Numero 3659 del 7 gennaio 2026

–   Copertina di Ivan Bigarella, ispirata ad una delle storie “minori” di questo numero, quella in cui Topolino (non da solo, diversamente da come appare in questa immagine) sorvola in mongolfiera la sua città. Bigarella non è il disegnatore di questa storia, la cui trama non è neanche tra le più avvincenti: il risultato, con queste premesse, lascia molto a desiderare, soprattutto per quanto riguarda il suo protagonista, disegnato con scarsa convinzione, di profilo (scelta molto rischiosa, soprattutto col Topo), e con un’espressione “ingessata” che convince poco. Poco naturale anche il movimento della sua sciarpa, che dovrebbe svolazzare al vento, ma che sembra posseduta dagli spiriti maligni. Una copertina tutt’altro che memorabile.

–   Il propulsore Pim-Pum-Pam, di Niccolò Testi e Carlo Limido: Newton e i nipotini devono partecipare a una gara con gli studenti di Ocopoli, e Newton vuole usare una macchina alimentata da un supercarburante inventato dallo zio. Purtroppo il motore della macchina è troppo potente e, in una palese citazione di “Ritorno al futuro”, i quattro arrivano nel passato, che cambiano, e vi restano bloccati avendo esaurito il supercarburante. Dovranno ritrovare Archimede, farglielo inventare per la prima volta e fare in modo che arrivi solo secondo in una gara di invenzioni, come era stato in origine. Non senza fatica, ogni cosa va al suo posto e i quattro potranno tornare al presente.

–   L’amico senza nome, di Bruno Enna e Davide Cesarello: nuova storia della serie “500 piedi e una zampa”, spin-off della grande saga de “I 500 piedi”  che vede Pluto reclutato dai “500 piedi” del titolo, tre ufologi sempre alla ricerca di prove dell’esistenza degli alieni e che si fanno aiutare da lui per via della sua grande intelligenza e del suo notevole intuito (e fiuto). Uno di loro, il misterioso complottista John Smith, è scomparso inesplicabilmente e la ragazza del gruppo, la bionda Drew, riesce a far venire Minni, Clarabella e Pluto in una Spa, così da poter ottenere la custodia del cane di Topolino e servirsene per ritrovare l’amico scomparso. Dopo molte ricerche, Pluto scopre degli alieni nascosti in un Luna Park abbandonato: sono proprio loro i responsabili della sparizione di John Smith… o no? Gli alieni non sono veri, sono solo dipendenti della “PTS Pupeteers”, una ditta che produce maschere di ogni tipo per parchi a tema e il cui capo è proprio John Smith – il suo vero nome è Jonas Reginald Brewster – che al momento di prendere in mano le redini dell’azienda di famiglia si era fatto prendere dal panico ed era fuggito in cerca di avventure, salvo tornare all’ovile dopo un po’ di tempo. Chiarito l’equivoco e dopo essersi scusato per essere scomparso all’improvviso, John/Jonas decide di dividersi fra la sua azienda e i suoi soci, regalando loro un camper nuovo e meglio attrezzato del precedente. Tutto è bene quel che finisce bene e, anche se la rivelazione sull’identità di John Smith – il più misterioso dei tre ufologi – giunge quando siamo ancora all’inizio della serie, la storia è comunque di alto livello, ricca di colpi di scena, di battute inaspettate, e con un grande Pluto protagonista assoluto. Splendidi, come sempre, i disegni di Cesarello, che proprio con la serie principale ha trovato la sua consacrazione.

Cesarello, al suo meglio, raffigura Pluto, Clarabella e Minni, quest’ultima a piedi nudi e in una posa un po’ insolita


–   In una selva
, di Tito Faraci ed Enrico Faccini: una versione medioevale di Paperino, stufo di lavorare per lo zio (anch’egli in versione medioevale), si allea con i Bassotti trasformandosi in “brigante da strada”, senza neanche capire che si tratta di un lavoro illegale e pericoloso. Dopo avere incontrato un cavaliere bene armato (Battista) e una donzella non tanto sprovveduta (Amelia), arriva infine Paperone in persona. Solo a questo punto Paperino capisce che fare il “brigante da strada” non è una bella cosa e abbandona i Bassotti, che cercano ugualmente di rapinare lo zio. Il ritorno di Battista e del suo pesante randello sistemerà ogni cosa.

–   Con la testa fra le nuvole, di Francesco Pelosi e Giampaolo Soldati: Topolino, bersagliato da una serie di sfortune quasi paperinesche, non riesce a portare Minni ad un’importante mostra di fotografia: “la città vista dall’alto”. Pippo lo invita a risolvere i suoi problemi “cambiando prospettiva” (e gli fa diversi esempi di come lui stesso usi spesso e volentieri questo sistema), e lo porta su una mongolfiera costruita dai suoi avi Filipippo Pippelleschi e Brunella de’ Pippitt. Dall’alto la prospettiva in effetti cambia: e Topolino può così consolare Minni portandola con Pluto sulla mongolfiera, e facendole vedere dal vivo, invece che in foto, il panorama cittadino.

–   Le reciproche risorse, di Carlo Panaro e Ottavio Panaro: Pico de’ Paperis, per quanto colto e sapiente, non riesce a rendere interessanti le sue conferenze. Gli spettatori si annoiano, e lo stesso succede al vicino di Pico, il rapper Jay Pap. Il primo non ha la “loquela” coinvolgente del secondo, al quale manca il “lessico” del primo. Su consiglio dei nipotini, i due si aiutano a vicenda: così Pico diventerà una specie di imbonitore, che inizia le sue conferenze con “Ciao, Paperopoli”, mentre Jay Pap imparerà l’arte delle rime, essenziale per un rapper, e il suo pubblico andrà in visibilio. Il rapper, grato, ringrazierà pubblicamente Pico, oltretutto presente al suo spettacolo.

–   Il papero più potente della terra – Il giorno più nero di Paperone, di Jason Aaron e Ario Anindito/Esad Ribic/Pete Woods/Nick Bradshaw/Mirka Andolfo: seconda puntata del crossover “definitivo” fra Disney e Marvel. Una razza di alieni chiamati “intenditori” hanno sottomesso la Terra e si sono impadroniti di tutto ciò che è “prezioso”, tranne una cosa: il denaro di zio Paperone (ovviamente molto prezioso). Il papero più ricco del mondo è stato quindi catturato, e subisce l’estrazione forzata dei suoi ricordi nella speranza che riveli dove ha nascosto il suo denaro. Ma la sua volontà sembra più forte di quella degli alieni, e i suoi ricordi – che svaniscono uno ad uno – si limitano a ripercorrere la sua vita avventurosa, in particolare gli episodi narrati da Don Rosa, come pure alcuni eventi legati ai suoi antenati scozzesi. Mentre Paperone viene torturato, Paperino e i nipotini tentano di liberarlo, ma forse non ci sarà bisogno del loro intervento: i ricordi di Doretta lo rendono sempre più irrequieto, al punto che sembra sul punto di sfuggire al controllo degli alieni… l’intera storia sembra un omaggio malriuscito all’opera di Don Rosa: per citare un impietoso commentatore del Papersera, è come se dalle storie di questo autore fosse stato eliminato tutto ciò che c’è di buono, prendendone solo le parti meno riuscite. Incommentabili i disegni, forse i peggiori che si siano mai visti sulla rivista, e che neanche riescono a imitare decentemente quelli della serie Ducktales, alla quale, a giudicare dai tratti squadrati e spigolosi, un po’ si ispirano. Passeranno gli anni, forse i decenni, e questo “papero più potente della Terra” rimarrà una pagina nera nella storia di una rivista che pure ha conosciuto molti passaggi a vuoto.

Si stenta a credere che un disegno come questo possa venire pubblicato sulla rivista

 

La copertina rovesciata, realizzata da Gabriele Dell’Otto

 

Numero 3660 del 14 gennaio

–   Copertina di Andrea Freccero, che si rifà a una iniziativa della direzione, qui riproposta per la terza volta: la prima storia viene infatti presentata in quattro diverse versioni (oltre a quella “nazionale”), ciascuna in un dialetto diverso. In questa occasione tocca al bolognese, al genovese, al catanzarese e al “francoprovenzale valdostano”. E, come nelle altre occasioni, la copertina mostra, stranamente, i colori della bandiera italiana invece di qualcosa che richiami le quattro regioni il cui dialetto viene usato nella storia. Che in edicola si possano trovare anche versioni “locali” della rivista lo si dovrebbe intuire solo dal fatto che in copertina è scritto “giornata nazionale del dialetto”. A ribadire che l’immagine proposta non ha alcun senso, vi appare un Paperino disegnato non troppo bene, col becco spalancato in un’espressione che non si capisce se debba essere stupita o solo stupida, e che non aiuta il lettore a capire cosa abbia di speciale questo numero, nel complesso mediocre, e il cui solo motivo di interesse è l’anteprima del nuovo “kolossal” di Fabio Celoni (assente da due anni), del quale vengono proposte le prime undici pagine.

–   Lucidatore a domicilio, di Vito Stabile e Francesco D’Ippolito: come noto, Paperino passa moltissimo tempo a lucidare le monete nel deposito dello zio ed è diventato così bravo da aspettarsi una gratifica – che non arriva mai. Frustrato, decide allora di mettersi in proprio come “lucidatore professionista” e, dopo aver realizzato un video pubblicitario, ottiene un successo strepitoso. Seccato, Paperone risponde con un video che esalta la lucidatura “fai da te” e convince i clienti del nipote ad abbandonarlo; poi, di fronte alle sue proteste, rettifica le sue stesse affermazioni arrivando infine a un buon compromesso: Paperino recupera i clienti migliori ma continuerà a lucidargli le monete.

–   L’abominevole dottor Pipps, di Rudy Salvagnini e Marco Palazzi: Pippo, che si è unito a una compagnia amatoriale di teatro, è il protagonista de “L’abominevole dottor Pipps”, un’opera derivata dal “Tortello” di tale William Rattlespeare. Tutto è iniziato perché Pippo, non ricordando le battute, ha convinto i suoi colleghi a improvvisare, trasformando progressivamente il “Tortello” in un noir, in un thriller parapsicologico, in una saga fantascientifica e infine – ultima versione – in un “horror con un mutante”. Niente regista, niente prove, niente pubblico, ma va bene così: dopo che il titolo diventa “Il riprovevole dottor Topps” anche Topolino si unisce alla compagnia.

In arte Pennino, di Andrea Malgeri e Andrea Maccarini: Pennino, nipote di Paperoga, ama disegnare vignette umoristiche, e le propone agli amici dell’Area 15, che le rifiutano. Frustrato, si sfoga giocando a calcio in un campetto di periferia e finisce per fare la conoscenza di un vecchio attore comico, Joe Blatta detto Scaravaggio, sorta di Buster Keaton paperopolese diventato incapace di ridere per essere rimasto prigioniero della sua stessa maschera, caratterizzata da un’espressione “afflitta”. Pennino, affezionatosi al vecchio attore, riuscirà finalmente a farlo ridere nel corso di una trasmissione televisiva creata proprio a questo scopo e ormai giunta all’ultima puntata.

 Detesto la domenica, di Francesco Pelosi e Nicola Tosolini: Manetta lavora troppo e non va mai in ferie. Basettoni lo costringe a riposare almeno la domenica, ma l’ispettore si annoia… finché al parco non conosce Olga, bionda matura e affascinante con la quale inizia una relazione (per quanto castissima, come in ogni storia disneyana). Lui e i colleghi, intanto, indagano su un certo “scassinatore feriale” (perché svuota appartamenti solo dal lunedì al sabato): purtroppo si tratta proprio di Olga, che dopo aver perso una sua spilla in uno degli appartamenti è scoperta e arrestata proprio da Manetta. Ma l’ispettore, ogni domenica, andrà in carcere da lei… se son rose fioriranno.

 

Numero 3661 del 21 gennaio

–   Copertina di Fabio Celoni, palesemente ispirata alla sua storia in quattro puntate che inizia in questo numero con grandi promesse. Se poi verranno mantenute, è tutto da vedere. La copertina ci mostra Paperone, al timone di una imbarcazione, con un’espressione che più grintosa non si può e che rischia di spaventare, più che di attirare, i lettori. Sullo sfondo c’è di tutto: mappe, tempeste e una struttura circolare che ovviamente “deve” essere Atlantide (chi conosce la narrazione di Platone non avrà dubbi). Espressione paperonesca a parte, la copertina – come del resto l’intera storia – soffre di una colorazione giallo-ocra del tutto inadatta a un’avventura per mare e che costringe il lettore a sforzarsi per afferrare i numerosi dettagli che dovrebbero attirare la sua attenzione. Peccato veniale, comunque: ciò che importa è la storia, e quella non delude (non del tutto, almeno).

–   In Atlantide, parte 1, di Fabio Celoni: Paperone, al timone di una imbarcazione chiamata “Il tallero” – probabilmente la stessa apparsa in una storia di 50 anni fa – viene travolto da una tempesta in pieno oceano. Come in un romanzo di Salgari, dapprima si spezza l’albero maestro della sua nave, poi questa viene rovesciata dalle onde, e infine lui stesso si ritrova fuoribordo, apparentemente spacciato, fino a scendere nelle profondità marine, proprio al di sopra di una misteriosa struttura circolare, in rovina ma ancora imponente. La sua sorte resta ignota: Paperino e i nipotini apprendono dalla televisione della sua scomparsa e si precipitano al deposito, dove un affranto Battista spiega loro che lo zio, negli ultimi tempi, sembrava ossessionato da qualcosa che alla fine lo aveva spinto a partire per destinazione ignota. I suoi appunti rivelano che questa destinazione era la mitica Atlantide, di cui Paperone aveva scoperto l’ubicazione, al punto di scriverne le coordinate esatte. Gli appunti consentono a Paperino e ai nipotini di lanciarsi alla sua ricerca su un altro battello, la “Carabattola”, anche se finiscono per fare esattamente la stessa fine: arrivati nel luogo indicato dalle coordinate la loro barca viene affondata da una tempesta e i paperi si ritrovano nelle profondità marine, nei pressi della stessa struttura circolare vista all’inizio della storia. Storia che non sarebbe poi male se, come spesso gli capita, Celoni non avesse fatto il passo più lungo della gamba, cercando di realizzare un’avventura “epica” in grado di rivaleggiare con i capolavori di Barks e Rosa, ma che alla fine si rivela prolissa e non altrettanto avvincente: naufragi a parte, non succede molto e i disegni dell’autore, spesso suggestivi e non privi di fascino – notevole la rappresentazione del mare in tempesta – vengono mortificati da una colorazione giallo-ocra che appiattisce ogni cosa e che sarebbe stata più adatta a una storia ambientata nel deserto, non certo in mare. Almeno, alla fine della puntata, non manca la curiosità di sapere cosa succederà nella prossima, sperando che Celoni riesca a trovare qualche spunto originale capace di alzare un po’ il livello della storia.

Il momento in cui Paperino e i nipotini recuperano i resti dell’imbarcazione di Paperone e il dramma si fa reale

 

–   Il mistero del fondatore, di Francesco Vacca e Marco Mazzarello: durante gli scavi della metropolitana, a Topolinia, emergono i resti di una cinta muraria, e si riaccende il dibattito su chi sia stato il fondatore della città: Geremia Ratt o il suo rivale Harvey Esploribus? L’enigma divide da sempre gli abitanti di Topolinia, e persino i discendenti dei due fondatori non si fanno scrupoli a nascondere prove false nel sito degli scavi. Pippo risolverà il problema consultando il diario del suo antenato Prolissippo, nel quale si narra che i due esploratori, molto amici fra di loro, avevano fondato insieme la città. La soluzione del mistero soddisfa tutti, compresi i loro discendenti.

–   Il gomito del tennista, di Marco Bosco e Francesco Guerrini: Filo Sganga e Paperoga hanno una ditta di consegne a domicilio, e girano Paperopoli in un furgone di quinta mano. Dovendo portare al Museo Civico un’antica statua greca, detta “il tennista”, i due prendono una scorciatoia dal fondo dissestato, e la cassa con la scultura finisce per ribaltarsi: apertala, scoprono con orrore che un braccio della statua è spezzato. Archimede viene in loro aiuto e, con una macchina del tempo, li fa tornare indietro, così che possano cambiare strada percorrendone una più sicura. Peccato che, come si scopre alla fine, il braccio della statua fosse rotto già da prima (il Museo doveva restaurarla).

–   Nel giardino d’inverno, di Tito Faraci e Davide Percoco: Gambadilegno e Sgrinfia hanno scoperto una villa abbandonata e decidono di svaligiarla. Il compito sembra facilissimo: una scala permette loro di entrare nel giardino, e la porta della villa è già aperta. Passata la porta, tuttavia, i due si ritrovano in un mondo selvaggio e sconosciuto, abitato da creature preistoriche: secondo Sgrinfia, che nel passaggio ha acquistato un’enorme intelligenza, la porta della villa è in realtà un varco interdimensionale, che ora si è chiuso. Per loro fortuna arriverà Trudy a rimediare al guaio: venuta a cercarli, riaprirà la porta permettendo a tutti di fuggire – e a Sgrinfia di tornare stupido.

–   La stella d’argento, di Bruno Enna e Federico Butticè: nuova storia della serie “Paperino Paperotto”, che vede un Paperino bambino (“paperotto”), con i suoi giovani amichetti, finire coinvolto in avventure più o meno improbabili, a volte anche frutto della sua fantasia. In questa storia la maestra Witchcraft, personaggio ricorrente della serie, invita i suoi alunni a seguire dei “veri professionisti” nel loro lavoro, nell’ambito dell’iniziativa “il lavoro dei miei sogni”: a Paperino tocca lo sceriffo Marble, segretamente fidanzato con la maestra, e che gli sta antipatico per avergli sequestrato molti monopattini. Nel corso della giornata lo sceriffo incontra un certo Bill Mastiff, un agente delle “Stelle d’argento”, un elitario corpo di polizia del quale, molto tempo prima, aveva sperato di far parte, ma al quale ormai non è più interessato (anche per non doversi allontanare dalla maestra). Messo alla prova da Mastiff, viene aiutato da Paperino, che vuole sbarazzarsi di lui, a scovare e catturare un criminale (in realtà un altro agente speciale), e viene quindi assunto nelle “Stelle d’argento”. Troppo tardi Paperino scopre di aver messo in crisi il suo sogno d’amore: ma alla fine lo sceriffo rinuncia alla promozione pur di restare accanto alla maestra. Questa, a sua volta, sta cercando di fare carriera… ma senza allontanarsi dalla scuola, di cui vuole solo diventare vicepreside. Tutto è bene quel che finisce bene: in fondo lo sceriffo ha dimostrato il suo valore, e la morale della storia, niente affatto banale – bisogna sempre cercare di realizzare i propri sogni, ma anche comprendere i propri limiti – riesce a tenerla a galla nonostante una trama non molto avvincente e che si gioca unicamente sull’equivoco di fondo, con Paperino convinto, a torto, che lo sceriffo stia antipatico alla maestra. Sufficienti, niente di più, i disegni di Butticè, che probabilmente non è stato abbastanza motivato da una storia un po’ debole, per quanto scritta da uno sceneggiatore tra i più bravi in assoluto.

Paperino e lo sceriffo cercano di sopportarsi a vicenda

 


Numero 3662 del 28 gennaio

–   Copertina di Francesco D’Ippolito, dedicata alla storia di apertura del numero, che vede un alter ego di Topolino (Toperseo) cimentarsi con la terribile Medusa e in seguito salvare Andromeda, in una parodia del mondo dei social e dei suoi modi di dire. Toperseo è raffigurato in un atteggiamento “eroico”, in piedi su una roccia, con qualche monumento antico sullo sfondo, pronto per compiere tutte le imprese per cui è famoso, e soprattutto pronto a convincere il lettore a non privarsi della lettura di questo numero. Il risultato non è dei migliori, anche perché l’aspetto di Topolino, con la testa cinta da un elmo di foggia insolita, ha qualcosa che non convince; ma si è visto di peggio, e il numero ha molto da proporre anche a chi non apprezza la copertina.

–   L’eroico Toperseo e la Medusa reclusa, di Roberto Gagnor e Carlo Limido: nell’antica Grecia il giovane Toperseo viene esiliato dal malvagio re Gambadilette, e non potrà tornare che dopo aver compiuto una “grande impresa”. È così che Toperseo, aiutato da Pippomanto, sconfigge la terribile Medusella (Clarabella) le cui trecce pietrificano, ma solo per pochi minuti, e poi libera la principessa Minnomeda (Minni) costretta dai suoi sudditi ad uno “speed date” con un mostro (in realtà si tratta di Orazio, e non è affatto cattivo). Aiutato dai suoi nuovi amici, Toperseo sconfigge Gambalidette e scopre l’amore con Minnomeda. Pippomanto popolerà il cielo di stelle.

–   In Atlantide, parte 2, di Fabio Celoni: Paperino e i nipotini, naufragati nella zona in cui si trova Atlantide, finiscono nelle profondità dell’oceano e vengono catturati dagli atlantidei, che li conducono al cospetto del loro re. Si tratta proprio di Paperone, naufragato da una settimana, che tuttavia afferma di trovarsi lì da un anno, non li riconosce e, di fronte alle loro proteste, ordina di condurli via, per poi recarsi in una “sala del sogno” dove dodici individui, che sembrano ibernati, lo stanno aiutando a realizzare il suo sogno: diventare il “papero più ricco del mondo”. Intanto Paperino e i nipotini fuggono dalle segrete in cui sono stati rinchiusi con l’aiuto di un vecchio di nome “Fallister”, che dice di essere uno dei “disillusi” – ma non spiega loro i dettagli di questa “disillusione”. I cinque fuggitivi sfuggono ad una libellula robotica che li sta inseguendo, mentre un misterioso papero vestito di rosso, che a sua volta li sta seguendo dalla fine della prima puntata, comunica con qualcuno che sembra stia preparando un attacco ad Atlantide. Ignaro di tutto ciò, Paperone si accinge a fare un bagno nell’oceano “della memoria” nella speranza di ritrovare il segreto dell’oricalco, il minerale più prezioso dell’oro che secondo Platone rivestiva gli edifici di Atlantide. Cosa scoprirà Paperone, che sospetta di avere altro da ricordare, dopo questo bagno rigenerante? Lo scopriremo nella prossima puntata, mentre la storia prosegue lentamente, un piccolo colpo di scena dopo l’altro, senza esaltare più di tanto, appesantita dalla sua lentezza (altri autori avrebbero raccontato le stesse vicende con la metà delle pagine) e da una colorazione ben poco adatta a una storia che si svolge sul fondo del mare. La trama è indubbiamente solida, e il disegno buono, con qualche espressione particolarmente riuscita e molti scorci panoramici abbastanza suggestivi, ma l’impressione che la montagna abbia partorito il classico topolino si fa sempre più forte. Vedremo se nella seconda metà di questa storia il ritmo si farà un po’ più vivace.

Celoni rende con efficacia la disperazione di Paperino e la perplessità dei nipotini

 

–   Il blocco dell’inventore, di Giovanni Eccher e Davide Riboni: Archimede ha il blocco dell’inventore (al posto di quello dello scrittore) e non riesce a inventare qualcosa che digitalizzi il “monumentale” archivio di fatture cartacee di Paperone. Costretto a fare il lavoro a mano, per mezzo di uno scanner, Archimede si distrae nel tentativo di lanciare la copia di una fattura nel cestino delle cartacce, e finisce per inventare un robot “lanciatore”. Superato così il blocco, l’inventore torna al suo laboratorio abbandonando le fatture: Paperone affida a Paperino il compito di terminare il massacrante lavoro, nonostante gli abbia già fatto lucidare le monete del deposito.

–   Il doppio colpo ignifugo, di Giovanni Eccher e Lorenzo Pastrovicchio: Gambadilegno, inseguito dalla polizia, fugge nella caserma dei pompieri, viene scambiato per “quello nuovo”, e viene mandato a salvare il cagnolino Fufi da una casa in fiamme: il suo padrone è un gioielliere, e Gambadilegno tenta di impadronirsi anche dei suoi gioielli, ma viene scoperto e si salva in extremis sostenendo di aver voluto solo “portarli in salvo”. Per un altro equivoco anche il bottino del suo primo colpo viene usato per beneficenza, e quando infine arriva davvero “quello nuovo” Gambadilegno deve darsela a gambe e consolarsi raccontando a Sgrinfia le sue disavventure.

–   A un passo dalla fine, di Jason Aaron e Adam Kubert/Claudio Sciarrone/David Lafuente: siamo arrivati alla terza puntata di questa storia, coronamento dei numerosi – e di solito scadenti – crossover fra Marvel e Disney che da un po’ tempo si possono leggere sulla rivista, sempre proposti, in versione “rovesciata” e con una seconda copertina, nelle ultime pagine dei numeri dedicati all’iniziativa. Come avevamo visto nelle puntate precedenti, degli alieni chiamati “intenditori” hanno conquistato la Terra e sono adesso a caccia del denaro di Paperone, che il magnate ha nascosto chissà dove. Gli alieni lo hanno catturato e lo stanno torturando, estraendo e distruggendo i suoi ricordi sperando di imbattersi in quello giusto, ma Paperone non cede, e li perde tutti pur non di rivelare dove si trova il suo denaro. È solo quando viene minacciata la sua famiglia che sembra sul punto di arrendersi, ma l’aiuto dei nipoti, combinato con la fortuna di Gastone, gli permette di liberarsi dallo stato di trance in cui lo tengono gli alieni. Inizia la controffensiva! Il finale della storia, con l’inevitabile trionfo di Paperone, è rinviato alla prossima ed ultima puntata. In questa almeno succede qualcosa, e la trama non si limita a ripercorrere le avventure della saga di Don Rosa; inoltre il nostro Sciarrone fa capolino fra i molti disegnatori americani che non hanno la minima idea di come disegnare i Paperi e dà al lettore uno splendido esempio di come un buon disegno possa risollevare (sia pure entro certi limiti) una storia dalla sceneggiatura disastrosa. Sciarrone, il cui tratto è un po’ troppo squadrato, non è tra i disegnatori di punta della rivista ma, messo a confronto con gli altri che hanno illustrato questa storia, sembra un vero gigante. Chissà se lui, o qualcun altro alla sua altezza, tornerà a nobilitare l’ultima puntata.

Un ottimo Sciarrone dimostra come si disegnano i Paperi

 

La copertina “rovesciata” di Gabriele Dall’Otto

 

 

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