A cura di Arte France e Silex films, organizzazioni franco-tedesche, è uscito il cartone animato L’Armée des romantiques, creato dall’animatrice Amelie Harrault e sceneggiato da Valerie Loiseleux, Celine Ronté e Dan Franck. Sono quattro puntate che spiegano bene lo sviluppo del romanticismo in Francia nell’Ottocento come movimento artistico e culturale, prendendo come protagonisti i suoi più famosi esponenti: i romanzieri Alexandre Dumas, Honoré de Balzac, George Sand, Victor Hugo, Charles Baudelaire, Gustave Flaubert. I pittori Eugene Delacroix, Philippe Courbet, Edouard Manet, il fotografo Nadar. La narrazione inserisce gli artisti nei movimenti politici e sociali di un’epoca che vede due re, tre rivoluzioni, due repubbliche e un impero. L’insieme è molto interessante e potrebbe essere usato come supporto storico nelle scuole. Ciò che emerge da questo lavoro biografico è l’incostante forma mentale di ciascuno di questi esponenti. Genio sì, ma tanta e troppa sregolatezza, tanto da far vedere l’uso di droghe in un’epoca che più remota non si potrebbe immaginare nell’uso degli stupefacenti. Si raccomanda la visione di questo cartone animato, veramente ben fatto e coinvolgente, a patto di non considerare questo come tutto il romanticismo, ma solo una parte piuttosto caratteristica. Il romanticismo esisteva anche in Italia. Lo si fa iniziare tradizionalmente con la poesia Melanconia ninfa gentile. L’autore Ippolito Pindemonte (1753-1828) nell’ultimo verso annuncia il nuovo stile. Non c’è ancora la definizione di romanticismo, ma l’essenza c’è. Pindemonte era considerato l’amico saggio da Ugo Foscolo (1778-1827), che in realtà non lo era molto, essendo dedito al gioco e con le mani bucate. Poteva diventare il primo vero romantico italiano ma non lo fu, perché andò in esilio in Inghilterra dove morì. Lo diventerà invece Giacomo Leopardi (1798-1837), il miglior poeta italiano dopo Dante Alighieri. La sua è una vita difficile per i problemi di salute e l’incomprensione dei contemporanei, ma sa reagire esprimendo la sua raffinata cultura e quei sentimenti che non diventano mai sentimentalismo. L’epoca del romanticismo non può fare a meno dell’ideologia politica, quella della ricerca di un nuovo stato unitario e liberale, così ci sono i cantori del risorgimento come Giovanni Berchet (1783-1851), che rievoca le glorie italiane antiche facendone esempio per i suoi contemporanei patrioti. Berchet è anche un teorico, e nella lettera semiseria di Giovanni Grisostomo al figlio, si schiera risolutamente con i romantici nella polemica tra questi ultimi e i classicisti. Lo imita, ma un po’ trombonescamente, Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873), che sarà anche triumviro dello stato libero di Toscana durante la rivoluzione del 1849. A Milano invece Alessandro Manzoni (1785-1873) si tiene molto al riparo, limitato da scrupoli cattolici, ma il suo romanzo I promessi sposi incontra un grandissimo successo, e inventa un linguaggio nuovo, meno aulico e più discorsivo e popolare. Lo affiancano Silvio Pellico (1789-1854) con le sue memorie sul periodo del carcere austriaco, e Nicolò Tommaseo (1802- 1874) cristiano sì, ma erotico. Per fortuna esistono anche spiriti più liberi e spigliati: Giuseppe Giusti (1789-1850), acuto e pungente satirico, e Ippolito Nievo (1831-1860) garibaldino e rievocatore della repubblica di Venezia al suo tramonto. Per la letteratura può bastare. Altri poeti come Prati, Aleardi, Carducci sono tutti tromboni. Tra i pittori si può ricordare Francesco Hayez (1791-1882), fine interprete del romanticismo e del risogimento. Ma insostituibile è il melodramma, che trova nel nostro paese il più grande sviluppo, non eguagliato in nessun altra nazione, tanto da far definire l’Italia il “paese del bel canto”. Ancora oggi le opere liriche di Gioachino Rossini (1792-1868), Vincenzo Bellini (1801-1835), Gaetano Donizetti (1797-1848) e Giuseppe Verdi (1813-1901) incontrano il successo nel mondo. Se quindi si trovasse quello sceneggiatore e quell’animatore che volessero realizzare il cartone animato a somiglianza di quello francese, ne verrebbe forse un’opera più bella e significativa rispetto a quella d’oltralpe. L’armata romantica d’italia è più potente di quella di Francia. Navigazione articoli LA STORIA DI UN KAMIKAZE A FUMETTI FANTAMAN, IL GIUSTIZIERE DI ATLANTIDE