Questa tavola di
Guido Crepax è tratta da “Baba Yaga” (1971) uno degli episodi più amati dai fan di Valentina. Qui la poesia non nasce dal paesaggio come in Hugo Pratt, ma dal sogno, dal desiderio e dall’oggetto.
Crepax costruisce la scena come un
inventario onirico. Attorno a Valentina appaiono stivali, fruste, selle, catene, gioielli e piccoli animali. Non sono semplici accessori. Sono frammenti di un immaginario erotico e simbolico. Il vero asse della tavola è il corpo disteso di Valentina.
La chaise longue curva crea una linea molto elegante che attraversa tutta la scena. Tutto il resto gira intorno a quella linea. Il corpo diventa
centro gravitazionale del sogno. La vignetta posta sopra è importante. Una donna distesa, quasi addormentata, giace accanto a un piccolo animale. Quella scena funziona come porta del sogno. La grande scena più sotto sembra essere la materializzazione di una fantasia.

Guido Crepax usa una composizione circolare nascosta che fa girare lo sguardo del lettore come in una spirale. Quando la si individua, la scena diventa ancora più ipnotica. Ho tracciato il percorso circolare dello sguardo in bianco.
Lo sguardo entra quasi sempre dal personaggio in piedi a sinistra. Il suo cappello e la postura verticale attirano subito l’attenzione. Da lì l’occhio scivola verso il centro della scena, l’animale sospeso, l’orologio che oscilla e il suono
“swing swing”. Questo crea il fulcro dinamico della pagina. Poi lo sguardo scende naturalmente verso Valentina sulla chaise longue. Il suo corpo forma una linea lunga e morbida che guida lo sguardo. E’ qui che il viaggio orchestrato da Crepax voleva condurci.
Infine lo sguardo percorre, la chaise longue, gli oggetti sparsi sul pavimento e risale di nuovo verso la figura a sinistra. Così la composizione diventa
un circuito visivo chiuso.


Quando si guarda una tavola di
Guido Crepax con protagonista Valentina spesso si ritrova un’eco molto forte dello stile di Aubrey Beardsley, illustratore inglese della fine dell’Ottocento legato all’Art Nouveau. Beardsley costruiva le immagini con un contrasto estremo di bianchi e neri con pochissime sfumature. Così Crepax. Il vestito nero di Baba Yaga e i dettagli lucidi funzionano esattamente come i campi neri decorativi di Beardsley.
Nelle illustrazioni di Beardsley le figure femminili sono eleganti, allungate, teatrali e quasi irreali. Il corpo di Valentina sulla chaise longue segue la stessa logica, non è naturalistico, è
grafico e coreografico. Beardsley riempiva spesso le immagini con gioielli, stoffe, oggetti raffinati ed elementi fetish. Idem nella tavola di Crepax. Non troviamo semplici oggetti troviamo ornamenti del desiderio. Entrambi usano la linea come arabesco continuo.Tutto diventa decorazione.

Analizziamo adesso una cosa sorprendente, Crepax costruisce spesso le tavole di Valentina con la stessa eleganza geometrica di una composizione rinascimentale. Questa pagina è basata su una struttura a triangolo con la base in alto e il vertice in basso. L’abbiamo evidenziata in bianco.
La testa e il busto di Baba Yaga sono il primo punto forte della composizione. Costituiscono il vertice sinistro del triangolo. La sella con le cinghie costituisce il vertice destro. Crea un secondo polo visivo che bilancia la figura umana a sinistra. Il vertice inferiore è rappresentato
dagli oggetti sparsi in basso sul pavimento fruste, corde e accessori. Al centro di questa geometria c’è Valentina distesa sulla chaise longue. Il triangolo crea una cornice invisibile che la racchiude. Per questo le tavole di Valentina sono così particolari, sono razionali sotto la superficie e oniriche in apparenza.

 

La posa di Valentina in questa tavola dialoga chiaramente con una lunga tradizione iconografica, quella della figura femminile distesa, uno dei motivi più persistenti della storia dell’arte occidentale. C’è un richiamo specifico a Tiziano e alla sua celebre Venere di Urbino. La donna è distesa, il corpo è posto diagonalmente nello spazio, la figura centrale domina la composizione e lo spettatore è posto frontalmente.


La tavola cita anche il “reclining nude” di Modigliani (1919) dove il corpo diventa soprattutto linea continua, ritmo visivo, forma stilizzata. In questa tavola Crepax sembra fondere due tradizioni, da Tiziano prende la centralità della donna distesa e la relazione con lo sguardo dello spettatore. Da Modigliani la stilizzazione del corpo e la composizione basata sulla linea. Mentre però in Tiziano abbiamo un’immagine mitologica e in Modigliani un immagine pittorica, in Crepax abbiamo un’immagine mentale.

La composizione di Guido Crepax vive di una dialettica continua tra curve e rette. Non è solo un fatto estetico è ciò che crea tensione visiva e psicologica nella scena. Le curve dominano tutte le forme legate alla sensualità e al movimento. Per esempio il corpo di Valentina, la chaise longue, i capelli e le piume e la coda della scimmia. Le curve creano una sensazione di abbandono e sensualità.
Le linee dritte compaiono invece negli elementi più rigidi o “sociali”. Il
portabiti verticale, le cinghie della sella, le catene , Baba Yaga in piedi. Queste linee trasmettono controllo, disciplina e struttura. Sono linee razionali. La tavola vive proprio nell’attrito tra questi due sistemi, curve (eros, istinto, sogno) e rette (ordine, oggetti, cultura). Le linee dritte appartengono quasi sempre agli oggetti, mentre le linee curve appartengono agli esseri viventi. È come se la composizione opponesse due mondi, quello della vita e quello delle cose.

Questa tavola di Valentina ha una composizione molto vicina a certe scene di Federico Fellini. In Fellini il sogno non è mai realistico. È sempre una specie di palcoscenico mentale. Nella tavola di Crepax succede lo stesso, oggetti sospesi, personaggi come attori, spazio irreale. Entrambi mettono in scena il teatro del desiderio. Fellini riempie spesso i sogni di oggetti emblematici, costumi, animali strani, elementi fetish. Crepax fa lo stesso, stivali, fruste e selle. Sono segni simbolici del subconscio, non semplici oggetti. Nel cinema di Fellini il corpo femminile è spesso il centro della scena onirica. Valentina nella chaise longue funziona allo stesso modo. Tutto il resto della scena ruota attorno a lei. La cosa più simile tra i due è il montaggio mentale. Fellini costruisce i sogni con frammenti, apparizioni e trasformazioni. Crepax fa lo stesso. Entrambi raccontano il sogno come realizzazione di un desiderio.

Ci sono tre dettagli in questa tavola che potrebbero benissimo provenire da un film di Fellini e che sono collegati in modo diretto al mondo del sogno. Sono l’orologio, il primate e gli oggetti sparsi sul pavimento.
Il pendolo è il ritmo segreto del desiderio, la scritta
tac tac, visivamente funziona come un dispositivo ipnotico, scandisce una trance dove passato, presente e fantasia ondeggiano insieme.
La scimmia è l’istinto che irrompe nella coscienza, è reso con grande espressività: simultaneamente curioso e inquietante, come un residuo dell’infanzia o un impulso che non si controlla. È una presenza eccitata e imbarazzante che rompe la cortina del controllo sociale.
Gli oggetti sono un deposito di ruoli e desideri legati al dominio e alla sottomissione. Il pavimento è un inventario dell’inconscio, ogni oggetto è un capitolo del rimosso, messo in mostra come in un negozio di curiosità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *