I produttori italiani, per garantirsi ottimi incassi, hanno spesso accoppiato gli attori e le attrici più apprezzati dagli spettatori. È stato così anche con Renato Pozzetto, che dalla metà degli anni Settanta, e per tre decenni, si è affermato come uno dei comici di maggior successo del nostro cinema.

Negli anni Settanta ad affiancarlo è stato soprattutto Cochi Ponzoni, con cui nel 1964 aveva formato la coppia Cochi e Renato, ottenendo il consenso del pubblico e della critica al Derby Club (il locale milanese tempio del cabaret) e in televisione.
Pozzetto e Ponzoni, dopo l’esordio cinematografico nel 1976 in Luna di miele in tre, di Carlo Vanzina, animano due episodi dei film Tre tigri contro tre tigri, del 1977, e Io tigro, tu tigri, egli tigra, che esce nel 1978.
Nel primo episodio (regia di Sergio Corbucci), Pozzetto è Don Cimbolano, parroco in un paesino della provincia di Varese, a maggioranza comunista. Un giorno viene mandato a fargli visita un prete americano, Joe Martini, che essendo protestante ha una bella moglie. Tra i paesani dopo una gita si sparge la voce che Don Cimbolano abbia avuto una tresca con la giovane donna, scatenando la gelosia di Martini. A seminare il dubbio è soprattutto il postino, interpretato da Massimo Boldi, anche lui nato artisticamente al Derby e che aveva recitato con Pozzetto già in vari film: in particolare Di che segno sei? e Sturmtruppen (in seguito comparirà in altri: Nessuno è perfetto, Il ragazzo di campagna).
Nell’episodio di Io tigro, tu tigri, egli tigra, diretto dallo stesso Pozzetto, Cochi interpreta Caminito, che sta progettando di uccidere la ricca e dispotica moglie. Si fa aiutare dal cameriere Elia (Pozzetto). Ma il piano non va come previsto. Nell’episodio compaiono, oltre al solito strepitoso Boldi, altri comici del Derby: Felice Andreasi, Giorgio Porcaro, Ernest Thole, più Luciano Lemans, figura storica del locale e amico di Pozzetto (è il tizio che mangia avidamente il minestrone nella bellissima scena della Trattoria Semivuota).

Nel 1977 Pozzetto e Adriano Celentano esordiscono insieme in Ecco noi per esempio…, diretto da Sergio Corbucci. Nonostante sia una commedia, il film ha un sottofondo amaro e malinconico. Rappresenta oltretutto il tentativo, riuscito solo in parte, di raccontare la società di quegli anni.
Un aspirante poeta, Palmambrogio (Pozzetto), arriva a Milano intenzionato a trovare un editore per il suo manoscritto. Conosce il fotografo Anton Matteo detto Click (Celentano), perennemente squattrinato e deciso a realizzare lo scoop che possa cambiargli la vita.

Più che con i colleghi comici, è comunque con le attrici che Pozzetto fa coppia in questo periodo. Inizia con Giovanna Ralli (Per amare Ofelia), e Agostina Belli (Due cuori e una cappella), prosegue con Mariangela Melato (con cui interpreta due film: La poliziotta, diretto da Steno nel 1974, e Saxofone, che nel 1978 segna l’esordio registico di Pozzetto) e Dalila Di Lazzaro (+ Angelica Ippolito) nel film di Alberto Lattuada Oh, Serafina (del 1976).
Alla fine del decennio Pozzetto compare in ruoli da comprimario a fianco di alcuni importanti attori del nostro cinema, Marcello Mastroianni in Giallo napoletano (1978, Sergio Corbucci) e Johnny Dorelli in Tesoromio (1979, Giulio Paradisi).
Nel 1979 recita poi accanto alla diva sexy del momento, Edwige Fenech, nel film di Steno La patata bollente e l’anno dopo in Sono fotogenico, diretto da Dino Risi. Nel primo Pozzetto è Bernardo, un operaio comunista fidanzato con la collega Maria, ma la loro relazione sembra entrare in crisi quando Bernardo ospita un giovane omosessuale.

Nel 1980 è la volta di Eleonora Giorgi, che fa coppia con Pozzetto in Mani di fata, diretto da Castellano e Pipolo e prodotto da Mario e Cecchi Gori, specialisti della commedia italiana. Nel film, tra i più visti della stagione, la strega Finnicella, condannata al rogo nel 1656, rinasce in epoca moderna per vendicarsi su Emilio, discendente del prete che la incriminò.

Il primo incontro tra Pozzetto e un’altra reginetta della commedia sexy, Gloria Guida, avviene nel 1980 con Fico d’India (regia di Steno).
Lorenzo Millozzi, sindaco di un paesino del Lazio, è sposato con Lia. Una sera la trova in compagnia di un playboy del paese, Ghigo. Pensando a un tradimento li minaccia con una pistola e Ghigo viene colto da infarto. Perché la notizia non si diffonda, Lorenzo ospita Ghigo, in attesa che guarisca. Ne nasce tutta una serie di equivoci. Situazioni piccanti e comiche si alternano in un film ottimamente strutturato.
Pozzetto duetta non solo con la Guida, ma anche con il “rivale” (che poi diventa suo amico), il bravo Aldo Maccione (con Pozzetto già in Sono fotogenico) e, in una delle scene più celebri del film, con Diego Abatantuono, che interpreta il Burattinaio, capo di una banda di teppisti.

Come ha scritto Franco Grattarola (Lo chiamavano Bombolo, Cine 70 e dintorni, n°1 – 2001), “Corbucci secondo una moda imperante in quegli anni, unisce il campione degli incassi del Centro Italia (Milian) e il campione degli incassi del Nord Italia (Pozzetto)”. Il film a cui si riferisce è Uno contro l’altro, praticamente amici, del 1981.
Franco Colombo (Pozzetto) ha ereditato la proprietà di una ditta che produce carne in scatola. Arrivato a Roma con una borsa piena di denaro per corrompere un onorevole, conosce Quinto (Milian), che si spaccia per medico ma in realtà è un ladro appena uscito di prigione. Quando la valigia gli viene rubata, Franco accusa proprio Quinto. Non avendo niente a che fare con il furto, Quinto aiuta Franco a scoprire il colpevole.

Nel 1982 ancora Gloria Guida gira con Pozzetto La casa stregata, per la regia di Bruno Corbucci.
Giorgio e Candida, che stanno per sposarsi, non sanno di essere la reincarnazione di una coppia di amanti, trasformati in statue di sale dalla madre di lei. Potranno fare l’amore solo nella stanza dove avvenne il fatto e al rintocco della mezzanotte del millesimo anno. Così i predecessori saranno liberati dall’incantesimo.

Nel terzo episodio del film di Sergio Martino Ricchi, ricchissimi … praticamente in mutande, del 1982, Pozzetto ed Edwige Fenech recitano per la terza volta insieme. Un imprenditore per salvare la propria industria dal fallimento è disposto a cedere per una notte la moglie a uno sceicco. Ma non sa che lo sceicco invece sta puntando lui.

Pozzetto tra il 1982 e il 1983 è stato il protagonista di due film divisi in due episodi. In entrambi i casi il secondo episodio è interpretato da Nino Manfredi. Il primo film è Testa o croce, diretto da Nanni Loy, ma in questo caso i due attori hanno solo il nome affiancato nei titoli di testa. In Questo e quello, del 1983, partecipano invece uno all’episodio dell’altro.
Nel primo, intitolato Questo… amore impossibile, Renato Pozzetto è il fumettista hippy Giulio, che attraversa una crisi creativa. Quando conosce la bellissima bionda Lucy ritrova l’ispirazione, salvo poi scoprire che la ragazza è stata ingaggiata dal suo editore.
Qui Manfredi interpreta, in una delle migliori scene del film (dal minuto 00:16:38 al minuto 00:20:54), un medico stralunato, a cui Giulio si rivolge per capire cosa gli sta succedendo, poiché comincia a credere che Lucy sia solo frutto della sua immaginazione.
Nel secondo episodio, Quello… dal basco rosso, Nino Manfredi veste i panni dello scrittore Alessandro, che incontra alle terme una donna con la quale anni prima ha avuto una relazione e la cui figlia adolescente Daniela da bambina è stata innamorata di lui. Pozzetto interpreta il fidanzato di Daniela, che avvicina Alessandro alle terme e gli chiede uno strano e inaspettato favore (dal minuto 01:14:18 al minuto 01:21:55).

Diretti dal maestro della commedia Steno, nel 1983 Pozzetto e la Giorgi tornano a recitare insieme in Mani di fata.
Franca, una manager di successo, è sposata con Andrea, un ingegnere che dopo aver perso di lavoro diventa un perfetto uomo di casa e decide di fare il domestico.

Tra le partner di Pozzetto non poteva mancare l’attrice italiana più
rappresentativa di quegli anni. Con Ornella Muti tra il 1981 e il 1983 interpreta due film, entrambi diretti da Pasquale Festa Campanile. Nel primo, Nessuno è perfetto, Pozzetto è un imprenditore che si innamora di una modella, la sposa, per poi scoprire che prima era un uomo.
Il secondo film, Un povero ricco, è ancora oggi uno dei più graditi dal pubblico.
Qui Pozzetto, che riprende in parte l’idea di Saxofone, disegna con tratti vivaci il ricco industriale Eugenio, angosciato dall’idea del fallimento e della miseria. Decide perciò di abbandonare tutto e di cominciare a vivere davvero da povero. Cerca lavoro, subisce delle umiliazioni ma conosce una ragazza, Marta, e se ne innamora. La Muti, che ha un’attitudine più drammatica che comica, in certi momenti sembra recitare in un film a parte. Ma proprio questo contrasto espressivo contribuisce non poco all’atmosfera da fiaba metropolitana.

Pozzetto e Celentano si ritrovano nel sottovalutato Lui è peggio di me, diretto nel 1985 da Enrico Oldoini.
Luciano (Pozzetto) e Leonardo (Celentano) sono proprietari di una concessionaria d’auto d’epoca. Quando Luciano decide di sposarsi il rapporto d’amicizia tra i due s’incrina.
Sono numerosi i momenti d’alta comicità del film, meno corrosivo forse di Ecco noi per esempio… ma con notevoli idee di sceneggiatura (del regista e di Bernardino Zapponi, già autore di Questo e quello).

Un’altra coppia che ha colto nel segno è quella formata da Pozzetto e Carlo Verdone nel 1986 per 7 chili in 7 giorni, realizzato da Luca Verdone.
Laureatisi in medicina nello stesso anno, Alfio (Verdone) e Silvano (Pozzetto) non hanno avuto molta fortuna come medici. Il primo ha sposato una donna ricca e aperto un centro estetico, il secondo fa il rappresentante. Ritrovatisi dopo qualche anno, decidono di aprire una clinica per dimagrire con i soldi della moglie di Alfio. Ma anche in questo caso le cose non vanno molto bene.
Benché in quegli anni il cinema comico italiano cominciasse a mostrare segni di stanchezza, 7 chili in 7 giorni può vantare molte scene di sicuro effetto e il duetto Verdone-Pozzetto funziona. Il regista e attore romano, del resto, ha dichiarato che con Pozzetto fu “fantastico il rapporto, perché è una persona divertentissima (…) soprattutto è un attore estremamente educato e estremamente di stile”.

La prima accoppiata di Pozzetto con Enrico Montesano dà come risultato Noi uomini duri, ben diretto da Maurizio Ponzi.
I protagonisti sono Mario (Montesano), tranviere alienato da un lavoro monotono, e Silvio (Pozzetto), banchiere con problemi di impotenza.
La sintonia tra Pozzetto e Montesano, ma anche l’ambientazione e i personaggi di contorno, delineati con cura, contribuiscono a rendere il film gradevole.

Nel 1990 Mario e Vittorio Cecchi Gori producono un grande successo mettendo insieme Pozzetto e Paolo Villaggio per la regia di Neri Parenti.
In Le comiche, diviso in cinque episodi (più un prologo e un epilogo), Paolo e Renato, usciti dallo schermo di un cinema dove si proietta una vecchia comica, vivono una serie di disavventure che li vedono impegnati nei più svariati mestieri e ovviamente ne combinano di tutti i colori.
Gli episodi omaggiano le pellicole del muto, lo slapstick, Laurel e Hardy eccetera. Lo dimostra il titolo di una recensione del critico Tullio Kezich pubblicata sul Corriere della Sera: “Con Pozzetto e Villaggio si gioca a Stanlio e Ollio” e uno degli episodi, nel quale i due protagonisti vendono macchine per lavare i pavimenti è quasi il rifacimento di Avventura a Vallechiara, con Laurel e Hardy, del 1938.
Il tipo di comicità con gag molto visive è più adatta a Villaggio che a Pozzetto (come ha ammesso lui stesso) ma bene o male i due riescono a strappare la risata.

Il riscontro al botteghino spinge la produzione a realizzare due anni dopo Le comiche 2, sempre con Parenti regista.
Renato e Paolo questa volta escono dalla locandina del film stesso, che sta per essere coperta da un manifesto pubblicitario. L’episodio migliore è l’ultimo, nel quale i due, vestiti da Babbo Natale si guadagnano da vivere facendo le foto con i bambini.
Se già Le comiche 2 mostrava segni di stanchezza, Le nuove comiche (1994, sempre regia di Neri Parenti), terzo e ultimo, è obiettivamente un film poco riuscito, soprattutto perché poco divertente. Si salva la messa in scena del balletto classico nel primo episodio, davvero ben realizzata nella sua furia distruttiva.

In altre due occasioni Pozzetto e Montesano hanno lavorato insieme. Prima in Piedipiatti, diretto nel 1991 da Carlo Vanzina.
Due agenti, il romano Vasco e il milanese Silvio, si alleano per dare la caccia a una banda di narcotrafficanti. Il film fa chiaramente riferimento alle tante produzioni americane sulle coppie di poliziotti, ma senza troppi pretenziosi ammiccamenti. Le trovate comiche sono quasi tutte di buona fattura e la trama poliziesca, pur non particolarmente originale, regge.
Segue nel 1994 il meno visto ma non disprezzabile Anche i commercialisti hanno un’anima, nuova regia di Ponzi.

Infelici e contenti, nel 1992 unisce Pozzetto ed Ezio Greggio sempre per la regia di Neri Parenti. Il primo è Aldo, un imprenditore rimasto paralizzato alle gambe dopo un incidente e lasciato dalla moglie in un ospizio per le vacanze estive, mentre Greggio interpreta Vittorio, un cieco che vive di truffe. I due fanno amicizia e Vittorio coinvolge Aldo in un giro per l’Italia allo scopo di piazzare dei Rolex falsi.
È una commedia più acida che spiritosa, e lo stesso discorso sostanzialmente si può applicare al coevo Ricky e Barabba, co-interpretato e diretto da Christian DeSica.

 

 

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