Cosa fu New 52 per la DC Comics ? Un momento di gloria o un’occasione persa? Prima di dirimere la questione possiamo tranquillamente dire che senza dubbio fu uno dei momenti più rischiosi ed esaltanti nella storia editoriale della DC Comics.

Nel settembre 2011 si decise di rilanciare completamente l’universo narrativo DC con 52 testate mensili, tutte che ripartivano dal numero uno azzerando la continuity preesistente. Le vendite iniziali diedero ragione alla DC Comics, che in settembre arrivò a controllare il 35-37% del mercato in dollari e oltre il 40% di quello delle copie vendute, superando la Marvel per la prima volta dal lontano 2002.

L’operazione si rivelò però un fuoco di paglia e già a dicembre i dati registravano un ritorno alla situazione precedente. La risposta alla nostra domanda iniziale potrebbe dunque essere: entrambe le cose. Nel breve periodo sembrò un momento di gloria, tanto che i media parlarono di “evento”, nel lungo periodo si rivelò una occasione mancata, vediamo perché.

 

La situazione precedente

La situazione in DC Comics prima di New 52 non era di crisi vera e propria, anche se qualcuno cominciava a parlare di stagnazione.
Nel 2010 la Marvel dominava la scena con il 38,2% del mercato in dollari e il 43,3% di quello in copie.
La DC era seconda con quote rispettivamente del 30,4% e del 34%. Il 2010 si era concluso con una perdita di circa il 3% rispetto al 2009 e il 2011 era partito in sordina.

Tra i motivi alla base di questa situazione ne vennero individuati due che apparivano centrali. Il primo era la sensazione che la pluridecennale continuity della DC Comics, comprensiva dei vari rimpasti che si erano susseguiti nel tempo, fosse arrivata a rappresentare una “barriera di accesso” per i nuovi lettori. Il secondo era che a parte le storie Blackest night (2009) e Brightest day (2010) era difficile trovare dei capolavori nella produzione del periodo dove mancavano soprattutto gli autori innovativi.

 

Il ruolo di Dan DiDio

Dan DiDio fu il co-regista dell’evento “New 52”. Venne nominato co-publisher il 18 febbraio 2010 da Diane Nelson di DC Entertainment. Da co-publisher cominciò quasi subito a spingere sull’idea del reset, del quale aveva già impostato la strategia editoriale e il lancio mediatico.

DiDio spiegherà che il suo obiettivo era quello di “iniettare nuova vita” nei personaggi, ringiovanendoli e riproponendoli in modo che fossero più congeniali “al pubblico di oggi”.

DiDio descrisse il New 52 come una scommessa aziendale totale e come il più grande investimento marketing mai fatto dalla DC su un singolo progetto.
Se New 52 fu un grosso successo iniziale la sensazione è che Didio progettandolo non avesse pensato a come mantenerlo stabile nel tempo.

Inoltre i suoi rapporti spesso difficili con alcuni dei creativi più importanti dell’epoca non hanno di certo favorito quel miglioramento della qualità degli albi che era una delle premesse fondamentali del progetto.

 

Il ruolo di Jim Lee

Jim Lee incarnò nei primi anni 2000 lo stile di casa DC, sia perché venne emulato da molti disegnatori sia perché a lui venivano affidati i lavori più importanti quelli che funzionavano da biglietto da visita per la casa editrice.

Nel 2010 fu nominato co-publisher della casa editrice e supervisionò il rilancio di New 52, prestandosi in prima persona a disegnare la serie Justice League, su testi di Geoff Johns. Jim Lee ebbe la direzione artistica dell’evento.

Il suo lavoro consistette nel coordinare l’uniformità dei nuovi look dei personaggi, compito per il quale si scelse come assistenti Cully Hamner e Mark Chiarello, illustrò inoltre le varie fasi del processo creativo mostrando i bozzetti e i risultati finali al San Diego Comic-Con.

I fan gli rimproverano di non essersi occupato personalmente di Superman, ma di aver lasciato le due serie di Superman in mano ad altri team: Action Comics a Grant Morrison & Rags Morales e Superman a George Pérez & Jesús Merino.

 

Il ruolo di Geoff Johns

Verso la fine degli anni 2000 gli sceneggiatori più acclamati in forza alla DC erano Brian Azzarello, che nel 2008 aveva realizzato Joker (con Lee Bermejo); Scott Snyder, autore di Batman: The Black Mirror (2010); e Geoff Johns, impareggiabile sceneggiatore del colossale Blackest Night. Nel 2010 Geoff Johns viene nominato Chief Creative Officer e subito coinvolto nel progetto New 52.

Tutto parte da Flashpoint (2011) una miniserie di Flash in 5 numeri scritta da Geoff Johns e disegnata da Andy Kubert, dove Barry Allen tornando indietro nel tempo modifica la realtà. Questo concetto dí realtà modificata sembrò a DiDio e Lee lo stratagemma ideale su cui impostare l’intero reboot.

Per legare ulteriormente i due eventi si decise di fare uscire nello stesso giorno (il 31 agosto 2011) Flashpoint n. 5 e Justice League n. 1, la punta di diamante di New 52. Le altre serie seguirono a settembre. Oltre le nuove origini della Justice League, Johns curò l’ottimo rilancio di Aquaman e l’evento Forever Evil.

 

Il ruolo di Brian Azzarello

All’inizio del reboot, Brian Azzarello era uno degli scrittori di punta della DC. Non deve quindi stupire se anche il suo lavoro nell’ambito di New 52 ( si occupò di Wonder Woman) risulterà uno dei migliori.

La sua run su Diana Prince (dal n.1 al 35) costituisce un insieme coeso e scorrevole dove la mitologia greca viene declinata in salsa horror, gli dei sono costruiti in modo impeccabile e gli antagonisti sono memorabili.

I lettori la accolsero bene, ComicBookRoundUp riporta 7,5/10 come voto della critica e 7,8/10 come voto del pubblico. Il voto è apparentemente alto ma se pensiamo che gli albi di Azzarello gravitano spesso tra l’ 8/10 e il 9/10, Wonder Woman risulterebbe sotto la media.

Le cose non andarono molto bene dal punto di vista commerciale anche per i disegni di Cliff Chiang, il cui stile cartoonesco non era molto adatto al mood delle storie. Il n.1 vendette 76.214 copie, un buon risultato ma inferiore ad altre testate del reboot.

 

Il ruolo di Scott Snyder

Ai tempi del reboot Scott Snyder era uno scrittore emergente dal talento evidente ma che ancora non aveva dimostrato nulla, fu quindi quasi una scommessa affidargli Batman. Ne uscì però una run “epica” di 51 numeri visivamente iconica (grazie a Greg Capullo) e tematicamente ambiziosa, fatta di cicli molto coesi tra di loro tra i quali spicca l’iniziale La Corte dei Gufi, che ha come protagonista un’antica organizzazione criminale segreta che per secoli ha tenuto sotto controllo la città di Gotham.

Seguono poi Death of the family, che presenta un Joker disturbante, e Zero year, che osa riscrivere le origini di Batman in chiave luminosa e avventurosa.
La critica si è espressa positivamente sull’intera serie con molti numeri che hanno raggiunto punteggi tra
8/10 e 9/10 (soprattutto i primi). La serie ha sempre venduto bene, si è passati dalle 218.000 copie del numero iniziale (2011), alle 150.000 copie di media negli anni 2012-2013, fino alle 120.000 copie del 2014-2015.

 

Le serie deludenti

All’interno del calderone New 52 naturalmente non ci furono solo serie di alto livello qualitativo, capaci di vendere centinaia di migliaia di copie, ma ci furono anche tante delusioni.

Teen Titans fu molto contestata per la caratterizzazione dei personaggi e la continuity, ebbe una media bassa dalla critica (5,5/10 su ComicBookRoundUp). Red Hood and the Outlaws ebbe una accoglienza tiepida (media della critica 6,5/10) e suscitò forti polemiche per la ipersessualizzazione di Starfire.

Catwoman ebbe un debutto chiaccheratissimo per via della “scandalosa” scena finale del n.1, in cui Catwoman e Batman vanno a letto insieme. La fase di Ann Nocenti è stata stroncata un po’ da tutti, con diversi numeri che hanno punteggi tra 2/10 e 5/10.

Alcune serie furono cancellate dopo soli 8 numeri: Static Shock, Mister Terrific, O.M.A.C., Hawk & Dove, Men of War e Blackhawks. Le idee di base potevano essere anche interessanti ma i team creativi non convinsero.

 

Le vendite

L’evento scatenò l’entusiasmo del pubblico, che acquistò in grande quantità le proposte del New 52. Il titolo più venduto fu il n.1 di Justice League, che totalizzò 230.000 copie, in un periodo dove The Amazing Spider-Man, il titolo Marvel più venduto, ne totalizzava 135.000. Il n.1 di Batman fece registrare 218.000 copie e quello di Action comics 204.000. Questi numeri permisero alla DC comics di ottenere risultati eclatanti nel breve periodo.

A fine settembre la casa di Burbank superava la Marvel sia come quota del mercato in fatturato (35,7% contro 35,3%) che in copie vendute (43,1 % contro 37,3%). A fine ottobre i dati erano ancora più eclatanti, la DC comics conquistava il 51% del mercato globale del fumetto!

Ma già a Novembre la bolla cominciava a sgonfiarsi e la DC manteneva solo un piccolo margine di vantaggio sulla rivale (34,6% contro 33,30% ). A dicembre 2011, la Marvel riconquisterà la leadership sia in dollari sia in unità chiudendo l’anno in testa.

 

Il motivo del ridimensionamento

Se analizziamo i tre titoli più venduti del reboot scopriamo che Justice League è firmata Geoff Johns/Jim Lee, Batman da Scott Snyder/Greg Capullo e Action Comics da Grant Morrison/Rags Morales. Si tratta di tre tra i team creativi più validi in forza alla DC comics. Questo dimostra come l’evento New 52 fu messo in crisi in primo luogo dalla strategia DC, “il personaggio conta più dell’autore”. Nel breve periodo, è vero, vince il logo. Se metti “Batman” o “Justice League” in copertina, i rivenditori ordinano comunque.

È il motivo per cui il rilancio di New 52 per i primi numeri ebbe successo anche con team creativi eterogenei. Nel medio-lungo periodo però vince l’autore. Le serie che mantengono lettori lo devono a una visione forte. Se pensiamo a opere come Batman: year one o Batman: The Killing Joke queste storie non sono amate perché “è Batman”, ma perché gli autori hanno detto qualcosa di potente usando Batman. La DC semplicemente non aveva abbastanza autori di qualità per seguire tutte e 52 le serie.

 

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