La rivista Playmen, sotto la guida della sua fondatrice e direttrice Adelina Tattilo, ha rappresentato qualcosa nella rivoluzione sessuale italiana degli anni ’60 e ’70, unendo erotismo e trasgressione a contenuti culturali e sociali. La Tattilo (scomparsa nel 2005) è stata una figura pionieristica, una giornalista che utilizzò Playmen come strumento per promuovere la trasformazione dei costumi italiani. Le sue battaglie legali contro la censura dell’epoca furono numerose e contribuirono a spostare i limiti di ciò che era considerato pubblicabile in Italia. La sua storia è stata recentemente raccontata nella serie Netflix, Mrs Playmen. Adelina Tattilo La rivista nacque e crebbe in parallelo ai movimenti di contestazione del ’68 e alla rivoluzione sessuale, intercettando e alimentando il desiderio di modernità e di maggiore libertà. Sfidò la morale dell’epoca pubblicando servizi fotografici audaci, contribuendo a sdoganare la nudità in un paese ancora fortemente influenzato dalla morale cattolica. Oltre all’erotismo, Playmen offriva articoli di cultura, inchieste giornalistiche, interviste a intellettuali e scrittori, diventando un punto di riferimento per il dibattito nella società italiana. La rivista fu una vetrina per molte attrici e modelle. Qui ricorderemo alcune delle più rappresentative del primo periodo. 1968 – Edwige Fenech Nel 1968, all’età di 20 anni, Edwige Fenech era agli inizi della sua carriera cinematografica. Si era trasferita da Nizza a Roma nel 1967 per girare il suo primo film italiano, Samoa, regina della giungla, nel quale interpretava la protagonista. La Fenech entrò sotto contratto con il regista austriaco Franz Antel che le fece girare nel 1968 Sexy Susan Sins Again, una commedia in costume austro‑italiana. Quando posò per la prima volta per Playmen nel febbraio 1968, era poco più di una sconosciuta. Fu straordinaria la rapidità con cui quel servizio fotografico la trasformò in un’icona erotica in Italia. L’impatto delle foto fu tale che la sua immagine divenne immediatamente familiare al pubblico maschile, contribuendo a lanciare la sua carriera e a farla diventare un volto noto prima ancora che i suoi film avessero successo al botteghino. Si racconta che quel numero di Playmen andò a ruba nelle edicole e che il suo poster centrale fosse appeso ovunque. 1969 – Brigitte Bardot Nel 1969, Brigitte Bardot era all’apice della sua fama come attrice e simbolo di rivoluzione sessuale. Nel marzo del 1969, le furono dedicati la copertina e il servizio principale di Playmen. Non si tratta di foto di nudo esplicito scattate appositamente per la rivista, bensì, con molta probabilità, di scatti d’archivio o promozionali legati alle riprese del film Les Femmes a cui stava lavorando in quel periodo a Roma. Queste immagini suscitarono un grande scandalo e fecero registrare vendite record per il numero di marzo 1969, confermando l’abilità della Tattilo nel capitalizzare l’immagine delle star internazionali senza necessariamente dover negoziare un servizio fotografico in studio con la diva stessa, che molto probabilmente non avrebbe accettato di posare nuda per una rivista italiana ancora poco nota. 1970 – Donyale Luna Nel 1970, Donyale Luna, la prima top model afroamericana della storia, era una figura enigmatica e all’avanguardia che viveva e lavorava in Europa, dove aveva trovato un ambiente culturale in linea con la sua personalità libera e ribelle. Aveva recitato in “Fellini Satyricon” l’anno precedente, consolidando la sua presenza nel cinema d’autore europeo. Si era trasferita da poco in Italia dove aveva acquistato un appartamento a Roma e una cinquecento che guidava con spavalderia. Nel 1970 apparve sul numero di gennaio di Playmen. Il servizio, audace per l’epoca, la ritraeva in pose sensuali con indosso abiti di rete, contribuendo ad accrescere la sua fama di icona di stile e bellezza non convenzionale. Adelina Tattilo fu tra le poche in Europa a dare a Donyale Luna lo spazio e l’importanza che meritava, andando oltre i pregiudizi che la modella subiva negli Stati Uniti. 1971 – Solvy Stubing Nel 1971, Solvi Stübing era un volto già noto in Italia, non tanto per i ruoli cinematografici, quanto per la sua popolarità come “bionda della Peroni”. Le campagne pubblicitarie la vedevano protagonista con lo slogan “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”. Nel 1971, era l’adorata e “pulita” incarnazione della bionda, sana e sorridente ragazza della porta accanto che entrava nelle case degli italiani tramite gli spot di Carosello. La sua apparizione sulla copertina di Playmen e il servizio fotografico interno, che la ritraeva in pose decisamente sensuali, crearono un certo sconcerto nell’immaginario collettivo italiano. Con un’operazione raffinata Adelina Tattilo mise a nudo ciò che stava dietro la pubblicità “finta ingenua” che l’aveva resa famosa. Playmen giocò sul corto circuito: il volto rassicurante della réclame diventava sulle sue pagine erotismo consapevole. 1972 – Mara Venier Nel 1972, Mara Venier (all’epoca ancora Mara Povoleri) aveva 22 anni e la sua carriera nel mondo dello spettacolo era agli inizi. Si era trasferita da poco a Roma, lasciando la natia Venezia, per inseguire il sogno di diventare attrice dopo un matrimonio fallito e con una figlia piccola da accudire. Posò per il numero di giugno di Playmen nel 1972, ottenendo così una delle prime significative esposizioni mediatiche a livello nazionale, che contribuì a lanciare la sua immagine. Anni dopo, quando Mara Venier divenne una delle conduttrici televisive più amate e popolari d’Italia, soprannominata la “signora della domenica”, le foto di quel servizio riemersero periodicamente, spesso rilanciate da testate giornalistiche o siti web, evidenziando il contrasto tra la sua immagine audace su una rivista per adulti e il suo successivo ruolo di “zia” rassicurante e familiare della televisione italiana. In più occasioni, scherzando disse che comunque erano “belle foto”. 1973 – Stefania Casini Nel 1973, Stefania Casini era una giovane e promettente attrice italiana che si stava affermando nel panorama cinematografico e televisivo, dimostrando il proprio talento in ruoli sia drammatici che osè. In quell’anno partecipò al film per la televisione La scuola delle mogli, e apparve nel film drammatico Nessuno deve sapere, diretto da Mario Landi. A differenza di altre attrici che posarono per Playmen venendo etichettate come semplici “sex symbol”, la Casini era un’attrice emergente con interessi che spaziavano dal teatro al cinema d’autore. Il servizio per Playmen fu un modo per l’attrice di mostrare un lato nascosto della sua personalità, che si allineava bene con i ruoli di donne non convenzionali che avrebbe interpretato di lì a poco in film come Novecento e Suspiria. Servì a rafforzare un’immagine di attrice versatile e intellettuale, ma allo stesso tempo libera e disinibita, in un periodo di grande fermento culturale. 1974 – Ilona Staller Nel 1974, Ilona Staller, che aveva 23 anni, si trovava a un punto di svolta cruciale della sua vita: decise di abbandonare definitivamente l’Ungheria e si trasferì in Italia per intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo. Dopo essersi sposata in Ungheria con un cliente italiano dell’hotel dove lavorava, ottenne la cittadinanza italiana e decise di stabilirsi a Roma. Un evento chiave di quell’anno fu la sua apparizione sul numero di luglio di Playmen. Adelina Tattilo, ebbe l’intuizione di puntare su questa giovane donna dall’immagine insolita, che combinava un’aria innocente con una sensualità sfrontata. La Tattilo la scelse come ragazza del mese, un ruolo che all’interno della rivista garantiva grande visibilità. Si racconta che l’impatto delle sue foto (che mostravano una naturalezza non comune per l’epoca) fu immediato. Le reazioni del pubblico maschile furono entusiastiche e la sua immagine divenne rapidamente iconica, tanto che la rivista registrò vendite molto superiori alla media. 1975 – Ornella Muti Nel 1975, Ornella Muti, a soli 20 anni, era già reduce da due grandi successi cinematografici: Appassionata di Gianluigi Calderone e Romanzo popolare di Mario Monicelli entrambi dell’anno prima. Quando apparve sul numero di ottobre del 1975 di Playmen era ormai considerata una delle dive più belle e seducenti del cinema italiano. Nonostante fosse una delle star più desiderate e fotografate del momento, la Muti mantenne sempre una certa riservatezza sulla sua vita privata e professionale. A differenza di alcune altre colleghe che facevano del loro corpo un’arma sfacciata per la carriera, Ornella Muti cercava di essere considerata principalmente per il proprio talento recitativo. Il servizio per Playmen, sebbene audace nello stile della rivista, fu gestito in modo professionale e non generò scandali o pettegolezzi particolari. Nonostante la sua straordinaria bellezza veicolata dalle foto, l’attrice riuscì a mantenere un’aura di eleganza e mistero. 1976 – Corinne Clery Nel 1976, Corinne Cléry aveva 26 anni ed era una delle attrici più in vista d’Europa, grazie principalmente al ruolo di protagonista che aveva sostenuto nel controverso film erotico Histoire d’O. Questo film l’aveva trasformata in un simbolo erotico internazionale. Viveva prevalentemente in Italia, dove la sua carriera aveva preso una piega decisa verso il cinema di genere e le produzioni internazionali. La sua apparizione sul numero di agosto di Playmen avvenne quando la sua immagine era già sinonimo di erotismo sofisticato e senza tabù. La rivista puntò sulla sua immagine di donna libera. Mentre altre attrici usavano Playmen come trampolino di lancio per la visibilità, la Cléry, nel 1976, era già una star consacrata la cui presenza sulla rivista non faceva che ribadire la sua immagine di diva internazionale, contribuendo ad accrescere ulteriormente il prestigio del mensile. 1977 – Eleonora Giorgi Nel 1977, Eleonora Giorgi, all’età di 24 anni, era una delle giovani attrici più richieste e discusse del cinema italiano. Dopo aver recitato in diversi film erotici e drammatici, stava cercando di liberarsi dell’immagine di semplice sex symbol e affrontò pubblicamente questa aspirazione durante un intervista con Enzo Biagi, dove la Giorgi si dimostrò lucida e consapevole del divario tra lei e i ruoli audaci e a volte “volgari” che le venivano offerti, ammettendo apertamente le difficoltà che incontrava nel tentare di essere riconosciuta come un’attrice seria. Nello stesso anno apparve sul numero di settembre di Playmen, proprio mentre denunciava il suo malessere per essere etichettata come “la lolita perversa divoratrice di uomini”. Questo dimostra la complessità del suo percorso in quegli anni, divisa tra la necessità di visibilità e le sue ambizioni più profonde. Navigazione articoli LE RIVISTE DELLE PIN-UP ANNI ’50 L’importanza di un costume di qualità: più di un semplice capo estivo