Incontravo Robert Gigi durante le fiere del fumetto di Lucca negli anni ’70. Era un amico, andavamo a cenare in qualche ristorante del luogo. Gigi era nato a Besançon nel 1926. Aveva iniziato a lavorare nello studio del fumettista Raymond Poïvet, mentre era studente. Creò il suo primo fumetto nel 1948, firmandosi Bob Gigi. Lavorò per l’agenzia di stampa Paris-Graphic, conosciuta anche come Fabiola. Collaborò per le riviste L’Aurore e Les Aventuriers d’Aujourd’hui. Gigi entrò a far parte della Société Parisienne d’Édition nel 1951, rimanendovi fino al 1980. Durante il periodo nella Société, le sue opere furono pubblicate su L’Épatant, Fillette e Pschitt Adventures. Nel 1967 l’editore Eric Losfeld pubblicò il suo più noto fumetto d’avventura erotica Scarlett Dream, che presenta diverse somiglianze con Barbarella di Jean-Claude Forest (in Italia era uscito su Tommy, un mensile della Corno). Scarlett Dream Robert Gigi iniziò una serie fantasy nel 1970 pubblicata sul Corriere dei Piccoli, protagonisti due avventurosi ragazzini, Agar e Zarra. Nel 1974 venne la volta del fantascientifico Orion le laveur de planétes, con un imbranato protagonista e la maliziosa Rone al suo fianco. Zarra (disegno con dedica) Iniziò a lavorare come insegnante di fumetto presso la Scuola di Belle Arti di Angoulême negli anni ’80. Nel 1991, Gigi andò in pensione e iniziò a fare le scultore. Morì nel 2007 a Puteaux, periferia di Parigi. La rivista giornalistica sul fumetto Phenix lo aveva intervistato dopo il successo della sua serie di avventure del samurai Ugaki (disegnate nel 1971-74), pubblicato inizialmente in Italia dalla sfortunata rivista Sorry. Un samurai che vive nel Giappone feudale al tempo delle guerre tra lo shogun e i giapponesi convertiti al cattolicesimo da Francesco Saverio. La Cepim/Bonelli raccolse queste storie nel volume “L’uomo del Giappone“, per la serie Un uomo un’avventura. “L’uomo del Giappone” (Ugaki) Nell’intervista di Phenix risulta che Gigi aveva lavorato poco come sceneggiatore. Preferiva incontrare un bravo sceneggiatore: “È come fare un buon matrimonio; ci si apprezza a vicenda, sorge una complicità, un gusto comune”. Gli sceneggiatori erano Jacques Lob (sceneggiatore anche di “Delirius”, disegnato da Druillet) nel Dossier dischi volanti per la rivista Pilote, e Claude Moliterni per Scarlett Dream, Orion il restauratore di pianeti, e Agar. Agli inizi Milton Caniff era il disegnatore più ammirato da Robert Gigi, anche se il suo stile non piaceva molto in Francia: dovrà arrivare Hugo Pratt per far apprezzare quel tipo di grafica, così trovò il suo maestro in Raymond Poivet (1910-1999). Quest’ultimo lavorò sia per riviste a fumetti di destra come Temeraire, che di sinistra come Vaillant e Pif. La sua serie più nota fu I Pionieri della speranza, durata dal 1945 al 1973. Robert entrò nella bottega di Poivet, chiamata l’Atelier 63 o Studio Trefle, con un disegnatore suo amico, Gaty. Con Poivet resterà sempre molto unito. Dal 1998 al 2008 venne istituito un premio Raymod Poivet, e il direttore del riconoscimento fu per alcuni anni proprio Gigi. In un momento successivo Gigì si appassionò ai disegnatori italiani del Corriere dei Piccoli: Battaglia, Uggeri, Pratt, Toppi. Quello fu il periodo degli incontri e dell’amicizia con me. Lucca per Robert Gigi era l’occasione per poter incontrare questi grandi esponenti del fumetto italiano. Nello stesso tempo scoprì anche Harold Foster, e da lui prese qualche buona lezione di composizione. Oltre agli italiani Gigi ammirava il fumetto underground americano, ma andando indietro nel tempo c’erano pure i classici del fumetto come Arcibaldo di MacManus, Little Nemo di Windsor Mc Cay, Krazy Cat di Herriman, e altri autori che non si impantanavano sempre nella routine. C’è poi stato l’influsso dei disegnatori umoristici moderni, come Ronald Searle, André Francois, Sempé. Tutto collabora alla creazione di uno stile grafico. Gigi consigliava a chi non fosse determinato di intraprendere il mestiere di disegnatore fumetti di lasciar perdere. È un mestiere che esige molto e spesso restituisce poco rispetto alla fatica fatta. Ci vuole parecchio per farsi un nome, bisogna saper stringere i denti e cercare sempre di rinnovarsi e progredire. Infine bisogna mantenere sveglio lo spirito di curiosità, la disponibiltà a recepire ciò che ci circonda, le novità. Soprattutto bisogna disegnare senza sosta per diventare padroni del proprio disegno. Occorre infine saper vivere come un uomo del medioevo, senza ferie pagate e gli altri vantaggi della previdenza sociale… Navigazione articoli FIERA DEI MANGA, COSPLAY, DOUJINSHI ED EROTISMO TUTTI GLI INCONTRI DELL’UOMO TIGRE