Finalmente ho tra le mani il volumone Taschen dedicato al Tarzan di Harold Foster, vale a dire – in un unico tomo – la serie completa delle tavole domenicali dall’inizio (1931) fino a quando passarono a Burne Hogart (1937): Foster abbandonò Tarzan e la United Feature Syndicate per pubblicare Prince Valiant con la King Features Syndicate di Hearst. In più, il volume contiene una chicca inaspettata, ovvero le strisce giornaliere del 1929 di Tarzan, che rappresentano un vero punto di svolta storico per il fumetto americano e internazionale, in quanto costituiscono il primo fumetto avventuroso naturalistico di tutti i tempi, americano e non. Anticipo che il volume è straordinariamente bello, con una veste grafica raffinatissima, come del resto precedenti analoghe iniziative di ristampe integrali di materiale sindacato americano della Taschen. Unico problema – relativo, s’intende – è il prezzo, lievitato a 200 €, che sono tanti soldi in assoluto. Però se paragoniamo il costo a quello dei tre volumi della Dark Horse, di cui parlerò brevemente dopo, è ancora un prezzo assai conveniente. Non mi addentrerò nella descrizione del ricchissimo apparato introduttivo, storico e biografico, pubblicato in tre lingue: oltre all’inglese, in tedesco e in francese. Non in italiano, d’altra parte non ce lo meritiamo (e le tavole di Foster sono ovviamente solo in lingua inglese – NdR). Comunque per vedere qualcosa sull’argomento esiste in giro abbondante materiale, specialmente nei siti di appassionati di fumetti, come i gruppi Facebook o simili. Ed è esauriente, in merito, anche il materiale promozionale che si trova sul sito della Taschen. Invece affronterò un argomento in particolare, ovvero la qualità della riproduzione, ivi compresa la qualità delle fonti, l’accuratezza della scansione e la carta usata. Questo in confronto principalmente a due iniziative analoghe: una abbastanza remota, ovvero quella della NBM, che liquido subito come decisamente inferiore, come del resto vedremo; e poi quella della Dark Horse, in tre volumi di enorme formato. Iniziamo con le caratteristiche essenziali del volume Taschen: il formato è 34 x 44 cm; le pagine sono 392, compresi gli apparati critici. Dato importantissimo, la carta usata è opaca, di ottima grammatura, bianca senza artificiosi invecchiamenti, come invece purtroppo si nota spesso in iniziative simili, come quelle della Sunday Press. L’origine delle tavole è sicuramente da pagine originali dei quotidiani d’epoca, di prima qualità, scansionate e trattate in maniera minimale, quindi senza pesanti (né leggeri, devo dire) interventi digitali di correzione. Questo fa sì che io possa proporvi i confronti diretti fra le edizioni con in più un confronto, per quanto riguarda le strisce giornaliere del 1929, con due edizioni diverse: una quasi coeva alla prima – ovvero un volume americano dei primissimi anni Trenta – e l’altra italiana, del 1934, di cui ben pochi sono a conoscenza; ovvero la raccolta parziale del “Romanzo mensile” di Mondadori, in cui c’era in appendice appunto Tarzan delle scimmie di Foster, fra l’altro su carta patinata. Forse è il caso di iniziare proprio da queste strisce, che rappresentano l’unica relativa pecca del volume Taschen, perché non porta miglioramenti significativi rispetto a una edizione della LOAC in formato piccolo orizzontale, uscita diversi anni fa, a parte una migliore digitalizzazione. Il tratto è difatti ingrossato e un raffronto fra il volume americano del 1939, l’edizione italiana del 1934 e questo volume Taschen che riporto qui sotto è senz’altro illuminante. 01 dailies Tasch vs 1929 book 02 part dailies tasch 03 part dail 1929 book 04 dailies tasch vs ital edit 1934 05 dailies part ital ed 1934 Ma non è certo per queste pur pregevolissime e storiche strisce che tutti noi abbiamo acquistato – svenandoci – il volumone Taschen, ma per le tavole domenicali. Ho già anticipato un giudizio complessivo sulla qualità di riproduzione delle tavole. La qualità è molto alta, sia per la carta usata, sia per la qualità delle sorgenti, ma soprattutto per la qualità della digitalizzazione e per la fedeltà dei colori rispetto agli originali, stampati sui quotidiani nei primi anni Trenta. Soprattutto, si tratta di una qualità uniforme, e non vedo – a parte forse rarissimi casi – interventi discutibili, come qualcuno ha paventato, dovuti all’intelligenza artificiale. Se ci sono, tanto di cappello. Riporto qua sotto alcuni confronti diretti. 06 dim tasch vs nbm 07 part sund nbm vs tasch 08 dim dark h vs tasch 09 part sun dark h 10 part sun tasch Dunque, direi che è evidente la superiorità di questo volume-monstre Taschen sui tre volumi della Dark Horse: questi ultimi sono nettamente più grandi e più vicini – ma non uguali – al formato delle tavole domenicali sui quotidiani americani degli anni Trenta. Ma l’edizione Dark Horse soffre di una carta esageratamente lucida, di colori esageratamente saturi e di una certa discontinuità nella qualità della riproduzione: a volte ci sono tavole dai tratti ingrossati, quasi inguardabili. Non mi libererò dei tre volumi DH, continueranno a occupare un posto di rilievo nella mia biblioteca: ma senza dubbio il confronto con l’edizione Taschen, più piccola, ma sempre molto grande, gioca ampiamente a favore di quest’ultima. Le vignette che avete visto in comparazione (e mi scuso per la bassa qualità delle foto, fatte con il telefonino) fanno poi scartare una volta per tutte l’edizione NBM. Anche qui, intendiamoci: si tratta di una collezione straordinaria, che comprende anche tutta la parte del Tarzan di Hogarth e perfino quella di Ruben Moreyra, in arte Rubimor; è rara e molto quotata sul mercato, e quindi resta un unicum. Però la Taschen pare sia intenzionata ad andare avanti con la cronologia, e quindi ad affrontare anche Burne Hogarth, se ci sarà un riscontro positivo nelle vendite. Invito dunque tutti, invece di comprare le discutibili edizioni ingigantite di comic books della stessa Taschen (ivi compreso il discutibilissimo Carl Barks), a privilegiare le meravigliose edizioni delle tavole domenicali, quindi Little Nemo e Crazy Kat, che sono altri due volumi assolutamente imperdibili. Capisco che questa pseudo-recensione è affrettata e assai parziale, ma credo che possa essere utile per tutti gli iper-appassionati. Solo due parole sull’importanza storica ed estetica del Tarzan di Harold Foster. Mi ricordo che già nel 1972, quando uscì la prima edizione italiana, ovvero il Tarzan Extra Cenisio, qualcuno fra i critici di allora commentò più o meno così: “Possono sembrare le cose della nonna, ma queste tavole sono alla base del fumetto d’avventura”. Ecco, direi che questa frase a distanza di più di cinquant’anni mantiene tutto il suo valore: anche perché il Fumetto nel frattempo non si è evoluto quanto si era evoluto in pochi mesi, dal momento cioé in cui Foster subentrò a Rex Maxon nella realizzazione delle tavole di Tarzan: la qualità dell’invenzione, la qualità del disegno, la capacità evocativa, a volte quasi lisergica di queste tavole, è senz’altro seminale e forse ancora adesso non ha uguali. E se i testi delle avventure sono un po’ carenti – non erano di Foster – beh, penso sia un peccato veniale, e immergersi nella giungla di Tarzan in questo caso è veramente un viaggio nella meraviglia. (Leonardo Gori, l’autore di questo articolo, oltre a essere il maggiore saggista italiano del fumetto, è noto al grande pubblico come scrittore dei gialli di Bruno Arcieri editi da Tea Libri). Navigazione articoli LE TRE STAGIONI DI IGORT IL GIOVANE GOSCINNY INCONTRA IL CREATORE DI MAD
Grazie Leonardo, questo è il tipo di recensione comparata di queste iniziative di cui ci sarebbe tanto bisogno, ma che si fa sempre fatica a trovare! Adesso devo decidere se comprare anche questo, ho già la vecchia edizione NBM che non potrò rivendere contenendo anche Hogart, ma le immagini che hai postato mi tentano parecchio… 🙂 Rispondi