Tuffiamoci nel contesto. In occasione della tanto attesa giostra equestre, si sistemano qua e là dei cartelli stradali il cui scopo principale è d’impedire alle automobili l’accesso ai luoghi dove ogni anno si svolge la Sartiglia. Inutile precisare che Oristano è invasa dai turisti. Arrivano macchine e pullman in provenienza da tutte le province sarde e continentali. Ogni buco è buono per posteggiare. I parcheggi sono strapieni. I marciapiedi invasi. Le doppie file appaiono come per incanto. Spuntano dall’ombra drappelli di agenti della polizia con in mano dei tablet pronti a scattare una foto alle auto in infrazione. In un certo senso è festa anche per loro. Guai ai residenti che osano prendere la propria auto per fare la spesa! Al ritorno una cosa è certa: non troveranno più il tanto amato posto sotto casa: dovranno parcheggiare fuori città e rientrare a piedi trascinando grosse e pesanti buste di plastica o di tela. Conviene lasciarla lì e andare in mansarda, o in cantina, a recuperare il carrellino a due ruote, che avevano comprato in previsione di questo evento festoso, di una sospensione della patente o, come ultima accortezza, della vecchiaia. Non si illudano però: muoversi a piedi non è affatto più semplice. All’improvviso Oristano viene ridisegnata da un architetto sadico che dissemina chilometri di transenne ovunque. Quei muri di metallo trasformano una banale traversata di dieci metri in un lungo viaggio degno di Ulisse. I miei concittadini vogliono solo andare a prendere il pane nella bottega di fronte? Mi dispiace: devono circumnavigare tre isolati, imboccare vicoli secondari mai visti prima e sperare che il ‘varco’ non sia stato appena sbarrato per il passaggio del Gremio. Si ritroveranno a vagare come topolini in un labirinto, guardando la loro destinazione oltre le sbarre, così vicina eppure così irraggiungibile. Quindi, all’approssimarsi della Sartiglia meglio fare la spesa qualche giorno prima, ricordandosi però che la domenica di carnevale avremo la Sartiglia di uno dei due gremi, il lunedì Sa Sartigliedda, e l’indomani la Sartiglia del secondo gremio. Tre giorni di paralisi totale della città. Supponiamo ora che i nostri oristanesi si dimenticassero della Sartiglia e delle sue complicanze. Molti negozi alimentari rimangono aperti e questa è una cosa buona. Ma nel caso avessero bisogno, mettiamo, di una chiave inglese per una riparazione importante, dove acquistarla se i negozi di ferramenta sono chiusi? Per fortuna nei supermercati qualche attrezzo si trova sempre. E se la bombola del gas esalasse il suo ultimo respiro proprio il sabato pomeriggio? Fortunati quelli che hanno il microonde o la piastra a induzione e quelli che hanno l’abitudine di cucinare dei minestroni per tre o quattro giorni… E se mancasse la corrente? Un black out in tutta la città. Le steariche non dovranno mancare in casa… E se in quella circostanza malauguratamente ci si facesse male, una storta, una frattura, un taglio con gli studi medici chiusi, il pronto soccorso e le farmacie presi d’assalto? Si faccia acquisto di garze, cerotti, disinfettanti, anti infiammatori, antidolorifici e il pieno dei propri medicinali salvavita come le pillole della pressione. Meglio se durante la Sartiglia non si esce da casa, non ci si muove, non si respira. Navigazione articoli BIBIANA, GLI ARIANI, LA FRUSTA E LA COLONNA MAGICA L’INDUSTRIA LIBRARIA DI VENEZIA REGALA IL RINASCIMENTO