Questa pagina viene da “
Una ballata del mare salato” di Hugo Pratt, e la sua poesia nasce da più livelli che lavorano insieme: ritmo narrativo, disegno, simbolo e silenzio.
Nelle prime vignette c’è dialogo: “Corto… Corto… la lunga onda!”. Il linguaggio è
breve, quasi spezzato. Serve a creare una tensione immediata. Poi Pratt fa una cosa tipica del suo modo di narrare, toglie la parola e lascia parlare il paesaggio.
La grande vignetta centrale con l’onda interrompe la conversazione. È come se la natura si
prendesse la scena. La poesia nasce proprio da questo passaggio brusco dalla voce umana alla potenza del mare. Hugo Pratt usa due elementi, un nero molto denso e il bianco violentissimo della schiuma. Questa economia crea una forza quasi calligrafica. La grande onda è costruita come una composizione giapponese. Ricorda la dinamica di “La grande onda di Kanagawa” disegnata da Hokusai.

Un altro elemento poetico è la distanza. La sequenza fa tre movimenti, vicino (i volti dei personaggi), immenso (la montagna d’acqua) e lontanissimo (la barca minuscola nel paesaggio). Questa variazione di scala crea una sensazione molto forte, l’uomo è una cosa piccola. È una poetica che attraversa tutto Corto Maltese.
L’onda qui non è solo meteorologia, è quasi un
evento mitico. Corto dice: “… mai vista una cosa simile…”. L’onda diventa destino, rito di passaggio e prova iniziatica. Molto spesso in Pratt il mare rappresenta la soglia tra due mondi.
L’ultima vignetta è fondamentale. La barca
quasi si perde nello spazio bianco. I personaggi parlano piano: “… aggrappatevi a qualche tavola… cercate di stare uniti…” La tensione non è più spettacolare. Diventa umana e fragile. Ed è qui che nasce la vera poesia, non nell’onda, ma nel piccolo gruppo di uomini che cerca di restare insieme nel caos.

C’è un dettaglio molto raffinato in questa pagina che quasi nessuno nota, Pratt nasconde un movimento circolare che guida l’occhio del lettore dentro tutta la tavola. L’occhio entra nella pagina dal volto di Corto Maltese (in alto al centro-sinistra).
Le vignette superiori e i dialoghi portano naturalmente l’occhio verso la scena dell’onda che arriva. La grande vignetta centrale contiene il vero centro della composizione:
il vortice dell’onda.
La cosa straordinaria è che la linea dell’onda
fa letteralmente girare l’occhio in spirale. È un movimento che trascina il lettore dentro il mare. Dopo la spirale lo sguardo cade nella vignetta finale dove la tensione esplosiva diventa silenzio e distanza. La pagina non è solo narrativa, è coreografica. Il lettore viene guidato dentro un movimento circolare. La spirale è il punto centrale di questo viaggio, il baricentro geometrico della intera tavola.

C’è un altro dettaglio raffinato in questa pagina, un trucco con cui Pratt fa sembrare l’onda molto più grande di come l’ha disegnata. È un piccolo capolavoro di regia grafica.
Nella prima cornice Pratt mette
l’unica vera struttura dell’onda, la spirale, di cui disegna solo il centro con pochi colpi di pennello radiali lasciando che una lunga striscia bianca a forma di esse suggerisca la schiuma. Come nella calligrafia il cervello del lettore ricostruisce il resto da solo.
Nella seconda cornice la schiuma è in primo piano, il cervello la interpreta come  vicinissima a noi, quindi la cresta sopra sembra
immensa.
Nella terza cornice viene messo in opera il trucco. La barca è piccolissima rispetto al mare. Quando il lettore ripensa alla onda, il cervello fa automaticamente il confronto, se la barca è così piccola… l’onda doveva essere gigantesca. È un effetto retroattivo, la scala della scena si costruisce dopo.

C’è un ulteriore dettaglio meraviglioso e quasi invisibile in questa pagina. La forma dell’onda è disegnata per ricordare un occhio che si apre sul mare. Quando lo si vede, la tavola cambia completamente significato. È uno dei piccoli colpi di genio di Pratt.
Nella vignetta centrale di “Una ballata del mare salato” l’onda è costruita come
un occhio. La struttura nasconde un’ellisse grande che sarebbe la schiuma (la palpebra) e un cerchio più interno che sarebbe la spirale (la pupilla). Pratt usa la spirale dell’acqua come una pupilla che guarda. Questo cambia completamente la lettura della scena.
L’onda non è più solo un fenomeno naturale, è quasi il mare che guarda. Una
presenza viva. Qualcosa che osserva gli uomini. È una cosa molto prattiana, la natura nei suoi fumetti sembra dotata di una coscienza divina che ci proietta immediatamente in una dimensione mitica.

Hugo Pratt poi compie un operazione ancora più sottile, usa un trucco di pennello per far sembrare l’acqua in movimento continuo, anche se il disegno è fermo. Le linee evidenziate mostrano la direzione dei colpi di pennello.
Pratt non disegna l’acqua
come forma, ma come movimento. Le linee che scendono verso destra simulano la massa dell’onda che cade. Sono veloci, parallele e fatte con un unico gesto del pennello. Il cervello le legge come flusso. Vicino al centro le linee diventano più corte, curve e concentriche. Questo crea la sensazione di acqua che gira su se stessa.
Quindi nella stessa immagine abbiamo due movimenti diversi
, il trascinamento dell’onda e la rotazione del vortice. Questa tavola mostra uno dei segreti più profondi dello stile di Pratt, il suo segno non descrive gli oggetti, descrive le forze (vento, mare, direzione). È per questo che le sue pagine sembrano vive.

Analizziamo adesso una cosa sorprendente, in questa pagina Pratt usa solo 3 tipi di pennellata per disegnare praticamente tutto il mare. Nell’immagine ho sottolineato i tre tipi di pennellata fondamentali.
Nel riquadro rosso abbiamo la
pennellata di direzione con cui Pratt costruisce la massa dell’onda. È costituita da colpi lunghi e inclinati, veloci,
larghi e leggermente curvi. Servono a indicare la direzione della massa d’acqua.
Nel riquadro blu abbiamo la
pennellata di vortice che costituisce la spirale di energia. Qui Pratt usa
tratti più corti, concentrici e molto ravvicinati. Questo crea la sensazione di rotazione. È il punto di massima energia della scena.
Infine, nel riquadro verde abbiamo la
pennellata a macchia per la schiuma e la profondità. Sono macchie irregolari, quasi astratte, larghe e
senza una direzione precisa. Servono per creare texture e tridimensionalità nell’acqua.

C’è un ultimo dettaglio ancora più sorprendente in questa pagina, si tratta di un trucco usato da Hugo Pratt, un errore volontario di prospettiva dell’onda per farla sembrare molto più grande di quanto sia realmente disegnata.
La linea lunga nella vignetta finale è il
vero livello del mare. Serve come riferimento visivo reale della scena. È stabile, orizzontale, calma. La linea che attraversa l’onda è falsamente inclinata. In realtà, se fosse un’onda vista da quella distanza, dovrebbe essere più parallela all’orizzonte. Pratt invece la inclina. Questo crea due effetti psicologici: l’onda sembra cadere addosso allo spettatore e la massa dell’acqua sembra più alta e instabile. È una prospettiva drammatica, non realistica. Pratt non usa il pennello per descrivere il mondo, ma per evocarlo. Per questo i suoi disegni sembrano ricordi e le sue tavole poesie.

Un pensiero su “LA POESIA DI PRATT IN UNA PAGINA DI “UNA BALLATA””
  1. La Ballata del mare salato era nata in bianco e nero puro. La colorazione è arbitraria se si vuole esaminare la vignetta da un punto di vista estetico e di composizione.

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