Numero 3689 del 5 agosto – Copertina di Andrea Freccero, che va a completare il trittico estivo, e che mostra gli ultimi componenti della famiglia dei Paperi, vale a dire i tre nipotini in compagnia di Newton, intenti a giocare e costruire castelli di sabbia. Per quanto sia l’ennesima copertina estiva, è innegabile che l’idea del “trittico” non sia male e che una volta ricomposta la copertina si faccia ricordare. Per fortuna non tutte le storie estive sono del tipo “vacanziero”, di lettura facile e che non lascia traccia: in questo numero, per esempio, si conclude (a dire il vero un po’ a sorpresa) la serie “Circus”, che ci aveva mostrato un Topolino dei primi del ‘900 aggregarsi a un circo che nasconde molti misteri, e che in questa storia vengono svelati in una sorta di lieto fine… ma a metà. Il “trittico” di Freccero al completo – L’ultimo spettacolo, di Giovanni Di Gregorio e Paolo Mottura: con la sua quinta storia termina la serie Circus, ideata da De Gregorio quasi due anni fa e disegnata a volte da Mottura e a volte da Bigarella. La serie presenta una versione di Topolino che vive nell’America di inizio ‘900 e si aggrega ad uno strano circo che sin dall’inizio dà l’idea di essere in fuga da qualcosa… o da qualcuno. Ed in questa storia conclusiva i classici nodi vengono al classico pettine: il circo arriva nella città costiera di Whortrop per il solito spettacolo, ma i nervi dei suoi componenti sono molto tesi, al punto che tutti litigano in continuazione. Si parla persino di sciogliere il circo, ma la situazione precipita quando Topolino, con mr. Egg (il telepate) e Molosso (il forzuto), è aggredito nei pressi del porto da alcuni rapinatori capeggiati da un tale “Smilzo”. Costui riconosce Molosso, i due gruppi si rappacificano e Topolino ci mette poco a capire che tutti i componenti del circo facevano parte di una banda di criminali capeggiata da quel “mr. Rotweil” che da tempo li sta inseguendo. Mr. Egg, messo di fronte all’evidenza, racconta tutto: dopo una lunga serie di rapine lui e gli altri si erano pentiti e avevano creato un circo per potersi dare alla fuga il più lontano possibile, sempre inseguiti da Rotweil. Ormai stanchi di fuggire, tutti votano per sciogliere il circo tranne Topolino e Pippo (il pagliaccio), che era estraneo alla banda: ma l’ultimo spettacolo viene interrotto dall’arrivo di Rotweil che, disponendo dello stesso potere di Magneto degli X-Men (può far muovere a suo piacimento ogni oggetto metallico), riesce infine a catturarli. Solo l’arrivo di Milly/Minni, che grazie alle lettere speditele da Topolino ha capito dove sia finito, ed arriva con la polizia, porta all’arresto dei malfattori. Rotweil finirà in carcere mentre il giudice perdonerà i componenti del circo a condizione che “si mettano al servizio della legge”. Così il circo può rinascere, come Pippo scrive a Topolino, che per quanto lo riguarda ha deciso di restare con la sua Milly. Nell’insieme la storia non è esaltante, e a volte si trascina stancamente verso una conclusione inevitabile e che invece di sorprendere il lettore lo lascia perplesso (che Milly arrivi all’improvviso a salvare capra e cavoli è francamente assurdo). E i disegni di Mottura, inutilmente barocchi, invece di esaltare la storia non fanno che aumentare la confusione e le complicazioni di una trama dove c’è poca azione e i personaggi parlano un po’ troppo. Una serie come Circus, che pure ha aggiunto poco all’universo disneyano, avrebbe meritato una conclusione più incisiva. Se non altro Mottura eccelle nelle inquadrature drammatiche: i componenti del circo votano a favore del suo scioglimento – La moneta senza storia, di Vito Stabile e Ottavio Panaro: nel deposito di zio Paperone i nipotini costruiscono castelli con le monete, mentre Paperino, in disparte, le lucida come suo solito. Paperone si vanta di conoscere l’origine di ogni singola moneta, e non esita a dimostrarlo allo scettico nipote, finché… avviene l’incredibile: presa a caso una moneta da mezzo dollaro, non ricorda dove l’abbia trovata. Seriamente preoccupato, chiede aiuto sia ad Archimede che a Pico, che diagnosticano le malattie più strane e gli danno consigli inutili. Ma alla fine, quando Paperino compra un gelato ai nipoti e non trova più la moneta che aveva con sé, si scopre l’arcano: la moneta misteriosa era sua. – Eldorado, di Giulia Lomurno: storia d’esordio di una breve serie estiva intitolata “Vacanze da strega”, e che racconta le vacanze di Amelia in luoghi adatti alla sua professione. Si parte con l’Eldorado, soffocato dall’overtourism, ridotto a una serie di musei, infestato dai venditori di souvenir, ma comunque sorvegliato dagli indigeni che, pur essendosi ormai civilizzati, non esitano ad attaccare Amelia non appena cerca di impossessarsi di una statuetta dorata. – I viaggiatori dell’Olimpo, di Alessandro Ferrari, Umberto Sacchelli e Giulia Lomurno: storia di produzione americana che vuole esaltare le bellezze della Grecia, e nella quale Paperino, per conto dello zio, fa la guida turistica servendosi di un “cronombrello”, un’invenzione di Archimede che permette di guardare nel passato. I Bassotti rubano e modificano il cronombrello, vanno nel passato a rubare qualche tesoro, e devono intervenire gli antichi Dei per recuperare il bottino. Dopo una serie di equivoci i tesori vengono recuperati, i turisti persi nel passato e ritrovati, e infine gli stessi Dei si fanno mostrare da Paperino le bellezze della Grecia moderna… e tutti ne restano ammirati. – Il pisolino impossibile, di Danilo Deninotti e Marco Palazzi: nonostante la presenza dell’odiato vicino Anacleto, Paperino è deciso a passare l’estate facendo pisolini. Ma da subito Anacleto, che vuole coltivare piante tropicali, si serve di un impianto di irrigazione rumoroso e sempre in funzione; le sue piante fanno troppa ombra, si riempiono di fastidiosi insetti, frutti puzzolenti e pappagalli bercianti. Dopo un temporale tropicale Paperino reagisce e mentre il vicino è assente gli riempie il giardino di “pini aggressivi” che prendono il sopravvento sulla jungla. Ma al suo ritorno Anacleto, ormai stufo delle piante tropicali, lo ringrazia per averle distrutte risparmiandogli la fatica. Numero 3690 del 12 agosto – Copertina di Corrado Mastantuono, che evoca subito la storia principale del numero, attesa da anni: il ritorno di Macchia Nera in quella che potrebbe essere la storia “definitiva”. Mastantuono, però, non è il suo autore, e si limita a proporci una versione del celebre villain che ricorda un po’ l’abominevole dottor Phibes mentre suona l’organo. Topolino ha un’aria più perplessa che spaventata, e una fila di maschere dall’aspetto terrorizzato dà alla scena un ulteriore tocco surreale. La copertina, in effetti, non richiama espressamente una scena della storia, complessa e profonda come tutte quella della serie iniziata anni fa quando Nucci e Casty hanno deciso di riportare questo villain agli antichi splendori; ma per ora basta e avanza per attirare l’attenzione di ogni lettore di passaggio. – Quattro note in nero, episodi 1 e 2, di Marco Nucci e Casty: dopo ben quattro anni dalla scomparsa del personaggio, evaso dall’isola di Corallo (con l’aiuto, suo malgrado, di Topolino) al termine di una delle migliori storie mai apparse sulla rivista, torna a farsi vivo quello che è forse il più grande villain del mondo disneyano. Si tratta di Macchia Nera, che in questa storia utilizza il costume nero vendutogli a suo tempo dal sinistro dottor Piuma per tornare indietro nel tempo e compiere (o far compiere alla sua versione più giovane) un furto audacissimo: quello della corona del re di Meyrink (la località dal sapore mitteleuropeo creata da Nucci quasi tre anni fa, e dalla quale proviene il dottor Piuma), da lui donata a Topolinia molti anni prima, quando Topolino era un giornalista (si parlerebbe quindi del 1935) e ancora non conosceva il famoso criminale. Zapotec e Marlin, servendosi di uno dei loro apparecchi, si accorgono del viaggio temporale effettuato da Macchia Nera, e Topolino decide di seguirlo nel passato per impedirgli di nuocere. Giunto a Meyrink il Topo incontra casualmente il Macchia Nera di quel tempo (che afferma di chiamarsi George Blotter), che inizialmente sembra volerlo aiutare ma poi si dilegua senza spiegazioni; Topolino si rivolge allora al burbero commissario Matusek, comandante della “milizia” di Meyrink e incaricato di scortare sino a Topolinia il treno con la corona, ma non viene creduto. La prima parte della storia (a sua volta divisa in due episodi) finisce così in un clima di incertezza, senza che al lettore sia chiaro che cosa Topolino possa e debba fare, e quali siano le intenzioni di Macchia Nera; ma questo non impedisce alla trama di raggiungere un livello eccezionale, anche se privo della tensione che si era vista nei precedenti episodi ideati da Nucci e Casty. In questa storia tutto, forse troppo, sembra muoversi su un binario già scritto – situazione tipica dei viaggi nel tempo – e nello stesso tempo tutto rimane oscuro, al protagonista come al lettore. Eccezionale è anche il disegno di Casty, che supera ormai quello di ogni altro disegnatore a disposizione della Disney, e che accentua al massimo l’inquietudine che trasuda da ogni vignetta. Se avrà un degno finale, questa storia diventerà uno dei rari capolavori che la rivista sarà stata capace di offrire in questi anni. A Meyrink, nel passato, Topolino si confronta con la versione giovane, senza baffi, di Macchia Nera – Ferie non godute, di Tito Faraci e Giorgio Cavazzano: Battista chiede al suo principale un giorno di ferie, che gli viene concesso a fatica, e torna a casa sua, che un passante, tale Bill Bolton, credeva ormai disabitata. I due fanno amicizia, e si viene a scoprire che Battista ha assunto gli stessi tratti caratteriali di Paperone: si stupisce se l’amico gli offre qualcosa, se le bustine di zucchero non vengono usate sino in fondo, se qualcuno dà del cibo (gratis) agli animali… addirittura legge i giornali lasciati sulle panchine del parco. Alla fine, a disagio in un mondo che sente estraneo, rinuncia al suo giorno di ferie e chiede a Paperone di poter fare un bagno nelle monete – e gli è concesso. – Click!, di Giovanni Barbieri e Luca Usai: nuova storia della serie “Paperino Park Ranger”, narra le ricerche di un influencer che si è smarrito nel parco di cui il nostro eroe è diventato ranger. Paperino lo ritrova casualmente in certe grotte dove si è perso, scoprendolo preoccupato… ma solo per la mancanza di campo che non gli fa “condividere le foto”. Anche Paperino si smarrisce, e servirà l’aiuto del suo “cane di salvataggio” Yorky per fare arrivare i soccorsi. – Il castello di Dracula, di Giulia Lomurno: continuano le “Vacanze da strega”, nuova serie estiva che ci mostra Amelia andare in vacanza in luoghi adatti alla sua professione. Questa volta la località prescelta è il castello di Dracula, infestato da mostri di ogni tipo (tra cui Frankenstein e l’ascensore di Shining). Ma lo scopo del soggiorno è “capire come si diventa un vampiro”, cosa che Amelia capirà benissimo al momento di… pagare il conto. – La scienza dell’accettazione, di Marco Nucci e Marco e Stefano Rota: storia basata su un gioco di parole impiegato da Paperino per sedare una lite scoppiata fra i nipotini. Invece di arrabbiarsi dice loro, “se c’è un problema lo si deve accettare”. I nipotini restano sbalorditi, ma lo zio fa loro degli esempi, facendo notare come abbia “accettato” i contrattempi causati da Paperoga, dallo zio Paperone, e dal vicino Jones (che ha installato un brutto capanno al confine col suo giardino). Ma una volta che i nipotini si sono rappacificati, Paperino prende un’accetta e fa a pezzi il capanno di Jones, facendo così capire cosa volesse realmente dire con “il problema si deve accettare”. – Paperino e le papaye della discordia, di Giovanni Eccher e Giampaolo Soldati: Rockerduck è in difficoltà. Un tornado ha devastato le sue piantagioni di papaye, il che mette a rischio le vendite della sua Rockeraya, una bevanda seconda solo alla Papercola. Paperino, mosso a pietà dai lamenti di Lusky, fa da mediatore con lo zio, che ha tonnellate di papaye invendute, e tutto pare risolversi. Ma Rockerduck non tollera l’aiuto del rivale e licenzia l’incolpevole Lusky; Paperino, dopo essersi fatto raccontare da Pico un’altra storia in cui il suo antenato Paperagora aveva risolto una situazione analoga con la retorica, convince i litiganti che tutti ci hanno guadagnato e fa riassumere Lusky. Numero 3691 del 19 agosto – Copertina di Emanuele Baccinelli, che riprende la serie delle vacanziere dopo l’introduzione di Macchia Nera nel numero scorso, e dopo il “trittico” che Freccero aveva completato nel numero ancora precedente. Stavolta sulla solita spiaggia (si sa, d’estate nessuno va in montagna, o almeno così era tanti anni fa) ci sono Pippo e Topolino, non i Paperi, fra bevande, teli da mare e fette di cocomero. Felici e sorridenti, come non lo sono più i lettori, oppressi dal caldo, dall’inflazione, dall’inquinamento e dai conflitti che sconvolgono il mondo e che sembrano insanabili, i due si sforzano di lanciare un messaggio ottimistico. O forse soltanto spensierato, come se bastasse leggere la rivista per dimenticare tutto il resto. – Mezzi pubblici e mezze verità, di Corrado Mastantuono: è tempo che il trasporto pubblico di Paperopoli venga ammodernato, e in gara per l’appalto si ritrovano Rockerduck e la Papertravel di Ocopoli. Paperone non partecipa alla gara, ma si limita a seguirne l’andamento attraverso il Papersera. Il losco presidente della Papertravel, tale Edgardo Zot, riesce a rimbambire Paperino e Paperoga e a farsi pubblicità sul giornale, finché in redazione non giunge un misterioso informatore con un prezioso “scoop”: i progetti della Papertravel porterebbero ad una riduzione degli spazi verdi. Dopo l’inevitabile smentita l’informatore fa sapere al Papersera che Zot sta progettando una nuova linea tramviaria destinata a tagliare in due il parco (segue una nuova smentita), e infine, ma stavolta parlandone con Rockerduck, che i mezzi della Papertravel sono soggetti a frequenti avarie. Zot dimostra però che la foto che dovrebbe dimostrare la bassa qualità dei suoi autobus è un falso, e vince così a mani basse il referendum indotto dal sindaco per assegnare l’appalto. Ma il giorno della firma Paperone, accompagnato dai nipoti, si presenta al sindaco e smaschera Zot: l’informatore era infatti un suo amico, e tutti i suoi “scoop” erano stati concordati allo scopo di vincere il referendum facendo leva sulle successive smentite. Alla fine tutti ci rimettono: Zot, che viene arrestato con l’informatore, e Rockerduck, che ha comunque perso l’appalto. Paperone e il suo giornale, invece, trionfano. La storia, anche se priva di mordente (non va dimenticato che Mastantuono è uno specialista delle storie umoristiche, non di quelle drammatiche), è però molto attuale, e prende in giro sia il mondo oscuro degli appalti e dei loro meccanismi, che quello dei media, con i loro “scoop” e con la facilità con la quale si pubblicano notizie non verificate, se non dubbie o apertamente false. In un agosto decisamente sottotono (storia con Macchia Nera a parte) le vicende della Papertravel e dei suoi raggiri è di quelle che, come un tempo, fanno pensare il lettore. Ce ne fossero di più! Il malvagio Zot, con il suo braccio destro Qualcugo, si prepara a rimbambire i due redattori del Papersera – Uack!, di Giovanni Barbieri e Luca Usai: nuova storia della serie “Paperino Park Ranger”, che vede, nel parco di cui il protagonista è diventato ranger, tre sprovveduti turisti bisognosi di una guida. Paperino viene costretto ad aiutarli, e se la cava bene salvandoli da molti pericoli; ma al momento di tornare a valle per ricondurli al sicuro si perde e torna alla capanna di Picco Fiocco dalla quale era partito. “Uack!” è il suo grido di stupore quando se ne rende conto. – La foresta stregata, di Giulia Lomurno: nuova storia della serie “Vacanze da strega”, che vede Amelia andare in vacanza nelle località più disparate, ma sempre adatte alla sua professione. Questa volta il luogo è un campeggio in una foresta stregata, dove vivono mostri di ogni tipo (fra cui Bigfoot) e dove le notti all’aperto non sono poi così tranquille. Non potendo riposare in pace Amelia dovrà farlo dopo essere tornata al lavoro… nel deposito di Paperone! – La disfatta delle baguette, di Alessandro Ferrari e Valerio Manisi: storia di produzione americana che, come altre simili apparse recentemente, serve a fare pubblicità alle località turistiche di un paese, in questo caso la Francia. Paperone è a Parigi con i nipoti, e sta producendo delle baguette “istantanee” ma non della forma giusta, e vorrebbe cambiare la legge che ne stabilisce le dimensioni (può farlo se trova, dentro una baguette, un premio messo in palio da Luigi XIV!): ma dei cavalieri mascherati, che si definiscono “confraternita della baguette”, fanno di tutto per impedirlo. Alla fine Paperone verrà convinto dai nipotini a lasciar perdere, e a chiamare il suo prodotto “pane a sorpresa”. – Quattro note in nero, episodi 3 e 4, di Marco Nucci e Casty: termina la grande storia ideata da Nucci per far ricomparire, ben quattro anni dopo la sua ultima apparizione, il più temibile villain di Topolinia, quel Macchia Nera che, dopo l’evasione dall’Isola di Corallo, aveva fatto perdere le sue tracce. In questa storia sia il criminale che Topolino si sono recati nel passato, il primo per rubare la corona di ossidiana che il re di Meyrink è in procinto di spedire a Topolinia, il secondo per impedirlo. La notte prima della partenza della corona il commissario Matusek, capo della milizia di Meyrink e incaricato di scortarla sino a Topolinia, decide di credere agli avvertimenti di Topolino e lo include nella scorta. Nonostante questo la corona viene rubata: infatti Macchia Nera possiede il mantello “speciale” del dottor Piuma che permette di spostarsi nel tempo e nello spazio. Non resta che inseguire il criminale nella vicina villa Shabda, suo antico rifugio (come il lettore dovrebbe ricordare dallo scorso numero), ed è lì che, dopo un ultimo confronto con Topolino, viene catturato col sorprendente aiuto di… sé stesso! O meglio, del sé stesso più giovane che il giorno prima aveva incontrato Topolino e infine, a quanto pare, ha deciso di dare una svolta – in positivo – alla sua vita. Tutto è bene quel che finisce bene, dunque, ma… nelle ultime pagine una scoperta agghiacciante capovolge la situazione: Macchia Nera, avendo preceduto il suo rivale nel passato, si era messo d’accordo col sé stesso più giovane, scambiandosi con lui. Quello del presente è quindi rimasto nel passato, pronto a cambiare in peggio il mondo con la sua conoscenza del futuro, e quello più giovane è nel presente, ritenuto il più temibile criminale del mondo: e, pur in carcere, è in possesso del mantello del dottor Piuma. Topolino non sa nulla, ma una nuova storia è annunciata per il mese di settembre, e forse chiuderà questo ciclo di avventure. Termina così, con una spiegazione troppo lunga e senza una vera conclusione, questo ritorno di Macchia Nera, eccezionale nei disegni di Casty ma non allo stesso livello nella sceneggiatura di Nucci; delle quattro storie che i due autori hanno creato insieme questa sembra la più debole. Anche se, a questi livelli, “più debole” significa comunque la migliore del numero e dell’intero mese di agosto. Per un giudizio finale sull’intera saga nucciana dovremo attendere, fiduciosi, il mese di settembre. Nota di colore: Topolino è stempiato, come si vede confrontando il suo aspetto attuale con quello che aveva in passato (secondo l’interpretazione di Casty, ovviamente). L’incontro nel passato fra Macchia Nera e la sua versione più giovane Numero 3692 del 26 agosto – Copertina di Ivan Bigarella, ispirata, anche se alla lontana, alla storia più importante di questo numero, quella che vede i ragazzi dell’Area 15 rinnovare la loro amicizia in un quest non dissimile da quello che si vede nel famoso romanzo di Stephen King “Stand by me”. Bigarella, che non è l’autore della storia e che forse ha ricevuto solo la direttiva di “celebrare in qualche modo “l‘amicizia”, non trova di meglio che disegnare Topolino e il suo cane Pluto, giocando sul fatto che il 26 agosto, data di uscita del numero, è anche la giornata mondiale del cane. Che i due siano molto amici è piuttosto evidente, dato che saltano di gioia nel (ri)vedersi; che la copertina possa in qualche modo ricordare la storia dell’Area 15, non lo è, e lo sfondo interamente verde, più che aiutare, tradisce la mancanza di idee del disegnatore di fronte a un incarico troppo generico. – Ricordo di un’estate, di Francesco Pelosi e Mattia Surroz: i ragazzini dell’Area 15 devono fare una ricerca sulla famiglia Coot, quella del fondatore di Paperopoli Cornelius. Un insperato aiuto glielo dà Pennino che, dopo avere litigato con Giggs per la sua tendenza a rompere tutto, si fa raccontare dallo zio Paperoga un episodio della sua infanzia quando, con i cugini Paperino, Gastone e Ciccio, aveva lasciato la fattoria per andare a cercare il tesoro dei Coot (seguendo le indicazioni trovate in un vecchio libro). I quattro ragazzi, una volta raggiunti gli oscuri “Moon Woods”, avevano scoperto un passaggio fra i rovi che li aveva condotti alla vecchia Quercia (Big Old Oak) e sotto ai suoi rami, pur non avendo trovato il tesoro, avevano scoperto una bellissima piantagione di gigli bianchi. Come si può intuire, altri quattro ragazzi, motivati da questa passata esperienza, provano a fare lo stesso: sono Qui, Giggs, Pennino e Newton che, indicazioni alla mano, ripercorrono la strada battuta dai loro predecessori e scoprono il passaggio nei “Moon Woods” ritrovando un fumetto che Paperino, dopo esserselo fatto prestare da Gastone, aveva perso per strada. È Pennino, dopo essere finito gambe all’aria tra i famosi gigli bianchi, a scoprire il tesoro dei Coot: si tratta di una scatola di metallo, nascosta nella quercia, che contiene le firme di tutti coloro che l’hanno trovata prima, poiché il vero tesoro consiste nella sua ricerca, non nel suo valore. Le firme che i ragazzi trovano sono quelle di Clinton Coot, figlio di Cornelius e fondatore delle Giovani Marmotte, di Copernico Pitagorico (ancora giovane e prima di conoscere Fantomius), e di due loro amici; ma vi si trovano anche quelle di Paperino, Gastone, Paperoga e Ciccio, che vincolati dal segreto non avevano raccontato ai molti nipoti di aver coronato la loro ricerca. Alla fine saranno tutti soddisfatti, a partire da Paperino che può restituire a Gastone il suo fumetto. Pur non essendo questa tra le migliori della serie “Area 15”, la storia riesce comunque ad affermarsi anche grazie all’evidente parallelo col capolavoro di Stephen King “Stand by me”, ed è forse quella meglio riuscita tra le storie non scritte da Nucci. Fantastici i disegni di Surroz, che quando lavora all’Area 15 si trasforma e ci offre disegni superlativi. Nota di colore: fa la sua comparsa anche una giovane Elvira Coot (Nonna Papera), che appare in un flashback in compagnia del padre Clinton. Gli ideatori della caccia al tesoro: Clinton Coot, Copernico Pitagorico, e due loro amici – Ceramica a sopresa!, di Giovanni Barbieri e Carlo Limido: Topolino e Minni sono in un mercatino e la seconda vuol comprare un portaombrelli in ceramica; ma il primo, avendo visto in vendita su una bancarella un prezioso gioiello, forse rubato (ma è una copia), la distrae, e qualcun altro compra il portaombrelli. Furiosa, Minni costringe Topolino a dimenticare ogni indagine e dedicarsi alla ceramica, e il nostro eroe riesce a costruire una brutta copia del famoso portaombrelli, presto distrutto dalla fidanzata (a cui era piaciuto) per punirlo dell’interesse mostrato verso Basettoni e Manetta, venuti per dirgli che il gioiello del mercatino era autentico e che il suo “fiuto” ci aveva visto giusto. – Il regno del piccolo popolo, di Giulia Lomurno: nuova storia della serie “Vacanze da strega”, nella quale Amelia va in vacanza in località adatte alla sua professione. Stavolta si reca presso il “piccolo popolo”, dove i letti sono minuscoli, il clima incerto, i leprecauni le contendono i tesori, ma si incontrano molte “celebrità”: il mago Merlino, la fata Morgana eccetera. Amelia, alla fine, si diverte così tanto da non rendersi conto che all’esterno è arrivato l’inverno! – Il ritorno con classe, di Augusto Macchetto e Giovanni Preziosi: in una scuola di Paperopoli prossima alla riapertura il custode è spaventato da strani rumori ed orme che appaiono dal nulla, per cui tutti i Paperi, in quanto “zii, zie e parenti” di qualche alunno (ci sono anche i Bassotti, che hanno dei nipoti), si riuniscono per indagare. I misteri sono presto svelati: le impronte risalgono a una festa e, avendo lasciato una patina sul pavimento, a volte ricompaiono dopo il loro lavaggio; i rumori sono causati dai rami di un albero che sbattono sulle finestre e dal vento che fa cigolare una grondaia. In quanto ad un nuovo rumore, un misterioso ronzio, si scoprirà essere causato da Ciccio che russa. – L’infallibile Pidgeon, di Niccolò Testi e Ottavio Panaro: Paperino, con Paperina, partecipa a molte “serate quiz” (come quelle che si vedono spesso in TV), ma viene sconfitto ogni volta da un sapientone, tale Vincent Pidgeon. Deciso ad avere la meglio sul rivale, Paperino cambia partner, venendo alle serate con Paperoga, Nonna Papera, zio Paperone e persino Ciccio: invano. Alla fine, costretto ad andarci con Gastone, Paperino sembra prevalere sul rivale; ma all’ultimo istante il fortunato cugino viene chiamato fuori della sede di gioco per riscuotere una vincita. Pur rimasto da solo, Paperino sconfigge lo stesso il rivale che, una volta ridimensionato, si rivelerà anche simpatico. Navigazione articoli QUANDO ALTERLINUS DIVENNE ALTER ALTER FRANCO CAPRIOLI AL MICROSCOPIO