Disegnatore discusso e spesso al centro di polemiche anche con molti colleghi, Rob Liefeld è una figura controversa nel mondo del fumetto. Ritenuto un disegnatore limitato, per le sue anatomie sproporzionate, le tavole dalle prospettive sbagliate e la ripetitività dei suoi character design, che, anche come sceneggiatore, ha mostrato limiti evidenti, dato che le sue storie risultano caotiche. Tuttavia, negli anni ’90 Liefeld è stato un artista capace di infrangere molti record di vendite grazie a questo suo stile grafico discutibile ma sicuramente dinamico e, all’epoca, quasi rivoluzionario. Durante tutto il decennio parecchi personaggi in Marvel e DC hanno preso spunto da alcune sue creazioni, e molti disegnatori si rifacevano al suo stile. Nella sua carriera, infatti, oltre ad aver creato personaggi di grande popolarità come Cable, Deadpool e Domino, ha avuto diverse intuizioni che possiamo ritenere pioneristiche che con il tempo sono state sviluppate da altri autori ricavandone grandi successi. IL GRANDE SUCCESSO CON X-FORCE Il suo primo lavoro importante fu nel 1988 il rilancio post Crisis di Hawk & Dove, dove insieme al duo di autori Karl e Barbara Kesel ideò graficamente Dawn Granger, la nuova eroina a portare il nome di Dove, che andava a sostituire il defunto Don Hall. Un anno dopo approda alla Marvel, dove viene messo sulla serie The New Mutants, all’epoca la meno venduta dell’universo mutante, su testi di Louise Simonson. Insieme i due ribalteranno la testata. Ritenendo che al team servisse una scossa, idearono un nuovo mentore, una figura diametralmente opposta al pacifico e pacato Charles Xavier. Liefeld si mise al lavoro, ispirato a suo dire dalla serie l’Uomo da sei milioni di dollari, che amava da ragazzino, e dal Terminator di Arnold Schwarzenegger, crea Cable, un soldato futuristico con un occhio e un braccio bionico, armato fino ai denti e dall’aspetto decisamente bellicoso. Utilizzando quello che chiameremo “metodo Wolverine”, ovvero lanciare un nuovo personaggio senza dare troppi dettagli sulle sue origini e mantenendo il mistero sui suoi reali obiettivi (tecnica narrativa molto in uso in quegli anni, e che farà la fortuna anche di un altro mutante molto popolare in quel periodo, ossia Gambit), Cable divenne presto la figura centrale della serie, che dal numero 100 cambiò titolo in X-Force. Su testi del co-autore Fabian Nicenza, Liefeld cambiò completamente la squadra, facendo piazza pulita di tutti i mutanti teen fino a quel momento protagonisti – a eccezione di Cannonball e Boom Boom – e sostituendoli con delle new entry. A Cable si univano il forzuto nativo americano Warpath (il fratello del defunto X-Man Thunderbird, creato da Chris Clarmeont) e dei nuovissimi personaggi ideati per l’occasione da Liefiled: lo spadaccino del Mojoverso Shatterstar, la ferina Feral, ex membro dei Morlock, e soprattutto la bella e misteriosa mercenaria Domino. Grazie a questa nuova formazione il fumetto fu un grande successo e vendette ben 5 milioni di copie, cosa che ne ha fatto all’epoca il comic book più venduto di sempre, record superato qualche tempo dopo soltanto da X-Men n. 1 di Chris Claremont e Jim Lee. Proprio sulle pagine di X-Force fa la sua prima apparizione un’altra fortunata creazione di Liefeld, destinata a lasciare il segno nel mondo dei comics: Deadpool. Per questo personaggio Liefied si è ispirato a Snake Eyes dei G.I. Joe, un ninja agilissimo e armato di katane e pistole; a Wolverine, per il fattore rigenerante; e all’Uomo Ragno, per la maschera, la parlantina e la battuta facile. Il co-autore Fabian Nicenza, non appena visto il risultato, ha invece pensato che ricordasse Deathstroke, al secolo Slade Wilson il mercenario della DC nemico dei Teen Titans. Per questo motivo decise di dargli il nome di Wade Wilson, suggerendo quasi che i due fossero imparentati. Deadpool esordisce come sicario del misterioso boss Mr. Tolliver in the New Mutants n. 98 e, divenuto un personaggio ricorrente nella serie, incrocerà la strada di Cable. Concepito inizialmente come villain, Deadpool apparve in diverse serie Marvel anche dopo l’abbandono di Liefeld, come Avengers, Daredevil o Nomad, fino a che, nel 1997, ebbe una sua serie regolare che a poco a poco, grazie alle intuizioni di autori come Joe Kelly, Christopher Priest e Gail Simone, divenne un cult; venne reinventato come anti-eroe dalla moralità ambigua. Totalmente folle, in preda a visioni, Deadpool rompeva la quarta parete chiacchierando con il lettore, infarcendo i dialoghi con battute legate alla cultura pop. La cosa ha reso Deadpool uno dei personaggi più popolari della Marvel, protagonista tra l’altro di 3 film di grande successo interpretati da Ryan Reynolds, che ha visto la propria carriera decollare grazie a questa interpretazione. 1992 – YOUNGBLOOD E LA “CABLE-MANIA” Ma torniamo a Rob Liefeld; nel 1992 insieme ad altri disegnatori come Todd McFarlane, Jim Lee, Erik Larsen e Marc Silvestri fonda la Image Comics, che diventerò il terzo polo nel mercato dei fumetti americani. Liefeld è il primo a mandare in produzione il proprio fumetto, ossia Youngblood. Riprendendo una vecchia idea di quando era ragazzo, Liefeld pensava che se i supereroi esistessero nel mondo reale sarebbero trattati da celebrità, come i grandi attori hoolywoodiani o le star dello sport. Youngblood era un team di supereroi non formatosi dalla casualità come avvenne per i Vendicatori o la Justice League, ma una task force creata dal governo, spesso implicata anche in azioni politiche – non a caso la loro prima missione li vede contro un dittatore chiamato Hassam Kussein, palesemente ispirato a Saddam Hussein – ma la caratteristica peculiare era vedere i personaggi alle prese con manager, diritti d’immagine, sponsorizzazioni e tutte le pressioni sociali a cui sono sottoposti i “vip”. Queste trovate, rivoluzionarie per l’epoca, hanno fornito le fondamenta per molti prodotti divenuti popolari un decennio dopo, in particolare citiamo gli Ultimates di Mark Millar, ovvero una rivisitazione in chiave moderna e cinica dei Vendicatori; Supreme Powers di Jim Straczinsky; e anche gli irriverenti Sette nel The Boys di Garth Ennis. Rob Liefeld, in precedenza vicino a prendere Teen Titans della DC, aveva tratto ispirazione per i personaggi di Youngblood da alcune idee non utilizzate per quel titolo. Ha spiegato che: <<Shaft doveva essere Speedy. Vogue era un nuovo design per Harley Quinn, Combat era un guerriero Kh’undiano dalla Legione dei Super-Eroi, lo stesso vale per Photon e Die Hard era un androide degli STAR Labs . Ho dimenticato chi avrebbe dovuto essere Chapel, ma sono sicuro che sarebbe stato fantastico>> (fonte Wikipedia). Nonostante tutte queste premesse interessanti Youngblood rivelò notevoli problemi, sebbene fosse un successo nelle vendite, con evidenti difetti nella scrittura e nella trama, piuttosto confusionaria. Tutti i limiti di Rob come autore vennero fuori quando non c’era più il fondamentale contributo di sceneggiatori come la Simonson o Nicenza, portando la serie in un vortice di critiche. Incurante di esse, Liefeld produsse un’altra serie, Brigade, nata come spin-off proprio di Youngblood. L’ex colonnello John Stone detto Battlestone, espulso dagli Youngblood per aver causato la morte di alcuni dei suoi uomini durante una missione, mette su una squadra indipendente insieme ad altri metaumani come l’arciere Kayo, i gemelli Seahawk e Coldsnap, la spadaccina Lethal, e le sensuali Stasi e Thermal. Con Brigade Liefeld dimostrò una certa ripetitività nel concepire i personaggi; Battlestone era praticamente un Cable senza arti bionici e gli altri componenti del gruppo richiamavano personaggi da lui creati su Youngblood e X-Force. Nelle sue serie (e non solo nelle sue, ma anche in quelle dei suoi colleghi) iniziarono a fioccare numerosi energumeni bionici con pistoloni, personaggi ferini con artigli e sexy e letali donne ninja, insomma tantissimi “cloni” di Cable, di Wolverine, di Deadpool e di Psylocke degli X-Men, mostrando scarsa originalità. Un character design che dava una perenne sensazione di “già visto” oltre che ai limiti nella sceneggiatura. Non pago, Rib Liefeld raddoppiò creando Bloodstrike, una squadra di assassini del governo composta da agenti morti sul campo e resuscitati dalla scienza militare, che altri non erano che una versione più sanguinaria di Brigade, capitanata dal fratello di Battlestone, Cabbot Stone, guarda caso anch’esso sosia di Cable. Il “plagio del plagio”, verrebbe da dire. La “Cable-mania” divenne un po’ il marchio di fabbrica della Image degli anni ’90, con questi eroi rozzi e senza morale che imperversano sulle pagine dei fumetti. Il disegnatore Alex Ross ha modellato su Cable il personaggio di Magog, villain della storia Kingdome Come scritta da Mark Waid che rappresentava, a loro detta, “tutto ciò che c’è di sbagliato nei personaggi di oggi”. Anche i personaggi di Doomsday, Bane e l’armatura di Jean Paul Valley in Batman: Knightfall erano delle frecciatine allo stile Image. SUPREME E LA COLLABORAZIONE CON ALAN MOORE Rob Liefeld arricchì la propria produzione con altri personaggi ancora. Prophet era un supersoldato della Seconda guerra mondiale, messo in stasi per decenni e risvegliato ai giorni nostri grazie al ritrovamento da parte degli Youngblood. Se la premessa ricorda la storia di Capitan America, Prophet era una sorta di Conan il barbaro futuristico, l’ennesimo guerriero ipertrofico armato di spade partorito dalla mente di Rob. Protagonista di una serie personale nel 1993 durata 20 numeri, ottenne un rilancio nel 2012 per mano di Brandon Graham e Simon Roy, con uno stile narrativo e grafico che si discostò totalmente da quello precedente, ambientata in un futuro alternativo nello stile di Dune o di John Carter di Marte e ricevendo finalmente elogi dalla critica. Ma probabilmente il personaggio di maggior riscontro creato da Liefeld all’epoca è Supreme, la versione Image del primo supereroe della storia, Superman. Anche lui con i capelli bianchi e un design che si rifà a Cable (aridaje), Liefeld lo descrive come un antieroe duro e violento, come un Superman che utilizza i metodi brutali di Wolverine o del Punitore (anticipando in questo senso l’Omni-Man della serie Invincible che oggi sta riscuotendo successo). Ethan Crane nel 1937 uccide degli uomini colpevoli di aver violentato una quindicenne. Condannato all’ergastolo, si vede offrire la possibilità di fare da cavia per un esperimento genetico volto al miglioramento della condizione umana. Ottiene così dei superpoteri, combatte le forze dell’Asse durante la Seconda guerra mondiale e poi decide di abbandonare la Terra per viaggiare nello spazio. Torna ai giorni nostri (nel 1992 all’epoca) e trovando la Terra notevolmente cambiata, agisce a suo dire “come un dio” per purificare il mondo. Nel numero 41 di Supreme arrivò nientemeno Alan Moore a scriverne – o sarebbe più corretto a riscriverne – i testi. Moore rielaborò completamente il personaggio, facendone un omaggio al Superman della Silver Age, con parecchi rimandi a tutto il folklore e la mitologia originale del background dell’Uomo d’Acciaio, proprio come fece anni prima con la famosa storia “Che cosa è successo all’Uomo del Domani?” che chiudeva la Silver Age e l’universo DC pre-Crisi. Per questa run Moore ha vinto un Eisner Award. Moore collaborò con Liefeld anche su altri titoli come Glory, un omaggio a Wonder Woman in cui l’autore di Northampton mise idee che utilizzerà successivamente sulla sua Promethea. RITORNO ALLA MARVEL SU CAPITAN AMERICA L’ultimo lavoro degno di nota di Rob Liefeld risale al suo ritorno in Marvel in occasione dell’evento Heroes Reborn. La Casa delle Idee voleva rivitalizzare alcuni suoi personaggi classici e pensò di richiamare i disegnatori della Image Jim Lee e Rob Liefeld. Al primo andarono Fantastici Quattro e Iron Man, mentre Liefeld si occupò di Capitan America e dei Vendicatori. Ispirato dal film Total Recall (Atto di Forza in italiano) Rob narra di Steve Rogers, operaio metalmeccanico di circa trent’anni, sposato felicemente e padre di un figlio. L’uomo ha continui sogni di sé stesso vestito in un costume patriottico che combatte durante la Seconda guerra mondiale. Presto scoprirà che la sua vita è fasulla, che la sua famiglia è formata da dei sofisticati Life Model Decoy (androidi indistinguibili dagli umani) e quelli che lui crede sogni sono i suoi ricordi della sua vera vita da Capitan America. Liefeld racconta come Cap si fosse dichiarato contrario all’uso della bomba atomica contro i giapponesi, all’indomani del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. Spaventato dalla possibile reazione del pubblico americano a un atto di ribellione del Capitano, il governo decise, tramite l’agente di Nick Fury, di porre l’eroe in animazione sospesa. Cap veniva risvegliato ad ogni conflitto, ora in Corea con il nome di John Stone, ora in Vietnam con il nome di Jack Strike, senza più la sua uniforme, ma a poco a poco la sua vera identità cercava di venire fuori. Fury lo rese un civile, facendogli vivere il sogno americano, fino a quando con il ritorno del Teschio Rosso e della sua organizzazione terroristica Hydra, Capitan America è costretto a tornare in azione. La run di Liefeld durò circa 12 episodi, ma a causa delle modeste vendite e, entrato in conflitto con la dirigenza Marvel, lasciò la serie. Il suo Capitan America è passato agli annali per un’immagine promozionale che ha fatto il giro del web, con il Capitano che mostra dei pettorali abnormi, fuori scala, divenuti oggetto di numerose parodie nel corso degli anni. Di nuovo, Liefeld aveva proposto alcune idee interessanti, come il conflitto di natura etica con il governo e il fatto che questo lo utilizzasse come agente dormiente ma le storie, nonostante il contributo di Jeph Loeb, mostravano la stessa confusione di quelle della Image. A dimostrazione della bontà della sua trovata, quando Ed Brubaker nel 2005 curerà i testi di Capitan America, utilizzerà un espediente narrativo molto simile per caratterizzare Bucky Barnes, ora noto come Soldato d’Inverno, e motivare la sua lunga assenza nel corso dei decenni. Con il termine degli anni ’90 l’influenza di Liefeld e del suo stile venne sempre meno. Ha collaborato di tanto in tanto con Marvel e DC, occupandosi di miniserie dedicate ai suoi vecchi personaggi come Cable, Deadpool e, alla DC, Hawk & Dove, Deathstroke e Savage Hawkman. Ogni tanto prova a rilanciare i suoi Youngblood e Brigade, ma sempre con scarso successo. Sebbene criticato, Liefeld ha segnato un’epoca, nel bene e nel male. 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Credo che Cable, dal punto di vista fisico, sia un omaggio al Bruce Wayne di Batman: The Dark Knight Returns del 1986. Liefeld aveva già citato il Ronin sempre di Frank Miller nel presentare Shattestar, quando disegnava New Mutants, mentre si trafiggeva per sconfiggere un avversario alle spalle come aveva fatto il samurai senza padrone per uccidere un demone che era vulnerabile al sangue di un senza peccato. Disegnatore incapace di disegnare i piedi, cosa oggetto di uno scherzo nell’ultimo film di Deadpool, ma in grado di catturare l’attenzione del suo pubblico. Lo stesso Nicieza, che è uno degli autori che ha dato spessore a Deadpool anche se Liefeld non lo ha mai riconosciuto, dice che se un ragazzino entra nel suo studio resta colpito dalla tavola di Liefeld appesa al muro. Rispondi