Nella monografia su Orson Welles del Castoro Cinema (scritta da Claudio M. Valentinetti), si possono leggere vari brani di un’intervista fatta a Welles nel 1958 da André Bazin, Charles Bitsch e Jean Domarchi e pubblicata sul numero 88 dei Cahiers du Cinéma. Una delle domande riguarda i giovani registi americani. L’opinione di Welles è tranciante, spietata. “Odiosi. Niente da dire. Li disprezzo.” I registi a cui si fa in particolare riferimento sono Nicholas Ray e Robert Aldrich (con aggiunto però un eccetera). Vengono definiti giovani anche se in realtà erano più o meno coetanei di Welles (nato nel 1915). Però all’epoca dell’intervista poteva già essere considerato un veterano, avendo esordito dietro la macchina da presa nel 1939 con Quarto potere. Ray, Aldrich e gli altri registi nati negli anni Dieci invece avevano cominciato ad affermarsi da poco. Gioventù bruciata, per esempio (uno dei film che Welles detestava), con cui Ray aveva raggiunto il successo, è del 1955. Non si ha riscontro di ulteriori espressioni di disistima espresse da Welles nei confronti dei nuovi registi del cinema americano. Al contrario, Welles elogiò un piccolo film noir, When Strangers Marry, diretto da William Castle, nato nel 1914, e che avrebbe poi lavorato sul set del film di Welles La signora di Shangai. Inoltre, con altri tre registi degli anni Dieci Welles ebbe rapporti artistici. Robert Wise fu uno dei montatori di Quarto potere e L’orgoglio degli Amberson. Robert Parrish girò alcune scene di 007 – Casino Royale, nelle quali Welles recita insieme a Peter Sellers. Il maestro della fantascienza Jack Arnold diresse Welles nel western del 1957 La tragedia del Rio Grande (e il rapporto tra i due inizialmente non fu dei migliori) mentre Richard Fleischer tra il 1959 e il 1960 addirittura in due film: Dramma nello specchio e Frenesia del delitto. Oltre ai citati, vediamo alcuni dei più importanti registi americani, nati negli anni Dieci. John Sturges (1910-1992) Certi produttori non hanno la minima cultura cinematografica. Intendo quel tipo di cultura che non fa guadagnare denaro. I registi che lavorano per loro sono i semplici impiegati di questa gente poco raccomandabile, che non ha alcun rispetto per l’arte cinematografica, e che ingaggia registi più simili al capomastro di un cantiere. Nicholas Ray (1911-1979) Io non venero la macchina da presa. Venero la pellicola, non la macchina da presa. La pellicola è lo strumento più utile che abbiamo a disposizione. Non conosce né tempo né spazio, solo i limiti e l’estensione della nostra immaginazione. Jules Dassin (1911-2008) I film hanno sempre seguito la moda. Per un po’ ha dominato il western, poi l’horror. Quindi i catastrofici, adesso vanno i film molto violenti. Io non sono mai andato dietro alle tendenze. Richard Brooks (1912-1992) L’agire degli attori e i dialoghi dovrebbero essere complementari, non uguali. Samuel Fuller (1912-1997) Io non ho fatto i film che per un motivo, per sfogare la mia rabbia. Le mie storie sono diventati i miei campi di battaglia. Don Siegel (1912-1991) A me interessano gli anti-eroi perché posso identificarmi con loro. È molto più difficile per me immaginarmi come un eroe. Oltretutto, è più interessante raccontare storie di furfanti che di personaggi puri e incontaminati. Stanley Kramer (1913-2001) Se dovessi essere ricordato per qualcosa che ho fatto nella mia professione, mi piacerebbe che fosse per i quattro film che ho girato con Spencer Tracy. William Castle (1914-1977) Ho ideato delle trovate pubblicitarie per rendere i miei film originali, paurosi, e perché fossero ricordati. Robert Wise (1914-2005) Credo che possa fare più danni la violenza esplicita che non il mostrare un corpo nudo o altre situazioni che sono considerate pornografiche. Robert Parrish (1916-1995) Ho diretto e prodotto alcuni film che mi sono piaciuti e, come scrisse un critico, altri facilmente dimenticabili. Ma, con l’eccezione di uno che veramente non mi è piaciuto, di tutti gli altri ho amato ogni minuto. Budd Boetticher (1916-2001) Non sono stato influenzato da nessuno. Ho imparato a fare il regista guardando i miei film brutti. Mi dicevo: “Mai più farò una roba del genere”. Jack Arnold (1916-1992) Con i flashback il pubblico può perdersi. So che e così. Tu crei un mood, un’atmosfera e poi la cambi, poi devi riportare il pubblico alla prima. Parti con una sequenza d’azione piena di suspense e poi sposti su qualcosa di più blando. Credo sia il modo sbagliato di raccontare una storia. Richard Fleischer (1916-2006) Voglio personaggi che si comportino e reagiscano come penso che facciano realmente in una determinata situazione, con sincerità più che in termini drammatici. Robert Aldrich (1918-1983) Se dici al distributore che il film dura 2 ore e 22, lui senza guardarlo obietterà che è due minuti troppo lungo. Questo non ha niente a che vedere con il fatto che il film sia davvero troppo lungo. Ogni film ha una propria durata, ma questa pillola di saggezza non è condivisa dalle compagnie di distribuzione. Elenco dei film da cui sono tratti i video Stazione 3: top secret (The Satan Bug, Usa1965), regia di John Sturges Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause, Usa1955), regia di Nicholas Ray Lo spettro di Canterville (The Canterville Ghost, Usa1944), regia di Jules Dassin Il seme della violenza (Blackboard Jungle, Usa1955), regia di Richard Brooks Il corridoio della paura (Shock Corridor, Usa1963), regia di Samuel Fuller Chi ucciderà Charley Varrick? (Charley Varrick, Usa1973), regia di Don Siegel Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo (It’s a Mad, Mad, Mad, Mad World, Usa1963), regia di Stanley Kramer Il mostro di sangue (The Tingler, Usa1959), regia di Wlliam Castle Star Trek (Star Trek: The Motion Picture, Usa1979), regia di Robert Wise Fuoco nella stiva (Fire Down Below, Usa-Gb1957), regia di Robert Parrish L’albero della vendetta (Ride Lonesome, Usa1959), regia di Budd Boetticher Tarantola (Tarantula!, Usa1955), regia di Jack Arnold L’ultima fuga (The Last Run, Usa1971), regia di Richard Fleischer I ragazzi del coro (The Choirboys, Usa1977), regia di Robert Aldrich Navigazione articoli MARISA MELL, L’EVA KANT DEL GRANDE SCHERMO LE QUATTRO INVASIONI DEGLI ULTRACORPI