La Nouvelle Vague è stato un movimento cinematografico sviluppatosi a partire dai primi anni Cinquanta. Inizialmente sulle pagine del giornale La Gazette du cinéma (fondato da Godard e Rohmer), poi sulla rivista Cahiers du Cinéma. Nasceva sulla base di varie istanze ideologiche. Una delle spinte teoriche, forse la principale, era la reazione al vecchio cinema. In un articolo del 1959 che si intitolava “Il cinema giovane ha vinto”, in sostanza un vero e proprio manifesto, vi era un lungo elenco di registi i cui film venivano attaccati per la loro “tecnica fasulla”. Registi della vecchia guardia come Marcel Carné e Julien Duvivier e più o meno contemporanei come Yves Robert e Henri Verneuil. L’attacco frontale era mosso dopotutto da nobili intenzioni e produsse film memorabili, quando i suddetti Godard, Rohmer e poi Truffaut, Chabrol, Rivette, passarono dietro la macchina da presa. Visti oggi però molti dei film che la Nouvelle Vague non amava erano tutt’altro che disprezzabili. In ogni caso è doveroso approfondire la conoscenza di registi che in gran parte rischiano di essere dimenticati.

 

Henri Decoin (1890-1969)
Il giorno che i drammaturghi capiranno che in uno studio cinematografico possono creare la vita come su un palcoscenico, quel giorno il cinema non sarà più un’industria ma un’arte.

 

Marcel Pagnol (1895-1974)
Il film parlato è l’arte di riprendere, fissare e diffondere il teatro. Se un film parlato, proiettato muto, rimane ugualmente comprensibile, vuol dire che è un cattivo film parlato.


André Hunebelle (1896-1985)

Riconosco che esistono eccellenti esempi di film per nulla commerciali, ma il mestiere del cinema ha bisogno innanzitutto di sopravvivere.


Julien Duvivier (1896-1967)

Io amo soprattutto i film d’atmosfera.


Claude Autant-Lara (1901-2000)
Il cuore, ecco cosa manca al cinema francese. Nasce vecchio, cerebrale, senza passione. Ha visto L’anno scorso a Marienbad? Mi dispiace per Resnais, ma nessuno lo capirà, le sale saranno vuote, in Francia e altrove. È un cinema da clan, da iniziati, da conventi letterari.


Marcel Carné (1906-1996)

Io adoro i colori, sono la gioia della vita.

 

Jean Delannoy (1908-2008)
I grandi attori sono strumenti fantastici con cui si può dar vita a personaggi fuori dal comune.


André Cayatte (1909-1989)

Io non seguo alcuna moda. Ecco perché i miei film vengono spesso contestati,  soprattutto da chi pretende di imporre al cinema certe regole precise.


Gilles Grangier (1911-1996)

Amo il cinema popolare. Non frequento gli intellettuali. Sto sempre più attento all’accoglienza del pubblico che a quello della critica.


René Clément (1913-1996)

Dicono di me che non sono un vero regista, ma solo un bravo tecnico.


Gérard Oury (1919-2006)

Nel cinema, il tempo è denaro. Se non ho denaro, non ho abbastanza tempo e non posso girare il film che voglio. Dunque non posso fare il film che voglio se non ho successo.

 

Michel Audiard (1920-1985)
Il cinema sì, è molto piacevole, è un mestiere divertente. Ammesso che sia fatto bene. Ma resta un mestiere. Al cinema come settima arte non ci ho creduto nemmeno per un secondo.


Yves Robert (1920-2002)

Quella che i Francesi ritengono una gag nasce credo da una situazione talmente fantastica che tutto a un tratto la verità non esiste più. Ecco dunque per me la base della gag, è quando la verità non esiste più.


Henri Verneuil (1920-2002)

Sono uno spettatore che ama vedere i film degli altri registi, ad eccezione del genere noioso. Non mi vanno proprio. Non posso sopportare le elucubrazioni intellettuali di questi “geni”.

 

Denys de La Patellière (1921-2013)
Si parla dello stile dei pittori e dei musicisti, ma mai di quello degli attori. Tuttavia, essere allo stesso tempo uguali e differenti, imporsi con unicità, è questo il marchio di un artista.


Michel Boisrond (1921-2002)

Credo che un regista sia ovviamente felice di ritrovare gli attori con i quali gli piace girare, come un direttore d’orchestra ama riunire gli stessi solisti che lo hanno soddisfatto.


José Giovanni (1923-2004)

Avevo un amico, Raoul Levy, un produttore. Mi fece un sunto straordinario della professione di regista. Mi disse: “José, se entrerai davvero in questa arena, se farai il regista, cerca di essere sempre sfrontato. Le persone sfrontate sono persone che non hanno bisogno di niente. Nel cinema, riuscirai meglio se sarai sfrontato.


Jean Girault (1924-1982)

I miei film corrispondono al mio modo di sentire, io sono incapace di realizzare un film drammatico, non amo i problemi. Trovo che i grandi temi vadano riservati alle biblioteche, e non trattati dal cinema. Il pubblico vuole evasione, sta al regista dargliela.


Georges Lautner (1926-2013)

Penso d’aver creato uno stile, il poliziesco parodistico. Ma cerco sempre altre situazioni. Il regista alla fine è un po’ un apprendista stregone, trova il tono del film poco a poco.


Robert Enrico (1931-2001)

Il mio obiettivo è sempre stato fare un cinema popolare che tocchi il cuore.


Claude Zidi (1934)

Il cinema che faccio è un po’ un omaggio ai film della mia infanzia, che vedevo il sabato o la domenica pomeriggio. È qui che ho fatto i miei studi, non nelle cineteche o all’università.


Serge Korber (1936-2022)

Mi piace raccontare le vite degli altri. Cercare di avvicinarmi a quello che sono realmente, di restare fedele al loro pensiero.

 

Philippe Labro (1936-2025)
Quando giro un film, non ho l’impressione di farlo specificamente per il pubblico francese. Vorrei invece che fosse recepito alla stessa maniera dallo spettatore giapponese, dal brasiliano e dal francese.


Yves Boisset (1939-2025)

Praticamente tutti i miei film, in un momento o in un altro, hanno avuto problemi con la censura.


Elenco dei film da cui sono tratti i video

Quattro donne nella notte (Bonnes à tuer, Fra1954), regia di Henri Decoin
Angèle (id., Fra1934), regia di Marcel Pagnol
Fantomas 70 (Fantomas, Fra1964), regia di Andrè Hunebelle
Il ritorno di Don Camillo (It-Fra1953), regia di Julien Duvivier
La ragazza del peccato (En cas de malheur, Fra-It1958), regia di Claude Autant-Lara
Il porto delle nebbie (Le Quai des brumes, Fra1938), regia di Marcel Carné
Notre-Dame de Paris (id., Fra-It1956), regia di Jean Delannoy
L’accusa è: violenza carnale e omicidio (Verdict, Fra-It1974), regia di André Cayatte
Il dado è tratto (Le rouge est mis, Fra1957), regia di Gilles Grangier
L’uomo venuto dalla pioggia (Le passager de la pluie, Fra-It1970), regia di René Clément
Il cervello (Le cerveau, Fra-It1969), regia di Gérard Oury
Una vedova tutta d’oro (Une veuve en or, Fra-Rft-It1969), regia di Michel Audiard
Il grande biondo (Le retour du grand blond, Fra1974), regia di Yves Robert
Il poliziotto della brigata criminale (Peur sur la ville, Fra-It-Rft1975), regia di Henri Verneuil
Il commissario Le Guen e il caso Gassot (Le Tueur, Fra-It1972), regia di Denys de La Patellière
Sexy girl (Voulez-vous danser avec moi?, Fra-It1959), regia di Michel Boisrond
Due contro la città (Deux Hommes dans la ville, Fra1973), regia di José Giovanni
Tre gendarmi a New York (Le Gendarme a New York, Fra-It1965), regia di Jean Girault
Joss il professionista (Le professionel, Fra1981), regia di Georges Lautner
Frau Marlene (Le vieux fusil, Fra-Rft1975), regia di Robert Enrico
Bagarre express (La course à l’échalote, Fra-Rft1975), regia di Claude Zidi
Aggrappato ad un albero, in bilico su un precipizio a strapiombo sul mare (Sur un arbre perché, Fra-It1971), regia di Serge Korber
Senza movente (Sans mobile apparent, Fra-It1971), regia di Philippe Labro
L’attentato (L’Attentat, Fra-It-Rft1972), regia di Yves Boisset

 

 

Un pensiero su “I REGISTI CHE LA NOUVELLE VAGUE NON AMAVA”
  1. Sì, però c’è anche da dire una cosa. Almeno dal mio punto d vista, molti dei film qui citati, spesso vivono di una o due sequenze indovinate (se una persona vede per esempio quella, da te scelta con astuzia, da IL CERVELLO con la “nostra” Silvia Monti al suo meglio, gli viene magari voglia di vedere un film, che però nella sua totalità è abbastanza mediocre). Anche LA RAGAZZA DEL PECCATO… beh, altro film famoso soprattutto per una sequenza (tagliata nell’edizione italiana, per di più!).

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