Numero 3684 del 1° luglio 2026

–   Copertina di Francesco D’Ippolito, ispirata alla storia più importante del numero, e che vede lo scontro fra Paperinik e Frida Dangerman, una delle villain più interessanti nonostante sia arrivata da poco nel mondo dei Paperi. La copertina ci mostra il solo Paperinik, con i suoi famosi stivaletti a molla in primissimo piano, in una posa così drammatica e scattante da risultare un po’ forzata, e con uno sfondo rossastro, quasi sanguinolento, che spiazza un po’ il lettore. Per quanto Paperinik sia uno dei personaggi più cupi (relativamente) dell’universo disneyano, la copertina, presa nel suo insieme, sembra quasi far pensare che sia protagonista di una storia a sfondo orrorifico, laddove questa è solo un blando thriller, sia pure ricco di colpi di scena. Ad ogni modo conta una cosa sola: che impressioni il lettore spingendolo ad acquistare il numero.

–   Il ritorno di Frida, di Bruno Enna e Alessandro Perina: la famosa Frida Dangerman, astutissima ladra, ha già derubato Rockerduck e Red Duckan. Ora tocca a Paperone, che trova un suo biglietto sulla porta del deposito e in preda alla paranoia reagisce barricandosi dentro e sottoponendo chiunque voglia entrare a controlli estenuanti. Pare che Archimede sia ad un convegno, non rintracciabile, e Paperinik decide di contattarlo sulla linea segreta per farlo tornare prima, scoprendo così che è stato rapito dalla bionda Frida. Invano il papero mascherato cerca di salvare l’inventore, che viene spostato in un altro covo; ma, aiutato da Edi, scopre che la celebre ladra si nasconde in un negozio di antiquariato, e vi si reca per liberarlo. Troppo tardi Archimede scopre che il Paperinik arrivato nel negozio è la stessa Frida in un altro dei suoi travestimenti, e che non solo le ha svelato tutti i segreti delle difese del deposito, ma soprattutto chi si nasconde dietro la maschera del “diabolico vendicatore”. Minaccia di distruggere il suo covo segreto, e quindi la casa con i nipotini dentro, Frida obbliga Archimede e il vero Paperinik a perdere tempo disattivando una finta bomba, mentre lei, che ha assunto le sembianze dell’inventore, irrompe nel deposito, ne espelle Paperone e Battista, e lo porta via utilizzando “l’estrema difesa”, cioè le zampe semoventi di cui è dotato. Ma Paperinik non si dà per vinto, indaga e scopre che la ladra si è ritirata a godersi la vita in un’isola lontana: dopo averla rintracciata, travestito a sua volta, la ipnotizza costringendola a restituire a Paperone il denaro rubato dal deposito e le somministra abbastanza caramelle car-can da farle dimenticare la sua identità. Frida finisce in carcere e medita vendetta contro di lui. A quando il seguito? La storia è l’ennesima prova di bravura da parte di Enna, ai testi di una storia ricca di capovolgimenti di fronte e di colpi di scena, con un’avversaria davvero temibile non solo per Paperone – e ce n’era bisogno, dopo i soliti Bassotti e la solita Amelia – ma persino per Paperinik. Non eccelsi i disegni di Perina (ci sarebbe voluto Baccinelli, o lo stesso Gervasio, per una storia di questo livello), ma il suo stile classico ben si adatta a una vicenda che per ritmo e tematiche sembra una dei “vecchi tempi”.

 

Frida, che ha già rapito Archimede, alle prese con Paperinik

 

–   La (s)fortuna che viene dall’Est, di Alessandro Ferrari e Valerio Manisi: storia di produzione americana che vede Gastone e Paperino girare l’Europa dell’Est cercando di rimediare alla sfortuna che sembra aver colpito il primo dei due. Varsavia, Danzica, Cracovia, Praga, Bratislava, Budapest, Bucarest e poi Brasov accolgono i due cugini, con Gastone che cercando un amuleto portafortuna finisce ogni volta per trovarne uno… portasfortuna (con annessi guai). Ma alla fine un miliardario gli comprerà la collezione di portasfortuna, dimostrando che tutti gli inconvenienti erano stati comunque opera della sua solita fortuna. Tuttavia a Paperino basta essersi divertito a sue spese.

–   Frankepipp e lo scacchista… mostruoso, di Rudy Salvagnini e Valerio Held: il dottor FrankePipp (Pippo) gioca a scacchi col suo amico Topolygor (Topolino), e non essendo questi abbastanza bravo decide di costruire un automa che possa misurarsi con lui. Il primo tentativo con un automa di legno fallisce: l’energia del fulmine che dovrebbe dargli vita lo brucia. Il secondo, con un automa metallico, finisce con la sua fusione. Finalmente FrankePipp, usando gli appunti del dottor Peppyl trovati in biblioteca da Topolygor, inventa una pozione che lo trasforma in “HydePipp”, e bevendola di continuo può giocare da solo contro il suo doppio. Che però si arrabbia quando perde!

–   Fifa World Cup, episodio 4 di 5, di Marco Nucci e Corrado Mastantuono: Winthorpe, ormai in ripresa dopo l’infortunio, sta allenando Paperino, a dire il vero con scarsi risultati. Per fortuna questo non intacca la sua capacità di fare l’allenatore-giocatore, e il Calisota supera la Germania addirittura per 3-0, accedendo così ai quarti di finale dove affronta l’Inghilterra. Winthorpe, con ostinazione degna di miglior causa, insiste ad allenare Paperino, che migliora sino a calciare un pallone sul palo, ma questo non impedisce agli inglesi di passare in vantaggio nel primo tempo: il problema sono le trombe dei loro tifosi, che rendono incomprensibili le istruzioni che Paperino impartisce ai suoi giocatori; ma il ricorso a dei cartelli esplicativi cambia la situazione, e il Calisota finisce per vincere 2-1. Per la semifinale contro l’Argentina le cose sembrano mettersi male quando Sheffield elude la sorveglianza di Paperone e riesce a far cadere dalle scale uno degli attaccanti del Calisota. Costretti a giocare in dieci (i continui sabotaggi di Sheffield hanno decimato la squadra) i compagni di Paperino vanno nuovamente in svantaggio nel primo tempo, ma nel secondo, a sorpresa, entra in campo proprio Winthorpe, ormai guarito dall’infortunio… e la puntata, la penultima della serie, finisce. Delle quattro pubblicate sinora è decisamente questa la meno interessante, con Nucci che fa i salti mortali per far piacere quelle che sono banali telecronache di partite un po’ movimentate, sia pure ogni volta con qualche variante, e che in fin dei conti risultano noiose e sembrano solo voler preparare l’inevitabile finale tra il Calisota di Paperino e… ? Probabilmente il Brasile, unica grande squadra ancora non affrontata. Ormai l’unico motivo di interesse è capire se il Calisota riuscirà a vincere la coppa, e quale sarà il ruolo di Paperino nell’eventuale vittoria. Mastantuono, quantomeno, mantiene ad alti livelli tutta la storia col suo disegno surreale, adattissimo a una storia dalle premesse assurde (e che forse avrà una conclusione pure surreale).

Anche discutere di tutt’altro serve a Winthorpe per allenare Paperino

 

Numero 3685 dell’8 luglio

–   Copertina di Davide Cesarello, che richiama la storia principale del numero, nella quale si assiste al ritorno di uno dei villain più inquietanti con cui abbia mai avuto a che fare Topolino, vale a dire mister Vertigo, introdotto solo pochi anni fa da Marco Nucci. Per celebrare la storia Cesarello ricorre ad una soluzione radicale: il solo volto di Topolino, in primissimo piano, sullo sfondo “ipnotico” tipico delle storie con questo personaggio. L’espressione del Topo è così sinistra da aver fatto credere a molti appassionati che il vero mister Vertigo possa essere lui, in quello che sarebbe in effetti un colpo di scena mai visto prima. Ovviamente non è così: la copertina serve solo a impressionare il lettore di passaggio e spingerlo a comprare il numero.



–   Il nemico che visse due volte, di Pietro B. Zemelo e Cristian Canfailla: un tale che si fa chiamare solo “Spiral” annuncia su Internet dove e quando avverranno dei crimini, rapine soprattutto. Anche Basettoni vi fa affidamento, salvo fare brutta figura quando il misterioso informatore tarda ad avvisarlo. Una squadra di informatici prova a identificare Spiral, ma i computer utilizzati vengono “fritti” e lo stesso informatore rende pubblico il fallimento della polizia mettendo anche in ridicolo Basettoni. Topolino riconosce nel modo di fare del misterioso individuo quello del mago Arkadin, detto “mister Vertigo”, che lui stesso ha fatto incarcerare a suo tempo, e ne ha la conferma quando riceve per posta (anonimamente) una delle sue marionette parlanti. Dopo aver decifrato dei numeri associati ai casi nei quali la polizia ha fallito, Topolino scopre che si tratta di coordinate geografiche (che nella realtà corrispondono alla sede della Walt Disney) e vi si reca incontrandovi Spiral, che a sua volta spera di incontare Vertigo in persona (a lui erano indirizzate le coordinate che Topolino ha decifrato). Nello scontro che segue il Topo sembra soccombere, ma il misterioso personaggio cade in una trappola organizzata da Basettoni: si tratta di Madeleine, una ragazza della squadra di informatici, e che anche dopo essere stata arrestata continua a minacciare Topolino e ad alludere al “vero nemico” ancora in libertà. Un altro seguito è quindi annunciato: intanto questa storia, pur non memorabile come quelle ideate da Nucci – ma ben disegnata da un buon Canfailla – si colloca subito tra quelle più importanti con protagonista il Topo. Del resto un villain di questo spessore non compare tutti i giorni, e il mondo disneyano, dopo troppe storie con al centro i Bassotti o Gambadilegno, avrebbe un gran bisogno di nuovi criminali, più spietati, più astuti e al passo coi tempi. Dopo la Frida dello scorso numero, capace di dare filo da torcere a Paperinik, ben venga mister Vertigo, che sia l’originale o un suo emulatore. E prima o poi ritornerà il “nuovo” Macchia Nera, sparito nel nulla da ben quattro anni.

Topolino, catturato da Spiral, sembra perduto


L’architettura da spiaggia, di Niccolò Testi e Nico Picone: Paperino e i nipotini sono in vacanza su una spiaggia, e i secondi costruiscono castelli di sabbia in vista di una gara che si terrà di lì a poco. Loro rivale è un ragazzino antipatico di nome Percival, incoraggiato dallo zio, e Paperino, sempre pronto a trovare qualcuno da sfidare, decide di aiutare i nipoti. A forza di dispetti i due castelli vengono semidistrutti e la gara è vinta da una coppia di outsider, ma i quattro ragazzini, stufi dei battibecchi degli zii, rinunciano a competere fra loro e diventano amici. Si scoprirà che gli zii si erano messi d’accordo e avevano finto di litigare proprio per spingere i nipoti a rappacificarsi.

 All’attacco!, di Giulio A. Gulatieri e Roberto Vian: storia della serie “Lord Hatequack presenta” che vede Paperone ricevere in dono una scatola di soldatini e gettarla via col suo contenuto, che reputa poco interessante. Ma la notte i soldatini si animano e irrompono nel deposito minacciando i suoi soldi e mostrandosi agguerriti e pericolosi anche se piccoli. Quando arrivano a tagliare i fili della corrente per impedire a Paperone di attivare le difese, il magnate decide di usare un altro gruppo di soldatini coi quali giocava da bambino (come si vede all’inizio della storia) e che lo aiutano a rinchiudere gli “invasori” in un baule a prova di evasione.

–   Fifa World Cup, episodio 5 di 5, di Marco Nucci e Corrado Mastantuono: l’ingresso di Winthorpe nel secondo tempo capovolge l’esito della semifinale mondiale: il fuoriclasse del Calisota segna tre reti, portando la sua squadra a vincere per 3-1. Come prevedbile, la finale si gioca contro il Brasile, al Coot Stadium di Paperopoli, ma i carioca rimangono favoriti, anche perché a tifare per loro si presenta un “vecchio amico”, il leggendario José Carioca. Neanche Winthorpe, maltrattato dalla rude difesa brasiliana, può fare qualcosa, e alla fine del primo tempo il Calisota sta perdendo 2-0. Le cose si mettono male, ma nell’intervallo il presidente Sheffield va negli spogliatoi per incoraggiare la squadra, e un po’ per volta finisce per confessare i sabotaggi, mostrandosene pentito. I giocatori, furiosi dopo questa rivelazione, tornano in campo decisi a riscattarsi, con Winthorpe che arretra a centrocampo a dispensare assist, e in qualche modo riescono a pareggiare. Infine, nei minuti di recupero, accade il miracolo: Paperino si ritrova a tu per tu col portiere brasiliano e, dopo aver lisciato la palla una prima volta, riesce a calciarla in rete al secondo tentativo. Tutto è bene quel che finisce bene: il presidente Sheffield può dedicarsi alle sue farfalle, Winthorpe e Paperino sono diventati amici, col secondo che si conferma un fuoriclasse, ma solo quando è arrabbiato… e il lettore? È difficile dire se un finale così improbabile e buonista possa lasciare un segno nella sua memoria. Tutte le grandi storie disneyane non hanno mai visto trionfare i nostri eroi su tutta la linea, perché ogni volta qualcosa è andato storto: Cibola distrutta, Paperone cacciato da Xanadu, i dollari del deposito recuperati con grandi sacrifici e sofferenze. E così via. Certo la trama, pur correndo verso una conclusione improbabile, è un meccanismo a orologeria; i personaggi secondari sono numerosi e ben riusciti, e le battute memorabili (e pensare che qualcuno dice che Nucci non sa far ridere). E il disegno di Mastantuono è davvero ai massimi livelli. Anzi, come storia calcistica questa è probabilmente la migliore mai apparsa sulla rivista. Ma una conclusione diversa, più in linea con lo spirito di Barks, di Rosa, ma anche di Scarpa, Martina o Cimino, ne avrebbe fatto un capolavoro.

La magistrale rovesciata con cui Winthorpe suggella la vittoria in semifinale contro l’Argentina

 

Numero 3686 del 15 luglio

–   Copertina di Andrea Freccero, che richiama la riproposta di un’iniziativa che sembra aver riscosso grande successo: una storia, fra quelle del numero, è presentata in quattro varianti, ognuna coi testi scritti in uno specifico dialetto (e con le copie del numero diversificate per regione). Stavolta, essendo stati già impiegati nelle precedenti occasioni i dialetti più noti, si ricorre al friulano, al campobassano, al perugino e al potentino; la copertina richiama quelle già usate in precedenza, con qualche personaggio ridanciano in primo piano (stavolta si tratta di Qui, Quo e Qua, ovviamente con i becchi spalancati come in tutte le occasioni in cui non si sa bene cosa debbano fare), e una bandiera tricolore, o un motivo simile, per sfondo: scelta, quest’ultima, incomprensibile considerando che sono i dialetti, non la lingua italiana, ad essere celebrati. Si può solo sperare che almeno le storie del numero, che siano in italiano o in dialetto, siano valide.

–   La giornata piena, di Augusto Macchetta e Giampaolo Soldati: storia pubblicata, oltre che in italiano, in quattro diversi dialetti. Paperone, dopo la solita “giornata piena”, riceve inspiegabilmente la visita di tutti i suoi parenti, uno dopo l’altro, che con le scuse più disparate vorrebbero fermarsi a dormire e poi finiscono per autoinvitarsi a cena. Poco male se qualcuno dovrà dormire sulle monete del deposito (che non è un albergo), o se la cena viene portata da Nonna Papera (certo non dall’avarissimo magnate): era tutto organizzato, nei minimi dettagli, per festeggiare a sorpresa lo stesso Paperone, dato che è il suo compleanno. E la cosa, tutto sommato, finisce per piacergli.



–   L’isola dei volti nascosti, episodio 1 di 3, di Bruno Enna e Lorenzo Pastrovicchio: torna Enna, che ogni anno sforna un capolavoro, una storia dai temi “forti” e ricca di tensione e di colpi di scena, e lo fa con una trama più tradizionale, che inizia con un misterioso personaggio in guanti scuri che consegna un pacco a tre persone, di cui si vede solo che sono un uomo, una donna e una persona in camice bianco. Un quarto pacco viene consegnato a Topolino, che intento ad inseguire Pluto incarica Pippo di aprirlo: nel pacco c’è una maschera con disegnato il numero 5, e che una volta indossata lo ipnotizza, al punto che Topolino deve ricorrere all’aiuto del professor Enigm per capire che stia succedendo. La maschera, inizialmente tarata sulle onde cerebrali di Topolino, induce il suo possessore a recitare dei versi e a recarsi in certi posti, come il Topo scopre vedendo due persone, che indossano le maschere numero 2 e numero 4, entrare in un locale chiamato “Two Faces”. Dopo avere indossato la sua maschera (che Enigm ha reso innocua) ed essersi accodato agli altri, Topolino li segue sin nel retro del locale, dove una persona che indossa la maschera numero 1 consegna a tutti un cartoncino col disegno di una stella marina; Pippo, quando in seguito lo prende in mano, ne viene di nuovo ipnotizzato e recita altri versi che parlano di un’isola. Enigm deduce che anche il cartoncino è impregnato della stessa sostanza ipnotica trovata nelle maschere, mentre l’isola esiste davvero: ha la forma di una stella marina e ci vive una eccentrica miliardaria, Miss Terry, che nessuno ha visto in faccia, ma che ha da poco invitato un sacco di gente che dovrà assistere ad un “evento esclusivo”. Vi si recano allora Topolino, Pippo e Basettoni (apparso sinora poco interessato) con sua moglie. E qui la puntata finisce, in attesa che nella seconda il mistero si infittisca. La suspence è notevole, ma i disegni di Pastrovicchio, che con i Paperi eccelle, con i Topi si fanno discontinui, sia pure con diverse trovate grafiche interessanti e con uno stile che si sforza di richiamare (per ora senza riuscirci) i grandi del passato. Non resta che rinviare ogni giudizio alla prossima puntata.

Grandiosa tavola poliscenica che Pastrovicchio adopera per seguire Topolino ed Enigm in giro nel laboratorio

 

–   Parola di papero!, di Giovanni Barbieri e Carlo Limido: prima storia di una nuova serie, “Paperino Park Ranger”, che vede Paperino accettare un lavoro “di tutto riposo nel parco di Brownstone”, pur di sfuggire alle richieste di aiuto di Paperina, Paperone e Nonna Papera che disturbano i suoi pisolini estivi (i nipotini sono partiti per un campeggio con le Giovani Marmotte). Ovviamente il lavoro non è affatto riposante: Paperino viene mandato a Picco Fiocco, una baita sommersa dalla neve anche d’estate, dove lo accolgono un ranger, il taciturno Archibald, e una mascotte, il procione Gus. Ogni fuga è impossibile: firmando il contratto Paperino ha dato la sua “parola di papero” che resterà.

–   Il Maggiordomo ideale, di Vito Stabile ed Emmanuele Baccinelli: Stabile, particolarmente ispirato, crea una storia che racconta le “origini” di Battista, spiegando come, quando e perché Paperone abbia deciso di assumere un maggiordomo. In un deposito dove spiccano, appesi ai muri, alcuni quadri che gli appassionati riconosceranno come opere di Carl Barks, il magnate racconta a suo nipote di come certe prese in giro da parte dei colleghi del Club dei Miliardari lo abbiano indotto al grande passo. Ripercorriamo così un tempo abbastanza lontano, quando Paperone portava la palandrana blu, e assistiamo alle prove dei maggiordomi che spera di assumere: il primo viene subito licenziato perché si aspetta di vivere nel lusso, il secondo fa la stessa fine perché lo spinge a riposarsi troppo. Entra allora in azione un giovane e occhialuto Archimede, che dà del voi a Paperone e gli costruisce un robot tuttofare che assume la sua personalità, ma ben presto finisce per sostituirsi a lui arrivando a buttarlo fuori dal deposito. Dopo averlo fatto esplodere con un sotterfugio, Paperone sembra ormai rassegnato… ma nel presente c’è il fido Battista a smentirlo. Stabile non spiega per quale miracolo Battista sia stato assunto, ma la storia è particolarmente godibile e nostalgica, e i disegni di Baccinelli superlativi, con un tratto molto raffinato, una colorazione intensa e appena più smorta per il lungo flashback, e con numerosi richiami a Barks (incluso un postino vecchio e barbuto). Molti avrebbero voluto vedere anche Firmino, il primo dei maggiordomi barksiani, ma Stabile non ha voluto andare oltre i tentativi falliti. Pur col suo sapore di “incompiutezza” la storia rimane un piccolo gioiello.

Il giovane Archimede, che dà del voi a Paperone

 

–   L’eredità di Paperagora, di Giovanni Eccher e Paolo De Lorenzi: storia d’esordio della nuova serie “De Paperis Rhetorica”, vede un ricco amico di Paperone ritirarsi dagli affari e dare un po’ di soldi in beneficenza, tra cui un sacco di denaro destinato al “più meritevole” dei suoi nipoti. Paperino chiede aiuto a Pico, che gli insegna l’arte della retorica basandosi sulle opere del suo antenato Paperagora che nel I secolo a.C., trovandosi di fronte a un dilemma analogo, con la sua eloquenza aveva fatto vincere Paperinus. Nel presente Paperino, applicando i consigli di Pico e fingendo di essere disinteressato, fa vincere Paperoga… che poi, come pattuito, gli dà una parte dei soldi.


Numero 3687 del 22 luglio

–   Copertina di Andrea Freccero, che inaugura l’immancabile serie delle “vacanziere”. Agosto si avvicina e per qualche numero non vedremo che Topi e Paperi (in questo numero i secondi) su qualche spiaggia, a celebrare quello che sembra un rituale sacro e immutabile almeno da quando, col boom degli anni ’60, la “vacanza al mare” è diventata un obbligo sociale estivo. Stavolta tocca ai tre cugini (c’è anche Paperoga su un gommone, a meno che, visti i grandi occhiali, non sia Rockerduck), in compagnia di Paperina, ritrovarsi su una spiaggia, dove Gastone non manca di far notare come la sua fortuna non lo lasci mai: una conchiglia appena raccolta sulla sabbia si rivela piena di monete. Paperina lo osserva estasiata, Paperino è perplesso. Il lettore pure.

–   L’isola dei volti nascosti, episodio 2 di 3, di Bruno Enna e Lorenzo Pastrovicchio: sul traghetto che sta conducendo Pippo e Topolino sull’isola di Miss Terry sono presenti anche Orazio, Clarabella, Zapotec e Marlin, oltre a Basettoni con sua moglie Petulia. Diventa così evidente chi siano i destinatari delle maschere numero 2, 3 e 4 (Topolino sarebbe stato il numero 5): Petulia, Orazio e Marlin. Sull’isola, la sempre più misteriosa Miss Terry (che a volte si fa vedere, sempre mascherata, su qualche schermo) invita gli ospiti a cercare “indizi”: chi li troverà tutti potrà assistere con lei ad un “evento epocale”, sotto gli occhi (e le telecamere) di una troupe di Top Channel, che riprenderà ogni cosa. Mentre a Topolinia Minni ed Enigm scoprono che la maschera numero 4 era destinata a Orazio, ma non possono avvertire Topolino, che ha dovuto lasciare il suo cellulare una volta sbarcato, su Mistery Island è proprio lui a guidare gli amici nella caccia ai misteriosi indizi. Dopo essersi introdotti in una serie di caverne e aver trovato delle stanze segrete si formano due gruppi, e quello composto da Pippo, Topolino, Orazio e Marlin uscirà infine dai labirinti sotterranei per essere accolto dalla troupe di Top Channel e da Vesper, la scorbutica responsabile della sicurezza che ha seguito in diretta l’andamento delle ricerche. Saranno dunque loro quattro ad assistere all’atteso “evento epocale”… ma nella prossima, ed ultima puntata. Questa, come ogni puntata centrale, è interlocutoria: poco vi succede, e il mistero principale viene molto discusso ma ben poco approfondito. Anche il disegno di Pastrovicchio, che continua nel suo tentativo di imitare i grandi del passato, mostra più di una incertezza. Non resta che attendere il finale, sperando che Enna (e purtroppo i finali non sono la sua specialità) ne abbia ideato uno veramente buono.

Pastrovicchio in difficoltà sia coi lineamenti di Topolino che nella composizione dell’inquadratura, con un inutile Pippo sullo sfondo

 

–   Il doblone in più, di Francesco Testi e Giampaolo Soldati: incredibile! Per una volta Rockerduck ha la meglio su Paperone, e diventa “socio dell’anno” nel club dei miliardari. Ha infatti guadagnato (in un anno) un dollaro in più, ma lo sconfitto vince un premio di consolazione: una crociera, a cui Paperone partecipa col nipote. In pieno oceano una tempesta li scaraventa fuori bordo, e i due raggiungono un’isola deserta, dove si trovano il tesoro e la vecchia nave di un pirata. Paperone recupera il primo e rimette in mare la seconda, tornando sulla nave da crociera e superando di nuovo Rockerduck. Paperino sarà premiato con un bel lavoro: portare i turisti in giro sulla vecchia nave.

–   Trionfatore di Spagna, di Alessandro Ferrari e Valerio Manisi: storia di produzione americana che vede i nipotini in procinto di recarsi in Spagna per vincere, per conto delle Giovani Marmotte, cinque medaglie “mai conquistate prima”. Dopo che Paperino ha danneggiato il loro aereo, Qui e Qua partono con Gastone, che ha vinto un viaggio in Spagna per tre, mentre Quo deve arrangiarsi con lo zio, che continua a combinare disastri. Dopo aver girato le più note località spagnole, tutti si ritrovano a Siviglia, con Paperino e Gastone che cercando di vincere l’ultima medaglia devastano un set cinematografico e vincono per sé stessi una medaglia per “parenti audaci e pasticcioni”.

–   Bromf, di Giovanni Barbieri e Carlo Limido: seconda storia della serie “Paperino Park Ranger” (in tutto saranno sei), in cui il nostro eroe, convinto di avere accettato un lavoro di tutto riposo, fatica tutto il giorno per sgombrare dalla neve una baita su Picco Fiocco. I suoi tentativi di dormire sono interrotti sistematicamente dal collega, il taciturno Arch, e dalla mascotte, il procione Gus, che non esita a morderlo ad ogni sua protesta. Dopo avere spalato tutta la neve, o esserne stato sepolto (il rumore che fa questa cadendo è il “bromf” che dà il titolo alla storia), Paperino, sfinito, viene portato da Arch sul tetto della baita, e si consola ammirando un panorama senza eguali al mondo.

–   Paperorfeo e il temibile viaggio commerciale, di Roberto Gagnor e Alessandro Perina: parodia del mito di Orfeo, con Paperino nella parte del protagonista, vede quest’ultimo costretto a scendere negli “inferi” (un centro commerciale sotterraneo gestito da Cuordipietra “Adedoro”) a cercare la sua amata Paperidice, indotta a firmare un contratto da “testimonial” dal malvagio semidio Gastoneo. Per liberare Paperidice Paperorfeo dovrà esibirisi gratis, allearsi con gli dei Brigitta Proserpina, Zeus Paperone e Filo Sgangonide, e inoltre imitare Bob Dylan e Fabrizio De André… finché l’amore non trionfa. Gagnor, pur essendo stato “licenziato” da mesi, è l’autore di questa parodia.


Numero 3688 del 29 luglio

–   Copertina di Andrea Freccero, che come la scorsa settimana ci mostra uno dei Paperi su una spiaggia: si tratta di Paperone, nell’insolita veste di venditore di gelati (ma quanto gli costerà la loro refrigerazione, con questo caldo?). La copertina dovrebbe unirsi a quella dello scorso numero e forse anche a quella del prossimo, a formare un trittico come quelli che a volte sono apparsi a Natale. Aspettiamo con ansia (o no) il prossimo numero!

–   L’isola dei volti nascosti, episodio 3 di 3, di Bruno Enna e Lorenzo Pastrovicchio: si conclude questo piccolo thriller in salsa disneyana, non una saga in molte puntate come “Gli evaporati” o “500 piedi”, ma comunque una storia non banale, nel solco della vecchia tradizione del “Topolino detective” con qualche variante sul tema. Avevamo lasciato Topolino e i suoi amici sul punto di assistere al “grande evento” organizzato da Miss Terry, che si rivela essere il lancio di una flotta di satelliti in grado di catturare l’energia del Sole e rimandarla sulla Terra. Vesper, la sua assistente e capo della sicurezza, ha però capito, osservandoli sui suoi schermi, che Pippo è ipnotizzato e Topolino ne è al corrente, e li fa rinchiudere in una cella; poco dopo Enigm e Minni arrivano a loro volta sull’isola, dove i congegni dello scienziato permettono loro di scoprire l’identità dei vari ipnotizzati. Contemporaneamente si scopre anche l’identità di Miss Terry – una dei due giornalisti di Top Channel, la rete televisiva che sta riprendendo l’evento – e del villain che ha ipnotizzato un po’ tutti: è il cameraman di Top Channel che, smascherato da Topolino (che alla fine ha convinto Vesper della sua buona fede), si rivela essere la Spia Poeta, decisa a impadronirsi dei codici di lancio dei satelliti. La sua fuga ha termine quando lo stesso Topolino riesce ad atterrarlo, dopo di che il gruppo di amici può infine godersi una vacanza coi fiocchi (o senza: Minni compare nel finale della storia senza il suo rosso, evento rarissimo). La storia, già buona di per sé, acquista meriti enormi per la riproposta di uno dei villain più carismatici e temibili delle strisce di Floyd Gottfredson: la Spia Poeta, che con molta fatica Topolino ed Eta Beta avevano sconfitto nel lontano 1948, e che parla solo in rima. Peccato che compaia solo nelle ultime pagine, ma la sua apparizione basta e avanza per far perdonare i difetti di questa storia, inclusi i continui “spiegoni” e i disegni altalenanti di un Pastrovicchio che coi Topi non sembra a proprio agio.

 

Pastrovicchio si cimenta con la Spia Poeta, forse il villain più temibile, dopo Macchia Nera, mai apparso nelle strisce di Gottfredson

 

Un’insolita Minni senza fiocco intenta a prendere il sole


–   Caffè?
, di Giovanni Barbieri e Carlo Limido: storia della serie “Paperino Park Ranger”, vede il nostro eroe impegnato a raccogliere legna nel bosco circostante la baita che condivide con Arch, l’altro ranger, e Gus, il procione mascotte. Mentre il suo collega è sulla torre di guardia a contare gli uccelli, Paperino lavora bene, ma un alce e i suoi genitori complicano la situazione. Alla fine farà amicizia con gli animali, che lo aiuteranno a sistemare la legna.

–   Il resort Maraviglio, di Augusto Macchetto e Valerio Held: Paperino e Paperina vanno nel resort del titolo per passarvi delle vacanze di tutto riposo. Ma il resort pullula di animatori che vogliono fargli fare le attività più disparate, e la vacanza si transforma in una gara di sopravvivenza, con i due Paperi che ogni giorno si affacciano nel resort alla ricerca di cibo, per poi nascondersi nella boscaglia e passarvi il resto del tempo. Se non altro dicono di divertirsi!

–   Rivelazioni, di Vito Stabile ed Emmanuele Baccinelli: dopo più di due anni viene presentata una nuova storia della serie “Il corsaro”, che racconta la vita avventurosa di Malcolm de’ Paperoni, uno dei molti antenati di Paperone. Lo avevamo lasciato come mozzo (senza paga) a bordo della nave corsara Falcon Rover, del capitano Greenbottle, e lo ritroviamo in Inghilterra, incerto su come spendere la sua prima moneta (omaggio del capitano che vuole si diverta come il resto dell’equipaggio). Girando per Gardenia, un paese sulla costa, Malcolm medita di comprare un nuovo taccuino a Elaine, la cartografa di bordo di cui è infatuato, e incontra un imbroglione di nome Hugo Folaga, che cerca di vendere l’acqua della fonte della giovinezza. Folaga finisce per convincere Greenbottle dell’esistenza della fonte, e il capitano,

dopo averlo assunto come aiuto cuoco, si dirige verso la Florida sbarcando sulla Isla de Perdiciòn, che Ponce de Leon aveva provato a raggiungere senza successo. Dopo avere avuto indicazioni dagli indigeni e avere attraversato una giungla, Greenbottle, Elaine, Malcolm e Hugo arrivano ad un tempio, dove incontrano due naufraghi portati sull’isola da un’onda gigantesca (e che Elaine aveva sperato fossero i genitori scomparsi). Malcolm scopre sotto il pavimento un enorme deposito di monete d’oro e impara a nuotarvi come in futuro farà Paperone; poiché l’oro non può essere prelevato a causa di trappole che farebbero crollare il tempio, i quattro compagni, insieme con i due naufraghi, lasciano l’isola convinti che l’oro del deposito fosse una metaforica fonte della giovinezza, in cui si può nuotare ma senza poterne usufruire. Alla fine Elaine riparte alla ricerca dei suoi genitori senza che Malcolm la segua: il richiamo dell’avventura – e ormai anche dell’oro – è più forte. Storia che si afferma come il capolavoro della coppia Stabile-Baccinelli, dopo la già notevole “Il maggiordomo ideale” di due numeri fa, e che ricorda le grandi cacce al tesoro di Carl Barks, piene di pericoli e di trappole, e dal finale dolceamaro: i disegni, impreziositi da alcune tavole di rara intensità drammatica, ricche di dettagli finissimi e di inquadrature straordinarie, sanciscono la definitiva maturazione di Baccinelli, che si affianca meritatamente ai grandi disegnatori del passato e del presente.

Un grande Baccinelli, ormai vicino ai livelli di Barks, raffigura l’interno del tempio che cela un tesoro

 

L’intensissimo Malcolm di Baccinelli, anch’esso ai livelli di Barks

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