Negli anni 1930 e 1940, New York ospitava la più grande popolazione ebraica del mondo al di fuori della Palestina mandataria e poi di Israele. Alcune statistiche indicative: nel 1930 vivevano a New York circa 1,7 milioni di ebrei, pari a circa il 28% della popolazione cittadina. Nel 1940 gli ebrei erano circa 2 milioni, quasi un terzo degli abitanti della città. Quartieri come il Lower East Side, Brownsville e Williamsburg avevano una forte presenza ebraica. Per quanto riguarda la condizione economica, la situazione era mista. Molti erano figli o nipoti di immigrati arrivati dall’Europa orientale tra il 1880 e il 1924. Una parte consistente della popolazione ebraica urbana era operaia o a basso reddito, impiegata nell’industria dell’abbigliamento, nel piccolo commercio e nell’artigianato. Durante la Grande depressione molti ebrei, come altri gruppi etnici, subirono disoccupazione e povertà. Tuttavia, entro gli anni Quaranta esisteva anche una significativa classe media ebraica composta da professionisti, commercianti e piccoli imprenditori. Una quota molto elevata dei pionieri dell’industria dei comic book statunitensi negli anni ’30 e ’40 era di origine ebraica. Questo non fu dovuto a una caratteristica religiosa o culturale specifica, ma soprattutto a fattori storici e sociali. Perché così tanti erano ebrei? Molti erano figli di immigrati ebrei provenienti dall’Europa orientale, cresciuti a New York City. Negli anni ’20 e ’30, diversi settori prestigiosi (università, studi legali, grandi giornali, pubblicità di alto livello) erano difficili da raggiungere. I fumetti erano invece una nuova industria, poco considerata e con basse barriere d’ingresso. Per molti giovani artisti e scrittori ambiziosi rappresentava un’opportunità concreta di lavoro creativo. Alcuni dei principali pionieri ebrei DC Comics e dintorni Harry Donenfeld – editore e cofondatore della futura DC. Jack Liebowitz – dirigente e co-proprietario della DC. Max Gaines – pioniere del formato comic book. Creatori di Superman Jerry Siegel – sceneggiatore. Joe Shuster – disegnatore. Entrambi erano figli di immigrati ebrei. Molti studiosi hanno osservato possibili paralleli tra Superman e l’esperienza dell’immigrato ebreo, anche se le interpretazioni variano. Timely Comics (futura Marvel) Martin Goodman – fondatore della Timely, che sarebbe diventata Marvel. Stan Lee – nato Stanley Lieber. Jack Kirby – nato Jacob Kurtzberg, uno dei più influenti creatori della storia del fumetto. Joe Simon – co-creatore di Captain America. Altri importanti autori Will Eisner – creatore di The Spirit. Bob Kane – nato Robert Kahn. Bill Finger – sceneggiatore fondamentale nello sviluppo di Batman. Julius Schwartz – storico editor DC. Quanto erano numerosi? Non esiste una statistica precisa, ma gli storici del fumetto concordano che tra i fondatori, editori, scrittori e artisti più influenti dell’età d’oro dei comics (circa 1938–1950), gli ebrei erano probabilmente una maggioranza. Questo fenomeno è spesso studiato come esempio di come gruppi di immigrati e loro figli abbiano trovato spazio in nuove industrie culturali americane, trasformandole profondamente. Gli studiosi hanno discusso per decenni quanto il genere supereroistico sia stato influenzato dall’esperienza ebraico-americana. Bisogna però evitare una semplificazione: i primi autori non stavano creando “fumetti ebraici” in senso religioso. Stavano inventando un nuovo genere popolare americano. Tuttavia, molti di loro erano figli di immigrati ebrei dell’Europa orientale e alcune idee, sensibilità e immagini culturali finirono naturalmente nelle loro opere. L’esempio più citato è Superman. Quando Jerry Siegel e Joe Shuster lo crearono nel 1938, immaginarono un bambino salvato da una catastrofe, spedito lontano dalla sua terra natale e cresciuto in un altro paese con un nuovo nome e una nuova identità. Molti commentatori hanno notato che questa storia ricorda, almeno simbolicamente, quella di figure bibliche come Mosè: un bambino separato dal suo popolo, adottato da una famiglia diversa e destinato a una missione straordinaria. Non si tratta di una copia della Bibbia, ma il parallelo è abbastanza evidente da essere diventato un classico degli studi sul fumetto. Anche il tema dell’immigrato è centrale. Kal-El arriva da Krypton, assume il nome americano Clark Kent e cerca di integrarsi nella società che lo accoglie. Molti figli di immigrati ebrei vivevano qualcosa di simile, pur senza superpoteri: in casa si parlavano lingue e si seguivano tradizioni diverse, mentre fuori si cercava di diventare pienamente americani. Persino il nome kryptoniano “Kal-El” ha suscitato discussioni perché il suffisso “El” compare spesso nei nomi ebraici antichi e indica Dio nella lingua ebraica. Non sappiamo con certezza se Siegel e Shuster avessero questa intenzione, ma il dettaglio ha alimentato molte interpretazioni. Un altro elemento ricorrente è la figura dell’uomo apparentemente debole che nasconde una forza straordinaria. Clark Kent è impacciato, timido e sottovalutato. Dietro quella facciata si cela l’essere più potente del pianeta. Molti storici vi hanno visto il riflesso psicologico di una minoranza spesso presa poco sul serio o vittima di pregiudizi, che immagina una rivincita morale e fisica. Non è un caso che i primi supereroi combattano bulli, gangster, corrotti e tiranni più spesso che mostri cosmici. L’esempio più clamoroso arriva con Captain America. Nel marzo 1941, mesi prima dell’ingresso degli Stati Uniti nella guerra, la copertina del primo numero mostrava Captain America che colpiva al volto Adolf Hitler. I creatori, Joe Simon e Jack Kirby, erano entrambi ebrei. All’epoca non era una scelta priva di rischi. Simon raccontò che ricevettero lettere minacciose e proteste da gruppi isolazionisti e simpatizzanti nazisti. Alcuni contestatori si presentarono perfino davanti agli uffici dell’editore; la situazione si risolse senza incidenti gravi, ma mostra quanto fosse controverso prendere apertamente posizione contro Hitler nel 1941. In Jack Kirby si vede forse meglio che in chiunque altro il legame tra esperienza personale e fantasia eroica. Nato Jacob Kurtzberg nel Lower East Side di New York, era cresciuto in quartieri difficili e aveva spesso partecipato a risse di strada. Più tardi avrebbe detto che gli eroi dei fumetti rappresentavano, in parte, il desiderio di opporsi ai prepotenti che aveva conosciuto da ragazzo. Nei suoi racconti ritorna spesso il tema dell’individuo comune che si trova a fronteggiare forze immense e oppressive. Anche Batman, creato da Bob Kane con il contributo decisivo di Bill Finger, riflette indirettamente alcune sensibilità condivise dall’ambiente dei creatori ebreo-americani. Batman non è un dio né un alieno; è una persona che reagisce a un trauma e si assume la responsabilità di proteggere gli altri. L’idea che la giustizia dipenda dall’impegno umano più che dall’intervento miracoloso è una caratteristica che molti studiosi hanno notato nella prima generazione dei supereroi. C’è poi un aspetto meno visibile ma importante: il supereroe vive spesso una doppia identità. Da un lato il cittadino comune, dall’altro l’eroe. Questa tensione tra assimilazione e differenza era familiare a molti figli di immigrati. Essere americani senza rinunciare completamente alle proprie origini era una questione concreta della vita quotidiana. Nei fumetti quella tensione si trasformò in una formula narrativa irresistibile. Va comunque ricordato che il genere supereroistico nacque da molte fonti diverse: la fantascienza pulp, i romanzi d’avventura, il cinema, la mitologia classica, i detective stories e la cultura popolare americana. Gli elementi ebraici non sono l’unica radice del fenomeno. Piuttosto, contribuirono a dargli una particolare sensibilità: l’eroe come outsider, l’immigrato che trova il proprio posto nel mondo, il debole che si rivela forte, la lotta contro il persecutore e la convinzione che un singolo individuo possa opporsi all’ingiustizia anche quando tutti gli altri sembrano arrendersi. Questi temi non sono esclusivamente ebraici, ma nelle mani di molti dei creatori della Golden Age dei comics assunsero una forma particolarmente riconoscibile. (L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto creativo e redazionale per questo articolo). 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Eppure l’infallibile Intelligenza artificiale non si è accorta che il primo ispiratore dei supereroi a fumetti non può essere stato che Sansone, descritto nella Bibbia, il libro sacro degli ebrei, in Giudici, capitoli da 13 a 16. Prova ne sia che il supereroe come Superman perde la forza se esposto al minerale della kriptonite, così come Sansone perde la sua smisurata forza fisica se gli viene tagliata la lunga chioma. Rispondi
Buongiorno. Ma voi chiedete soldi per fare scrivere gli articoli alla Intelligenza Artificiale? Sono sempre più delusa, mi spiace. Rispondi