regno per una struzzertola, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio: finisce con questa storia la miniserie dedicata alle avventure di Gambadilegno a Ducktopia. Cronologicamente questa storia sarebbe la prima della serie, ma è quella che il furfante, rinchiuso nel carcere dell’isola di Corallo, racconta per ultima: la regina Bocciolo offre a Gambadilegno, ancora primo cavaliere del regno, un uovo di ‘struzzertola’, una creatura metà struzzo e metà lucertola che diventerà la sua cavalcatura dopo aver sviluppato con lui un “legame mistico”. Ennesima presa in giro dei luoghi comuni della narrativa fantasy, la storia, pur non essendo la migliore del ciclo, si mantiene a un livello di eccellenza assoluta, con punte di comicità straordinarie e molti risvolti etici niente affatto banali: non a caso, nelle ultime vignette, Gambadilegno rinuncia a evadere pur avendone l’occasione. Forse il ricordo di una vita passata tra agi ed onori, sia pure facendo il doppio gioco, lo ha un po’ addolcito. Va ricordato che tutte le storie ambientate a Ducktopia nascono dalla fantasia di Licia Troisi, unica scrittrice italiana ad aver riscosso un buon successo nel genere fantasy. Stupendi, come sempre, i disegni di Lorenzo Pastrovicchio. Pastrovicchio al suo meglio: il difficile confronto fra Gambadilegno e la sua ‘struzzertola’ Numero 3627 del 28 maggio – Copertina di Giuseppe Facciotto, ispirata alla storia che inizia in questo numero e che vede il ritorno di Geekson, un villain un po’ particolare che sembra uscito da un fumetto della Marvel. La copertina ci mostra i tre personaggi che gli si oppongono: Topolino, Enigm e Atomino, in procinto di essere risucchiati da un varco che il criminale ha aperto nella dimensione Delta. L’immagine è di grande effetto, ma è difficile da comprendere se non si è già letta la storia: sarà un pregio (spinge il lettore a comprare la rivista e a leggerla) o un difetto (delude il lettore che non capendone il significato non comprerà la rivista)? Diamo fiducia al disegnatore, il bravo Giuseppe Facciotto, coautore della grande saga natalizia de “il pianeta inosservabile”, e diamo per buona la prima ipotesi. Anche perché la storia in questione offre molto fumo e ben poco arrosto, e questa copertina rimarrà l’unica sua punta di eccellenza. – L’effetto Omega: il raggio scioccante, di Alessandro Pastrovicchio: ritorna dopo due anni Geekson, il supercattivo ideato da Alessandro Pastrovicchio. Geekson (o Gamma) gioca a scacchi, vuole dominare il mondo e in fin dei conti è il solito scienziato pazzo, per di più munito di una tuta che ricorda certi villain della Marvel. Anche il suo modo di parlare lo ricorda: “Poveri illusi! La loro resistenza è quasi commovente”. Ad ogni modo questo supercattivo evade dal carcere in cui è rinchiuso, bombarda il mondo coi raggi “DUMB” che rendono tutti più o meno scemi, e infine irrompe nella dimensione Delta, anche se il suo scopo non è ancora chiaro (questa è la prima di tre puntate). L’unico momento davvero interessante di questa storia è quando Atomino, che invano ha cercato di opporsi al supercattivo, ne viene “sbruciacchiato” e scaraventato nella nostra dimensione, dove si presenta moribondo (!) a casa di Topolino, rimasto immune dall’effetto dei raggi DUMB per volontà dello stesso Geekson. I piani diabolici di costui prevedono infatti una vendetta (come sempre quando un supercattivo evade dal carcere) ed è plausibile che questa debba coinvolgere Topolino in prima persona. La puntata si chiude con un cliffhanger (Atomino moribondo) e il lettore dovrà pazientare prima di capire come farà il nostro atomo preferito a sopravvivere (che sopravviva è scontato). Molto altalenanti i disegni dello stesso Pastrovicchio, la cui storia avrebbe ben figurato in un albo della Marvel. Ma i lettori stufi di supereroi e supercattivi in tutte le salse (e sono in molti ad essersi stufati) apprezzeranno la sua fatica? Il dubbio è lecito. Pastrovicchio, almeno, è bravo a disegnare il suo cliffhanger, che vede un Atomino moribondo bussare alla porta di Topolino – L’avventura davvero avventurosa, di Bruno Enna e Nicola Tosolini: come molti lettori speravano ricompare l’eccentrico miliardario Howard Duckes (caricatura di Howard Hughes), diventato vicino di Nonna Papera dopo l’ultima storia della serie Paperino Paperotto. Stavolta lui e la Nonna portano la banda di ragazzini (anzi di paperotti) al completo su di un’isola sperduta nei Caraibi (l’isola del ‘pirata appiedato’) dove il miliardario sostiene di avere costruito un Grand Hotel. Si scoprirà invece che l’Hotel è ancora da costruire e che lo scopo della gita è quello di esplorare l’isola, cosa che va a genio a Paperino ed ai suoi amici, ma non alla Nonna, che per punizione manda Duckes a dormire in una rimessa. Le avventure si moltiplicheranno, fra contrabbandieri che usano l’isola come covo, tesori da scoprire (e che sono stati già scoperti), una maestra un po’ svampita e uno sceriffo che la corteggia ma è troppo timido per dichiararsi. C’è chi ha paragonato questa storia al celebre film “I Goonies”, ma, dopo che le avventure di Paperino Paperotto, con l’arrivo di Duckes, si erano fatte più serie e interessanti, Enna fa un passo indietro, con una trama infantile, dei villain ridicoli e una Nonna del tutto fuori parte: poco avventurosa e inutilmente severa con Duckes, che diventa un pesce fuor d’acqua, ambiguo, succube, diviso tra il suo lato affaristico e quello romantico. Dall’autore de “Gli evaporati” e “500 piedi” ci saremmo aspettati una vicenda di ben altro spessore: questa sembra rivolta a un pubblico di bambini, che peraltro non leggono più Topolino da molti decenni e, pur graziosa e scritta bene, scorre via senza lasciare alcun segno. Lo stesso può dirsi degli anonimi disegni di Tosolini. Tosolini disegna passabilmente Paperino e i suoi amichetti – Il tappo filosofale, di Stefan Petrucha e Diego Bernardo: storia di produzione danese che vede Paperino arricchirsi a dismisura dopo aver recuperato, nel corso di una caccia al tesoro in compagnia dello zio, il ‘tappo filosofale’, che trasforma l’acqua in oro. Quasi impazzito per essere diventato improvvisamente ricchissimo, Paperino produce una tale quantità di oro da farne crollare il valore, e si ritrova di colpo poverissimo (non così lo zio, che ha investito in argento e platino). La distruzione del tappo farà tornare tutto come prima, con l’oro di Paperino che ridiventa acqua. – La tuta del silenzio, di Marco Bosco e Giampaolo Soldati: Pico si reca spesso in biblioteca, ma parla di continuo ad alta voce (o il suo stomaco brontola). Per non essere cacciato cerca allora l’aiuto di Archimede, che gli costruisce una tuta che assorbe ogni rumore prodotto dal corpo. Paperoga, che si incarica di portargliela, la prova e poi non riesce più a sfilarsela. Dovrà girare tutta Paperopoli per ritrovare Archimede, che la sbloccherà subito e andrà personalmente a portarla allo studioso. Ma quando tutto sembra risolto in biblioteca iniziano dei rumorosissimi lavori di ristrutturazione! Navigazione articoli REED CRANDALL, DISEGNATORE MANCATO DI TARZAN MATITE BLU 435