Continuando la serie sulle città d’Italia pubblicata da Guida Editori, arrriviamo a Torino. La suddivisione dei fumetti e delle illustrazioni è uguale a quella di Bergamo. Da notare la presenza di Luca Salvagno, allievo e continuatore del maestro del surrealismo nei fumetti: Benito Jacovitti.

Come negli altri libri della serie la vicenda è semplice: l’eroe Pietro Micca viene svegliato dal suo sonno dopo più di trecento anni, a opera di un fulmine. Si aggira per la Torino di oggi, incredulo ed affamato. Nessuno lo riconosce, neppure coloro che ne celebrano le imprese cioè il gruppo storico che sfila con le divise settecentesche. Alla fine un provvidenziale secondo fulmine lo toglie dall’impiccio e lo porta nel meritato paradiso degli eroi.

L’essenziale vicenda è stata immaginata da Margherita Oggero, storica scrittrice torinese. Come negli altri fumetti sulle città italiane, coordinati da Marco Sarno e Lido Contemori, il racconto è la cornice del viaggio di illustrazione dei monumenti, delle vie, della gente e dell’ambiente della città.

In particolare, chi scrive (Franco Ressa – NdR) è molto coinvolto nel personaggio di Pietro Micca, che forse è un antenato di famiglia nel ramo dei biellesi. Quando nel 1993 uscì la storia del Piemonte a fumetti, a dispense con il quotidiano La Stampa, era inevitabile mettervi l’assedio di Torino nel 1706 e l’impresa di Pietro Micca.
La mia competenza era più che buona, infatti facevo parte dell’associazione degli amici del museo di via Guicciardini, intitolato all’eroe, e diretto dal generale Guido Amoretti (1920-2008), militare e archeologo, che nel 1958 aveva riscoperto la ragnatela delle gallerie sotterranee (23 chilometri in tutto), rimaste chiuse e dimenticate da quando alla fine dell’Ottocento la cittadella di Torino era stata demolita e i suoi terreni lottizzati e fabbricati. In particolare, aveva potuto scavare il luogo dove quel giorno di agosto Micca aveva bloccato l’intrusione dei francesi a costo della sua vita.
Lo scavo e la manutenzione delle antiche gallerie è un’opera non ancora terminata. Io stesso all’età di vent’anni, per fare pratica in uno scavo archeologico, fui per qualche mese minatore con una squadra che stava riportando alla luce il “pastìs”, una fortificazione sotterranea di fine ‘500, come baluardo esterno della cittadella. C’è anche un pericolo insidioso: la speculazione. Pochi anni fa un ramo di queste gallerie storiche venne distrutto per creare un parcheggio sotterraneo sotto corso Siccardi. A nulla valsero le proteste e i ricorsi mandati alle Belle Arti e al Patrimonio Storico.

Ecco quindi le vignette che Nives Manara fece illustrando l’ultima ora di Pietro Micca. Trentun anni dopo, la disegnatrice veronese è stata chiamata a ridare vita allo stesso personaggio. Come si vede nelle due tavole in bianco e nero, Micca per il suo buon cuore va a salvare un piccolo cane di una signora, caduto dentro una voragine apertasi in una strada. Il suo mestiere di minatore lo rende agile e sicuro in questo frangente. Occorrerebbe aggiungere che prima dell’assedio di Torino, nel 1704, Pietro aveva partecipato all’assedio del castello e fortezza di Verrua sopra il fiume Po. Alla fine, dopo sei mesi di cannonate e 12mila nemici eliminati, Verrua dovette arrendersi, ma ritirandosi con ciò che restava della guarnigione, il comandante fece riempire di polvere da sparo le gallerie della fortezza, che saltò in aria e non poté più essere utilizzata dai francesi. Autore di questo auto-sabotaggio fu proprio Pietro Micca; qualche anno fa cercai di riscoprire i resti sotterranei di Verrua con la fotografia aerea, ma non c’era più alcuna traccia rilevabile. Pietro Micca aveva lavorato molto bene, tre cinte di mura erano scomparse in modo definitivo.

Da “Storia del Piemonte a fumetti”. Ressa-Manara 1993.


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