Numero 3680 del 3 giugno – Copertina di Alessandro Perina, dedicata a Max Pezzali e al suo album (o meglio, all’album del suo gruppo di un tempo, gli 883) “Nord Sud Ovest Est”. Il numero celebra questo cantante, che va ad aggiungersi ad una lunga serie di VIP “paperizzati” negli ultimi anni, che si scoprono quasi sempre amici dei Paperi e che accompagnano spesso nelle loro avventure. Di questi VIP il più famoso è probabilmente il tennista Jannik Sinner, ormai grande amico di Paperino e dei nipotini e comparso in più di una storia, ma stavolta tocca a Pezzali, qui diventato “Max Papezzali”, e le cui passioni – viaggi e fumetti soprattutto – diventano lo spunto per tutte le storie del numero. La copertina riprende quella di uno dei suoi album più famosi, cambiando quanto basta per creare un gioco di parole che coinvolge uno dei tre nipotini. A parte questo, la copertina non è certo di quelle memorabili e le espressioni poco felici dei due protagonisti non aiutano a calamitare l’attenzione del lettore, a meno che già non conosca l’album parodiato. La copertina dell’album degli 883 – Il suono del tempo, di Tito Faraci e Alessandro Perina: Paperino, amico del famoso cantante Max Papezzali, racconta di quando erano giovani e con Paperoga alla batteria erano una band sempre alla ricerca di un posto in cui provare qualche pezzo senza far rumore. Truffati da un tale che, fingendosi il padrone di una villa abbandonata, gliela aveva affittata, erano riusciti, prima di venire cacciati dal vero padrone di casa, a comporre qualche buon pezzo nonostante nel posto ci fossero rumori di ogni tipo (e forse anche i fantasmi). Si torna al presente: un nostalgico Paperino chiama Papezzali e va con lui a dare un ultimo saluto alla villa, ormai in procinto di essere demolita. – Nord/Sud/Ovest/Est, di Claudio Sciarrone: quattro tavole centrate sul tema “L’ispirazione viene quando meno te l’aspetti”. Le fonti di ispirazione sono Paperoga (Nord), una vecchia sala giochi (Sud), i tormenti d’amore di uno dei nipotini (Ovest), e il riposo che cancella, almeno temporaneamente, i mille problemi che assillano Paperino (Est). Papezzali, presente in ciascuna delle quattro tavole, prende appunti per le sue canzoni. – Chilometri di lettere, di Marco Nucci e Davide Cesarello: in questa strordinaria storia scritta da un Nucci molto ispirato si scopre che Topolino possiede una vecchia moto, e vuole servirsene per tornare a casa – quindi nel Calisota, quindi sulla costa del Pacifico – partendo dalla costa atlantica e attraversando tutti gli Stati Uniti. Cosa ci faccia da quelle parti e come ci sia arrivata anche la moto, non è chiaro: si parla solo, genericamente, di un “servizio sulle isole al largo”, come se questa storia ne seguisse una della serie “Topolino reporter”. Ad ogni modo un meccanico della costa atlantica rimette a posto la moto, sia pure senza garantire che possa funzionare a lungo, e il Topo se ne torna a casa approfittando delle numerose soste per scrivere molte lettere. Apprendiamo così che siamo ai primi di novembre, col viaggio che attraversa prima paesaggi autunnali, poi altri innevati e in seguito piovosi, e infine quelli che sembrano i celebri deserti del New Mexico. Per strada Topolino continua a scrivere lettere e fotografare ciò che gli capita a tiro, animali selvaggi soprattutto, e a bivaccare sotto le stelle. La moto regge fino al Calisota, nonostante una sosta da un meccanico che ne “rattoppa” il serbatoio, e alla fine arriva l’agognata meta, con Minni che attende a casa il suo fidanzato e lo elogia per le bellissime lettere (era a lei che scriveva): la storia termina con i due che fanno insieme un giro sulla costa, sempre sulla moto della quale Topolino non è più sicuro di volersi sbarazzare. In fondo, cosa sono le 4000 miglia percorse da costa a costa? Per quanto la storia non abbia quasi trama, è ricca di poesia, di bei paesaggi, ed è, delle storie del numero, quella che più si avvicina allo spirito di Max Pezzali, riuscendo a trasporre fedelmente la sua passione per i lunghi viaggi solitari. Cesarello, particolarmente ispirato da un testo lento e arioso, dove l’ambiente in cui il protagonista è immerso vale più di quello che succede, supera sé stesso in quella che è una delle prove più brillanti della sua carriera. Topolino passa dai deserti del New Mexico alle montagne del Colorado – La squadra che vince sempre, di Roberto Gagnor e Luca Usai: anni fa, nella squadra di calcio (giovanile) di Topolinia giocavano Topolino, Basettoni, Manetta e un certo Bud Eppideis, buon centravanti che però aveva preferito la via del crimine a quella del pallone, abbandonando la squadra prima di una partita importante contro quella di Mice Town. Un Bud adulto, ormai criminale incallito, viene affidato a Manetta per un trasferimento e, dopo un tentativo di fuga, i due rimettono insieme la squadra… ma perdono di nuovo. La storia è l’ultima di Gagnor, allontanato da Bertani dopo le polemiche di aprile verso i lettori del Papersera che avevano criticato aspramente una storia con PK. – Il paperotto che leggeva Rider Duck, di Francesco Pelosi e Giampaolo Soldati: Rider Duck è un supereroe, e la raccolta completa delle sue storie sta per finire in discarica, poiché il personaggio, un tempo famosissimo, non interessa più a nessuno. Ma non è finita: la raccolta apparteneva al giovane Paperino, e per errore fu venduta da Nonna Papera a un robivecchi. Passata poi dalle mani di Paperone, di Pico, dei Bassotti, di Filo Sganga e di Gastone, fu infine ceduta a una fumetteria dove rimase invenduta. Chi la sta mandando in discarica è il nipote del proprietario del negozio: ma Paperino, all’ultimo istante, legge il suo annuncio e torna in possesso della “sua” collezione. – La lunga giornata dell’eroe, di Marco Nucci e Andrea Maccarini: Nucci affronta un tema particolare e “scomodo”, vale a dire il dualismo fra Paperino e il suo alter ego Paperinik. Come è possibile, in sostanza, conciliare le due facce del personaggio, vale a dire il Paperino pigro, fannullone e sfortunato e l’infallibile supereroe che cattura i criminali? Per risolvere il problema ci viene mostrata, come dice il titolo stesso, “la lunga giornata dell’eroe”: Paperino inizia la giornata preparando la colazione e portando a scuola i nipotini, poi va a lucidare le monete per lo zio, dà una mano a Nonna Papera, fa un salto alle poste a ritirare un pacco, litiga un po’ col vicino Anacleto, arrivata la sera esce con Paperina e infine… deve anche partecipare a una festa a sorpresa perché è il suo compleanno. Terminata la lunga giornata diventa Paperinik e passa la notte a dare la caccia ai criminali; infine va a dormire quando è ormai l’alba e mancano due ore al suono della sveglia. La risposta all’annoso problema è quindi: Paperino ha una volontà di ferro, che gli permette sia di adempiere ai molti “doveri” giornalieri che di indossare il mantello nottetempo, e il motivo per cui Paperinik ha il successo che a lui manca è proprio dovuto al fatto che in fin dei conti lui non è né pigro, né fannullone, e neanche così sfortunato. Ha solo troppe cose da fare. Resta però un dubbio irrisolto: come può qualsiasi umano – o papero – andare avanti dormendo solo due ore a notte, un giorno dopo l’altro? Nucci non lo spiega, ma intanto l’amo è gettato e i lettori accorreranno numerosi. Buoni, anche se non certo al livello di quelli di Gervasio o Baccinelli, i disegni di Maccarini. Paperino alle prese con uno dei suoi molti problemi: i vigili che lo multano in continuazione Numero 3681 del 10 giugno – Copertina di Andrea Freccero, dedicata alla Coppa del Mondo che parte in questi giorni, e che ogni quattro anni la rivista non manca di celebrare. A differenza delle Olimpiadi su Topolino è ancora possibile parlare liberamente di questo torneo, citando luoghi e squadre reali, e come sempre una lunga storia di argomento calcistico inizia in questo numero per durare sino alla fine della manifestazione. Come sempre capita in queste occasioni è il collaudato Freccero a disegnare la copertina, che si limita a mostrarci Paperino e Paperone entrambi in divisa da calciatore accanto ad una foto della famosa coppa. Entrambi si mostrano ottimisti, né non possono farne a meno, dato che la storia di cui saranno protagonisti (soprattutto il primo) è centrata sulla improbabile partecipazione del Calisota alle fasi finali della Coppa del Mondo. Riuscirà addirittura a vincerla? Ci vorranno ben cinque numeri per saperlo. – Fifa World Cup, episodio 1 di 5, di Marco Nucci e Corrado Mastantuono: nel mondo parallelo (ma non troppo) disneyano, la nazionale del Calisota, in quasi cent’anni da quando esiste la Coppa del Mondo (la prima edizione è del 1930) non ha mai vinto l’ambito trofeo. Ma forse questa sarà la volta buona: il Calisota ha infatti nei suoi ranghi il centravanti Harby Winthorpe, considerato il miglior giocatore del mondo, e inoltre la finale si gioca a Paperopoli (come nel mondo reale il torneo si gioca nel Nordamerica). Il Calisota è finito in un girone “complicato”, con Portogallo, Svezia e Colombia. Il ruolo di Paperino, chiamato direttamente dal presidente George Sheffield junior, è al momento quello di ”addetto alle pulizie tuttofare”, nonostante vanti ottimi trascorsi come allenatore della nazionale giovanile (in “Calisota Summer Cup”, altra storia di Nucci che risale a cinque anni fa). Ma il suo destino sta per cambiare: un bizzarro incidente mette fuori gioco quattro giocatori, incluso Winthorpe, e Paperino viene rapidamente inserito nella rosa, sia pure come riserva, perché gli infortunati sono troppi e lui si trova già insieme agli altri componenti della squadra. Nella città di Meyrink (anch’essa già apparsa in una storia di Nucci) si gioca dunque l’incontro inaugurale col Portogallo… e qui termina la prima puntata delle cinque che porteranno il lettore sino alla fine dei Mondiali (sia questi che quelli veri). Al di là dell’opportunità di cercare l’interesse del lettore sfruttando i grandi avvenimenti sportivi – del resto è una tradizione che la rivista si porta dietro da sempre – è da vedere se, e quanto, un autore come Nucci possa rendere avvincente (e soprattutto credibile, il che significa che il Calisota non potrà vincere i Mondiali) una storia di argomento sportivo. Per il momento, grazie ai tanti momenti umoristici (straordinaria la risposta data da Winthorpe a chi gli chiede come mai segni tanto ma non faccia assist: “non mi fido dei miei compagni”) e a qualche piccolo colpo di scena, a partire dallo strano incidente occorso ai giocatori del Calisota, la storia non delude, anzi, risulta più avvincente di altre di argomento non sportivo. Molto felice la scelta di Mastantuono come disegnatore: lo stravagante tratto dell’autore romano è perfetto per una storia surreale – dal Calisota squadra fortissima, a Paperino che trova incredibilmente un posto in squadra, per ora come riserva. Dice il proverbio: se il buongiorno si vede dal mattino… speriamo non giunga subito la sera! Paperino entra a far parte della rosa del Calisota – da notare come “Paolino” sulla maglia faccia pensare che si tratti del suo cognome e non del suo nome, cosa che contraddice una lunga tradizione che risale ai tempi di Mario Gentilini – La noncurante cura zelante, di Andrea Malgeri e Andrea Maccarini: Superpippo, personaggio recentemente tornato sulle pagine della rivista con alcune storie di buon livello, ricompare insieme con Supergilberto, il nipote di Pippo che a sua volta può acquisire i superpoteri e aiutare l’imbranato zio. Ma nella storia compaiono anche altri supereroi, ciascuno con i poteri più diversi e assurdi, e tutti loro si recano regolarmente da un certo “dottor Zelante” che li aiuta a controllarli (ci va anche Superpippo). Tutti, dal primo all’ultimo, sono messi fuori combattimento dall’allergia per uno strano polline simile ai fiocchi di neve, e che col tempo inizia ad accumularsi in “pupazzi” che scimmiottano i supereroi e prendono vita propria (e assumono i loro poteri). Con l’arrivo di un gruppo di supercattivi si scopre che i pollini sono creature extraterrestri che vogliono conquistare il mondo: dopo aver risparmiato l’allergia ai supercattivi e aver preso il controllo della situazione se ne liberano senza scrupoli. Ma Superpippo e Supergilberto hanno dato retta ai consigli del dottor Zelante, che gli aveva consigliato di attendere l’immunità “naturale” invece di ricorrere ad antidoti affrettati (forse Malgeri è no vax?) e quindi riescono, dopo una dura lotta, a sconfiggere i pollini alieni disperdendoli col loro supersoffio. Il bene trionfa, i supercattivi vengono catturati e la lezione… servirà in futuro. Bella storia, nell’insieme, che saggiamente punta più sull’umorismo surreale tipico delle storie con Superpippo che sulla coerenza della trama, e raggiunge punte di assoluta eccellenza nella descrizione degli altri supereroi: Mister Elastico, Velocity, Red Chill e capitan Molecola, tutte parodie di personaggi del mondo Marvel. Notevole il disegno di Maccarini, molto più a suo agio col mondo di Pippo e Topolino che con quello dei Paperi, e che fa un bel passo avanti rispetto al numero scorso, quando si era cimentato con Paperinik. I supereroi del Calisota al completo: da sinistra Superpippo, Supergilberto, Red Chill, capitan Molecola, Mister Elastico e Velocity – L’argomento no, di Augusto Macchetto e Alessandro Perina: Topolino, col passare del tempo, è sempre più assorbito dalle sue indagini, cosa che dà sempre più fastidio a Minni. Su consiglio di Clarabella i due vanno in crociera, con Topolino a cui viene imposto di non occuparsi di indagini di alcun tipo, né di parlarne (l’argomento “no”), per cui sarà Minni a risolvere (di nascosto) due casi degni del suo fidanzato: la scomparsa di un passeggero e il furto di un diamante. Nel frattempo Topolino fa amicizia con un misterioso passeggero che non vede mai (li separa un pannello sul ponte): si tratta di Gambadilegno, in crociera per lo stesso motivo (Trudy non vuole che pensi solo a rubare). – P.d.P. Maxima di Francesco Testi e Nico Picone: storia ambientata nei primi capitoli della Saga di Don Rosa, quando il giovane Paperone pilotava il Ciccio Dollaro sulle acque del Mississippi, e Cacciavite Pitagorico (nonno di Archimede) lo assisteva. Nel corso della storia si scopre che Paperone ha un’amichetta a Louisville, una paperetta di nome Dollie e che, come sempre prima del Klondike, ha spesso problemi di soldi. Questi vengono risolti dalla sua partecipazione – con relativa vittoria – ad una gara fluviale, la “Maxima”, nella quale, con l’aiuto di Dollie e delle miscele di Cacciavite, ha la meglio su avversari più esperti e più agguerriti, che alla fine ne riconosceranno il valore. Numero 3682 del 17 giugno – Copertina di Emmanuele Baccinelli, che dà il via alla consueta serie di copertine estive, a volte limitate al mese di agosto, a volte proposte già alla fine delle scuole. Tavola da surf, secchiello e maschera subacquea sono gli ingredienti che vanno a comporre un quadro dello stesso tenore di quelli visti negli ultimi anni, e che di solito proponevano sfondi meno banali (qui c’è solo una tonalità dorata a ricordare il sole e le spiagge) e situazioni paradossali, spesso divertenti – come lo scorso agosto, con Paperino avvolto dai fili del “going”. Baccinelli riesce però a sfoggiare la sua bravura nella composizione della scena, con la tavola da surf intorno alla quale si affollano Paperino e i nipotini, ognuno raffigurato in una posizione diversa e mai casuale. Anche lo sfondo, peraltro adeguato al caldo che di questi tempi soffoca un po’ tutti, è rilassante e invoglia a leggere il numero, dove abbondano storie di alto livello. – Molybius, di Giulio Gualtieri/Marco Nucci e Giuseppe Facciotto: i ragazzi dell’area 15 (la storia fa parte della serie omonima) si laureano campioni nazionali di “Django the Mango” online, richiamando così l’attenzione di forze oscure che li invitano, nel parco di “Rivombra”, a cimentarsi con un gioco di ruolo chiamato Molybius. Dicono le leggende che non solo sia impossibile vincere, ma che, una volta sconfitti, si perda ogni voglia di giocare, cadendo vittime di una specie di apatia dalla quale non c’è salvezza. Purtroppo le cose vanno proprio in questo modo: i ragazzi, in apparenza incantati da un tale che afferma di essere il “Master”, si ritrovano in un castello pieno di pericoli e, nonostante la notevole abilità dimostrata nel superare una serie di difficili prove, non riescono a sconfiggere l’ultimo villain, quel Molybius che dà nome al gioco, sottraendogli l’armatura. Si risvegliano quindi in preda alla famosa apatia e perdono interesse per ogni tipo di attività ricreativa, disertando anche le loro riunioni nella sede dell’area 15: è Giggs a rendersi conto di cosa stia succedendo e a convincere gli amici a cercare un’impossibile rivincita. Contro ogni previsione questa ha successo: diventati più esperti dopo la precedente sconfitta il gruppo di amici si organizza, riesce a impossessarsi dell’armatura e sconfigge il misterioso Molybius (che poi è lo stesso Master), che a sua volta perde la voglia di giocare. Così non solo i ragazzi dell’area 15, ma anche tutte le precedenti vittime del gioco ritrovano la voglia di giocare. Non è detto, però, che Molybius sia stato sconfitto definitivamente, come l’ultima vignetta lascia temere… sta di fatto che ancora una volta Nucci realizza una storia di alto livello, paragonabile alle migliori della serie di Lord Hatequack e che non risparmia molti brividi al lettore. Come sempre in questi casi anche il disegnatore supera sé stesso e riesce nella non facile impresa di rendere al meglio le atmosfere sinistre del parco di Rivombra e del castello in cui si nasconde Molybius. Spettacolare tavola doppia di Facciotto, che mostra i ragazzi dell’area 15 al completo – Qui, Qua, Newton, Vanessa, Ray, Giggs e Chris – di fronte al castello teatro del gioco – Fuga da Arkatrap, di Michele Medda e Stefano Intini: Gambadilegno è rinchiuso nel carcere di Arkatrap, che ha bisogno di manutenzione. I blackout sono continui, l’acqua calda manca, le lavatrici non funzionano… detenuti e secondini se la passano male, finché Gambadilegno non evade e la polizia di Topolinia si scatena in una gigantesca caccia all’uomo, trasmessa in diretta in televisione e che si conclude con la sua cattura. L’attenzione che riceve la prigione di Arkatrap, durante la diretta, è tale che finalmente arrivano i fondi per la manutenzione… per la gioia sia del direttore che di Gambadilegno, che si erano accordati per orchestrare la sua evasione proprio a questo scopo. – La cura alternativa, di Marco Bosco e Giulia La Torre: su consiglio del medico Paperone, collassato per i troppi impegni, decide di ridurre lo stress prendendo con sé un animale domestico, e si fa prestare una gallina (detta Teodora) da Nonna Papera. La cura funziona e gli affari prosperano, finché un giorno Teodora viene presa dalla nostalgia per la fattoria e Paperone deve riportarcela. Ma gli effetti benefici persistono, al punto che anche gli altri soci del club dei miliardari cominceranno a girare con una gallina al seguito. Da notare che in questa storia Paperone chiama Nonna Papera col suo vero nome, Elvira, evento sempre raro e particolare. – Fifa World Cup, episodio 2 di 5, di Marco Nucci e Corrado Mastantuono: avevamo lasciato la squadra del Calisota in procinto di affrontare quella del Portogallo, nella prima partita del girone. Dopo un primo tempo a reti inviolate i lusitani dilagano e vincono 6-0, anche grazie a uno strano infortunio causato dal campo scivoloso (nell’intervallo si sono rotti dei tubi d’irrigazione) e che ha costretto tutti i panchinari, incluso un disastroso Paperino, a sostituire quattro titolari. I troppi infortuni obbligano l’allenatore a promuovere Paperino titolare, ma dopo una sconfitta così pesante le chance di passare il turno sembrano ridotte al lumicino. Nell’altra partita del girone la Svezia ha battuto 1-0 la Colombia e sarà la seconda avversaria del Calisota, da affrontare a Coodega Bay. Data la situazione disperata (Paperino è praticamente nullo) la squadra si arrocca in difesa difendendo lo 0-0 finché alla mezz’ora Paperino, che è riuscito per la prima volta a stoppare un pallone, inizia a dispensare consigli ai compagni di squadra: questi, a sorpresa, segnano un goal allo scadere del primo tempo. Nel secondo la Svezia si lancia in avanti, arrivando ad adottare l’1-1-8, il che consente al Calisota, nel finale della partita, un contropiede che porta Paperino da solo davanti al portiere avversario. La paura blocca il nostro eroe, e il rilancio di un difensore finisce nella rete del Calisota, facendo terminare la partita 1-1. Il pareggio significa una quasi certa eliminazione, a meno di non riuscire a battere la Colombia con 3 goal di scarto. La puntata, tuttavia, si chiude con una rivelazione che potrebbe ancora cambiare le carte in tavola: Paperone piomba dal nipote e gli rivela che le disgrazie che si sono abbattute sulla squadra non sono casuali, ma le ha provocate… lo stesso presidente, George Sheffield junior! Perché? Lo sapremo solo nella prossima puntata. Nucci continua la storia con una sceneggiatura superlativa, e riesce anche a rendere interessanti, con molte trovate surreali (fra cui l’1-1-8 degli svedesi) le cronache delle due partite. Un Mastantuono in stato di grazia lo asseconda in quello che sembra avviato a diventare uno dei suoi capolavori. Paperino, contro la Svezia, in evidente difficoltà Numero 3683 del 24 giugno – Copertina di Andrea Freccero, dedicata alla storia di apertura del numero, un’ambiziosa parodia della famosissima “ultima avventura” di Conan Doyle, nella quale Sherlock Holmes viene fatto morire nelle cascate di Reichenbach insieme col professor Moriarty. Protagonista della copertina, e della parodia, è Pippo Holmes, che giganteggia davanti al Big Ben e che, col suo assistente Topson, è alla terza storia di una serie che ricalca le tradizionali avventure del detective più famoso di tutti i tempi. Se Pippo è ben disegnato, dinamico e sorridente al punto giusto, non è altrettanto riuscito lo sfondo, che sembra inserito a forza alle spalle del personaggio (oltretutto inquadrato male, con un piede tagliato fuori). Come spesso succede, Freccero non sembra al corrente dei dettagli della storia a cui si ispira la copertina, altrimenti avrebbe ideato uno sfondo più adatto, magari con Pippo e Topolino che si dirigono verso le famose cascate, ed “M” sullo sfondo. – La penultima avventura, di Bruno Enna e Mario Ferracina: Topson (cioè Topolino) racconta, tre anni dopo, i drammatici eventi che hanno portato alla scomparsa del suo amico, l’investigatore Pippo Holmes. Un giorno l’amico gli aveva confidato di essere sul punto di smantellare la rete criminale di un certo “professor M” (vale a dire Moriarty, qui “interpretato” da Macchia Nera), che era stato suo collega – e suo rivale – all’università. Come avviene nella storia di cui questa è la parodia, “L’ultima avventura” di Conan Doyle, Pippo Holmes, per sfuggire ad “M”, porta con sé Topson in un lungo viaggio in Europa, e i due si fermano nel paese di Postingen, dove ci sono le cascate di Mousenbach. Ricalcando fedelmente la storia di Conan Doyle, Topson viene indotto a lasciare da solo Holmes alle cascate e, quando si rende conto di essere stato ingannato, torna indietro solo per scoprire due file di impronte che salgono sino a un precipizio, dove si vedono i segni di una colluttazione, e che non tornano più indietro. Topson, pur non rassegnato, è convinto che Pippo Holmes sia morto in una lotta contro “M” e, passati tre anni, racconta tristemente la sua “ultima” avventura. Si torna così all’inizio: Topson viene a sapere dell’esistenza di un certo colonnello Sebastian Morban (Moran nella storia di Conan Doyle), e ricorda che il suo nome compariva nell’archivio di Pippo Holmes: tornato nello studio a controllare se sia davvero così, vi ritrova il suo amico, redivivo, che gli spiega di avere organizzato lui stesso la sua scomparsa per poter indagare di nascosto sui crimini di “M”. Qui la parodia diverge dalla storia originale, dato che alla fine si scopre che Morban altri non è che “M”, travestito. Finito nella rete di Pippo Holmes e del commissario Basettstrade, il criminale fugge improvvisamente e scompare nel Tamigi: per il momento tutto è bene quel che finisce bene, e Topson deve cambiare il titolo della sua storia da “l’ultima avventura” a “la penultima avventura”. Davvero superbo il lavoro di Enna nel rivisitare il racconto di Conan Doyle lasciando intatti gli elementi drammatici ma eliminando ogni accenno a violenza ed omicidi, con escamotage che molti, sul Papersera, hanno definito migliori rispetto a quelli originali (ma non è così). Ferracina, pur non essendo Cesarello, sa valorizzare al massimo ogni aspetto della storia, inclusi quelli drammatici, dando il meglio di sé con Pippo ed “M” (non così con Topolino, che del resto è spettatore passivo per quasi l’intera vicenda) ed eccellendo anche con sfondi ricchi di dettagli. Quale sarà la prossima storia holmesiana ad essere parodiata? Si erano viste prima “Uno studio in rosso” e “Il mastino dei Baskerville”, ma altre decine aspettano: Enna, riscrivendole ogni volta, sembra il classico topo nel classico formaggio. La drammatica sequenza della “morte” di Holmes e di “M”, come la immagina Topson – e con lui i lettori – L’introvabile frammentosauro, di Niccolò Testi e Alessio Coppola: con l’aiuto dei nipotini Paperino riesce a completare un puzzle 3D, un dinosauro detto “frammentosauro” che possedeva da tempo ma non aveva mai finito. Ma manca un pezzo importante: il corno dell’animale, e la ditta che produce il puzzle è fallita. Paperino si lancia in una lunga ricerca del pezzo mancante, riuscendo infine a trovarne uno fra quelli scartati da un accanito collezionista. Completato così il puzzle, lo ripone su una mensola, la cui riparazione era invece una delle troppe cose mai portate a termine, e che cede distruggendo il modellino completo e mandando in frantumi il famoso corno (in pietra). – Buzzato!, di Giovanni Barbieri e Giovanni Preziosi: nuova storia della serie “Galaxy Quack” in cui Paperino, nel lontano futuro, lavora da “fattorino spaziale”. In questa storia deve consegnare degli abiti di cerimonia ai sovrani del pianeta Baraf: il suo capo, ben conoscendo la facilità con cui Paperino si arrabbia, lo munisce di un “buzzer” che suonerà ad ogni sua “intemperanza”, dato che i rischi, a causa dell’esasperante protocollo regale a cui dovrebbe adattarsi, sono alti. Ma tutto è vano: Paperino perderà l’autocontrollo, finendo per divertire i sovrani, che lo ringrazieranno di cuore, ma ricevendo una multa salatissima, superiore alla ricompensa per la consegna andata a buon fine. – Fifa World Cup, episodio 3 di 5, di Marco Nucci e Corrado Mastantuono: per la terza puntata di questa storia a tema calcistico si riparte subito dal “cliffhanger” con cui si era conclusa la seconda. Paperone rivela a Paperino che è stato George Sheffield junior, presidente della squadra ma prossimo alla bancarotta (i cravattini della sua azienda non vendono più) a causare con una serie di sabotaggi i continui infortuni che l’hanno decimata: suo padre si era infatti impegnato a pagare i giocatori a peso d’oro se avessero vinto la coppa. Paperone, che è tra gli sponsor, vuole invece che la squadra vinca e riesce a imporre Paperino come allenatore-giocatore, finalmente memore dei suoi buoni trascorsi come allenatore della nazionale giovanile. E il nipote si dà molto da fare, prendendo sul serio il suo ruolo e riuscendo in quella che sembrava un’impresa impossibile: battere la Colombia (già eliminata dopo due sconfitte, ma decisa a vendere cara la pelle) per 3-0, peraltro al 92esimo minuto. Il Calisota viene così ripescato fra le migliori terze e giocherà agli ottavi contro la Germania (a quanto pare i Mondiali si svolgono con la vecchia formula a 24 squadre, come nelle edizioni 1986, 1990 e 1994). La partita si giocherà a Mousetrap, e battere i tedeschi sembra un’impresa ancora più impossibile, anche perché Paperino, pur essendo un buon allenatore, è pur sempre nullo come giocatore: ma, con sua grande sorpresa, un Winthorpe ancora claudicante si presenta sul campo da gioco e si offre di “insegnargli” a giocare. Basterà? Lo sapremo nella prossima puntata. Intanto Nucci continua con una sceneggiatura serrata che alterna cronache calcistiche a momenti di umorismo surreale, drammi personali a colpi di scena, e con Mastantuono che continua dare il meglio di sé in una storia che, pur “calcistica” come tante altre che si sono succedute nei decenni, si dimostra tutt’altro che banale e scontata, e che pare avviata verso una conclusione inevitabile: il Calisota in finale. Nucci andrà sino in fondo, facendo vincere la squadra disneyana, o punterà su una soluzione più realistica, facendola perdere ma dando ulteriore spessore a una storia già molto buona? Paperino guida la nazionale del Calisota come giocatore-allenatore Navigazione articoli HITLER, HIROHITO E MUSSOLINI NEI FUMETTI 5 EROI CHE AVREBBERO MERITATO IL SUCCESSO