Quando parliamo di Jack Cole parliamo di uno tra gli artisti più geniali della Golden age dei comic book. La
genialità di Jack Cole risiede nella sua straordinaria capacità di innovare il linguaggio del fumetto, mescolando umorismo, azione e dinamismo visivo in modo rivoluzionario. Cole è conosciuto come il creatore di Plastic Man, uno dei personaggi più originali di tutti i tempi.

Questo personaggio creato nel 1941 per la Quality Comics ha una combinazione unica di umorismo, innovazione visiva e profondità psicologica. Plastic Man rompe con gli stereotipi del genere supereroistico, essendo un protagonista elastico sia nel corpo che nello spirito, capace di muoversi tra azione e comicità con una fluidità senza precedenti.

 

Jack Cole fa il suo ingresso nel mondo del fumetto nel 1937 quando inizia a collaborare con lo Studio Chelser di New York, il primo studio di professionisti nato con l’intento di fornire agli editori la novità del momento: i comic book, gli albi a fumetti.

Cole mette in mostra fin dalle prime prove uno stile già originale anche se visibilmente in debito con il cartoonist Bill Holman, autore della striscia domenicale umoristica di Smokey Stover che appariva sul Chicago Tribune dal 1935.

Nonostante il suo stile fosse molto cartoonesco Cole incomincia a dedicarsi alle cosiddette crime stories, racconti di genere poliziesco, criminale e “nero” che andavano di moda all’epoca. Visti gli esiti piuttosto buoni che riesce a conseguire sul campo di lì a poco Everett M. “Busy” Arnold, il boss della Quality Comics, gli chiede di creare un personaggio in costume che servisse come eventuale sostituto di Spirit visto che Will Eisner era in procinto di essere arruolato nell’esercito e i diritti del personaggio venivano gestiti da Arnold. Nasce così Midnight, un sosia perfetto dell’eroe di Will Eisner, che però non lo sostituirà mai.

Nel gennaio del 1941 nasceva dunque questa spudorata imitazione di Spirit chiamato Midnight, alter ego di Dave Clark, un annunciatore radiofonico che decide di combattere il crimine vestendo un impermeabile blu scuro, un Fedora dello stesso colore e una mascherina.

Nonostante la più che evidente ispirazione a Spirit, Cole riuscì a dare a Midnight una personalità unica, integrando elementi di umorismo surreale e di avventura pulp. Le storie si distinguevano per la presenza di personaggi bizzarri, situazioni paradossali e un mix di azione e comicità, tipico delle opere di Cole.

Sebbene Midnight non abbia raggiunto la fama di altri eroi dell’epoca, rappresenta un esempio della versatilità e della creatività di Jack Cole. Il personaggio dimostra come Cole sapesse muoversi tra generi diversi, integrando azione, satira e fantasia in modo originale.

Nell’agosto del 1941, sulle pagine di Police Comics n.1, sempre della Quality, esce la prima avventura di Plastic Man. Questo supereroe poteva allungarsi, deformarsi e trasformarsi in qualsiasi oggetto, permettendo a Cole di sperimentare forme, prospettive e composizioni.

Plastic Man è Eel O’Brian, un piccolo criminale che dopo essere stato ferito durante una rapina viene accidentalmente esposto a sostanze chimiche che gli conferiscono poteri elastici. Eel viene salvato da un monaco e decide di redimersi, diventando un supereroe. Questa evoluzione da criminale a eroe era una rottura rispetto al classico eroe moralmente integro, introducendo sfumature psicologiche più complesse e umane.

L’idea che chiunque possa cambiare e redimersi aggiungeva profondità morale alla storia. Plastic Man si muoveva su un delicato equilibrio tra azione e comicità surreale. Questo lo differenziava da altri eroi del tempo, come Superman o Batman, seriosi e rigidi.

A differenza di altri supereroi, Plastic Man non si limitava a usare la forza o le abilità fisiche. Il suo corpo completamente elastico gli permetteva di trasformarsi in qualsiasi cosa, dalla sedia a un pallone, fino a oggetti bizzarri e comici. Questa elasticità era sfruttata da Jack Cole per gag visive e soluzioni narrative imprevedibili.

Cole sapeva bilanciare scene d’azione spettacolari con momenti esilaranti. Le sue storie  erano spesso parodie dei cliché supereroistici, ma senza mai cadere nel ridicolo, mantenendo un tono avventuroso e coinvolgente. Il lato comico non sminuiva il personaggio, ma lo rendeva più umano e accessibile.

Jack Cole ha rivoluzionato il modo di raccontare per immagini. Le sue tavole sono famose per la fluidità e l’integrazione perfetta tra disegno e narrazione. Con Plastic Man, ha infranto le convenzioni grafiche dell’epoca, creando vignette molto dinamiche che si adattavano perfettamente alle trasformazioni del protagonista.

La struttura delle pagine di Plastic Man rappresenta una rivoluzione silenziosa nella storia del fumetto. Cole ha ridefinito il modo in cui una storia può essere narrata visivamente, sfruttando in modo unico la pagina come spazio narrativo dinamico. Jack Cole ha trasformato la pagina di fumetto in uno spazio tridimensionale, dove narrazione e disegno si fondono.

Questa libertà visiva anticipa tecniche che sarebbero diventate comuni solo decenni dopo, come le vignette destrutturate dei fumetti underground degli anni sessanta, le sperimentazioni visive di autori come Will Eisner (The Spirit) e Art Spiegelman (Maus) fino alle moderne grafiche dinamiche dei fumetti digitali e interattivi.

Cole sfruttava i poteri elastici di Plastic Man per infondere dinamismo e imprevedibilità ad una pagina dalla struttura tutto sommato tradizionale. Le deformazioni del protagonista spiccavano proprio perché poste all’interno di una griglia piuttosto ordinaria.

Le vignette di Plastic Man raramente seguivano uno schema rigido. Cole reinventava ad ogni pagina la suddivisione in vignette che seguiva più le modificazioni della forma del protagonista che le esigenze narrative. Questo approccio rendeva la lettura più immersiva e coinvolgente.

Le transizioni tra le scene erano spesso fluide: un movimento di Plastic Man poteva collegare due vignette in modo naturale, creando una narrazione continua. Le sue vignette non erano mai statiche; spesso i bordi delle vignette erano assenti per meglio seguire i movimenti di Plastic Man, ottenendo un risultato finale di eccezionale dinamismo. Tutto era realizzato per mettere in evidenza i mutamenti di forma del protagonista dando all’insieme un movimento spettacolare.

Cole sfruttava lo spazio bianco della pagina per enfatizzare l’elasticità del personaggio. Plastic Man poteva allungarsi fuori dai margini di una vignetta o attraversare diverse scene, giocando con le aspettative visive del lettore. Le deformazioni del corpo di Plastic Man erano spesso utilizzate per guidare l’occhio del lettore lungo la pagina. Il suo corpo poteva trasformarsi in frecce, corde o percorsi che accompagnavano il lettore da una vignetta all’altra, sostituendo i tradizionali indicatori di lettura.

In alcune pagine, Cole costruiva intere scene d’azione che si sviluppavano su pagine doppie o in strutture circolari e spiraliformi. Questo rompeva la monotonia della lettura lineare e creava un ritmo visivo frenetico e coinvolgente. Pur essendo confinati nei riquadri, Plastic Man e i suoi nemici davano spesso la sensazione  di interagire fisicamente con gli elementi della pagina. Plastic Man sembrava uscire dalle singole vignette e scorrazzare su e giù lungo la griglia della pagina dando la sensazione al lettore di trovarsi su una giostra in movimento.

La struttura delle pagine di Plastic Man ha ridefinito cosa potesse essere un fumetto, dimostrando che la tavola non è solo una successione di vignette, ma può diventare uno spazio narrativo fluido e creativo. Jack Cole ha saputo sfruttare appieno le potenzialità del medium, anticipando molte delle tecniche che oggi consideriamo standard nei fumetti più sperimentali.

La sua capacità di trasformare il fumetto in un’esperienza visiva e narrativa dinamica lo consacra come uno degli innovatori più brillanti nella storia del fumetto. Anche se non ha mai raggiunto la fama di Superman e Batman, Plastic Man è l’incarnazione della creatività pura, un gioco continuo tra forma e sostanza.

Nonostante sia nato negli anni quaranta, Plastic Man è rimasto moderno e attuale grazie alla sua flessibilità narrativa e grafica. secondo Art Spiegelman questo personaggio è «l’incarnazione stessa del fumetto supereroistico: con la sua esuberante energia, l’elasticità, la sua eterna fanciullezza e la sua, in parte sublimata, sessualità».

La sperimentazione di Jack Cole sulle pagine di Plastic Man ha ispirato molti disegnatori a lui contemporanei, ma anche alcuni delle generazioni successive. Ha ispirato autori come Harvey Kurtzman e il suo Mad.

Con Plastic Man Cole ha saputo creare un personaggio che non solo sfidava le regole del fumetto, ma ridefiniva cosa poteva essere un supereroe. Un personaggio libero da limiti fisici e narrativi, capace di adattarsi, trasformarsi e sorprendere.

Nonostante la sua tragica e prematura scomparsa nel 1958, Jack Cole rimane una figura fondamentale nella storia dei fumetti, un visionario che ha dimostrato che il fumetto può essere arte.

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