Silver Surfer è sempre stato uno dei miei personaggi Marvel preferiti, forse per l’anima dolente e nostalgica, per quel vagare sulla Terra lontano dal suo mondo, per un amore perduto – ma non dimenticato – mentre lui salvava il pianeta da morte certa.

Non so spiegare bene il motivo, ma per me l’araldo di Galacticus riveste un fascino particolare, deve entrarci anche il fatto che me ne sono innamorato da piccolo, avrò avuto al massimo dieci anni. L’uomo d’argento era il personaggio prediletto dall’editor/dialoghista Stan Lee, il quale a sorpresa lo vide già ben definito dal disegnatore/creativo Jack Kirby sulle tavole del numero 48 di Fantastic Four (marzo 1966) senza che i due ne avessero discusso prima, come era consuetudine.

Norrin Radd – alias Silver Surfer (il surfista d’argento) – condanna la propria esistenza a una vita girovaga nello spazio per salvare la donna che ama e gli abitanti del suo pianeta, Zenn-La. Norrin si era opposto all’arrivo di Galactusn che vorrebbe divorare il suo mondo in decadenza – dopo anni di conquiste culturali, mediche e scientifiche – e accetta di diventare il suo araldo, l’annunciatore di morte per altri luoghi designati a sfamare l’atavico appetito di un essere onnipotente.

Silver Surfer arriva sulla Terra e s’immedesima nei suoi abitanti, concepisce l’amore per delle persone troppo diverse da lui, difende un posto popolato da gente che diffida della sua presenza, perché vede un diverso, un alieno, un essere di cui non fidarsi.

Norrin Radd diventa un supereroe pieno di problemi (regola vincente della Marvel) e con grandi poteri, dall’animo nobile flagellato da immense tristezze. Dopo Jack Kirby e John Buscema molti ottimi autori si sono messi alla prova con Silver Surfer, persino Moebius in un “romanzo grafico” e il nostro Claudio Castellini con un albo speciale di alcuni anni fa.

Adesso tocca a Greg Pak (sceneggiatore) e Sumit Kumar (disegnatore indiano) narrare la storia (epocale) della morte di Silver Surfer, un racconto profondo, in equilibrio tra le esigenze del fumetto fantastico (di pura azione) e la necessità di trasmettere valori e concetti universali, da sempre presenti nella struttura del personaggio.

Il racconto si svolge su una Terra devastata da una guerra che Silver Surfer – odiato e temuto dalle persone che lui vuole aiutare – cerca di scongiurare mentre rivaleggia con nemici che vogliono distruggerlo. La morte di Silver Surfer è uscito negli States in una miniserie composta da cinque capitoli – da agosto a dicembre 2025 -, arriva in Italia con pochi mesi di ritardo, pubblicata in un solo volume cartonato edito da Panini Comics.

Un buon prodotto a fumetti, sceneggiato dalla penna di un regista cinematografico (Greg Pak) e disegnato con mano felice senza badare a spese in fatto di splash-page e con grande modernità nella struttura delle tavole. Sumit Kumar collabora con Tiago Palma per i numeri 4 e 5 della saga. Colori accesi e metallici di Frank D’Armata.

 

La morte di Silver Surfer

Di Gordiano Lupi

Gordiano Lupi (Piombino, 1960) ha fondato nel 1999 la rivista – casa editrice "Il Foglio Letterario", che dirige. Ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Collabora con Poesia di Nicola Crocetti, Valdicornia News, Inkroci, Futuro Europa. Traduce molti scrittori e poeti cubani (Alejandro TorreguitartRuiz, Virgilio Piñera, Zoé Valdés, Felix Luis Viera …). Ha pubblicato libri monografici sul cinema italiano. Tra i suoi lavori: Cuba Magica – conversazioni con un santéro (Mursia, 2003), Un’isola a passo di son – viaggio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Fellini – A cinema greatmaster (Mediane, 2009), Una terribile eredità (Perdisa, 2009)

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