Numero 3654 del 3 dicembre

–   Copertina di Andrea Freccero, che ci mostra i Bassotti irrompere nel deposito, oltretutto proprio sotto il naso di Paperone, che sembrava intento a bere tranquillamente un thè. Come reagirà il magnate, colto di sorpresa? C’è in effetti una storia, in questo numero, nella quale i Bassotti tentano l’ennesimo colpo ai danni di Paperone, sia pure servendosi di mezzi meno tradizionali (e senza che il deposito corra un vero pericolo), ma l’intento di Freccero sembra più che altro quello di rispolverare una delle situazioni più classiche e gettonate dell’universo disneyano, che in questo caso ci viene proposta con uno spunto originale ed anche in uno stile grafico un po’ più moderno di quello abitualmente utilizzato dal disegnatore genovese, e che rende questa una delle sue migliori copertine.

–   Alla ricerca del basettiere perduto, di Vito Stabile ed Emmanuele Baccinelli: storia molto originale, quasi “ciminiana”, e che vede un Paperone meno taccagno del solito familiarizzare con tale Bonifacio, suo “basettiere” di fiducia (è un barbiere specializzato nel taglio delle basette, che Paperone, come noto, porta molto lunghe) nonché suo confidente, specialmente quando si tratta di ascoltare i resoconti delle sue avventure. Stranamente, infatti, sono ben poche le persone disposte ad ascoltare questi resoconti: neanche i suoi nipoti, che di solito le ascoltano volentieri, vi si prestano. Per questa ragione, vale a dire la simpatia del magnate nei confronti del “basettiere”, quando il secondo scompare il primo si lancia subito alla sua ricerca, aiutato dalla sua governante e dalla sua nipotina. Bonifacio sarà ritrovato – e salvato – in una colonia di Yeti, dai quali è stato catturato mentre stava cercando una pianta dalla quale si ottiene un balsamo capace di “modellare il pelo più ispido”. Per risolvere il problema saranno fondamentali proprio le passate avventure di Paperone, che essendo stato amico di un sasquatch ai tempi del Klondike, ne conosce il linguaggio (e gli yeti ne parlano uno molto simile). Tutto è bene quel che finisce bene: tanto più che Bonifacio non voleva trovare il famoso balsamo, come pensavano tutti, ma solo fotografare gli Yeti. La storia, che ha riscosso un successo tale da spingere alcuni appassionati a sperare in un ritorno del “basettiere”, viene valorizzata dai disegni di un Baccinelli in piena forma, e che riesce a rendere al meglio il vero pezzo forte di questa storia: il veicolo col quale Paperone (stavolta in compagnia non dei nipoti, ma della governante di Bonifacio e poi della sua nipotina) affronta la nuova avventura. Ancora, e sempre, un grande omaggio alle storie di Cimino!

Baccinelli si esalta nel disegnare un veicolo “gallinaceo” tipico delle storie ciminiane di 50 e più anni fa

 

–   Il bottino quantistico, di Marco Bosco e Luca Usai: i Bassotti si recano all’università di Paperopoli sperando di trovarvi qualcosa che li aiuti nelle loro imprese criminali, e rubano un “gravimetro quantistico” (nonostante il suo strano nome, è uno strumento che esiste davvero), che useranno non per trovare anomalie gravitazionali, ma per scoprire l’ubicazione di una caverna dove un loro “amico” ha nascosto un quintale di lingotti d’oro rubati ad una banca. I loro scavi saranno disturbati sia da un “umarell” che vi assiste che da Gastone, la cui fortuna sembra dar loro l’aiuto decisivo: sarà proprio il primo, meno sprovveduto di quanto sembri, a dare l’allarme e a farli arrestare.

–   Cartesio, di Giorgio Fontana e Simona Capovilla: nuova storia della serie “In viaggio nella filosofia”, nella quale Pico e Newton discutono di filosofi, dal momento che il primo sta scrivendo un’opera dedicata a loro. Stavolta tocca a Cartesio, e Pico non manca di evidenziare come il filosofo francese temesse l’esistenza di un genio maligno in grado di ingannarci su ogni cosa: come capire allora se siamo reali o solamente dei sogni? Col famoso “cogito ergo sum”, frase che ridà fiducia a un Newton un po’ preoccupato e permette sia a lui che a Pico di reggere all’assalto di un Paperoga più distratto del solito e che, mentre fa il “kite sitter” (fa volare gli aquiloni altrui), finisce per travolgerli.

–   La sorpresa ristretta, di Riccardo Pesce e Valerio Held: è il compleanno di Pippo e i suoi amici – Topolino, Minni, Orazio e Clarabella – fanno il possibile per regalargli qualcosa di originale. Dopo averne discusso decidono per un paio di babbucce ma… nessun negozio ne ha di così lunghe da poter calzare i piedi di Pippo. Solo un certo signor Slipper le fa su misura, ma ha poca voglia di lavorare e ci vorrà l’aiuto di tutti gli amici per spingerlo a confezionare le agognate babbucce: queste verranno però infangate da Pluto e, messe in lavatrice da Topolino, si restringeranno. Quando tutto sembra perduto Pippo si mostrerà invece soddisfatto dei suoi nuovi… paraorecchie.

–   Qualcosa nella pioggia – parte 2, di Pietro B. Zemelo e Giada Perissinotto: termina la storia dai risvolti orrorifici che vede Minni, tornata a Boscozucca, combattere contro le zucche aliene di Daryl, un abitante del luogo che le coltiva con passione ma i cui campi sono stati infestati da funghi alieni che danno alle sue zucche sembianze umane e le rendono aggressive. Minni, ormai in balia delle zucche, viene salvata da Daryl, e cerca insieme a lui di distruggere i funghi alieni, ma questi sono in grado di controllarne la mente e di farlo rivoltare contro la sua amica, che viene nuovamente a trovarsi in una situazione apparentemente senza via d’uscita. Per sua fortuna la casa di Daryl è piena di diserbanti, e questi si rivelano efficaci contro i funghi, che svaniscono facendo tornare le zucche semplici vegetali, innocui anche se un po’ inquietanti. Daryl, risvegliatosi da una sorta di incubo, tornerà a una vita più tranquilla, mentre Minni ritroverà Topolino ad aspettarla. Finale abbastanza scontato, senza infamia e senza lode, che si limita a concludere una vicenda iniziata quattro anni fa cercando più che altro di dare spazio alla fidanzata di Topolino (nell’occasione del tutto assente): difficilmente in futuro qualcuno ricorderà questa storia o quella di cui è il seguito, né i disegni della Perissinotto, il cui stile non si addice alle molte scene di azione di cui è piena la vicenda, riescono a salvare quel poco di buono che viene offerto al lettore.

Daryl “posseduto” e Minni preoccupata: come sbagliare tutto – espressioni, inquadratura, dimensioni dei personaggi, colore – quando si disegna qualcosa di poco adatto al proprio stile
Daryl “posseduto” e Minni preoccupata: come sbagliare tutto – espressioni, inquadratura, dimensioni dei personaggi, colore – quando si disegna qualcosa di poco adatto al proprio stile


Numero 3655 del 10 dicembre

–   Copertina di Alessandro Perina, palesemente dedicata alla storia che ospita un Alberto Angela “paperizzato” e che si unisce a Pippo e Topolino come passeggero della macchina del tempo di Zapotec e Marlin. Per quanto nella storia il suo nome venga storpiato in “Albert Quarky”, la copertina ci propone l’Alberto Angela autentico, caso più unico e raro, in quello che è il massimo omaggio che la rivista possa fare ad un personaggio pubblico. La copertina, di per sé, non ha niente di particolare, e non è certo fra le più memorabili dell’anno che si sta concludendo… ma quello che conta è il nome famoso, che da solo può attirare lettori, a partire da quelli che hanno sempre detto con disprezzo “lo hai letto su Topolino?” e che forse, vedendo che adesso anche Alberto Angela si “legge” su Topolino, si ricrederanno.

–   L’enigma di Topokli Tepe, di Sergio Badino e Giampaolo Soldati: Albert Quarky è un noto divulgatore scientifico che, dopo un servizio archeologico girato in “stile Indiana Jones”, con tanto di trappole e di serpenti (peraltro frutto di effetti speciali), viene al museo di Topolinia per ambientarvi una delle sue trasmissioni. Zapotec, che lo conosce sin da bambino, lo presenta a Topolino e a Pippo. Marlin, il pasticcione del gruppo, finisce per rivelargli l’esistenza della macchina del tempo, nonostante lui stesso si fosse opposto ad ogni genere di “confidenza”. Albert non si mostra neanche stupito della sensazionale rivelazione, e chiede invece di “fare un giro”: detto fatto. Lui e Zapotec partono per l’antica città di Topokli Tepe, dove dodicimila anni prima sarebbe nata la “civiltà”. Quando i due non tornano, Topolino e Pippo li seguono per soccorrerli e fanno la loro stessa fine: vengono subito catturati dagli abitanti della città, assai poco civilizzati ma molto diffidenti nei confronti degli stranieri. A salvarli è Albert, che si rivela un vero Indiana Jones: dopo essere sfuggito ai suoi carcerieri riesce a portare in salvo i suoi amici, che intanto hanno incontrato un certo Thormen, antico “capo” della città, ed ora detronizzato perché le sue risposte ai grandi misteri della vita non erano sembrate soddisfacenti ai suoi concittadini. È nuovamente Albert, che dopo aver rivelato di provenire dal futuro utilizza le sue conoscenze scientifiche ed archeologiche per decifrare le incisioni di Thormen, del cui significato lo stesso autore non si era reso conto, ridandogli così l’autorità perduta e, in sostanza, dando lui stesso inizio alla “civiltà”, rendendo “colta” la primitiva popolazione di Topokli Tepe. Il quartetto di viaggiatori del tempo tornerà vincitore (e vincolato al segreto) a Topolinia; Il lettore di questa storia, invece, è destinato a rimanere perplesso di fronte a un Albert che, diversamente dai molti VIP “paperizzati” in questi anni, assume un ruolo preponderante, riducendo Topolino e Pippo a semplici comparse, trasformandosi spesso in Indiana Jones e, in conclusione, dando del suo omologo umano un’idea fuorviante (nonostante Alberto Angela abbia apprezzato la trasformazione). Molti appassionati hanno anche trovato strane le fattezze di Albert Quarky, con un becco che sembra appiccicato su un volto troppo umano e che lascia nel lettore l’idea che qualcosa non abbia funzionato. Eppure non è male il lavoro di Soldati ai disegni: forse tutti i problemi nascono dall’aver trasformato Quarky da spalla a protagonista, finendo per declassare una storia della serie “macchina del tempo” – serie che nelle mani di Bruno Concina e Massimo De Vita aveva raggiunto l’eccellenza – a un lungo spot televisivo, spesso noioso, mai avvincente. Perché I VIP vadano per forza inseriti nelle storie disneyane, questo è davvero un mistero degno di Albert Quarky.

I cinque protagonisti della storia, con Albert Quarky che ha già preso il comando delle operazioni


–   Kant
, di Giorgio Fontana e Simona Capovilla: termina con questa storia la serie “Newton e Pico in viaggio nella filosofia”. Il filosofo di cui si discute è Kant, e Pico espone a Newton uno dei principi della sua filosofia: la differenza fra gli imperativi ipotetici (“valgono solo per un fine preciso”, ad esempio “devo studiare per prendere bei voti”) e quelli categorici, che valgono “sempre”, e sono gli unici veramente importanti, ma non si sa bene quali siano. L’idea di Newton di scoprirlo programmando un robot viene bocciata da Pico, che alla fine gli ricorda come Kant volesse soprattutto che ognuno di noi decida in autonomia, senza attenersi a regole prestabilite.

La riconsegna consegnata, di Davide Aicardi e Roberto Vian: storia muta che inizia con un corriere che recapita a Paperoga un pacco destinato al Gran Mogol. Compreso l’errore, Paperoga si carica in spalla il pacco e va a consegnarlo al legittimo proprietario, che raggiunge in montagna dopo aver passato paludi e burroni, e che gli restituisce il suo, di pacco (evidentemente c’era stato uno scambio). Enorme sarà la sua sorpresa quando, tornato a casa, scoprirà che il contenuto del pacco è lo stesso del primo: una serie di scatole “bivalenti” che contengono del tessuto rosso, buono sia per cucire una divisa al Gran Mogol che per tessere i suoi famosi maglioni.

 Quackbeth! La maledizione del bardo, di Giulio A. Gualtieri e Libero Ermetti: nuova storia della famosa serie “Area 15”, un club di ragazzini di cui fanno parte anche Qui e Qua, e che li vede mettere in scena il Macbeth (o Quackbeth), tragedia che porta sfortuna a chi la rappresenta. Durante le prove iniziano a capitare tanti piccoli incidenti che scoraggiano i ragazzini, e l’impasse che ne consegue viene rotta solo dall’intervento de… “l’anima del teatro”, un vecchio signore che appare (forse in sogno) a Chris, regista dello spettacolo, e lo convince a rappresentare, più che il Quackbeth, la storia degli incidenti e delle loro paure, esorcizzandole. Lo spettacolo avrà successo.

 

Numero 3656 del 17 dicembre

–   Copertina di Marco Mazzarello, che ricorda il Natale imminente e, per la presenza di un personaggio che, pur disneyano, non fa parte della “banda” – Stitch – ha suscitato qualche polemica fra gli appassionati. In realtà la copertina è ben riuscita, e presenta un Paperino molto classico, quasi barksiano, vestito da Babbo Natale e colto di sorpresa dall’apparizione di Stitch che spunta dal camino: questo gli impedisce di scendervi e di portare i doni a chi abita nella casa, con i pacchi che invece si sparpagliano sul tetto. Ma Stitch, come ben sa chi conosce lo strano alieno, è imprevedibile, e questo Natale sarà un po’ diverso dagli ultimi. E infatti, a differenza di quanto accaduto gli anni scorsi, il numero non presenta storie fra loro collegate, e neanche una storia importante che prosegua per tutto il periodo delle feste. Un ritorno ai vecchi tempi?

–   Natale a Pollywood, di Sergio Badino e Corrado Mastantuono: diventate famose dopo il successo della loro serie televisiva, Paperina e Chiquita sono subissate di richieste di ogni tipo (fra cui quella di Paperino e Paperoga che vogliono promuovere un loro film amatoriale, “Una poltrona per Dune”). Il regista Pestifer Nolent, personaggio comparso più volte nelle loro avventure cinetelevisive, chiede a Paperina e Chiquita di girare un film di Natale ispirato a “Downton Abbey” (qui diventato “Tanto ebbi”). Gli attori della ben nota serie vengono affiancati da Gastone, la cui fortuna evita ogni inconveniente alla produzione, e persino da Dinamite Bla nella parte di Babbo Natale. Il film, che prende in prestito elementi da altri celeberrimi film (memorabile la citazione della slitta “Rosebud”, da “Quarto potere”), ha un gran successo, e persino il vero Babbo Natale ne è entusiasta. Badino non si smentisce, e prosegue sulla strada, ormai ben collaudata, della parodia continua di ogni film o serie televisiva di successo, con risultati esilaranti anche se a volte non facili da cogliere. Inoltre è sempre in agguato il rischio di ripetere le stesse battute e le stesse situazioni, per di più servendosi degli stessi personaggi – Paperino e Paperoga sprovveduti, Battista e miss Paperett tappabuchi tuttofare – e forse è proprio per questo che stavolta si ricorre a un personaggio che stona non poco in questa storia, vale a dire Dinamite Bla (che la redazione sta tentando di valorizzare, dato che negli ultimi tempi compare spesso). Ma la trama resta di alto livello, pienamente godibile e soprattutto valorizzata dai disegni di Mastantuono che subentra a Silvia Ziche e non sfigura affatto al suo confronto: surreale la Ziche, surreale, anche se con uno stile del tutto diverso, l’autore romano. Avremo ulteriori seguiti in futuro, magari sempre con Mastantuono al posto della Ziche? Gli spunti di Badino e le serie televisive da prendere in giro rischiano di finire presto; ma per il momento si ride. E tanto!

Mastantuono eccelle nel raffigurare una situazione fra le più classiche: Gastone fortunato senza alcun merito, Paperino invidioso


–   Il caso della slitta slittata
, di Tito Faraci e Giuseppe Zironi: Manetta, Rock Sassi, Irk e Topolino sono a cena, la sera di Natale, in una panineria fra le più rinomate, al punto che vi si ferma a mangiare anche… Babbo Natale. La sosta nel locale, però, ha spiacevoli conseguenze: qualcuno ruba la sua slitta, cosa che porterà Topolino e i due detective (Irk se ne è andato dopo un litigio col Topo) a indagare sul furto, coinvolgendo anche Gambadilegno nelle loro ricerche. I criminali vengono infine arrestati, ma non sono loro ad aver rubato la slitta, e solo quando tornerà Irk si scoprirà la verità: era stato proprio lui a farla portare in deposito in quanto era rimasta in… divieto di sosta!

–   La fortuna rubata, di Giovanni Eccher e Blasco Pisapia: storia che ricorda un po’ il celebre film “La vita è meravigliosa”, e che inizialmente vede Paperino e Gastone litigare ancora una volta per via della troppa fortuna di quest’ultimo. È a questo punto che un Paperino più depresso del solito aiuta un vecchio signore ad attraversare la strada, e questo lo ricompensa con una moneta che, finché rimarrà in suo possesso, trasferirà su di lui la fortuna del cugino. Paperino accetta il dono e immediatamente inizia a trovare soldi e gioielli in terra, a ricevere omaggi di ogni tipo e a ritrovarsi con gente che gli offre di tutto, sempre gratis, sempre senza che lui debba chiedere nulla. Alla cena di Natale tutti i parenti sono presenti, tranne Gastone, che si è rinchiuso in casa quando ha scoperto che la sua fortuna era svanita. Paperino lo va a trovare e lo trova distrutto, nel morale e persino nel fisico, e si confronta con lui in una scena di rara drammaticità per una storia disneyana. Turbato dal colloquio, Paperino decide di ridare la fortuna al cugino gettando in mare la moneta, al che ricompare il vecchio che gliel’aveva regalata e che elogia la sua scelta, ricordandogli che il suo animo buono e generoso non è legato alla buona o alla cattiva sorte – come pure, in senso opposto, quello di Gastone. Paperino torna ad essere sfortunato, persino troppo (tornato a casa scopre che i parenti se ne sono andati e la casa è stata svaligiata dai finti camerieri che gli avevano portato – gratis – la cena di Natale) ma, forte delle parole del vecchio signore, non rinuncia al suo ottimismo. Notevole la sceneggiatura di Eccher, che a poco più di un anno dal suo arrivo sulla rivista ha dimostrato ampiamente il suo valore, e con questa storia tocca probabilmente il punto più alto della sua breve carriera; abbastanza buoni, anche se non eccelsi, i disegni di Pisapia, soprattutto per quanto riguarda un Gastone diverso dal solito, se non inquietante. Ed anche se il finale, con Paperino abbandonato e ridotto sul lastrico, è un po’ troppo crudele, non c’è dubbio che la storia colga nel segno, affermandosi come la migliore di un numero sorprendentemente buono anche se privo di un filo conduttore.

Pisapia rende bene il momento più drammatico del confronto tra Paperino e Gastone

–   L’aiutante robot, di Arild Midthun: breve storia di produzione danese che vede Archimede far dono a Nonna Papera di un robot-aiutante in grado di fare tutto. Il problema è che “fare tutto” non implica “fare bene”, per cui il robot combina un disastro dopo l’altro, rischiando anche di far soffocare un ospite speciale: Ciop, da tempo scomparso con Cip dalla rivista. Alla fine Archimede lascerà lavorare Nonna Papera e il suo robot diventerà uno spaventapasseri.

–   Ogni anno il 24 dicembre, di Francesco Pelosi e Mario Ferracina: Basettoni e Topolino narrano una storia “natalizia”, che riguarda Sgrinfia e Gambadilegno. Il primo, nonostante l’amico cerchi di convincerlo, non vuole rubare nulla il 24 dicembre. Perché? Inizia allora un racconto nel racconto, con Sgrinfia che rivela al compare la verità su un episodio accaduto diversi anni prima, quando questi lo aveva mandato a farsi assumere in una pasticceria adiacente a una gioielleria da svaligiare, con l’idea di approfittarne per passare da un locale all’altro attraverso gli scantinati. Sgrinfia, capace di preparare delle ottime “madeleine” (delle quali il gioielliere era molto goloso), era riuscito a farsi assumere, ma era anche diventato amico – se non di più – di Melinda, proprietaria della pasticceria e, pentitosi del suo intento, aveva finito per farsi arrestare pur di non tradire la fiducia della ragazza. Questa, pur delusa, gli aveva rinnovato la sua amicizia e l’offerta di lavoro, ma Sgrinfia, incapace di rinunciare ad una vita di furti – grandi e piccoli – aveva infine declinato la generosa offerta. Nonostante questa confessione Gambadilegno tenta nuovamente il colpo, tradendo la fiducia dell’amico e assalendo Melinda nello scantinato della pasticceria: ma una volta entrato nella gioielleria scatta una trappola, della quale tutti erano all’oscuro, e il colpo fallisce. In quanto a Sgrinfia, ad ogni Natale prepara un vassoio di “madeleine” e le manda alla sua amica, che lo ricorda sempre con grande affetto – e qualche rimpianto. Pelosi sorprende il lettore con una storia piena di buoni sentimenti, ma anche di idee inedite, e riesce a dare spessore al personaggio di Sgrinfia, un altro fra i molti comprimari che la redazione sta cercando di valorizzare. È Natale, e si vede: ma questo non significa che le storie debbano per forza essere sdolcinate e una volta tanto nessuna, fra quelle di questo numero, lo è. Buoni anche i disegni di Ferracina, che sa rendere bene soprattutto i contrasti tra un Gambadilegno particolarmente amorale e uno Sgrinfia sul punto di redimersi.

Ferracina raffigura con grande efficacia il contrasto fra un Gambadilegno cinico e amorale, e uno Sgrinfia in preda ai dubbi

 


Numero 3657 del 24 dicembre

–   Copertina di Andrea Freccero, anche questa puramente natalizia e priva di riferimenti diretti alle storie del numero. Vi si vedono Paperino, nuovamente vestito da Babbo Natale, i tre nipotini e un cavallo, che per motivi ignoti è stato addobbato come una renna, con tanto di corna finte dalle quali pendono dei campanacci. Il cavallo non è Orazio (anche se un po’ gli assomiglia), i nipotini suonano, ballano e forse cantano, e l’intera scena è talmente surreale da risultare persino divertente. Decisamente sembra che quest’anno si sia abbandonata la moda delle storie in continuità orizzontale, moda che aveva riscosso molti successi ma anche qualche critica, e si sia invece scelta la strada delle copertine stravaganti (tra questa e quella con Stitch c’è una bella lotta). Ma l’importante, si sa, è attirare l’attenzione e guadagnare nuovi lettori!

–   Quell’ultimo pacco, di Tito Faraci ed Enrico Faccini: è Natale, e Paperino scopre che suo zio è socio di Babbo Natale (“io vendo, lui regala”), il quale ha ancora un dono da consegnare, ma non ci riesce né ci è mai riuscito prima. Paperino accetta allora di consegnarlo e, con tanto di slitta e una sola renna (le altre sono in smartworking) si reca in campagna per darlo a chi lo ha richiesto: un vecchio burbero che odia i regali, ma che ha un segreto: ogni anno scrive a Babbo Natale chiedendo di ricevere un po’ di bontà, ma poi se ne pente e ogni volta rifiuta la consegna. Alla fine Paperino gli “vuota” il sacco in testa facendolo diventare davvero più buono… e persino ospitale.

–   Topolinia Christmas Carol, di Marco Bosco e Ottavio Panaro: la sera di Natale Topolino, Minni, Pippo, Orazio e Clarabella formano un quintetto che va di casa in casa a cantare le “vecchie canzoni di Natale”. Arrivati alla villa di Dorian Swanson, un famoso attore, trovano Gambadilegno e Sgrinfia intenti a svaligiarla. Quest’ultimo cerca di farsi passare per il maggiordomo, finché l’arrivo della polizia, capeggiata da Irk, rischia di mettere nei guai Topolino e i suoi amici. Alla fine non solo Gambadilegno e Sgrinfia verranno scovati e arrestati, ma la stessa sorte toccherà al vero maggiordomo di Swanson, che a sua volta aveva approfittato dell’assenza dell’attore per svaligiare la villa.

–   Notte in bianco, di Tito Faraci e Nico Picone: “favola di Natale” che vede Paperoga protagonista assoluto. Un pupazzo di neve, che non vuole più sciogliersi e “addormentarsi” per poi risvegliarsi solo al ritorno dell’inverno, gli chiede aiuto per essere portato in un luogo freddo in cui passare i mesi più caldi. Paperoga lo porta sul Monte Orso, mentre dei misteriosi “controllori” (una specie di gnomi) li inseguono per bloccare il pupazzo e sventarne i propositi. Alla fine, anche se riesce a sfuggirgli, il pupazzo cambia idea: pur di non restare mesi da solo in un posto isolato decide di tornare indietro e di fermarsi nel giardino di Paperoga, che potrà parlargli “tutte le volte che vorrà”.

–   Gli spiriti del Natale, di Knut Nærum ed Arild Midthun: a Natale Paperino, accusato dai nipotini di essere “egoista”, inizia a darsi da fare per raccogliere fondi per i cuccioli abbandonati. Dopo aver bussato invano a molte porte finirà nella celebre “casa dei fantasmi” che, non riuscendo a liberarsi di lui – anzi, sono loro ad averne paura – gli fanno dono di un piccolo tesoro. Solo a questo punto Parerino capirà di avere avuto a che fare con dei veri fantasmi.

–   Paperhon il navigatore, episodio 1, di Alessandro Sisti e Roberto Vian: torna, dopo anni di assenza, la saga detta “Cronache degli Antichi Regni”, che vede diversi alter ego di Paperi e Topi muoversi in un mondo fantasy ma non troppo, dove esistono macchine e tecnologie degli “Antichi” – non si sa chi fossero – e che gli abitanti di questi Antichi Regni, divenuti alleati dopo un periodo di reciproca diffidenza, sfruttano come meglio possono. I Paperi di Vastiplano, uno di questi regni, vogliono avventurarsi nell’oceano, guidati dal loro “sire Paperhon”, alla ricerca delle misteriose isole indicate su un oggetto di provenienza “antica” (una specie di tablet). Il nipote di Paperhon (Paperhin, ovviamente) governerà in sua assenza, mentre dagli altri regni assistono in trepidante attesa gli altri regnanti, alter ego di Pippo, Topolino e… Reginella, indimenticata protagonista di alcune storie ciminiane. Paperhon, dopo aver fatto costruire una nave gigantesca, bene armata e in grado di reggere la navigazione oceanica, parte per le isole misteriose ma, prima di arrivarci, viene avvicinato da alcune piccole navi di pirati (degli antipatici ranocchi), che si fingono dei pescatori e iniziano a seguirli cercando il momento migliore per attaccare… intanto le comunicazioni con Paperhin, che avvengono tramite i “parlontani” (cioè delle radio, altra tecnologia ereditata dagli “Antichi”) si fanno sempre più difficili. La conclusione alla prossima puntata: intanto Sisti, tra i pochi sceneggiatori che non deludono mai, ci offre un’avventura serrata, priva di tempi morti ma anche di azioni inutilmente concitate, nella quale gli alter ego dei personaggi, per una volta, non sembrano fuori posto e si comportano nel modo giusto. In un periodo dove abbondano le saghe fantasy tutte uguali e tutte più o meno noiose, questa “Cronache degli Antichi Regni” è una vera boccata d’ossigeno, nobilitata dai disegni di un Vian che “sente” il valore della storia. Speriamo solo che nel prossimo numero arrivi una degna conclusione.

I terribili pericoli che si incontrano nei mari sconosciuti


Numero 3658 del 31 dicembre

–   Copertina di Corrado Mastantuono, che come le ultime di queste settimane non richiama nessuna storia del numero ma si ispira alle festività in corso, in particolare a quella di Capodanno. Surreale come quasi tutto ciò che disegna il suo autore, la copertina mostra Pippo e Topolino intenti a festeggiare il Capodanno, ma… c’è un dettaglio che non quadra: l’orologio di Pippo – una vecchia sveglia – va indietro di cinque minuti per cui, mentre fuori è già mezzanotte passata, in casa i due amici attendono che le lancette finiscano di completare il giro. Pippo è inconsapevole del problema, Topolino sì, ma a quanto pare non se la sente di invitare l’amico ad aprire finalmente la bottiglia di champagne che da troppi minuti attende la mezzanotte… bel lavoro, indubbiamente. E il surrealismo dell’autore romano, una volta ancora, centra il bersaglio.

–   Il tredicesimo rintocco, di Niccolò Testi e Marco Mazzarello: nuova storia della serie “Lord Hatequack presenta” che stavolta vede protagonisti Orazio e Clarabella, in vacanza (ovviamente per l’ultimo dell’anno) nella città di Clockerville, famosa per i suoi orologi e la sua misteriosa torre, “spuntata al centro del paese come per magia”. Sin dall’inizio i due non sembrano andare molto d’accordo, dal momento che Orazio non riesce a contenere la sua passione per gli orologi e i loro meccanismi e non fa che recarsi a vedere mostre e musei a tema; Clarabella, pur evitando di litigare, si mostra sempre seccata e delusa dalle iniziative del suo compagno. La tensione si prolunga sino allo scoccare della fatidica mezzanotte, quando accade una cosa strana: la campana della torre suona tredici volte, e il tempo “si riavvolge” tornando a pochi secondi prima della sequenza di rintocchi. Quando il fenomeno si ripete altre volte, Orazio e Clarabella comprendono di trovarsi intrappolati in un “loop temporale”, ritrovano la loro armonia e cercano di raggiungere la torre per aggiustare il meccanismo dell’orologio, che Orazio aveva riparato, un po’ troppo velocemente, quando Clarabella, durante la visita effettuata nel corso della giornata, lo aveva danneggiato. Il tempo a loro disposizione prima che i tredici rintocchi si esauriscano è poco, e la strada irta di ostacoli, con gente che festeggia, oggetti che cadono e vicoli senza uscita: serviranno trenta tentativi per arrivare nella torre, riparare il meccanismo, interrompere il “loop temporale” e soprattutto salvare la loro relazione. Storia magnifica, e che al di là dei risvolti inquietanti messi in scena da Testi, esplora la dinamica della relazione fra Orazio e Clarabella, relazione importante e consolidata, ma sempre in secondo piano rispetta a quella ben più importante che vede protagonisti Topolino e Minni. Mazzarello si mostra pienamente a suo agio con la tematica, e propone un Orazio molto espressivo e una Clarabella elegante e pensosa, ma che alla fine riesce a ritrovare sia la serenità che la fiducia nel suo compagno, col quale, alla fine della storia, potrà infine godere una fine d’anno tranquilla e molto romantica.

Mazzarello disegna un Orazio “casual” e una Clarabella molto elegante in un lungo blazer viola

 

–   Le notti bianche di Topolinia, di Niccolò Testi e Blasco Pisapia: Topolino è al veglione di Capodanno insieme con l’intero corpo di polizia di Topolinia, e finisce per litigare con Irk. In seguito, nel corso della serata, entrambi sono invitati da un illusionista a farsi ipnotizzare: nonostante il loro scetticismo, non solo l’esperimento riesce ma, senza che nessuno dei due se ne renda conto, nei giorni successivi iniziano a collaborare compiendo una serie di furti di gioielli nelle ville di Topolinia, ovviamente “in trance”. Sarà Irk a intuire come stanno le cose e, con l’aiuto di Topolino, a catturare l’illusionista (o meglio, il suo assistente, che è il vero illusionista). Sarà l’inizio di una “bella amicizia”?

–   La disfida chiobalistica, di Roberto Gagnor e Valerio Held: Paperino e Gastone, sin da bambini, si sfidano a palle di neve. Ovviamente vince sempre Gastone, poiché il cugino, pur essendo più bravo, è soggetto a ogni possibile sfortuna: uccelli che deviano le sue palle, gelate (o caldi) improvvise, bufere e così via. Quest’anno, col supporto di Archimede, le cose migliorano: Paperino vince la sfida e colpisce Gastone proprio quando passa un tale intenzionato ad acquistare mezzo milione di slittini da Paperone e che, furioso per essere stato quasi colpito, annulla l’acquisto. Paperino dovrà vendere personalmente tutti gli slittini, ma sarà comunque felice per aver vinto la sfida col cugino.

–   Il quadro, di Corrado Mastantuono: storia della serie “Don’t worry, Bum Happy”, come sempre muta, priva di colore e con protagonista lo stravagante Bum Bum Ghigno, surreale personaggio creato proprio dall’autore romano. Stavolta Bum Bum, notando che una parete di casa sua è del tutto spoglia, decide di appendervi un quadro, che dipingerà lui stesso, e inizia piantandoci il chiodo e piazzando sul muro la cornice vuota. Poi dipinge il quadro, usando la bella cugina Mary Jane come modella: ma questa vuole posare col suo gatto, che presto sfugge al suo controllo e distrugge la casa di Bum Bum, che si rassegnerà ad appendere solo un calendario al chiodo rimasto nel muro.

–   Paperhon il navigatore, episodio 2, di Alessandro Sisti e Roberto Vian: avevamo lasciato sire Paperhon mentre navigava nell’oceano sconosciuto, inseguito dai pirati, e il nipote Paperhin, rimasto a governare Vastiplano, che cercava invano di contattare suo zio con un “parlontano” (una radio, tra i molti apparecchi ritrovati nella prima storia di questa serie, e che appartenevano ai misteriosi “Antichi”). Nella seconda parte di questa storia vediamo Paperhon che, dopo essere stato a lungo inseguito dai pirati – che inizialmente si erano qualificati come pescatori – riesce infine a liberarsene facendo uso di tutte le sue risorse e della sua astuzia, e finisce per sbarcare su un’isoletta composta interamente da “fuocolento” (una roccia vulcanica che emana vapore, a sua volta usato per alimentare armi e macchinari di ogni genere). Il ritorno a Vastiplano. uno dei quattro “antichi” regni che danno il nome a questa serie, è trionfale, ed anche il nipote Paperhin ha qualcosa di importante da mostrargli: una nave degli “Antichi” (un sottomarino) recuperata nelle profondità marine dopo la comparsa di uno strano simbolo sul misterioso tablet – altro oggetto di provenienza “antica” – che aveva indotto lo zio ad intraprendere la sua spedizione oceanica. La storia si chiude con un cliffhanger, mentre aumenta la curiosità del lettore sugli “Antichi” e la loro tecnologia (e così pure quella dei personaggi). A quando il seguito? La storia, nel complesso, è davvero eccellente, scandita dalla lotta a distanza fra Paperhon e i pirati, lotta che vede continui rovesciamenti di fronte, e dalle parallele vicende di Paperhin, che solo nel finale scopre di aver trovato una nave degli “Antichi”. Sisti non delude, anzi, ed è merito suo (e dei notevoli disegni di un ispirato Vian) se il 2025 si chiude alla grande. Le premesse per un ottimo 2026, censure permettendo, sono buone; e chissà che dopo Sisti, che nel corso dell’anno ha realizzato poche storie, non si rivedano presto all’opera anche autori come Nucci e Artibani, anche loro un po’ sottotono negli ultimi tempi. Creare storie nuove e originali diventa sempre più difficile, e sempre più lo sarà finché la Disney manterrà il controllo dei personaggi; ma gli autori davvero bravi, oggi come ieri, non mancano.

Buono il lavoro di Vian sui due protagonisti della storia: Paperhon e Paperhin

 

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