Un videoclip può essere molto più di un videoclip. Può diventare un nuovo pezzo di una storia, un indizio, una finestra aperta su un universo che continua ad allargarsi. È quello che accade con Gioco a PAPmusic Game, il nuovo progetto musicale e visuale firmato da LeiKiè, che porta per la prima volta il pubblico a confrontarsi con PAPgame, il videogioco nato dall’immaginario di PAPmusic – Animation for Fashion. Il percorso era iniziato qualche mese fa con BREAKING PAPnews. Un titolo, un video e una serie di immagini che avevano fatto scattare la curiosità: cosa stava preparando LeiKiè? Le ipotesi si sono moltiplicate, mentre il progetto raccoglieva attenzione anche oltre i confini italiani, con migliaia di riprese mediatiche e milioni di visualizzazioni sui social. Ora il mistero comincia a prendere una forma precisa. In Gioco a PAPmusic Game il pubblico entra in un PAPworld completamente diverso da quello mostrato nel precedente videoclip. Il bianco e nero delle sequenze ispirate a Pierrot convive con l’esplosione cromatica del videogame, mentre la musica electro-pop accompagna un susseguirsi di personaggi, ambientazioni, simboli e situazioni che sembrano appartenere a un grande gioco ancora tutto da esplorare. C’è Milano, con la sua Piazza del Duomo trasformata in uno scenario surreale. Ci sono Pongo e il Bruco, già conosciuti dal pubblico di PAPmusic. Ci sono i mostri, il PAPrank, i fantasmi con le T-shirt e i cuori che rappresentano PAPlove. Ma soprattutto c’è una regola non scritta che sembra attraversare tutto questo universo: di fronte alle difficoltà, si può scegliere di reagire con creatività, ironia e leggerezza. È una filosofia che riflette la natura stessa del progetto PAPmusic. Quello che era nato come un film d’animazione indipendente, ambientato tra alcune delle città più iconiche d’Italia e costruito sulla contaminazione tra musica, moda, design e cultura pop, si è trasformato progressivamente in qualcosa di più ampio. Un universo narrativo che oggi comprende musica, videoclip, merchandising e videogame. E in questa continua evoluzione si ritrova anche il particolare percorso artistico di LeiKiè. Teatro, musica, narrazione, moda ed estetica pop non vengono trattati come mondi separati, ma come componenti di un’unica identità creativa. È proprio da questa contaminazione che nasce il linguaggio di PAPmusic e, con esso, la possibilità di continuare a inventare nuovi modi per raccontarlo. Il videogame rappresenta quindi un ulteriore passaggio: dal guardare al partecipare, dal seguire una storia all’entrare direttamente nel suo mondo. E il videoclip diventa ancora una volta lo strumento scelto da LeiKiè per anticipare, suggerire e raccontare senza svelare tutto. Resta così una domanda: che cosa significa, davvero, entrare nel PAPgame e lasciarsi “PAPizzare”? Per scoprirlo, abbiamo parlato direttamente con LeiKiè. Nell’intervista che segue, l’artista racconta il dietro le quinte di Gioco a PAPmusic Game, il significato del nuovo videoclip, la nascita di PAPgame e la visione che continua a far evolvere il PAPworld. LeiKiè, per più di un mese i tuoi fan si sono chiesti cosa fosse realmente PAPgame. Oggi il mistero è svelato tramite un videoclip decisamente originale. Da dove nasce l’idea di lanciare un videogioco attraverso la musica? Nasce dall’irrefrenabile, imprescindibile e innata voglia che le canzoni di PAPmusic hanno di raccontare e comunicare. L’origine delle mie canzoni prende vita dal teatro-canzone e, oggi, nonostante le molteplici sfaccettature delle canzoni che ho realizzato, questa impronta continua a rimanere legata a quel dna. Per meglio comprendere, nel mio immaginario le persone dovrebbero cantare, non parlare, un po’ come in un musical. Un po’ come facevano le massaie di un secolo fa: mentre lavoravano cantavano, raccontavano la loro giornata e magari si mandavano anche a quel paese… ma con una canzone divertente. Come avrei quindi potuto raccontare PAPgame senza farlo attraverso una canzone? Per questo motivo la risposta è giunta in maniera naturale con il titolo del brano: “Gioco a PAPmusic Game”. E poi c’è un aspetto che mi diverte molto: raccontare un gioco attraverso un altro linguaggio creativo significa, in qualche modo, giocare già mentre lo racconti. Se avessimo fatto un annuncio tradizionale ci saremmo preclusi il gioco nel PAPgioco. Nel video vediamo proprio questi Pierrot in chiave moderna. Qual è il messaggio dietro questa scelta estetica? Credo che dentro di noi convivano continuamente mondi contrastanti. È bello metterli a confronto perché, quando questi mondi si contrappongono, entrambi si rivelano al proprio io. Proprio attraverso il contrasto possono evolvere e portare l’essere umano verso una crescita interiore. Il Pierrot rappresenta una parte più malinconica, romantica, silenziosa. È in bianco e nero, quasi sospeso in un mondo interiore. Poi viene travolto da un universo completamente diverso: colorato, pop, caotico, ironico e pieno di sorprese. Mi divertiva moltissimo questo contrasto, perché mi permetteva di raccontare qualcosa che per me è importante: non dobbiamo avere paura delle nostre parti più tristi o malinconiche. Possiamo attraversarle e trasformarle. E in PAPgame questa trasformazione avviene attraverso il gioco, la creatività, l’immaginazione, l’ironia. Alla fine il messaggio è molto semplice: se sei triste, gioca a PAPgame! È un invito a sorridere, a condividere allegria e buonumore e, perché no, a prendere la vita con un po’ più di leggerezza. Musica, teatro, moda, animazione e ora il gaming. Come riesci a far convivere tutti questi linguaggi artistici senza perdere la bussola? La bussola la perdi quando non perdi te stessa. Perdere se stessi, in realtà, è una necessità per potersi ritrovare. Ogni settore in cui mi sono “tuffata” mi ha dato la possibilità di incontrare una nuova LeiKiè e di continuare quel percorso interiore, curioso e un po’ incosciente al quale voglio rimanere connessa. Un quesito per me importante è: chi sono io? Seppure io sappia che non può esistere una risposta definitiva, raccolgo, giorno dopo giorno, tracce, incontri, intuizioni e percorsi da esplorare per conoscermi meglio. Ma LeiKiè fa assonanza con “lei chi è?” e per fortuna questo quesito non terminerà mai. Forse è proprio questo il motivo che mi porta a esplorare e che unisce tutto quello che faccio: non il linguaggio utilizzato, ma la necessità di continuare a cercare. La musica, il teatro, la moda, l’animazione e oggi il gaming sono strumenti diversi con cui posso continuare a fare la stessa cosa: ascoltare ciò che sento e ciò che si crea spontaneamente, cercando di raccontare l’esperienza interiore nel mondo esterno. Entrando nel vivo del videogioco, ci ritrovi a passeggiare in una Piazza Duomo a Milano decisamente surreale… Cosa dobbiamo aspettarci dall’esperienza di gioco? Gioia, colore, sorprese e sorrisi. Una nuova versione del PAPworld, nella quale non sei più soltanto spettatore ma puoi finalmente entrarci dentro. Piazza Duomo diventa un luogo surreale, popolato da personaggi, oggetti, mostri, simboli e situazioni che appartengono all’universo PAPmusic, ma che nel gioco possono incontrarsi in maniera completamente nuova. Ci saranno il PAPrank, il PAPlove, incontri inaspettati e tantissime sorprese. Mi piace molto l’idea che anche ciò che potrebbe sembrare un conflitto possa trasformarsi in qualcosa di diverso: i cuori, per esempio, portano PAPlove e possono trasformare gli incontri in danza, battute, ironia e situazioni imprevedibili. Pur essendo una nuova versione del PAPworld, mantiene sempre la sua anima: musica, colore, ironia e immaginazione. E soprattutto entusiasmo, quello che porta PAPlove. Milano, Roma, Venezia e Pompei sono alcuni dei luoghi che fanno da sfondo al mondo di PAPmusic: quanto è importante il legame con il patrimonio artistico e culturale italiano? È un legame che ho sempre portato con me. Più viaggiavo e più mi rendevo conto che l’Italia era dentro di me. Io sono profondamente innamorata dell’Italia e, nel mio piccolo, non ho potuto fare a meno di mostrarlo. Dedicare tempo e amore alla creazione è stata un’azione quasi dovuta, come ringraziamento. Non volevo però semplicemente rappresentare dei luoghi belli o famosi. Volevo che il patrimonio italiano diventasse parte del racconto, del gioco, dell’immaginario. Milano, Roma, Venezia, Pompei appartengono alla nostra storia, ma possono anche diventare qualcosa di completamente nuovo se li guardiamo attraverso la fantasia. Forse è proprio questo che mi interessa: prendere qualcosa che conosciamo e provare a guardarlo con occhi diversi. PAPmusic – Animation for Fashion è partito come film ed è diventato una vera e propria IP cross-mediale indipendente. Qual è la tua visione per questo progetto? Quando è nato PAPmusic – Animation for Fashion, il film era già inserito, almeno nella mia fantasia, in un concetto molto più ampio: la creazione di un PAPworld. Naturalmente, tra immaginarlo e riuscire a costruirlo realmente c’è stato un lavoro enorme. Sono passati più di dieci anni per la sola produzione del film. Il connubio tra moda, musica, design e patrimonio artistico italiano, però, è nato prima ancora che nascesse il film. Forse era già una firma, un concetto riconoscibile. Tutto è nato dopo avere realizzato il videoclip “Baciami Ba”. PAPmusic non è mai stato soltanto un film. È nato con il desiderio di poter vivere attraverso linguaggi diversi: musica, animazione, moda, videoclip, spettacolo e oggi gaming. PAPgame è un altro modo per entrare nel PAPworld. E la cosa che mi affascina di più è che, passando dal cinema al gioco, cambia anche il rapporto con il pubblico: non sei più soltanto davanti allo schermo a guardare una storia. Puoi entrarci dentro e diventare parte di quella storia. Per me è questa la direzione del progetto: continuare ad allargare il PAPworld senza perdere la sua identità. I tuoi follower sui social sono in costante aumento e dicono ormai di essere stati “PAPizzati”. Ci spieghi cosa significa esattamente? Essere PAPizzati significa vedere il mondo con gli occhi di un bambino e attraverso il cuore. Esprimersi in maniera genuina, senza pregiudizi, con autoironia e con la voglia di sorridere e condividere. Significa avere il desiderio di essere allegri, di ascoltarsi dentro e di riuscire a esprimere con amorevolezza ciò che di più bello abbiamo dentro. Significa anche concedersi una libertà creativa capace di superare barriere e giudizi. Per me essere PAPizzati non significa diventare qualcosa di diverso da ciò che siamo. Al contrario. Significa forse tornare a guardare le cose con quella parte di noi che, crescendo, rischiamo di perdere: la capacità di meravigliarci, di giocare, di ridere anche delle nostre imperfezioni. PAPizzarsi è scegliere di guardare il mondo con un po’ più di cuore, colore, ironia e libertà. Navigazione articoli OGGI È IL 38 LUGLIO FRANK ZAPPA, IN CONTROTEMPO PERMANENTE