Nel periodo immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale, tra il 1945 e il 1950, il fumetto italiano conobbe una lenta ma significativa ripresa, dopo anni di interruzioni, censure e ristrettezze materiali. Il Paese, alle prese con le conseguenze del conflitto, si trovava in un clima di ricostruzione generale, e anche l’editoria cercava nuovi equilibri, tentando di conciliare il bisogno di evasione del pubblico con le difficoltà economiche e logistiche. In questo contesto incerto ma fertile, il fumetto tornò a occupare un posto rilevante nella vita quotidiana degli italiani, diventando uno strumento di intrattenimento accessibile, soprattutto per bambini e ragazzi. A causa della scarsità di carta e della necessità di contenere i costi, molte case editrici adottarono formati più piccoli ed economici. Fu così che si affermò il cosiddetto formato a striscia, con poche vignette per pagina e una narrazione semplice ma dinamica. La Mondadori, nel 1948, lanciò la collana Albi tascabili di Topolino, che fu il primo albo di fumetti pubblicato a strisce in Italia e segnò l’inizio di un nuovo corso per l’editoria a fumetti in Italia. Questi albi, piccoli e maneggevoli, ebbero immediato successo e vennero presto imitati da altri editori. Nello stesso anno vide la luce Il Piccolo Sceriffo di Tristano Torelli, considerato uno dei primi fumetti italiani interamente pensati per questo formato. Subito dopo, le Edizioni Audace di Tea Bertasi (ma fondata da suo marito Giovanni Luigi Bonelli, più noto come Gianluigi, che gliela cedette e che, in seguito, passò al figlio Sergio diventando la Sergio Bonelli Editore) pubblicarono la Collana del Tex, dove debuttò Tex Willer, personaggio creato da Gianluigi Bonelli e disegnato da Galep, nome d’arte di Aurelio Galleppini. Tex sarebbe presto diventato una punto di riferimento del western italiano e simbolo del fumetto nostrano d’avventura per eccellenza. Il piccolo sceriffo N.14 (1948) Nel 1949, sempre la Mondadori diede alle stampe Topolino “libretto”, una versione tascabile dell’originale Topolino “giornale”, che stava vivendo un momento difficile. Il passaggio al piccolo formato fu una scelta strategica della Mondadori per evitare di perdere i diritti Disney. Anziché interrompere la testata, si optò per proseguirla adottando il formato già utilizzato in un’altra pubblicazione della casa editrice, Selezione dal Reader’s Digest, versione italiana della rivista statunitense Reader’s Digest, che si occupava di argomenti che spaziavano dalla politica alla geografia, dalla storia alla cultura, dai personaggi noti a svariati altri argomenti. La scelta cadde su quel formato perché la rivista era stampata tramite l’utilizzo di una nuova e sofisticata macchina di stampa, che però restava inutilizzata tra la realizzazione di un numero e l’altro e quindi era disponibile per la realizzazione di una nuova pubblicazione. La scelta si rivelò azzeccata, tanto che ancora oggi la testata viene pubblicata in un formato praticamente invariato. In parallelo, alcune riviste storiche come Il Vittorioso, Il Monello, Intrepido e Corriere dei Piccoli ripresero le pubblicazioni dopo lo stop forzato della guerra. Tuttavia, non tutte le testate riuscirono a sopravvivere: L’Audace e L’Avventuroso, due protagoniste dell’epoca prebellica, non tornarono in edicola o lo fecero in forme molto diverse. In questo scenario, Il Corriere dei Piccoli continuava a proporre le sue classiche storie con didascalie in rima e senza balloon, legate a una tradizione ormai datata. Personaggi storici come Il Signor Bonaventura e Bibì e Bibò restavano in prima linea, ma il giornale iniziava a perdere il suo predominio, superato da linguaggi visivi più moderni e coinvolgenti. Collana del Tex N.1 (1948) Di contro, Il Vittorioso si distinse per la qualità delle sue proposte e per il talento dei suoi autori. Uno su tutti fu Benito Jacovitti, che per il giornale aveva creato Pippo, Pertica e Palla, Cip l’arcipoliziotto e il famoso diario scolastico Diario Vitt, che venne pubblicato fino al 1980. Con il suo umorismo surreale e i suoi personaggi grotteschi, Jacovitti diede nuova linfa alla narrazione a fumetti. Il suo stile, ricco di dettagli e invenzioni, rompeva con le convenzioni grafiche ereditate dal passato, anticipando una nuova sensibilità nel disegno comico italiano. A lui si affiancarono parecchi altri talenti, tra cui Lino Landolfi, che nel 1951 creò il buffo ma astuto poliziotto italoamericano Procopio e Franco Caprioli (Gino e Piero, I fanti di Picche), che si distinse nel panorama fumettistico italiano per il suo tratto raffinato e originale, influenzato dal pointillisme1 francese. Le sue illustrazioni, precise e dettagliate, si caratterizzavano per linee pulite e ombreggiature ottenute tramite fitte puntinature, creando un effetto visivo unico e riconoscibile. I suoi racconti, spesso ambientati in scenari esotici come i mari del Sud, affascinarono lettori e colleghi, ispirando una generazione di autori che ne raccolse l’eredità sia nei temi narrativi sia nell’eleganza stilistica del disegno. Il Diario Vitt 1952-53 È del 1949 Sciuscià, fumetto d’impronta neorealista* ambientato nell’Italia della Seconda guerra mondiale, subito dopo lo sbarco degli alleati. Racconta le vicende di tre giovani: Nico, detto Sciuscià, la coraggiosa Fiammetta e il turbolento Pantera. I testi sono di Tristano Torelli, Giana Anguissola e Renzo Barbieri, mentre i disegni furono affidati a Franco Paludetti, Fernando Tacconi, Gianluigi Coppola (anche con lo pseudonimo di C. Tura). Inizialmente pubblicato in due serie a strisce, il fumetto raggiunse i 240 episodi, successivamente ristampati in formato albo. Le avventure di Sciuscià continuarono con una terza serie, conosciuta come Serie Bis (pubblicata insieme al personaggio Nat del Santa Cruz, di Gian Giacomo Dalmasso, Tacconi e Torelli) per poi concludersi nel 1956 nel formato libretto su Il Piccolo Sceriffo. Nel 1965 il personaggio fu rilanciato con un nuovo stile grafico ad opera di Lina Buffolente, su testi originali di Tristano Torelli, all’interno della rivista Commandos edita dalla Sepim. In quegli stessi anni, cominciarono ad affermarsi nuovi personaggi che contribuirono a rinnovare profondamente il panorama fumettistico italiano, soprattutto all’interno dei generi più seguiti come il western, l’avventura esotica e il filone dei vigilanti mascherati. Nascono Amok (1946), eroe orientale celato da una maschera, frutto della collaborazione tra Cesare Solini (testi) e Antonio Canale (disegni), i quali si firmavano con gli pseudonimi di Phil Anderson e Tony Chan. Asso di Picche, edito da Uragano Comics tra il 1945 e il 1949. Realizzato da Mario Faustinelli e da un esordiente Hugo Pratt, Asso di Picche è il primo eroe mascherato italiano. Queste serie fondevano elementi tipici del pulp2 con l’azione serrata del fumetto d’avventura, dando vita a narrazioni intense e spettacolari. L’Asso di Picche N.2 (1946) Intanto, nuove testate umoristiche facevano il loro ingresso in edicola o affermavano la loro presenza, come ad esempio Cucciolo e Beppe. Ideati da Giuseppe Caregaro e Rino Anzi (testi e disegni), in collaborazione con Federico Pedrocchi, per la Edizioni Alpe dello stesso Caregaro, fanno la loro prima apparizione nel 1941 nella collana Gli Albi di Scimmiottino. Con una forte somiglianza grafica ai celebri Topolino e Pippo della Disney, la loro prima storia fu scritta da Federico Pedrocchi sotto lo pseudonimo di Antonio Carozzi e disegnata da Rino Anzi. Nei mesi successivi seguirono altre avventure, fino alla chiusura della testata nel dicembre dello stesso anno, poi sostituita l’anno successivo dalla nuova collana Gli Albi della Fantasia. A causa delle restrizioni imposte dal regime durante la guerra, che vietava l’uso delle nuvolette nei fumetti per ragazzi, le storie vennero adattate con didascalie sotto le immagini, abbandonando la classica struttura a vignette. Affidati a Giorgio Rebuffi, durante questa fase i due protagonisti subirono anche una trasformazione grafica significativa, cessando di essere rappresentati come animali antropomorfi e assumendo sembianze umane, pur mantenendo tratti caratteriali e atteggiamenti simili alle versioni precedenti. Il cambiamento non è giustificato all’interno della trama, ma questo passaggio segna l’inizio della loro vera evoluzione come icone del fumetto umoristico italiano. Nel gennaio 1953 esordì la testata Cucciolo che proseguì la pubblicazione fino al 1989, con un totale di 672 albi pubblicati. A Rebuffi si affiancò Umberto Manfrin, preceduto da alcune storie realizzate da Carlo Bottaro, che diventerà in seguito uno dei più importanti autori di fumetti umoristici e Disney italiani. Nel 1953, *Cucciolo in 3D fu il primo albo realizzato in tre dimensioni in Italia. A sinistra: Gli Albi di Scimmiottino N.76 (settembre 1941) con la prima apparizione di Cucciolo e Beppe – A destra: Cucciolo N.11 (Anno VIII – maggio 1959) Questo breve ma intenso periodo storico fu decisivo per la rinascita del fumetto italiano. Nonostante le difficoltà, il settore seppe reinventarsi, ponendo le basi per uno sviluppo florido. L’introduzione di nuovi formati, la ricchezza di generi e l’emergere di nuovi autori sempre più personali e autorevoli permisero al fumetto di affrancarsi dal ruolo di intrattenimento per soli bambini, conquistando una dignità espressiva e un’identità culturale più matura e articolata. Gli anni ’50: rinascita culturale (ancora) fumetto d’avventura Negli anni Cinquanta, l’Italia si lascia alle spalle le macerie della Seconda guerra mondiale per affrontare con energia e speranza una fase di profonda ricostruzione. Non si tratta solo di risanare le ferite materiali ed economiche del conflitto; il Paese è immerso in una rinascita culturale che tocca la società nel suo complesso. La voglia di voltare pagina si riflette anche nel panorama editoriale, che torna a fiorire dopo le restrizioni imposte dal regime fascista e le difficoltà del dopoguerra. In questo scenario di rinnovato slancio creativo, il fumetto si impone come uno dei linguaggi più vivaci e accessibili, conquistando un ruolo centrale nel tempo libero delle famiglie italiane, in particolare tra i più giovani. Proprio in questo decennio il fumetto d’avventura italiano vive un momento d’oro. Le edicole si popolano di pubblicazioni economiche, spesso in formato a striscia, agili e compatte, vendute a prezzi popolari e pensate per essere lette ovunque. Questi albi diventano ben presto parte integrante del quotidiano, oggetti da leggere, scambiare, collezionare. Il pubblico di riferimento è prevalentemente giovanile, composto da bambini e ragazzi che, in un’Italia ancora priva della televisione di massa, trovano nel fumetto un mezzo di svago, ma anche un ponte verso mondi sconosciuti, eroici, esotici. Con il successo esplosivo di Tex Willer di Bonelli e Galleppini, personificazione di valori forti e immediatamente riconoscibili quali giustizia, lealtà e senso dell’onore, ma al tempo stesso personaggio dal profilo profondamente umano, che sa commuoversi, arrabbiarsi e riflettere, si inaugura un nuovo modello narrativo e diventerà una figura simbolica del fumetto popolare italiano, mantenendo una presenza costante in edicola fino ai giorni nostri. Capitan Miki N.36, (Serie I – 1952) Il Grande Blek N.1 (3 ottobre 1954) A fianco di Tex, presto si affermano altri personaggi destinati a entrare nell’immaginario collettivo. Tra questi troviamo Capitan Miki, edito nel 1951 dall’Editoriale Dardo e creato dal trio Pietro Sartoris, Giovanni Sinchetto e Dario Guzzon, in arte EsseGesse. Le strisce di Il Piccolo Ranger, di Francesco Gamba (disegni) e Andrea Lavezzolo (testi), edito dalle Edizioni Audace nel 1958. Kinowa, della Mediolanum (poi Editoriale Dardo), creato nel 1950 da Andrea Lavezzolo — che utilizzò lo pseudonimo A. Lawson — per i disegni prima dello studio EsseGesse e successivamente di Pietro Gamba. La serie ottenne un notevole successo, non solo in Italia ma anche all’estero, venendo tradotta e distribuita in diversi paesi europei (Francia, Grecia, Svezia) e, in particolare, in Turchia, dove il personaggio divenne così popolare da ispirare anche adattamenti per il grande schermo e fotoromanzi. Infine, non si può non citare Il Grande Blek, una delle serie a fumetti italiane più famose. Creata nel 1954 per l’Editoriale Dardo, ancora una volta dal prolifico trio EsseGesse, la serie è ambientata durante la Guerra d’indipendenza americana e vede come protagonista Blek Macigno, un possente trapper ribelle, fiero oppositore del dominio inglese e difensore dei valori di libertà e giustizia. Accanto a lui agiscono i compagni di sempre: il giovane Roddy e il professor Occultis, che con la loro presenza aggiungono leggerezza e ironia alle vicende d’azione. Lo stile narrativo, avvincente e diretto, unito a un disegno essenziale ma efficace, rese la serie immediatamente popolare, soprattutto tra i lettori più giovani. Il formato a striscia, economico e accessibile, contribuì a una diffusione capillare che portò la serie a toccare la straordinaria tiratura di 400.000 copie a settimana, divenendo uno dei fumetti più letti del periodo. Il successo fu tale da trovare un pubblico anche oltre i confini italiani, venendo tradotto e pubblicato in diversi paesi esteri. In alcuni casi, la popolarità fu tale da generare versioni locali del personaggio, con storie inedite realizzate da altri autori sia italiani che stranieri, che lo rielaboravano secondo gusti e stili differenti, ma ne mantenevano intatto lo spirito. Questo fenomeno contribuì a rendere Blek un vero e proprio simbolo dell’avventura a fumetti di scuola italiana, capace di influenzare per anni lo stile e i contenuti del fumetto popolare europeo. Questi eroi rappresentano una declinazione tutta italiana del genere avventuroso, spesso ispirata al fumetto americano, ma riletta attraverso uno stile e una morale più vicini alla sensibilità del pubblico nazionale. Le storie sono dirette, coinvolgenti, piene di azione, ma sempre accompagnate da un forte impianto etico. L’eroe combatte il male, ma non è mai crudele, è coraggioso e mai arrogante. A questo filone avventuroso si aggiunsero anche gli emuli italiani di Tarzan, i cosiddetti tarzanidi3, che replicavano l’immaginario esotico e selvaggio del celebre eroe della giungla. Tra questi spicca Akim, creato nel 1950 da Augusto Pedrazza e Roberto Renzi. Akim è un bianco allevato da scimmie, divenuto protettore della giungla e dei suoi abitanti. Capace di comunicare con gli animali, affronta pericoli di ogni genere. Si affermò come uno dei più popolari personaggi del genere, con un successo duraturo che si estese anche fuori dall’Italia, soprattutto in Francia e Germania. Pantera Bionda (1948), eroina ispirata all’americana regina della giungla Sheena, ideata da Gian Giacomo Dalmasso (testi) e Enzo Magni (disegni), noto anche con lo pseudonimo di Ingam, che, avventurosa e soprattutto sensuale, dovette affrontare frequenti interventi della censura per via degli abiti succinti e del tono audace delle sue storie. La bionda eroina della giungla, nel 1950, interruppe la sua avventura editoriale, ma a lei si ispirarono altre eroine le cui storie erano ambientate nella giungla, come La Tigre Bianca, una serie a strisce del 1950 scritta da Gianni De Simoni e illustrata da Ferdinando Corbella e Naja, Regina della Jungla, uscita nel 1951 con testi di Dalmasso e disegni di Enzo Chiomenti. Entrambe le eroine riprendevano l’impostazione dinamica e sensuale della loro predecessora, muovendosi in scenari esotici ricchi di azione e pericoli. Il successo dei tarzanidi dimostra quanto l’attrazione per mondi lontani, giungle misteriose e avventure spettacolari fosse viva nel pubblico italiano del dopoguerra, desideroso di evasione e di eroi puri. Naja, Regina della Jungla N.6 (1951) Tutti questi personaggi e le loro storie contribuirono a costruire, negli anni Cinquanta, una vera e propria identità del fumetto italiano, capace di unire tradizione narrativa, adattamento dei modelli stranieri e creatività editoriale. In un’Italia che stava riscoprendo se stessa dopo la guerra, il fumetto si affermò come uno degli strumenti più vitali per raccontare, sognare e divertirsi. Questi personaggi, anche se spesso semplici nel contenuto, contribuirono a formare l’immaginario visivo di un’intera generazione. CONTINUA… Akim, il figlio della jungla N.84 (1951) Noteo puntinismo, una tecnica pittorica nata in Francia intorno al 1870, nell’ambito del neoimpressionismo, che consiste nell’applicare il colore sulla tela tramite piccoli punti separati per creare effetti di luce e forma[↩]il pulp è un genere narrativo cupo e crudo, ricco di violenza, crimini e atmosfere macabre, spesso vicino al noir, al poliziesco e all’horror. Qui per approfondire[↩]coniato da Francis Lacassin, il termine tarzanide indica personaggi dei fumetti ispirati a Tarzan, protagonisti di avventure nella giungla. La versione femminile è detta jungle girl o tarzanella in italiano[↩] Navigazione articoli I MANGA SONO MEGLIO? MATITE BLU 475