Uno dei più grandi motivi di rammarico per noi fan è il fatto che il grande Neal Adams non abbia realizzato molti albi a fumetti per la DC Comics (per la Marvel ne ha realizzati ancora meno, ma di questo ce ne siamo ormai fatta una ragione). Questo fatto ha però un aspetto positivo: Adams ha realizzato moltissime copertine. Il blog Pencil Ink evidenzia che Adams è stato “più prolifico con le copertine che con i disegni interni”. Non esiste un conteggio ufficiale delle copertine realizzate da Neal Adams per la DC Comics, ma se andate a curiosare sul sito del DC Database (Fandom) troverete che alla voce “Neal Adams/Cover Artist” vengono elencate 602 copertine. Tra queste abbiamo selezionato le dodici migliori (secondo noi). Strange Adventures n. 207 (1967) Tutti sappiamo che è con il personaggio di Deadman che Adams cominciò a farsi notare poco dopo il suo arrivo alla DC comics. In quel periodo le avventure di Deadman apparivano sul periodico Strange adventures, presente in edicola dagli anni ‘50. Adams esordì disegnando gli interni del n. 206 che aveva la copertina disegnata da Mike Sekowsky, sul numero successivo la copertina è sua. E la differenza si vede tutta. Deadman pare balzare fuori dalla pagina. Questo avviene per un duplice ordine di fattori. Da una parte, il corpo di Deadman è costruito con netti chiaroscuri che ne evidenziano la muscolatura e gli donano tridimensionalità, mentre i volti dietro di lui quasi non presentano ombre perchè devono costituire uno sfondo piatto sul quale il protagonista possa spiccare. Neal Adams usa allo stesso scopo il contrasto cromatico straordinario tra lo sfondo verdazzurro (colore freddo che tende a regredire) e il rosso (colore caldo che tende ad avanzare) acceso del costume di Deadman. I volti in sottofondo non sono personaggi della storia, ma ritratti realistici di membri dello staff DC come il letterista Ira Schnapp e l’artista Jay Scott Pike. Questa immagine, che fu premiata con l’Alley Award come migliore copertina del 1967, attestava che alla DC Comics era arrivato un genio dell’illustrazione. The Brave and the Bold n. 85 (1969) The Brave and the Bold era, verso la fine degli anni ‘60, una rivista che presentava avventure di Batman ogni volta con un partner diverso. Quando arriva il turno di Freccia Verde, Neal Adams si rende conto che così com’è sembra proprio uno sfigato e decide di cambiargli il costume e i connotati. Sostituisce il tradizionale costume verde con un giustacuore verde scuro con lacci, aggiunge una maglia senza maniche color verde lime e bracciali da arciere al posto dei guanti. A questo aggiunse un segno distintivo: baffi biondi e pizzetto ispirati al Robin Hood di Errol Flynn, che conferiscono al volto dell’eroe un carattere deciso e unico. In pratica, usando solo matita e pennello, Adams riesce a cambiare completamente il carattere a Freccia Verde. I lettori erano abbastanza impauriti quando videro per la prima volta su questa copertina un Freccia Verde barbuto e minaccioso, puntare l’arco proprio contro di loro. Questa immagine, definita “una rivelazione” dal sito 50yearoldcomics.com, fa capire il cambiamento radicale del personaggio prima ancora che il lettore abbia aperto il fumetto. Green Lantern / Green Arrow n. 76 (1970) Quello che salta immediatamente all’occhio guardando questa copertina è l’audace monocromatismo che la contraddistingue. Non è più il tempo delle copertine multicolori degli anni ‘60, siamo nella Bronze Age e le cose si sono fatte un pelino più serie. Il verde è il colore che accomuna i due protagonisti che, questo è il messaggio, si sono uniti per fondare un team. Un team unito dalla comune volontà di combattere il male, le ingiustizie e le sopraffazioni. Ma le immagini ci raccontano un’altra storia. Mentre Lanterna verde sta prestando il suo giuramento, Freccia Verde con un tiro micidiale manda in frantumi la lanterna. È una specie di avvertimento per il lettore, il quale da questa immagine capisce che i due combatteranno si insieme, ma che non sempre andranno d’accordo avendo due caratteri completamente diversi. La radicalità di questa copertina preannuncia i toni impegnati della saga e l’inizio dell’epopea “socialmente consapevole”. L’ albo che introduce, “No Evil Shall Escape My Sight!”, vinse il Shazam Award 1970 come “Miglior storia singola”. Batman n. 227 (1970) Un Batman gigantesco, piazzato in mezzo alla copertina, torna a fare paura come negli anni ‘40. Lo sfondo è nero, l’ambientazione notturna, siamo lontani anni luce dal Batman camp che aveva spopolato nei telefilm della Abc. Neal Adams ricorda che fu l’editor Julie Schwartz a chiedergli di “sfruttare la moda del romanzo gotico” e di ispirarsi alla copertina di Detective Comics n. 31 (1939) per questo lavoro. Adams mantiene il Batman minaccioso e incombente, la nebbia e la luna. Aggiunge una “casa dei fantasmi “ e una donna che fugge terrorizzata dai lupi e il gioco è fatto. È un omaggio che serve a riconnettere il nuovo Batman, che la DC ha in mente, alle sue origini. La cover di Batman n. 227 è diventata nel tempo un’icona della Bronze Age ed è a tutt’oggi una delle sue immagini più celebrate. Il fatto che sia stata disegnata da Neal Adams, che sia un omaggio a una delle prime copertine di Batman, che contenga una delle prime storie del nuovo Batman (di Denny O’Neill e Irv Novick) hanno fatto di Batman n.227 uno degli albi più ricercati dai collezionisti. Una copia in buone condizioni è stata venduta all’asta per 42.000 dollari nel 2022. Batman n. 232 (1971) Batman in una delle su pose più caratteristiche e Robin colpito da un colpo di pistola sembrano galleggiare su uno sfondo di un verde acido apparentemente incongruo che lascia intravedere una presenza minacciosa. Adams lavorò a lungo con il production artist Jack Adler studiando fotostat e retini per ottenere un effetto da “incisione a bulino”, così che il volto del nemico risultasse allo stesso tempo riconoscibile e irreale. L’immagine che sembra apparire dallo sfondo come una specie di “presenza” è quella di Ra’s al Ghul un nuovo avversario di Batman “filosofico” e internazionale, che allarga l’orizzonte del Cavaliere Oscuro e che ha il carisma necessario per durare negli anni. In un periodo di grande interesse da parte dei collezionisti per i lavori “vintage” di Neal Adams questa copertina visionaria che introduce la prima apparizione di Ra’s al Ghul ha fatto raggiungere all’albo quotazioni molto interessanti. Un esemplare in buone condizioni è stato venduto a 18.000 dollari nel 2022. Batman n. 237 (1971) Il rilancio di Batman come Cavaliere Oscuro si mescola con la moda del new-horror dei primi anni ‘70 e dà vita a questa chicca ambientata nella notte di Halloween. Al centro della copertina c’è la Morte stessa, Batman si avvicina alle sue spalle da destra mentre Robin arretra verso il basso. Le tre teste formano un triangolo che costituisce il centro della composizione. Tutto in questa copertina è movimento, Batman si muove dall’angolo in alto a destra verso il centro, Robin tenta di spostarsi verso l’angolo in basso a sinistra e la cupa mietitrice muove la falce in modo da formare un cerchio. La composizione è tutta giocata sulle curve e sulle diagonali, mentre il nero del mantello della Mietitrice si esalta nel contrasto con lo sfondo rosso sangue. Si tratta di uno degli Adams più cupi e terrificanti mai visti, eppure contiene qualcosa che affascina e conquista. Green Lantern / Green Arrow n. 85 (1971) La struttura della copertina è formata dal triangolo composto dalle tre teste di Lanterna verde, Freccia verde e Speedy che sorregge l’intera composizione. Le tre figure colorate risaltano su uno sfondo grigiastro monocromatico. Il primo protagonista è Speedy, posto in primo piano e colorato di rosso. È lui il drogato. Circondato dagli attrezzi del mestiere, una siringa, un cucchiaino, la stagnola e naturalmente la droga. Il ragazzo tiene una mano sul braccio quasi a nascondere il “buco”. Le scritte in copertina, il l banner rosso in alto e il cartiglio in basso rendono questa immagine un vero e proprio manifesto editoriale. Questa copertina è la risposta della DC comics alla Marvel, che, pochi mesi prima, aveva pubblicato gli episodi anti-droga di Amazing Spider-Man senza il sigillo dei censori del Comics Code, contribuendo alla successiva revisione del Codice. Superman n. 233 (1971) Se non possiamo non concordare con coloro che sostengono che il maggior contributo di Adams alla DC comics dei primi anni settanta sia stato il rilancio di un Batman dark, sarebbe ingiusto non riconoscere il grosso lavoro da lui effettuato su Superman. Per Adams Superman andava bene così com’era: solare, positivo e naturale. Non aveva bisogno di rilanci. Eppure si prestò, su richiesta di Julius Schwartz, a realizzare questo “Kryptonite non più!” che avrebbe dovuto essere una specie di reboot. E lo fece alla sua maniera. La campitura gialla che vira all’arancio, il blu del costume “buca” il fondo, il lettering enorme con “The Amazing NEW Adventures of SUPERMAN” e un vistoso “NUMBER 1” a ribadire un “nuovo inizio” lo rendono una delle immagini-manifesto di sempre. Superman è al centro, a figura intera, che spezza catene di kryptonite. Adams non amava molto questa cover, in un’intervista racconta che nacque in fretta su richiesta editoriale (“Superman che spezza catene… di kryptonite”). A rivederla notava difetti di disegno (prospettiva della gamba, volto poco lavorato). Nel tempo l’immagine è diventata un’icona pop, con ristampe dedicate, poster, T-shirt, omaggi e “cover-swipe” in casa DC e non solo. È una di quelle copertine che trascendono l’albo e riassumono perfettamente l’essenza di Superman. Batman n. 244 (1972) Non è forse casuale che quando realizzava le copertine dei numeri di cui disegnava anche gli interni Neal Adams sembrava dare qualcosa in più. Come accade con questa, che ridefinisce Batman non come mito invincibile ma come uomo al centro di un’epica romanzesca e feroce. Un mortale duello sembra essere stato fermato nell’istante più teatrale, Batman giace a terra, nudo fino alla cintura, mentre Ra’s al Ghul lo sovrasta vittorioso. Sullo sfondo, il sole al tramonto e una carovana nel deserto, in primo piano, la sciabola piantata nella sabbia (o nel petto?) e il costume di Batman tenuto fermamente da Ra’s al Ghul come un trofeo. Il colore fa metà del lavoro, la paletta arancio-rosso del tramonto contro i blu freddi del logo crea un campo/controcampo cromatico potentissimo. Adams insistette per il petto villoso e i “capezzoli” di Batman, a cui non voleva rinunciare nella sua battaglia a favore del realismo. Ad anni di distanza si discute ancora sulla “gaffe” delle due paia di pantaloni. Ra’s regge i “pantaloni” del costume mentre Batman indossa… altri pantaloni. Action Comics n. 419 (1972) Una vista dall’alto, a volo d’uccello, ci mette a confronto con Superman in ascesa diagonale, ripreso a pieno riquadro, con il sorriso aperto e i pugni serrati. Attorno, la città sotto di lui non è disegnata, è un fondale fotografico monotono su cui Adams “incolla” la figura “viva” del personaggio. Questo ibrido, disegno + foto è frutto della collaborazione tra Adams e il grafico Jack Adler. Il risultato è un poster luminoso dove rosso e blu esplodono a contrasto con il grigio urbano, e le linee prospettiche dei palazzi diventano, per effetto ottico, linee di velocità che amplificano l’impeto del volo. La copertina è spesso citata come memorabile dagli addetti ai lavori, proprio per l’uso audace del fondale fotografico. Nel 2014 è stata persino riprodotta su una moneta d’argento ufficiale della Royal Canadian Mint (la zecca del Canada), una consacrazione pop non da poco. Batman n. 251 (1973) Adams costruisce un’immagine “scioccante”, un Joker gigantesco che troneggia sopra il canyon urbano che circonda Park Avenue tra il MetLife Building e l’Helmsley Building. Nelle mani tiene una carta da gioco enorme con Batman sopra: un’idea di Adams che mette il Joker al centro della scena e riduce Batman a un pupazzo nelle sue mani. La composizione è da manuale, le diagonali dei palazzi e le linee prospettiche incorniciano la figura minacciosa del Joker, mentre la carta è posizionata nel centro geometrico dell’immagine. Questa copertina è il simbolo grafico della svolta che riporta il clown criminale alle sue radici omicide, dopo anni di versioni più bizzarre e innocue. A mezzo secolo di distanza, resta una delle copertine più amata di Adams, celebrata in articoli e retrospettive, omaggiata infinite volte e protagonista anche di cifre da record strappate dall’arte originale. Superman vs. Muhammad Ali (1978) Adams mette il ring al centro del mondo, corde in diagonale che tagliano l’inquadratura, Superman e Alì a grandezza “paritaria” (stessa scala, stesso peso visivo), un bagliore a raggiera dietro al logo “Superman” come nei poster dei match. È una scena costruita per “uscire dalla pagina”: le corde creano profondità, i corpi avanzano verso noi, la folla li circonda e li acclama. L’impostazione generale della scena deriva da un abbozzo precedente di Joe Kubert, che Adams rielabora e porta all’estremo regalandoci questo “effetto poster “. La folla non è generica, ma raduna decine (172 a quanto risulta) di volti celebri di fine anni ’70 (Frank Sinatra, Johnny Carson, i Jackson 5), mescolati a eroi DC (Batman, Wonder Woman) e perfino ai coniugi presidenziali Jimmy e Rosalynn Carter. È una delle copertine più riconoscibili e omaggiate di Adams e funziona ancora oggi. Navigazione articoli GAEATIMA, IL KAIJU DEGLI ABISSI I FUMETTI DI CALAMITY JANE, VERA EROINA DEL WEST