Si conoscevano, sì, e da molto tempo. L’uno per i fumetti di Corto Maltese, l’altra per le canzoni, ma incontrarsi di persona era avvenuto negli anni ottanta. In una sua autobiografia, Ornella Vanoni scrive così: “Era autunno quando ci conoscemmo in una libreria. Tu presentavi un libro o forse un musical su Corto. Io degli occhi così non li avevo mai visti. Occhi abituati a guardare l’infinito, come quelli di Ulisse forse. – Per favore mi disegni una luna ? – E tu Hugo mi hai fatto Venezia, una gondola, la luna. Romanticamente scontato come tutto ciò che è assoluto. Quegli occhi erano di un uomo che aveva vissuto la vita intensamente, e l’aveva disegnata. Se penso a Hugo Pratt, penso all’unico uomo al mondo per cui, in ogni momento, in qualunque parte del mondo avrei fatto le valigie pur di stargli vicino”. Eppure, tra i due non vi fu mai più che una buona amicizia, e Pratt scherzando rispondeva: “Sei tu quella sempre fidanzata”. Ma Ornella si era veramente innamorata: “Volevo finire la mia vita raggomitolata al suo fianco, sentirlo parlare, raccontare con il suo accento veneziano avvolgente. Perché lui non era solo un uomo, lui era un mondo interno, era il mondo, un irresistibile affabulatore. Era come Borges, tu ti sedevi, lui parlava e tu non sapevi mai dove era il confine tra verità e finzione. Ascoltare Hugo mi dava la stessa emozione”. La cosa durò negli anni, la lontananza non smorzava la passione, anzi la alimentava, anche se rimaneva a livello platonico: “Era la sua testa che mi interessava, entrarci e restarci a vita. Ci sentivamo quasi tutti i giorni, ma non abbiamo fatto a tempo a diventare amanti. Se gli fossi stata più vicino forse un giorno sarebbe successo”. E Pratt cosa pensava di lei ? “Sei stupenda, così sofisticata, con quella sensualità elegante che aveva soltanto Marlene Dietrich. Posso paragonarti ad un mio personaggio: Bocca Dorata la maga brasiliana amica e protettrice di Corto Maltese”. Pratt non fu l’unico “fumettaro” conosciuto da Ornella. Lei incontrò Milo Manara e Andrea Pazienza. Quest’ultimo frequentava la casa della Vanoni, e si metteva a disegnare le copertine dei dischi. “Un bellissimo ragazzo, immenso talento, dannato come pochi”. Poi la salute di Pratt iniziò a declinare, e alla fine era chiaro che la sua vita doveva ben presto finire. Ornella non cessa di tenersi a contatto telefonico, e questo farà fino agli ultimi giorni del disegnatore: “Non speravo più di riuscire a parlarti, volevo risentire la tua voce, ma tu dormivi. Poi una sera mi hanno detto che era un momento buono e ti ho sentito, non volevo stancarti ma volevo dirti tutto. Hugo che cazzata, sì mi hai detto è proprio una cazzata. Sono a Capri, il mare qui è blu proprio blu. Mi tuffo dentro come nei tuoi occhi perché sono come il mare e non soltanto perché sono blu”. Ma quest’ultima conversazione termina con una risata di Hugo, un po’ ironica un po’amara. È il suo commiato non patetico né doloroso, una cosa degna in tutto e per tutto di lui. Dopo la scomparsa di Pratt, Ornella fa mettere in cornice i disegni che Pratt le aveva regalato, e li tiene nel soggiorno. Un ricordo continuo che durerà trent’anni, e nelle sue memorie non fa che rinfocolare il ricordo di lui, Tanto che compone e musica una canzone dedicata, intitolata “Sogni”: QUI. Arrivederci Ornella, ci piace pensare che ora incontrando il tuo uomo dei fumetti d’avventura verrai portata in uno dei suoi mondi su qualche mare salato, o in qualche laguna d’acqua dolce. (In alto, ritratto di Ornella Vanoni realizzato da Hugo Pratt, trovato su internet). Navigazione articoli “IL MOSTRO DI FIRENZE” E IL DADO DELLE INTERPRETAZIONI LA COMMEDIA SEXY IN 10 FILM CULT