Nel 1961, il crollo economico argentino travolse la Editorial Frontera, la casa editrice fondata da Héctor Germán Oesterheld. Nonostante i trionfi di testate come Hora Cero e il successo de L’Eternauta, l’inflazione galoppante e i debiti costrinsero lo sceneggiatore alla liquidazione della società. Per estinguere il passivo con la tipografia che stampava le riviste (la Editorial Emilio Ramírez), Oesterheld fu costretto a cedere i diritti dei suoi storici personaggi e dei titoli delle testate come Frontera e Hora Cero. Schiacciato dalla necessità di mantenere la numerosa famiglia, l’autore fu indotto a bussare alla porta della concorrenza. Si rivolse alla casa editrice Yago, che aveva appena rilevato la storica rivista Misterix e tornò, controvoglia, al lavoro su commissione. Proprio da quella disperata situazione di bisogno e dal suo enorme desiderio di riscatto, nacque l’idea di un personaggio cupo, stanco e disilluso: l’immortale Mort Cinder. Oesterheld, profondamente segnato dal fallimento di Frontera, volle infondere in Mort Cinder molta della frustrazione e dell’ amarezza di quei giorni. Non creò un eroe convenzionale ma un uomo comune che attraversa i secoli morendo e risorgendo continuamente. Il cognome stesso, Cinder (“cenere”), evocava l’araba fenice, uccello mitologico e simbolo di rinascita. Era esattamente quello che il grande sceneggiatore provava in quel momento: una disperata voglia di rinascere. Ma le rinascite di Mort Cinder non erano epiche, trionfali o felici, bensì portavano con se tutta la rassegnazione e la malinconia legata a quel difficile momento. In quell’enigmatico personaggio c’era tutto lo struggimento di un uomo sconfitto dalla vita e privato di tutto, che però trovava sempre la forza di rialzarsi. Mort Cinder divenne così il simbolo della voglia di Oesterheld di ricominciare. Nel 1961, Alberto Breccia attraversava il periodo più buio della sua vita. La gravissima malattia della moglie lo aveva gettato in uno stato di profonda depressione e in gravi ristrettezze economiche per via delle ingenti spese mediche che doveva sostenere. Disilluso dal fumetto, meditava di abbandonarlo per dedicarsi al solo insegnamento. Oesterheld, che aveva bisogno di tutta la sua capacità visionaria per lanciare Mort Cinder, era consapevole che avrebbe dovuto stuzzicarlo nel vivo per scuoterlo dal suo torpore. Giocò d’astuzia e di psicologia proponendogli di disegnare un nuovo e innovativo personaggio nel modo che più riteneva opportuno, esortandolo a osare, a sperimentare senza freni e a usare le tavole come valvola di sfogo per la sua rabbia e il suo dolore. Fu una specie di invito a nozze per Breccia, che attraverso il disegno riuscì a trasformare la sua disperazione in arte. Breccia, affrontò l’impegno anche per dimostrare qualcosa al suo fraterno amico Hugo Pratt. A quei tempi, Breccia era ancora un disegnatore pulito, accademico, straordinariamente dotato nella tecnica classica, ma non particolarmente innovativo. Un giorno aveva mostrato a Pratt le sue ultime tavole, sperando forse in un conforto. Pratt le aveva guardate, e poi, con la sua tipica e spietata onestà intellettuale, gli aveva detto una frase rimasta nella storia del fumetto: “Vos sos una puta barata, porque estás haciendo mierda pudiendo hacer algo mejor”. Pratt intendeva dire che Breccia stava sprecando il suo immenso talento per accontentare gli editori, vendendo l’anima al mercato. Quella critica feroce colpì Breccia come uno schiaffo, ferendolo nell’orgoglio. Fu la scintilla che lo spinse a utilizzare Mort Cinder per reinventarsi. Ferito nell’orgoglio da Pratt e caricato di fiducia da Oesterheld, Breccia accettò là sfida. Schiacciato dalla indigenza che gli impediva di comprare carta e pennini professionali, decise di abbandonare gli strumenti classici del disegno e si inventò quelle che lui stesso definì “tecniche barbare”, trasformando i rifiuti e gli oggetti quotidiani in strumenti d’arte. Breccia iniziò ad utilizzare le lamette per incidere i segni neri sulla carta o per grattare via il nero pieno. Usò spazzolini da denti Intrisi di china e le dita per spruzzare l’inchiostro sul foglio. Si avvalse persino delle stecche di legno del gelato che sagomava e intagliava a punta, per sostituire i pennini. Provò anche stracci e spugne che usava per tamponare l’inchiostro direttamente sulla carta. Con queste tecniche Breccia iniziò ad aggredire fisicamente la pagina, imprimendo sulla carta la sua disperazione personale e cambiando per sempre il linguaggio visivo del fumetto moderno. All’inizio, Breccia non riusciva in alcun modo a trovare la fisionomia adatta per il protagonista. Oesterheld gli aveva consegnato la sceneggiatura, ma ogni volta che lui provava a fare degli schizzi, l’angoscia personale e lo stile estremo che stava sperimentando producevano solo dei volti “mostruosi”. Breccia stesso ricordò: «Ottenevo dei volti, ma non il volto che volevo. Erano mostri, e Mort Cinder non aveva nulla del mostro». Con la scadenza della consegna su Misterix che incombeva, Breccia alzò lo sguardo dal tavolo da disegno e osservò il suo assistente . Horacio Lalia aveva lineamenti forti, un volto ossuto, uno sguardo intenso e malinconico. Breccia capì che era quello che cercava. Prese i tratti di Lalia, li esasperò attraverso i contrasti netti della sua nuova tecnica e “tagliò” le ombre del viso usando le lamette da barba. Ne derivò quel volto magnetico e fuori dal tempo, perfetto per incarnare un uomo che aveva attraversato il dolore nei secoli. Nel 1962 Breccia aveva solo 43 anni. Eppure, per interpretare Ezra Winston, l’antiquario, decise di invecchiarsi precocemente di trent’anni. Si disegnò con i capelli bianchi e radi, le rughe profonde, la schiena leggermente curva e gli occhiali spessi. In quel periodo, la tragica agonia della moglie e il peso dei debiti lo facevano sentire esattamente come Ezra: un uomo stanco, consumato dal dolore, che si muoveva in un mondo crepuscolare circondato dalle macerie del passato. Riversare le proprie sembianze nel fumetto fu per Breccia una forma di autoterapia. L’aneddoto più affascinante riguarda il modo in cui Breccia realizzava queste tavole. Lavorando di notte nel suo studio, teneva un piccolo specchio accanto al tavolo da disegno. Per catturare le espressioni di Ezra Winston, lo stupore, la paura, la stanchezza, Breccia mimava quelle stesse smorfie con il proprio viso, per poi imprimere sulla carta quelle linee tormentate attraverso le sue “tecniche barbare”. Quando Héctor Germán Oesterheld vide le prime tavole di Mort Cinder, realizzate con lamette, spazzolini da denti e stecchi del gelato, la sua reazione fu di assoluto entusiasmo e profonda ammirazione intellettuale. Lo sceneggiatore, che era un uomo dalla sensibilità letteraria immensa, comprese immediatamente che stava assistendo alla nascita di qualcosa che andava ben oltre il fumetto popolare. Oesterheld aveva deliberatamente sfidato Breccia a liberarsi del suo vecchio stile accademico per trovare una via espressiva nuova. Adesso ce l’aveva davanti, quel bianco e nero sporco, materico e violentemente espressionista, era riuscito a catturare alla perfezione lo spirito del personaggio. Quelle tavole erano la traduzione visiva della sofferenza, della stanchezza, della malinconia e del mistero che Mort Cinder portava con sé. La redazione della rivista Misterix e i vertici dell’editore Yago accolsero le prime tavole di Mort Cinder con estremo sconcerto. Giudicarono quelle tavole meravigliose piene di graffi, spruzzi di spazzolino e neri opprimenti come “sporche, illeggibili e spaventose”. La direzione accusò Breccia di essersi isolato in un intellettualismo d’avanguardia che avrebbe allontanato in massa i lettori. I redattori faticavano a digerire i primi piani claustrofobici e quelle atmosfere perennemente notturne e funeree, giudicate inadatte a un fumetto popolare da edicola. La serie non fu cancellata immediatamente solo grazie al peso intellettuale di Héctor Germán Oesterheld. Lo sceneggiatore difese strenuamente Alberto Breccia andando a discutere personalmente con la direzione di Misterix, proclamando l’assoluta necessità di quel registro grafico e rifiutandosi di chiedere a Breccia un disegno più pulito. L’editore Yago cedette per sfinimento. L’episodio “Gli occhi di piombo” (Los ojos de plomo, 1962-1963) esprimeva alla perfezione il clima teso e paranoico dell’Argentina dei primi anni ’60. Nella storia, l’antiquario Ezra Winston viene perseguitato da “uomini dagli occhi di piombo” sinistri, vestiti tutti allo stesso modo, privi di qualsiasi empatia e con uno sguardo vitreo. In quegli uomini clonati e privi di anima, i lettori riconobbero immediatamente la rappresentazione esatta dei militari, dei delatori e dei burocrati del regime. L’editore Yago resosi conto che avrebbe potuto avere dei problemi con le autorità fece forti pressioni su Oesterheld per incanalare la storia verso una fantascienza di stampo classico che depotenziasse la carica sovversiva del racconto. Oesterheld aggirò il problema e d’accordo con Breccia ridusse i dialoghi al minimo, lasciando che fosse il disegno a parlare. I neri “barbari” di Breccia traducevano alla perfezione lo stato di assedio psicologico, il terrore di essere spiati, e la paura della guerra civile presenti nella società argentina in quegli anni. L’editore Yago non riuscì a risanare i bilanci della testata. Le vendite di Misterix continuarono a colare a picco, anche perché il pubblico generalista dell’epoca, composto in gran parte da ragazzi in cerca di evasioni leggere, non digerì mai la complessità filosofica e la cupezza visiva di Mort Cinder. Di fronte all’impossibilità di sostenere i costi di produzione, l’editore decise di chiudere bruscamente la serie nel 1964, lasciandola di fatto priva di un vero e proprio finale. Dopo l’interruzione di Mort Cinder, i percorsi dei due autori si divisero per qualche anno. Alberto Breccia si allontanò parzialmente dal fumetto seriale per dedicarsi anima e corpo all’insegnamento presso la prestigiosa Escuela Panamericana de Arte, Héctor Oesterheld tornò a fare lo sceneggiatore su commissione per diverse case editrici (tra cui la stessa Columba), scrivendo storie di genere più classico per risanare i propri debiti. Nella redazione di questo articolo è stata utilizzata la AI per ricostruire la complessa situazione di Oesterheld e Breccia nel 1961-1964. Navigazione articoli KINOWA, FIGLIO ILLEGITTIMO DI SALGARI Matite Blu 505