Incal

 

Ci sono fumetti che godono di una reputazione talmente alta che sì prova timore anche solo a parlarne. Uno di questi è la saga de L’Incal di Alejandro Jodorowsky e Moebius (Jean Giraud), una storia di trasformazione creativa che parte dal cinema, passa per il fumetto e diventa un punto di svolta del medium.

Jodorowsky aveva tentato di portare sullo schermo il romanzo Dune di Frank Herbert tra il 1975 e il 1977. Tra i collaboratori chiamati a elaborare l’identità del film c’era anche Moebius, al quale il regista cileno riconosceva una capacità visionaria non comune.

Quando fu chiaro che il film non si sarebbe realizzato, Jodorowsky pensò di riciclare l’enorme mole di materiale accumulato in un fumetto. L’Incal, infatti, è esplicitamente legato al progetto non realizzato di Dune: molti concetti, ambientazioni, e il grande respiro “spaziale” della storia derivano da quel lavoro preliminare. Jodorowsky disse: “Tutto quello che avevo creato per lo script di Dune l’ho messo nell’Incal”.

 

I concetti di base

I concetti che stanno alla base dell’Incal sono due e vengono entrambi da Dune.
Il primo è il “viaggio dell’iniziato”, un percorso simbolico di
trasformazione interiore e rinascita spirituale. In Dune l’iniziato è Paul Atreides l’erede della nobile e prestigiosa Casa Atreides che diventa Muad’Dib, il messia che guiderà la rivolta dei freemen contro l’imperatore.
Nell’Incal l’iniziato è John Difool, un detective di serie R, egoista, che diventa una figura cosmica indispensabile all’equilibrio dell’universo.

Il secondo concetto è la dualità, che sta alla base dell’interazione dinamica dei contrari. In Dune la dualità si esprime nell’esistenza di due pianeti opposti: Caladan, un mondo caratterizzato da una vegetazione rigogliosa e un clima temperato, e Arrakis, un pianeta deserto e inospitale dove però si trova la Spezia, un elemento che permette l’espansione della coscienza.
Nell’Incal la dualità è persino nei titoli dei singoli capitoli, “L’incal nero” e “L’incal luce”, e “Ciò che è in basso e ciò che è in alto”.

 

Si tratta di un capolavoro?

L’Incal è considerato un capolavoro del fumetto. Un’opera che ha ridefinito il genere fantascientifico non solo nel fumetto ma anche nel cinema, come possono testimoniare film come Alien, Blade Runner e Il Quinto Elemento.

La fusione della narrazione mistica, cerebrale e surreale di Alejandro Jodorowsky con l’arte visiva rivoluzionaria e immaginativa di Moebius è considerata una delle collaborazioni creative più riuscite nella storia del fumetto.

Sotto la sua superficie caotica e bizzarra, l’opera esplora temi profondi, tra cui l’ecologia, la spiritualità, l’autoritarismo, il dualismo (luce/ombra) e la ricerca del significato della vita, offrendo molteplici livelli di lettura.

Lo sceneggiatore inglese Mark Millar l’ha definita “semplicemente uno dei fumetti più perfetti mai concepiti e probabilmente la più bella opera di letteratura grafica mai disegnata”

 

“Non ci si capisce niente!”

C’è però anche l’altra faccia della medaglia. Molti lettori (tra i quali io – NdR) trovano la trama de L’Incal complicata, confusa o dicono senza mezzi termini che “non ci si capisce niente”. Questa percezione non è rara e deriva da diverse caratteristiche intrinseche dell’opera e dello stile di Alejandro Jodorowsky.

Jodorowsky non scrive storie in modo tradizionale, ossia basate su un rigoroso rapporto causa-effetto. L’Incal, prima di essere una storia, è un viaggio esoterico e spirituale. I personaggi, gli eventi e gli oggetti sono spesso archetipi o simboli filosofici e psicologici (ispirati a tarocchi, alchimia, zen eccetera) piuttosto che elementi funzionali al procedere della narrazione.

La logica è bandita dal racconto che ha piuttosto la struttura del sogno o della visione mistica. L’intento di Jodorowsky è quello di scioccare, confondere o far riflettere, prima ancora di intrattenere.

La storia è incredibilmente densa di idee, concetti fantascientifici, personaggi bizzarri e colpi di scena. Il ritmo è veloce e la narrazione non procede in linea retta, ma a spirale o a zig zag, dando vita a una serie di ellissi, una dentro l’altra, che possono confondere il lettore e lasciarlo spaesato.
La visione artistica di Jodorowsky, intransigente e scevra da compromessi, non fa sconti a nessuno.


Come approcciare L’Incal per capirlo meglio

L’Incal richiede un cambio di mentalità rispetto alla lettura di fumetti tradizionali. Il consiglio più importante è di non aspettarsi una trama lineare, conseguente e tradizionale. Jodorowsky scrive inseguendo il surrealismo e la psichedelia, mettendo gli eventi in successione uno dopo l’altro  secondo ragioni simboliche ed esoteriche forse sconosciute persino a lui.

Bisognerebbe evitare di fermarsi ad ogni incongruenza o stranezza chiedendosi “perché questo?” o “perché quello?”. Dovremmo invece attuare la cosiddetta “suspension of diesbilief” (sospensione dell’incredulità) abbassando le nostre difese razionali e lasciandoci travolgere dalla storia.

A questo punto spesso arriva la comprensione, intuitivamente, non razionalmente, come una specie di illuminazione. L’Incal è un’opera profondamente simbolica. Piuttosto che seguire i dettagli della trama bisognerebbe concentrarsi sui temi principali e guardare la storia come un percorso di crescita spirituale per John Difool, l’antieroe che si trasforma da detective egoista in un essere quasi messianico. Ogni personaggio che incontra e ogni cosa che gli succede rappresenta una tappa della sua evoluzione.

 

Godiamoci l’arte di Moebius

Se la storia ci confonde troppo bisognerebbe prendersi una pausa, rallentare il ritmo di lettura e godersi l’arte di Moebius. Un’arte rivoluzionaria e lisergica dispiegata con una maestria visiva ineguagliata non solo funzionale alla storia, ma che è la storia stessa.

Una storia raccontata con un linguaggio non verbale fatto di simmetrie purissime, linee di forza, architetture che sembrano allo stesso tempo perfettamente plausibili e completamente aliene. Sono segni grafici che riflettono stati d’animo.

Per arrivare a questo, Moebius ha dovuto rinnovare ulteriormente il suo stile rispetto a quello del “Garage ermetico”. Da un lato lo ha reso più riconoscibile e meno concettuale, dall’altro lo ha reso più astratto. Il risultato finale sono tavole dalla forza visiva e dalla capacità narrativa straordinarie, tanto da permettere al lettore di intuire e seguire la trama principale e gli eventi salienti anche senza neanche leggere i testi.

I disegni di Moebius sono fondamentali per creare l’atmosfera onirica e psichedelica che caratterizza la storia di Jodorowsky. Moebius riesce a rendere tangibili le visioni più sfrenate di Jodorowsky, con vignette che sono un’esplosione continua di idee visive.

Nonostante la stravaganza e il caos apparente del mondo narrato, i disegni di Moebius mantengono una tale coerenza interna da permettere al lettore di immergersi completamente in quell’universo allucinato.

 

Consideriamo la rilettura

L’Incal è un’opera che migliora con le riletture. La prima volta può essere un’esperienza disorientante, ma una volta messi a fuoco gli eventi principali, una seconda lettura permette di cogliere molti più simboli, riferimenti e sfumature.

Se la prima lettura è stata fatta con il cervello, la seconda dovrebbe essere fatta col cuore. L’Incal è un opera unica, lisergica e mentale prima ancora che narrativa, che premia i lettori disposti a lasciarsi trasportare nel suo universo simbolico e visionario.

Leggerla con il cuore è il modo migliore per godersela fino in fondo. “L’Incal” non è un’opera che si “capisce”. È un’esperienza da vivere. leggerla “con il cuore” significa fare come Luke Skywalker quando nel primo Star Wars decide di disattivare il sistema di mira computerizzato del suo caccia X-wing per affidarsi completamente all’istinto e alla Forza.

Solo smettendo di cercare la coerenza narrativa convenzionale e lasciandoci trasportare nel flusso degli eventi come in un’esperienza onirica, potremo raggiungere il cuore di quest’opera. Solo concentrandoci sull’impatto emotivo delle scene e sulla potenza dei simboli archetipici, piuttosto che sulle motivazioni razionali dei personaggi e sulla coerenza narrativa arriveremo ad abbracciare tutto il mistero e la spiritualità che Jodorowsky ha infuso in questa storia.

 

Da Dune a “qualcos’altro”

L’Incal nasce direttamente dalle ceneri del fallito progetto cinematografico di Dune, ma si trasforma rapidamente in un’opera con una sua identità unica, che trascende la fantascienza tradizionale per abbracciare temi metafisici, complessi e profondi

Gran parte del concept design e dell’immaginario visivo che Moebius aveva creato per il Dune di Jodorowsky è confluito nelle prime tavole dell‘Incal. All’inizio, la storia presenta elementi simili a Dune, come complesse gerarchie sociali (aristocrazia, tecnocrazia, il Papa) e intrighi politici intergalattici, che ricordano l’ambientazione del romanzo di Frank Herbert.

A differenza di Dune, che era un adattamento (sebbene molto personale), l‘Incal ha permesso a Jodorowsky di sviluppare la sua visione senza i vincoli di una trama preesistente o le pressioni di Hollywood. Questo ha portato a una maggiore libertà creativa e a un’esplorazione più profonda dei temi cari all’autore.

La trama si evolve da una semplice avventura fantascientifica a un vero e proprio viaggio iniziatico e spirituale per il protagonista, John Difool. L’oggetto misterioso, l’Incal Luce, non è solo una risorsa di potere, ma un catalizzatore per la trasformazione interiore e l’accesso a livelli superiori di coscienza.

Jodorowsky abbandona la relativa concretezza della trama di Dune per creare qualcos’altro e lo fa immergendosi nel simbolismo, nel misticismo e nella “psicomagia”, elementi ricorrenti nel suo lavoro. La storia è intrisa di riferimenti esoterici, archetipi junghiani e concetti filosofici che vanno oltre la semplice space opera.

In sintesi, mentre Dune è una complessa saga di fantascienza ecologica e politica, l’incal utilizza il linguaggio della fantascienza come trampolino di lancio per un’esplorazione visionaria e surreale della coscienza umana e dell’universo metafisico, diventando un’opera unica.

 

Perché ancora nessuno ha fatto un film sull’Incal?

Visto l’interesse riscosso dalla saga anche oltreoceano, dove è una delle graphic novel europee più lette ed apprezzate, è lecito chiedersi come mai Hollywood, che negli ultimi anni ha attinto a mani basse dal media fumetto, non abbia ancora preso in considerazione di realizzare un film, o meglio una serie, basata sul capolavoro di Moebius/Jodorowsky.

In realtà, l’idea di mettere in pista un film de L’Incal è stata presa in considerazione più volte nel corso degli anni. Si dice anzi che qualcuno l’Incal lo abbia già portato sul grande schermo, si tratterebbe di Luc Besson che ha infarcito il suo film “Il quinto elemento” di tanti e tali rimandi legati all’opera di Moebius/Jodorowsky da aver rischiato una denuncia da parte dei detentori dei diritti (la casa editrice Les Humanoïdes Associés).

Les Humanoïdes Associés ha dichiarato di aver rifiutato diverse offerte da Hollywood nel corso degli anni, preferendo aspettare il team creativo giusto che possa rendere piena giustizia all’opera.
Nel novembre 2021, è stato annunciato che il regista premio Oscar Taika Waititi (
Thor: Ragnarok, Jojo Rabbit) avrebbe scritto e diretto l’adattamento cinematografico dell‘Incal. Questo progetto è attualmente in fase di sviluppo, e Jodorowsky stesso ha espresso fiducia nella capacità di Waititi di gestire il materiale, dicendo di ammirare il suo approccio.
Se son rose fioriranno…

 

 

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