Numero 3611 del 5 febbraio – Copertina di Corrado Mastantuono, ispirata alla prima storia di questo numero, un horror che ricorda le storie di Lord Hatequack (ma non fa parte della serie): Topolino e Pippo sono seduti su un solo sgabello all’interno di un locale dall’aspetto sinistro, circondati da fuochi fatui, ma mentre il primo appare decisamente spaventato, il secondo ne approfitta per cuocere un marhsmallow: Mastantuono è bravo nel raffigurare il contrasto fra i caratteri dei due personaggi, ridando a Pippo il suo giusto ruolo di “alternativo”, come era stato ideato negli anni ’30, e non quello di “spalla stupida” dell’eroe, come troppo spesso è diventato in mano agli autori italiani. Nella sua semplicità la copertina si fa certamente ricordare (come la storia a cui si ispira). – La lunga notte dello sghignazzatore, di Marco Nucci/Niccolò Testi e Andrea Maccarini: Nucci, reduce dall’importante storia natalizia del “pianeta inosservabile”, torna sulla rivista con una storia a tema orrorifico, che ricorda molto da vicino quelle della serie di Lord Hatequack, ma ne è svincolata. La trama è molto semplice: Pippo, che si è messo in testa di scrivere un romanzo dell’orrore, chiama in aiuto Topolino in quello che gli viene presentato come il “castello” di un suo antenato, a sua volta scrittore, e il cui fantasma, a quanto pare, ne infesta le vaste sale. Topolino, con la sua consueta razionalità, scopre ben presto che tutte le manifestazioni del fantasma sono semplici fenomeni naturali, e alla fine se ne torna a casa in compagnia di Minni e Clarabella che lo avevano seguito al castello. Pippo, al quale l’avventura appena vissuta ha fornito l’ispirazione per il suo romanzo, resta ancora per un po’… anche perché non si tratta di Pippo, ma proprio del fantasma del suo antenato, che ha voluto divertirsi alle spalle di Topolino e dei suoi amici. Spunto un po’ debole, svolgimento affrettato, ma l’impronta di Nucci si vede, e le sue tipiche atmosfere, sempre un po’ sinistre anche se non paragonabili a quelle dei grandi classici – come la famosa storia di Osborne e Gottfredson del 1936 – aggiungono valore a una storia non eccelsa ma che merita tranquillamente la copertina del numero. Buoni, anche se privi di quel guizzo di originalità che contraddistingue i disegnatori migliori, i disegni di Maccarini. Maccarini efficace con Pippo nonostante un’inchiostratura molto pesante, forse ottenuta digitalmente – Il baule dei malandati, di Niccolò Testi e Lucio Leoni: breve – 20 pagine – ma splendida storia del nuovo arrivato Niccolò Testi, che da settembre collabora alla rivista e ha già al suo attivo alcune sceneggiature molto valide, che usano spunti ben conosciuti ma si servono ogni volta di trovate originali. È appunto il caso di questa storia, che vede protagonista Newton Pitagorico e le sue invenzioni strane e spesso pericolose, ma che per l’occasione diventano una fonte di gag degne dei film comici di un tempo: l’invenzione strana e difettosa è un piccolo reattore che dovrebbe prendere energia dal sole, e poiché sembra non funzionare finisce nel “baule dei malandati”, dove Newton custodisce le sue invenzioni difettose. Si scopre che il reattore funziona a rovescio, prendendo energia dal buio, e quindi rimette in funzione tutte le invenzioni contenute nel baule, a partire dal baule stesso, e queste se ne vanno in giro per Paperopoli seminando terrore e situazioni spassose. La scena in cui il baule cerca di mettere in ordine la casa di Paperoga, afferrando e “ingoiando” tutti gli oggetti che trova in giro, è un capolavoro di umorismo surreale che ricorda il miglior Groucho Marx. Alla fine, domato il baule e recuperato il reattore, questo verrà disattivato e con lui tutte le invenzioni impazzite. Ma un altro reattore è stato regalato all’inconsapevole Archimede e altri guai si profilano all’orizzonte… non eccelsi, ma comunque sufficienti i disegni di Lucio Leoni, di solito più bravo con i Topi. Paperoga combatte contro il baule che vuole riordinargli casa – Il maggiordomo felino, di Enrico Faccini: Malachia, il gatto di Paperino, è disordinato e ha bisogno di essere “disciplinato”. Paperina si fa prestare da una nobildonna sua amica Marameo Felino, sorta di gatto aristocratico dai modi raffinati che diventerà il precettore di Malachia. Tra una bacchettata e l’altra gli insegnamenti di Marameo funzionano, e dopo aver dimostrato a tutti di essere anche capace di mettere in fuga un paio di cani malintenzionati, lo stesso Malachia inizierà a imitarlo e ad “addestrare” i gatti del quartiere. – I tuberi di Papermentier, di Sergio Cabella e Ottavio Panaro: nella Parigi del ‘700 il ricco Paperoine de Paperoux punta a diventare nobile. Grazie ai suggerimenti dello studioso Picoise e all’aiuto dei nipoti Paperen e Paperogaen, Paperoine cerca di introdurre a corte le allora sconosciute patate, o meglio, la loro zuppa. Dopo un insuccesso iniziale il suo piano, con un po’ di astuzia, avrà successo: a lui il titolo di Duca, ai nipoti un invito per andare in Piemonte da un famoso pasticciere e diventare suoi allievi. – Le isole della cometa – flight 011, di Pietro Zemelo e Nico Picone: continua stancamente l’interminabile saga che vede protagonisti i Topi, qui presentati in una versione alternativa che vede Topolino, Minni, Pippo e Orazio, oltre a qualche personaggio nuovo, darsi un gran da fare per ricostruire un gruppo di aviatori chiamato “le comete” in un arcipelago isolato dal mondo. In questa puntata si viene a scoprire qualcosa delle motivazioni del “cattivo” di questa storia, che da qualche puntata sta dando la caccia all’alter ego di Topolino; e si scopre anche che non è Topolino/Mick quello che sta cercando, ma il suo zio scomparso, custode di un segreto che ha a che fare con gli onnipresenti aerei e col gruppo di (ex) piloti. I flashback si succedono e l’azione avanza lentamente verso il punto di non ritorno, quando avverrà un memorabile (si spera) scontro fra il cattivo con i suoi scagnozzi e il variegato gruppo di buoni. Almeno sappiamo qual è la posta in gioco: un aereo ben progettato con il suo carburante “speciale”; sappiamo chi siano i cattivi e cosa vogliano dai buoni. Cosa volere di più, a parte una storia appassionante? Sempre buoni, ma non abbastanza, i disegni di Picone, che appare davvero sprecato in una storia che probabilmente andava pubblicata su una rivista che non si chiamasse “Topolino”. Numero 3612 del 12 febbraio – Copertina di Andrea Freccero, ovviamente ispirata a San Valentino, festa molto sentita dalla rivista, che nell’occasione ha spesso proposto storie memorabili, la più famosa delle quali è senz’altro la leggendaria parodia di “Ho sposato una strega”, da tempo vittima di una ingiusta e ridicola damnatio memoriae: simbolo dei tempi bui che stiamo vivendo e delle censure che ogni giorno diventano più opprimenti. Freccero confeziona comunque una copertina molto classica, con i Paperi in costume che sembrano molto innamorati (Paperino soprattutto). – Si Sanva chi può, di Sergio Badino e Alessandro Perina/Marco Mazzarello/Luca Usai: siamo a San Valentino e, come spesso accade, Paperino si dà un gran da fare per rendere “memorabile” la serata con Paperina. Come sempre in queste occasioni gli inconvenienti si succedono uno dopo l’altro: dapprima Paperone e Brigitta finiscono per incontrarsi, nonostante il primo avesse approfittato della ricorrenza per rendersi indisponibile (con la scusa di dover badare ai nipotini in assenza di loro zio), poi i due “festeggianti” finiscono per farsi i regali sbagliati, tratti in inganno dai consigli di Pico e di Chiquita, e infine finiscono nel ristorante più esclusivo di Paperopoli per scoprire che i cibi vengono serviti non per essere mangiati ma solo per essere osservati. La serata finirà a frittelle a casa di Paperino. Nell’insieme, il succedersi degli inconvenienti e delle trovate surreali (primo fra tutti il ristorante dove si osserva ma non si mangia) rende la storia piacevole anche se non memorabile, velata presa in giro di una ricorrenza che sta diventando più commerciale che romantica. Sufficienti, come la sceneggiatura, i disegni del trio Perina/Mazzarello/Usai, ognuno dei quali illustra una delle tre parti in cui è divisa la storia. – Una nottata storta, di Niccolò Testi e Giorgio Cavazzano: Manetta e Rock Sassi, entrambi appassionati dei film con protagonista il leggendario detective Quackard, si sfidano a chi riesce a catturare più criminali nel corso della notte (c’è appena stata un’evasione di massa). La storia segue le peripezie di Manetta, che non riesce ad arrestare nessuno ma non ha il coraggio di dire la verità al suo collega, che peraltro fa la stessa cosa. I due si consolano constatando che il finale dell’ultimo film della serie mostra che lo stesso Quackard non è affatto infallibile. – La crema fortuita, di Sergio Cabella e Ottavio Panaro: seguito della storia apparsa nel numero precedente, e che vede Paperen e Paperogaen, nipoti dell’ormai Duca Paperoine, lavorare come apprendisti pasticcieri a Torino, ma senza grande successo. Un altro cugino, il fortunato Gaston, verrà in loro aiuto e un po’ grazie a un buon suggerimento (che porterà all’invenzione della Nutella), un po’ grazie alla sua fortuna, risolleva le sorti della coppia, con Paperen che da apprendista diventa aiuto pasticciere e Paperogaen che cambierà attività dandosi al giardinaggio ma continuando a combinare guai. – Le isole della cometa – flight 012, di Pietro Zemelo e Nico Picone: quando si arriva al termine di questa storia interminabile il primo pensiero è, senza dubbio: meno male che è finita! Il secondo: purtroppo si annuncia una terza parte. Il terzo, infine: cosa si può salvare? Perché, se questa storia fosse stata pubblicata altrove, senza usare degli alter ego di Topolino, Minni e Pippo, forse sarebbe stata anche accettabile. Sarebbe diventata una specie di lunga storia coming-of-age, dove l’introspezione psicologica conta più dell’azione e della credibilità delle vicende avventurose. I personaggi, in fin dei conti, sono ben caratterizzati, sia quelli tradizionali che quelli nuovi: in particolare i due Topi Maya (gemella di Minerva-Minni) e Babou che nel finale trovano anche il tempo di flirtare fra di loro, e lo stesso cattivo, il frustrato Flint, rampollo di famiglia che vuole uscire dall’ombra del padre e non trova di meglio che ricorrere alle maniere forti per farlo… almeno finché non arriva il famoso padre a fermare le ostilità. L’aereo oggetto della contesa viene distrutto e tutti ricominciano da capo: sia i buoni, progettando altri aerei, che i cattivi, tramando nell’ombra. Le coppie continueranno ad amarsi e tutti vissero felici e contenti in attesa della terza parte quando – forse – vedremo anche i Paperi all’opera. Intanto, tiriamo un sospiro di sollievo e ringraziamo Picone per la pazienza infinita prestata a un’opera tanto ambiziosa quanto poco apprezzata. Numero 3613 del 19 febbraio – Copertina di Francesco D’Ippolito, chiaramente dedicata al Carnevale e in particolare alla storia con cui inizia questo numero e che vede Paperino nei panni di Arlecchino, con Venezia sullo sfondo. Molto simpatico il piccolo gufo appollaiato sul mandolino e che finisce per rubare la scena al protagonista. Copertina indubbiamente simpatica e che ispira allegria, ma che un po’ stranamente non ha molta attinenza con il tema affrontato nel corso della storia, che è invece molto serio. L’importante è che attiri lettori e faccia vendere il numero! – Le maschere – atto primo, di Andrea Malgeri: il torinese Malgeri, che da pochi anni disegna per la rivista e solo l’anno scorso ha iniziato a cimentarsi anche come sceneggiatore, riesce a inventarsi una storia di alto livello, che già qualcuno vorrebbe candidare al TopoOscar e che riesce nel miracolo di far dimenticare la sfortunata, appena conclusa, saga delle “comete”: nella Venezia dei Dogi, con l’imbelle Martin Cormorano a ricoprire la carica più importante, i Bassotti sono diventati la sua guardia personale e ovviamente non fanno altro che minacciare e derubare chiunque gli capiti a tiro. A combattere le loro malefatte è un gruppo di “giustizieri” mascherati, in realtà una compagnia di maschere che comprende Paperino (Arlecchino), Paperoga (Pulcinella), Paperone (Pantalone), Pico (Balanzone) e Ciccio (Gianduia) e che agiscono nottetempo dopo avere indossato dei costumi che richiamano quelli delle maschere che impersonano. Un’altra compagnia, guidata da Filo Sganga e che comprende anche Paperina (Colombina), si trova a Venezia per il Carnevale. I Bassotti continuano con le loro malefatte, ma ogni volta le “Maschere” compaiono dal nulla e riescono a metterli in fuga senza neanche usare troppa violenza (non sia mai, in questi tempi di ferree censure). Difficile immaginare cosa proporranno le prossime due puntate, ma intanto bisogna fare davvero un plauso all’idea avuta da Malgeri, che ci propone una storia che non solo tratta tematiche “adulte” (come la condizione del popolo e il ruolo degli artisti a fianco degli oppressi), ma lo fa con una versione “matura” dei personaggi classici, che rimangono fedeli a sé stessi perdendo tuttavia i tratti farseschi che li contraddistinguono. Tanto di cappello all’artista torinese, e naturalmente ai suoi disegni. Le Maschere al completo, in una posa che più classica non si può – Il frusciante, sonante stortodeposito, di Fabio Michelini e Francesco Guerrini: l’assestamento di una faglia fa inclinare di lato il deposito di Paperone, che decide di non fare nulla per rimediare e cerca di adattarsi alla situazione. A Paperopoli tutti finiscono per imitarlo e ben presto ogni cosa viene “stortata”: case, macchine, alberi, il che finisce per creare più problemi che soddisfazioni. Scoperto che l’inclinazione del deposito incide sulla sua fortuna negli affari, Paperone troverà un modo per renderla variabile, mentre gli abitanti di Paperopoli si limiteranno a raddrizzare le loro case. – Una carica di tutto rispetto, di Alessio Coppola: Ozzy, scontroso inventore amico di Pippo, inventa un’automobile a molla, che può essere caricata con una semplice manovella e dispone di una discreta autonomia. I problemi, soprattutto di natura burocratica, non mancano, ma l’abilità di Pippo e di Bruto ne verrà a capo. Alla fine il sistema di carica inventato da Ozzy si diffonderà anche agli utensili domestici, e persino ai telefoni cellulari, e l’inventore verrà sommerso dalle offerte di chi prima lo aveva snobbato. – L’assistenza totale, di Marco Bosco e Ottavio Panaro: Anacleto, il vicino attaccabrighe di Paperino, ha comprato un’assistente virtuale di nome Isabel, e la usa per la domotica di casa sua. Paperino, che anche se cerca di non darlo a vedere, ne è invidioso, compra a sua volta “Ambra”, alla quale fa svolgere più compiti di quelli assegnati a Isabel. Ben presto la competizione degenera, tra apparecchiature distrutte e scontri, anche fisici, tra i due litiganti, finché Paperina non interviene e riesce a calmare le acque: alle due assistenti virtuali verrà assegnato solo il compito di insultarsi a vicenda. – Ai confini del mondo, di Sergio Cabella e Marco Palazzi: Topeo e Pipponio sono due giovani che vivono nel sud della Spagna ai tempi degli antichi greci o giù di lì. Il primo vuole scoprire cosa c’è oltre le colonne d’Ercole e dimostrare che la terra è sferica, e convince il secondo e altri due amici, di nome Timeo e Marzio, a seguirlo a bordo di una piccola nave. Dopo molte avventure, che un po’ ricordano quelle di Ulisse, tutti tornano a casa sani e salvi, anche grazie al fondamentale aiuto di Marzio, che all’ultimo istante aveva preferito imbarcarsi su una nave commerciale. Numero 3614 del 26 febbraio – Copertina di Corrado Mastantuono, non ispirata a nessuna storia particolare e, stranamente, neanche al Carnevale ormai in pieno svolgimento. Ci si potrebbero vedere, forse, dei collegamenti con due storie presenti in questo numero: quella della serie “Cavezza”, con protagonista Orazio, e quella che vede Topolino farsi aiutare da Pluto, ma in realtà la copertina è solo una trovata, anche simpatica, che ben rappresenta l’amicizia fra Topolino e le sue “spalle”, con tutti gli inconvenienti che nascono dallo stravagante carattere di queste ultime. Pluto, forse, è un po’ fuori posto, ma il quadro d’insieme si fa apprezzare, anche per una scelta dei colori migliore del solito. – Le maschere – atto primo, di Andrea Malgeri: continua, con la doverosa pausa tra la premessa della vicenda – nella prima puntata – e la sua conclusione – nella prossima – la storia ideata dall’autore torinese, a oggi la sua più importante. E nonostante la pausa sia evidente, Malgeri dimostra la sua bravura riuscendo a non fermare l’azione, inserendovi sviluppi niente affatto banali che si alternano a continue spiegazioni. Queste, presentate tutte insieme, riuscirebbero forse pesanti, ma alternate alle scene in cui la vicenda si evolve acquistano interesse, facendoci scoprire e apprezzare i retroscena dei personaggi: veniamo così a scoprire i trascorsi del doge, diventato tale controvoglia e dopo che un suo parente corrotto era stato deposto proprio grazie all’intervento delle Maschere. E sono sempre le Maschere a tirarlo fuori dai guai e ad avere l’idea di scambiarlo con uno dei loro assistenti, ridandogli quel coraggio e quella forza d’animo smarrite dopo quanto era successo al suo parente. Rimanendo con loro, aiutandoli mentre danno una rappresentazione dopo l’altra, questo doge imbelle si trasforma e prepara la riscossa contro i Bassotti che stanno depredando il suo popolo. Ma tutto questo avverrà nel finale, nel prossimo numero. Intanto sorprendono in positivo i cinque esponenti del gruppo delle Maschere: un Paperone saggio e non più inutilmente avaro, un Paperino consapevole delle sue potenzialità, non più irascibile e sfortunato, un Pico colto senza essere pedante… è straordinario come Malgeri sia riuscito a farli maturare senza stravolgerli. Se il finale sarà degno delle premesse, il TopoOscar 2025 sarà davvero alla sua portata! Un Paperino finalmente maturo e responsabile discute col Doge del loro futuro – Condotta da brivido, di Giuseppe Zironi: nuova storia della serie “Cavezza”, che racconta la giovinezza di Orazio. Come qualcuno ricorderà, nelle precedenti storie Orazio aveva dato vita a una squadra di “super-riparatori” in grado di aggiustare di tutto, anche sfidando gravi pericoli: in questo caso l’oggetto da riparare è una condotta per l’irrigazione, spezzata nel corso di un temporale, e nella quale si sono infilati, per una stupida prova di coraggio, due ragazzi del posto. Alla fine la condotta sarà riparata, i ragazzi salvati e verrà scoperta persino una foresta pietrificata sotterranea. – Scavando a fondo, di Francesco Pelosi e Mattia Surroz: Pluto non fa che scavare, anche fuori casa, e il suo padrone finisce per venire multato. Finché un giorno viene chiamato da Basettoni per risolvere un caso di quelli “soliti”: un furto di gioielli in casa di una contessa. Tutti sono sospetti, compresa la stessa contessa, al punto che Topolino non riesce a decidere chi sia il “più” colpevole. Proprio Pluto, con la sua passione per gli scavi, gli suggerirà la soluzione: il colpevole è il giardiniere, che dopo aver rubato i gioielli li ha sepolti sotto un cespuglio di rose. – Lo scambio sconsiderato, di Tormod Løkling e Arild Midthun: storia di produzione scandinava che mette in pericolo la mitica 313. Paperino, stufo dei continui guasti della sua auto storica decide di rottamarla e finisce nelle grinfie di un venditore senza scrupoli che gliene rifila una nuova, ma che solo in apparenza è migliore della sua. Resosi conto del suo errore, e di quanto fosse preziosa la sua auto “vintage”, Paperino cerca di rimediare, ma sembra ormai troppo tardi. Un simpatico colpo di scena finale salverà la 313 dalla rottamazione, e anche il venditore senza scrupoli verrà punito come merita. – Il binge watching produttivo, di Giulio D’Antona e Danilo Barozzi: Paperino e Paperoga preferiscono guardare la serie “Paperi rampanti” in “binge watching” piuttosto che lucidare le monete del deposito. Paperone si convince che i consigli di natura finanziaria che vengono elargiti nella serie siano davvero utili, salvo scoprire troppo tardi che a volte sono esagerati… Seguono i consueti disastri, ai quali Paperone riuscirà a rimediare con un piccolo colpo di genio: trasformare i guai combinati dai due maldestri paperi in un “reality show” chiamato “Selvatici, cosa non fare in un ambiente ostile”. Navigazione articoli LINEA CHIARA: TINTIN CONTRO BLAKE E MORTIMER LA MÉMOIRE DU FUTUR, BEN TORNATO SPIROU
Nella copertina del numero di Topolino del 12 febbraio, Paperino e Paperina indossano i costumi che si vedono nel quadro “il bacio” del pittore Francesco Hayez (1791-1882), dipinto nel 1859. Rispondi
Grazie della precisazione! Peccato che Freccero abbia dovuto raffigurare il momento precedente (o successivo, chissà) a quello del quadro. Sarebbe stato molto più bello se avesse “colto l’attimo”, ma ben conosciamo i motivi per cui non è fattibile… Rispondi