Durante la Guerra di secessione americana, l’esercito nordista viene derubato di un carico d’oro da una truppa confederata. Il colonnello Cord McNally parte con i suoi uomini alla ricerca dei responsabili ma viene catturato dai sudisti, guidati dal capitano Cordona e dal luogotenente Tuscarora. Costoro confermano il suo sospetto: il furto è avvenuto grazie al tradimento di due nordisti. Riuscito a liberarsi con uno stratagemma, McNally cattura a sua volta Cordona e Tuscarora, promettendo loro la libertà se rivelano il nome dei traditori. I prigionieri rifiutano e McNally li consegna al suo esercito. Finita la guerra e ormai non più nemici, McNally, Cordona e Tuscarora si ritrovano e vanno a bere insieme. McNally rinnova la richiesta, ma i due riescono solo a fornirgli una descrizione sommaria dei nordisti traditori. Qualche tempo dopo però McNally riceve una lettera dallo sceriffo di Blackthorne, in Texas. Gli riferisce che Cordona vorrebbe vederlo, poiché Tuscarora gli ha detto che a Rio Lobo, dove si è trasferito, si trova uno degli uomini che sta cercando. McNally si mette in viaggio. Arrivato a Blackthorne, mentre parla con lo sceriffo, si avvicina una ragazza, Shasta, che vuole denunciare l’omicidio di un suo amico, avvenuto proprio a Rio Lobo per mano di uno degli uomini di Hendricks, lo sceriffo corrotto del luogo. Poco dopo, l’assassino e altri sgherri arrivano per arrestare Shasta. Lei spara mentre McNally e Cordona, giunto nel frattempo, eliminano gli altri. Cordona riconosce nell’uomo ucciso da Shasta uno dei nordisti traditori. Poi tutti e tre partono per Rio Lobo. A Rio Lobo un nordista, Ketchum, ha assoldato Hendricks per costringere i proprietari a vendere i loro ranch. McNally, infatti, assiste all’arresto di Tuscarora, che lavora per uno dei rancheros, il vecchio Phillips. Poiché Phillips non vuole cedere il ranch ed è affezionato a Tuscarora come a un figlio, Ketchum pensa di ricattarlo in questo modo. McNally insieme a Cordona e Phillips, passa al contrattacco. Rapiscono Ketchum, vale a dire il nordista traditore Ike Gorman, e minacciando di ucciderlo fanno liberare Tuscarora, asserragliandosi poi nell’ufficio dello sceriffo. Il piano è di attendere l’arrivo dell’esercito a cui consegnare Ketchum. Cordona, partito per avvertire le autorità, tuttavia viene fatto prigioniero dagli uomini di Hendricks. McNally e compagni, quindi, non possono che accettare di scambiare Ketchum con Cordona. Questa, a grandi linee, è la vicenda di Rio Lobo, l’ultimo western girato dal regista Howard Hawks e sua ultima regia. Pur avendo diretto quaranta lungometraggi, di cui i western sono una minima parte (solo 5), Hawks è considerato un maestro del genere americano per eccellenza. Non è forse un caso che Rio Lobo venga realizzato alla fine degli anni Sessanta ed esca nel 1970, in un anno che può essere considerato un vero e proprio spartiacque tra due epoche cinematografiche. Il passaggio dalla Hollywood classica a un modo di fare cinema che un illustre collega di Hawks, Raoul Walsh, definiva in maniera forse un po’ tranciante come “la decadenza della culla del cinema americano, per il pullulare dei professionisti della nevrosi” (Nuccio Lodato, Howard Hawks, Il Castoro Cinema n°45, settembre 1977,pag. 99). Il western è dunque la cartina di tornasole del mutamento in atto. Rio Lobo, infatti, se confrontato con alcuni dei più importanti film del periodo risulta inevitabilmente e orgogliosamente “antiquato”. Lo è di sicuro rispetto a Il piccolo, grande uomo (Arthur Penn) e Un uomo chiamato Cavallo (Eliot Silverstein), anche solo per il fatto di non aver nulla a che fare con la questione indiana (da cui Hawks, del resto, si è sempre tenuto abbastanza distante). Lo studioso inglese Geoff King, nel libro La nuova Hollywood (Piccola Biblioteca Einaudi, 2004), a proposito del film di Arthur Penn, scrive: “È la quintessenza di una revisione del genere in chiave irriverente e parodistica durante la rinascita di Hollywood. Le strutture ideologiche dominanti sono invertite”. Rio Lobo differisce anche dal film di Sam Peckinpah (vale a dire il maggiore regista western del periodo) La ballata di Cable Hogue: nonostante Peckinpah ci metta qualcosa di hawksiano. Una certa dose di umorismo e uno sguardo ironico sul nuovo che avanza e su un passato destinato malinconicamente a scomparire. Rio Lobo potrebbe ritenersi quindi l’ultimo film del cinema americano classico, essendo l’ultimo western girato da uno dei più grandi registi di tradizione hollywoodiana. Non è però un film di passaggio dalla cosiddetta Golden Era del cinema statunitense alla nuova Hollywood degli anni Settanta (a quello al limite ci pensano altri film del 1970, ad esempio Un uomo senza scampo di Frankenheimer). Sappiamo che Rio Lobo è l’atto finale di una sorta di trilogia che vede sempre protagonista John Wayne e che ha dei soggetti simili. Inizia nel 1959 con Un dollaro d’onore (Rio Bravo), e i più esperti sanno che Un dollaro d’onore nasce come risposta a un celebre western che né Hawks né Wayne amavano, vale a dire Mezzogiorno di fuoco (High Noon), diretto nel 1954 da Fred Zinnemann. Lo ammise lo stesso regista: “Un dollaro d’onore venne fatto perché non mi piaceva Mezzogiorno di fuoco. Vidi Mezzogiorno di fuoco, nello stesso periodo in cui vidi un altro film western (Quel treno per Yuma, N.d.A.) e, parlando di western, mi domandarono se mi piaceva, così risposi: “Non particolarmente”. Non credevo che un bravo sceriffo dovesse correre in giro per la città come un pollo senza testa a chiedere aiuto” (Il cinema di Howard Hawks, a cura di Adriano Apra e Patrizia Pistagnesi, Biennale di Venezia, 1981). Mentre il secondo della trilogia, El Dorado (del 1967), può ritenersi un remake del primo (o, meglio, una variazione sul tema), pur con le dovute differenze, Rio Lobo somiglia maggiormente a El Dorado, a cui lo assimila oltretutto il prologo iniziale, del tutto assente in Un dollaro d’onore. Diventa invece simile al capostipite nell’ultima parte, quando i protagonisti si asserragliano nell’ufficio dello sceriffo. Inoltre, a riprova della coerenza di Hawks, nonostante il cinema americano nel 1970 stesse andando come scritto sopra in tutt’altra direzione (quella dei professionisti della nevrosi), Rio Lobo ribadisce la netta divisione tra cattivi e buoni, e la totale fiducia nella solidarietà tra questi ultimi, ancora più che in Un dollaro d’onore. Gran parte della cittadinanza di Rio Lobo, infatti, si schiera dalla parte di Cord McNally e compagni. È stato girato in piena guerra del Vietnam ed è anche un film di guerra, per cui si può pensare che Hawks ci abbia messo una sua idea sulla guerra (si sa oltretutto di un suo soggetto sul Vietnam mai realizzato). Pur non trovandosi mai nel suo cinema forti prese di posizione ideologiche, in Rio Lobo è rintracciabile un sottotesto che definiremmo pacifista. Nella storia di un nordista che segue le tracce di altri nordisti aiutato da due sudisti, Hawks sembra voler affermare che l’essere umano conta più della divisa che indossa. In questo senso si allinea alle tendenze del periodo, a cui per altri versi concede una situazione insolitamente truce, lo sfregio della ragazza, Amelita, punita perché ha aiutato Cordona. A tal proposito, nel finale Rio Lobo si ricollega a El Dorado, quando Amelita si vendica sparando a Hendricks e uccidendolo (in El Dorado è la giovane Joey che ferisce Cole Thornton/Wayne sparandogli perché lo ritiene responsabile della morte del fratello). È la seconda uccisione del film per mano di una donna, come s’è visto. Nel caso di Shasta, non è azzardato invece ipotizzare un parallelo tra Rio Lobo e Il bandito delle 11 (Pierrot le Fou, 1965), di Jean-Luc Godard (o addirittura considerare la possibilità di un omaggio di Hawks al suo estimatore Godard). Al minuto 01:14:26 Phillips, venuto a sapere che Shasta ha ucciso un uomo, commenta divertito: “Con quelle gambe sai anche sparare”. Nel film di Godard, al minuto 01:32:07, la protagonista Marianne spara con il fucile ai gangster e pensa: “Una donna può ammazzare un mucchio di gente, non è che perché ha seni tondi e delle tenere cosce non può massacrare tutti se vuole, per rimanere libera e per difendersi”. Scheda film Rio Lobo (id., USA – 1970) Regia: Howard Hawks; soggetto: Burton Wohl; sceneggiatura: Leigh Brackett e B. Wohl; musica: Jerry Goldsmith; fotografia (technicolor): William Clothier; montaggio: John Woodcock; scenografia: William R. Kiernan; costumi: Leah Rhodes; interpreti: John Wayne (Cord McNally), Jennifer O’Neill (Shasta), Jorge Rivero (Cordona), Christopher Mitchum (Tuscarora), Jack Elam (Philipps), Victor French (Ketchum), Sherry Lansing (Amelita), Susana Dosamantes, David Huddleston, Peter Jason; produzione: H. Hawks e Paul Helmick per Malabar Productions; durata: 114′ Navigazione articoli LA REGIA GENIALE DI JERRY LEWIS 7 BOND GIRL PER ROGER MOORE