Il fumetto italiano dalle origini al 1930: un racconto delle radici

Il fumetto italiano nasce nei primi decenni del Novecento, ben prima che il termine fumetto fosse utilizzato in senso moderno. In realtà, più che di veri e propri fumetti, in questo periodo si dovrebbe parlare di narrazione per immagini, in cui disegni e testo coesistono, ma in forme ancora lontane dallo stile che si affermerà in seguito.

 

Signor Bonaventura (1928)Il Signor Bonaventura di Sergio Tofano, in arte Sto, dal Corriere dei Piccoli N.32 del 5 agosto 1928

 

A partire dai primi del Novecento si sviluppano le prime forme di letteratura illustrata per l’infanzia, pubblicate sul Corriere dei Piccoli, settimanale nato da un’idea della giornalista Paola Lombroso Carrera. È proprio questa rivista a rappresentare la pietra miliare delle origini del fumetto italiano. A partire dal 27 dicembre 1908, data di uscita del primo numero, vengono pubblicate tavole disegnate a episodi, accompagnate da versi in rima sotto le immagini, secondo un modello educativo tipico dell’epoca. Il Corriere dei Piccoli evita accuratamente i balloon o nuvolette, il segno grafico usato nei fumetti per racchiudere parole dette, pensate o suoni (N.d.A.: in italiano, il termine fumetto può indicare sia l’intera opera che la singola nuvoletta), considerati poco adatti ai giovani lettori italiani, preferendo un formato più simile a quello della poesia illustrata.
Tra i personaggi di creazione italiana più noti, apparsi in questo periodo, troviamo Bilbolbul, creato da Attilio Mussino nel 1908, un ragazzino africano protagonista di situazioni surreali, che rappresenta uno dei primi esempi di racconto disegnato con continuità e Quadratino (1910) di Antonio Rubino, un bambino con la testa a forma di quadrato che cambiava forma geometrica dopo ogni birichinata, per poi tornare normale grazie all’intervento di mamma Geometria o di altri parenti dai nomi matematici. Ma fu durante la Prima Guerra Mondiale, con il Signor Bonaventura (1917) di Sergio Tofano, in arte Sto, noto per il tono teatrale, che la testata raggiunse un considerevole successo.

 

Corriere dei Piccoli N.1 (1908)Il primo numero del Corriere dei Piccoli del 27 dicembre 1908

 

Negli anni Venti, il fumetto italiano resta legato a un’impostazione educativa e moralizzante, con storie pensate per trasmettere valori ai più giovani, ma cominciano a comparire anche influenze straniere. Le tavole americane, con i loro balloon e i ritmi più dinamici, iniziano ad attirare l’attenzione di lettori e editori, anche se vengono adattate o censurate. Le prime pubblicazioni italiane che si avvicinano al fumetto moderno derivano da queste influenze, pur se ancora in forma limitata.
L’impostazione adottata dal Corrierino (N.d.A.: nome con cui veniva famigliarmente chiamato il Corriere dei Piccoli), pensata espressamente per un pubblico infantile, contribuì a confinare il fumetto italiano entro questi limiti e, mentre negli Stati Uniti le strisce a fumetti pubblicate sui quotidiani conquistavano anche lettori adulti e incrementavano le vendite dei giornali, in Italia il fumetto restava penalizzato da una visione conservatrice che guardava con sospetto alla cultura popolare, considerandola poco adatta a un pubblico maturo. È nel periodo successivo alla Prima guerra mondiale che emersero nuovi autori italiani che diedero vita a personaggi destinati a diventare molto popolari come Sor Pampurio (1929) di Carlo Bisi e Marmittone (1930) di Bruno Angoletta.
Tra i primi protagonisti dell’avventura a fumetti in Italia, ci sono i personaggi pubblicati su Il Balilla, giornale a fumetti di propaganda fascista, nato nel 1923 e ispirato graficamente al Corriere dei Piccoli. L’anno seguente, nel 1924, la casa editrice cattolica Edizioni San Paolo, diede alle stampe la propria rivista, Il Giornalino.
Nel 1930 e sempre sul Corriere dei Piccoli, fece il suo debutto Pier Cloruro de’ Lambicchi, fumetto creato da Giovanni Manca, in cui i personaggi rappresentati sui disegni o sui quadri prendono vita grazie alla Arcivernice, una fantastica invenzione dello stesso Pier Cloruro.
In questo primo trentennio del secolo, il fumetto in Italia muove i suoi primi passi in una forma ancora ibrida tra illustrazione, poesia e didattica. Non è ancora un vero medium autonomo, ma getta le basi culturali, grafiche e narrative che porteranno alla nascita del fumetto italiano moderno vero e proprio. Le prime riviste per ragazzi, la sperimentazione con il disegno sequenziale e i modelli americani preannunciano l’avvento di una nuova stagione espressiva, che esploderà negli anni seguenti.

 

Quadratino (1910)Una storia di Quadratino di Antonio Rubino
dal Corriere dei Piccoli


Anni Trenta: tra censura, ideologia e influenze straniere

Negli anni Trenta il fumetto italiano comincia a delinearsi come forma editoriale riconoscibile, sebbene ancora lontano dall’essere considerato un vero linguaggio autonomo. In questo decennio, il fumetto nasce e si sviluppa all’interno di un contesto politico segnato dal regime fascista, che cerca di limitare l’importazione di modelli stranieri. In questo scenario, il fumetto italiano muove i primi passi destinato inizialmente a un pubblico fondamentalmente infantile, con funzioni prevalentemente educative, moralizzanti e didattiche.
I primi fumetti italiani traggono ispirazione diretta dalle celebri strisce americane, che avevano già conquistato milioni di lettori oltreoceano. La loro diffusione in Italia, inizialmente accolta con entusiasmo, viene però ben presto sottoposta a un processo di adattamento e controllo ideologico.
La crescente influenza dei contenuti americani preoccupa le autorità fasciste che, con l’avvicinarsi dell’alleanza con la Germania nazista e l’inasprimento della propaganda autarchica, iniziano a promuovere una campagna di nazionalizzazione del fumetto, imponendo restrizioni sempre più severe alle pubblicazioni straniere, culminata nel 1938 quando il Ministero della Cultura Popolare impose il divieto della pubblicazione di fumetti americani, risparmiando inizialmente solo Topolino, probabilmente grazie ai rapporti tra Mussolini e la Mondadori. Si assiste così a un rapido processo di italianizzazione dei personaggi: contesti e ambientazioni vengono modificati per adattarsi ai canoni culturali del regime e, parallelamente, si incentiva la produzione di fumetti originali, realizzati da autori italiani e portatori di valori compatibili con l’ideologia dominante.
Questo decennio segna l’inizio della produzione fumettistica nazionale, ma anche l’avvio di un lungo processo di ridefinizione culturale del medium.
Il personaggio che più di tutti rappresenta l’ingresso del fumetto in Italia è Topolino, che debutta il 31 dicembre 1932 con Topolino giornale1, che inizialmente propone avventure Disney tradotte dall’inglese e adattate per il pubblico nostrano. Edita da Nerbini, che la pubblicò fino al n.136 del 4 agosto 1935 per passare, dal numero seguente, ad Arnoldo Mondadori Editore.
Da notare che, quando il settimanale Topolino debutta, l’editore non ha ancora ottenuto i diritti ufficiali per pubblicare il personaggio Disney. In attesa di regolarizzare la situazione, dal numero 3 la testata viene temporaneamente rinominata Il Giornale di Topo Lino, con un nuovo protagonista: il Topo Lino del titolo, ideato da Gaetano Vitelli e Giove Toppi. Dopo l’accordo con il King Features Syndicate, dal numero 5 si torna al titolo originale, ma le storie di Topo Lino continuano a comparire in copertina fino al successivo numero 6. I due autori, insieme ad Antonio Burattini, furono i primi autori italiani che crearono storie originali ispirate al mondo di Topolino.
La popolarità del personaggio è tale da segnare profondamente l’immaginario dell’epoca, ottenendo un enorme successo tra i lettori più giovani e diventando un punto di riferimento dell’epoca. Tuttavia, l’influenza americana, pur determinante, viene ben presto ostacolata dalle politiche culturali del fascismo, che guarda con crescente preoccupazione alla diffusione della cultura anglosassone.
Ma il primo settimanale a fumetti pubblicato in Italia fu Jumbo, rivista pubblicata a partire dal 17 dicembre 1932 dalla Società Anonima Editrice Vecchi, di Lotario Vecchi. Oltre al materiale americano, il settimanale proponeva soprattutto fumetti inglesi, ed europei, riadattati per il mercato italiano dell’epoca, secondo i dettami di regime. Sulle sue pagine trovarono spazio Rob the Rover, di Walter Henry Booth che per l’occasione fu modificato in modo da farlo sembrare una produzione italiana diventando Le avventure di Lucio l’Avanguardista, un giovane aviatore a bordo del suo biplano Dux; le storie di Fortunio, facchino di stazione, e Peppa la somara, che derivano dalle serie americane Happy Hooligan e And Her Name Was Maud di Frederick Burr Opper (che negli stessi anni erano pubblicate anche dal Corriere dei Piccoli con i titoli Fortunello e La mula Checca); Bombolo e Stinchi, coppia comica palesemente ispirata a Stanlio e Ollio (il primo è basso e rotondo, il secondo alto e snello), che insieme si cacciano in situazioni buffe e disastrose; le avventure dell’elefantino Jumbo (che diede il nome alla testata) e dei suoi amici animali, versione Italiana di The Bruin Boys dell’autore britannico Jullius Stafford Baker e altri.

 

Jumbo N.105 (1935)Il numero 105 di Jumbo del 5 gennaio 1935

 

Jumbo è stata la prima pubblicazione a conservare stabilmente i dialoghi all’interno delle vignette, evitando di sostituirli con didascalie esterne, pratica fino ad allora comune nei giornali per ragazzi italiani. Nel novembre 1938, dopo l’uscita di 309 numeri, la rivista fu interrotta dalla censura del regime fascista, che ostacolava qualsiasi forma di innovazione, soprattutto se di origine britannica.
È in questa fase che nascono testate a carattere pedagogico o confessionale, spesso promosse da ambienti cattolici o vicini al regime. Una delle più significative è Il Vittorioso, fondata nel 1937 e pubblicata dalla Casa Editrice AVE, facente parte dell’Azione Cattolica, che proponeva storie avventurose ma improntate a un forte moralismo cristiano e patriottico. Al suo interno debuttarono molti autori destinati a ricoprire un ruolo di primo piano nel fumetto italiano, come Benito Jacovitti e Gianni De Luca.
Accanto a questo filone controllato e educativo, iniziano a emergere anche i primi fumetti d’avventura italiani, ispirati alle atmosfere delle space opera americane. Tra le opere pionieristiche spicca Saturno contro la Terra, ideata da Cesare Zavattini e sceneggiata da Federico Pedrocchi per le illustrazioni di Giovanni Scolari. Si tratta di una delle prime storie italiane di fantascienza a fumetti, che molto deve a Flash Gordon (1934) di Alex Raymond, con trame complesse, ambientazioni oscure e una narrazione densa di tensione. Pubblicata a puntate nell’arco di dieci anni, a partire dal n.93 del periodico I tre porcellini datato 31 dicembre 1936, per poi passare prima su Topolino nel 1938, poi su Paperino nel 1940 e infine tornare su Topolino nel 1941, dove venne pubblicata fino alla sua conclusione sul n.610, del 26 ottobre 1946 (tutte le pubblicazioni erano edite da Mondadori). L’opera anticipa molti elementi narrativi e visivi che diventeranno ricorrenti nel fumetto d’avventura italiano del dopoguerra.
Nel 1934, Nerbini introduce L’Avventuroso, una testata rivoluzionaria che presenta al pubblico italiano personaggi d’avventura americani come Flash Gordon di Alex RaymondMandrake il Mago (Mandrake the Magician) di Lee Falk (testi) e Phil Davis (disegni), Jim della Giungla (Jungle Jim) di Don Moore per i testi e ancora Alex Raymond ai disegni. Fu anche tra le prime riviste a introdurre le strisce con balloon: le nuvolette, sostituendo le tradizionali didascalie in rima che fino ad allora accompagnavano i disegni, avvicinando così il formato italiano a quello originale statunitense. Anche agli autori italiani pubblicati sulla rivista venne imposto di passare ai balloon, invece delle solite didascalie.
Nella prima metà degli anni Trenta nascono Il Monello (1933) e Intrepido (1935). Entrambe edite dall’Editoriale Universo dei fratelli AlceoDomenico e Cino Del Duca, pubblicano esclusivamente materiale di produzione italiana, riescono a sopravvivere alle restrizioni del periodo e continuano la loro pubblicazione anche dopo la guerra, diventando punti di riferimento per intere generazioni di lettori fino alla loro chiusura, avvenuta nel 1990 per Il Monello e nel 1998 per Intrepido, dopo rispettivamente 2.325 e 3.407 numeri.
Parallelamente alla produzione per ragazzi, è importante ricordare che in Italia esisteva già una consolidata tradizione di satira grafica e vignetta illustrata, sviluppatasi in riviste umoristiche e culturali come Il Travaso delle IdeeBertoldo e Marc’Aurelio. Erano pubblicazioni che, pur non proponendo fumetti nel senso moderno, facevano largo uso di disegno umoristico e commento sociale, spesso camuffando la critica politica dietro uno stile ironico e parodico per eludere la censura. Questo patrimonio visivo e narrativo si sarebbe rivelato fondamentale per lo sviluppo del fumetto satirico del dopoguerra, gettando le basi per una riflessione più matura sull’uso del disegno come strumento di critica.
In bilico tra imitazione dei modelli stranieri, adattamento ideologico, esigenze educative e primi tentativi di espressione originale. Gli anni Trenta segnano l’infanzia del fumetto italiano, una fase embrionale ma cruciale. È un periodo in cui convivono imitazione e invenzione, censura e creatività, educazione e intrattenimento.
Tra riviste per ragazzi, prime serie originali e produzione satirica, i semi piantati in questo decennio aprirono la strada alla stagione d’oro dell’editoria popolare del dopoguerra.

 

L’Avventuroso N.1 (1934)Il primo numero di L’Avventuroso del 14 ottobre 1934

La Seconda guerra mondiale

L’inizio degli anni Quaranta rappresenta una delle fasi più delicate e complesse per la storia del fumetto italiano. La Seconda guerra mondiale cala anche sul panorama editoriale, sconvolgendone le dinamiche e riducendo drasticamente la produzione. In un’Italia provata dal conflitto, dal razionamento delle risorse e dalla repressione ideologica, il fumetto si trova a dover sopravvivere in condizioni estreme, sia materiali che culturali. Oltre al controllo sui contenuti, la guerra colpisce duramente anche dal punto di vista pratico: la penuria di carta, dovuta al razionamento imposto dal governo e all’impossibilità di importare materiali dall’estero, costringe molte case editrici a sospendere le pubblicazioni o a ridurre sensibilmente la foliazione e la tiratura dei giornali. Molte delle testate nate nel decennio precedente scompaiono dalle edicole, o vengono assorbite in altri progetti editoriali più allineati con le direttive del regime.
In questo contesto difficile, il fumetto non scompare, ma viene profondamente trasformato. La sua funzione cambia e, da semplice intrattenimento o strumento educativo per l’infanzia, diventa un veicolo di propaganda, una voce al servizio del potere che cerca di rafforzare i valori del nazionalismo, del sacrificio, dell’eroismo e della fedeltà alla patria. Le storie a fumetti pubblicate in quegli anni si caricano di significati ideologici: i protagonisti sono spesso giovani valorosi, soldati o esploratori, che agiscono per il bene della nazione e si confrontano con nemici caricaturali, spesso associati a figure straniere o diverse da combattere.

TuffolinoTuffolino di Federico Pedrocchi

 

Nel 1942, anche l’eccezione al divieto da parte del Ministero della Cultura Popolare alla pubblicazione di fumetti americani, fatta nei confronti di Topolino viene meno e in risposta, la Mondadori lancia Tuffolino, un personaggio creato da Federico Pedrocchi e disegnato da Pier Lorenzo De Vita (Saturnino FarandolaI pirati del fiume giallo, svariate parodie e storie Disney), simile per aspetto e tono al celebre topo d’oltreoceano, ma inserito in contesti italiani e in linea con la retorica patriottica del regime.
Il governo fascista, infatti, sfrutta il fumetto come mezzo educativo e propagandistico per i più giovani. Questa produzione patriottica si sviluppa soprattutto nei giornali per ragazzi legati a organizzazioni religiose o statali, come Il Vittorioso o Il Balilla, che offrono contenuti in linea con i messaggi educativi del regime. Il fumetto viene utilizzato per rafforzare l’identità collettiva, sostenere lo sforzo bellico e trasmettere modelli di comportamento basati sull’ubbidienza, sul coraggio e sulla dedizione alla causa nazionale. In questo clima si incentivano le produzioni autarchiche, che prendono spunto da modelli stranieri ma vengono rielaborate per aderire all’ideologia fascista.
Ma nonostante queste forti pressioni ideologiche, il fumetto mantiene anche un’altra funzione, più nascosta ma non meno importante: quella dell’evasione. In un’epoca di paura, povertà e instabilità, leggere un fumetto, anche breve o anche tagliato dalla censura, diventa per molti bambini e ragazzi un momento di libertà, un’occasione per rifugiarsi in mondi immaginari, lontani dall’opprimente e spaventosa realtà quotidiana di quegli anni. Le avventure, i viaggi, i personaggi fantastici, pur filtrati dalle logiche del regime, permettono ancora al lettore di sognare e di distrarsi, di evadere anche solo per qualche minuto da un contesto soffocante.
Proprio durante questi anni difficili alcuni autori italiani cominciano a maturare un linguaggio più personale, pur nei e coi limiti imposti. L’esperienza di scrivere e disegnare in tempi di crisi contribuisce a formare una generazione di professionisti del fumetto che, nel dopoguerra, saranno gli autori della rinascita del settore, con uno sguardo nuovo e una maggiore consapevolezza narrativa. Gli anni Quaranta, più che un periodo di espansione, furono per il fumetto italiano un periodo di sopravvivenza. Ma proprio in questa resistenza silenziosa, tra le pieghe della propaganda e le ristrettezze materiali, si conservano le energie che, nel decennio successivo, daranno vita all’età d’oro dell’avventura a fumetti italiana. Pur costretto e sorvegliato, il fumetto dimostra in quegli anni di possedere una straordinaria resilienza, rimanendo uno strumento culturale vivo, capace di adattarsi, di trasformarsi, e soprattutto di non smettere mai di parlare, magari sottovoce, ai suoi lettori.
Fortemente influenzato dal contesto bellico, dalle restrizioni imposte dal regime fascista e nonostante le difficoltà legate alla guerra, alla censura e alla scarsità di risorse, il fumetto riesce a mantenere un ruolo rilevante sia come strumento di propaganda sia come mezzo di evasione per il pubblico. Nonostante le difficoltà, questo periodo prepara il terreno per la rinascita e l’evoluzione del fumetto nel dopoguerra, segnando una fase di transizione cruciale nella storia dell’editoria italiana.

 

Saturno contro la Terra (1936)Saturno contro la Terra di Cesare Zavattini (ideatore), Federico Pedrocchi (testi) e
Giovanni Scolari (disegni) da I tre porcellini N. 93 del 31 dicembre 1936

 


(Un appunto: forse nell’articolo sarebbe stato meglio seguire un ordine scrupolosamente cronologico, per chiarire meglio certe dinamiche. Per esempio, il fumetto esplode in Italia grazie al grande successo dell’Avventuroso nel 1934 – NdR).

Note
  1. Topolinogiornale”: così chiamato per distinguerlo dal formato tascabile, detto “libretto” che, introdotto nell’aprile del 1949 e ripartito dal numero 1, ha mantenuto quasi inalterata la sua forma fino a oggi.[]
Un pensiero su “LA NASCITA DEL FUMETTO ITALIANO”
  1. La scelta degli editori italiani di non stampare le nuvolette con il dialogo, e di sostituirle con le strofe a rima baciata, potrebbe derivare dal fatto che i libri ed i giornali per la gioventù non erano pensati per una lettura autonoma, bensì per essere letti dagli adulti per i bambini, perpetuando l’uso antico di raccontare le fiabe da parte dei genitori o dei nonni.
    In effetti l’apparire delle nuvolette scritte emancipava i ragazzi dalla presenza e mediazione degli adulti, li faceva sfuggire al loro controllo. Questa fu una delle principali cause dell’ostilità, specialmente degli insegnanti, verso il fumetto, considerato diseducativo e troppo americano come intenti.
    Occorrerà sviluppare un articolo apposito sui primi periodici per ragazzi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *