Conoscevo la Lancio perché mia sorella leggeva i fotoromanzi, così quando uscì Lanciostory nel 1975, ero molto scettico riguardo al tipo di fumetti che mi sarei potuto aspettare. Dovetti ben presto ricredermi.

Mi aspettavo fumetti rosa pieni di storie strappalacrime e tormentoni amorosi, ma mi trovai di fronte a qualcosa di inaspettato. Già sfogliando le pagine del n. 0 si percepiva un’aria nuova, qualcosa di diverso da quello che si era letto in Italia fino a quel momento.

La maggior parte degli autori era argentina. I disegni di Juan Zanotto, Arturo Del Castillo e Ernesto Garcia-Sejas erano capolavori che facevano strabuzzare gli occhi. Le storie di Ray Collins e Hector German Oesterheld trattavano temi maturi, complessi, esistenziali. Si trattava indubbiamente di fumetto d’autore, ma declinato in versione popolare, una formula fino ad allora quasi inedita.

Alcuni tra i fumetti che apparvero su Lanciostory erano certamente opere scritte e disegnate da autori con una visione personale e uno stile riconoscibile. Ma non erano opere di nicchia, come la loro qualità avrebbe potuto far pensare, erano pubblicate su una rivista stampata in centinaia di migliaia di copie. Lanciostory riuscì a unire due mondi a prima vista inconciliabili: quello della qualità e quello della quantità. Furono alcune serie straordinarie a compiere questa rivoluzione. Vediamo quali.

 

Yor il cacciatore

La serie Yor il cacciatore (Henga, el cazador) è un fumetto d’avventura fantascientifica creato dallo sceneggiatore Eugenio Zappietro (che firmava con lo pseudonimo Ray Collins) e dal disegnatore Juan Zanotto. Pubblicata per la prima volta in Argentina sul periodico Skorpio nel 1974, arrivò in Italia nel 1975 inserita nel cosiddetto “numero zero” della rivista, allegato a quattro fotoromanzi della Lancio, e suscitò grande entusiasmo per un duplice ordine di motivi.
Da un lato non era facile vedere un bravo disegnatore come Zanotto in un fumetto popolare.

Lo stile di Zanotto è una fusione di tecnica classica e sensibilità moderna, che dà origine a un tratto raffinato e immediatamente riconoscibile. Dall’altro lato Collins mescola abilmente elementi di diversi generi narrativi.
Si parte da un’ambientazione che sembra preistorica (età della pietra), ma si evolve rapidamente introducendo elementi di fantascienza, fantasy e avventura, creando un universo narrativo ibrido e originale.

 

Il Cobra

Il Cobra è un fumetto western nato dalla collaborazione tra lo sceneggiatore argentino Eugenio Zappietro (Ray Collins) e il disegnatore cileno‑argentino Arturo Del Castillo. Nei primi anni settanta Del Castillo era considerato un maestro del fumetto, noto soprattutto per le sue serie western (Randall, Garrett…).
Nel 1974 lui e Collins crearono per la neonata rivista argentina Skorpio un nuovo personaggio, El Cobra, che venne pubblicato sul n.1 di Lanciostory. Niente di innovativo, assomiglia a tutti gli altri cow-boy di Del Castillo, eppure spacca.

Forse perché Randall e Garrett erano troppo in anticipo sui tempi e solo dopo i film di Sergio Leone questi western “realistici e violenti” potevano essere apprezzati a pieno. Il Cobra era molto più moderno di Tex sotto vari punti di vista.
Per prima cosa Del Castillo come disegnatore western non aveva pari. Il suo stile, già maestoso in Randall e Garrett, si è qui asciugato, stilizzato e “modernizzato” in modo da rendere alla perfezione le atmosfere cupe che dominano la serie.
Per seconda cosa la scrittura di Collins, che a volte raggiunge un’intensità shakespeariana, dà spazio a momenti poetici e introspettivi rari a vedersi in un fumetto popolare.

 

L’uomo di Richmond

Sul n. 2 di Lanciostory venne pubblicata un’altra serie western, disegnata questa volta dal grande Ernesto Garcia-Seijas, Black Soldier, che in italiano fu trasformato ne L’uomo di Richmond.
Lo sceneggiatore, che qui si firma Clarence Stamp, è il solito Ray Collins. Seijas si distingue per disegnare figure umane che risultano
vive ed espressive, capaci di comunicare emozioni attraverso gli sguardi e le posture.
Gli appassionati apprezzarono l’inserimento, da parte di Collins, in un contesto
avventuroso di questioni di razzismo, conflitti interrazziali e ingiustizie storiche. Questi temi, raramente esplorati nei fumetti popolari dell’epoca, conferirono alla serie un’aura di impegno sociale.

Testate specializzate e fanzine iniziarono a parlare di Lanciostory come di una ventata di aria fresca nel panorama fumettistico italiano, e L’Uomo di Richmond fu citato tra gli esempi emblematici di questa nuova stagione.
La serie presentava una visione
“revisionista” del West, in linea con il filone inaugurato dal cinema di quegli anni (si pensi a Soldato Blu, 1970) e con romanzi quali “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”.
Le avventure di Ron Warlock e dell’apache Gilé contribuirono a mostrare ai lettori italiani che il genere western poteva affrontare tematiche serie e attuali, aprendo la strada ad altri western “revisionisti” nel fumetto italiano (si pensi a
Ken Parker, esordito nel 1977).

 

Larry Mannino Distretto 56

Non si è ancora concluso il primo anno di pubblicazioni che Lanciostory estrae dalla manica il suo quarto asso. La serie Precinto 56, che risaliva ai primi anni ‘60 ed era stata riproposta dal suo autore originale, il solito Ray Collins, sul n. 1 di Skorpio argentino, fa il suo esordio sul n. 35 di Lanciostory con il titolo Larry Mannino Distretto 56.
Si tratta di una serie che si
distingue per il suo stile narrativo maturo e crudo, vicino al filone noir/hard boiled. Le storie di Ray Collins presentano dialoghi essenziali e taglienti, permeati di sarcasmo e disincanto verso la società. L’atmosfera è pessimistica: ogni indagine svela un sottobosco di corruzione e violenza in cui l’eroe può al massimo arginare temporaneamente il male, senza mai sradicarlo.

Gli episodi hanno finali amari o aperti, un tratto che richiama le opere di Raymond Chandler e Dashiell Hammett. Questo approccio realistico e anticonvenzionale, per un fumetto degli anni ’70, contribuì a dare alla serie un tono adulto e innovativo.
Sin dal suo apparire su
Lanciostory a metà anni ’70, Larry Mannino Distretto 56 ottenne un notevole riscontro di pubblico. I lettori italiani apprezzarono l’approccio diverso dal fumetto popolare tradizionale, al punto che la serie divenne presto una delle più popolari della rivista.

 

Storie del West

Nonostante stesse già pubblicando due serie western di straordinaria levatura (il Cobra e L’uomo di Richmond) la Eura non ebbe alcuna esitazione a presentarne una terza, le Storie del West, che fece esordire sul n. 3 di Lanciostory nel gennaio del 1976.
Lo fece come tributo alla straordinaria maestria grafica di un disegnatore, Paolo Eleuteri Serpieri, che si era ritrovata “in casa” e che, in alcuni “liberi” pubblicati durante l’anno precedente, aveva messo in mostra uno stile che non aveva nulla da invidiare a Del Castillo e Garcia-Sejas.
Le storie, sceneggiate da Raffaele D’Ambrosio, si presentavano come
racconti autoconclusivi di 12-20 pagine senza un protagonista fisso, che avevano al centro il rapporto tra pionieri bianchi e nativi americani, esplorato in un’ottica in linea con il clima “revisionista” di quegli anni.

Fin da queste opere iniziali emerge la cura maniacale che Serpieri mette nel particolare: volti, abiti, armi, ambienti naturali sono rappresentati con un realismo minuzioso. Celebri, in particolare, sono i suoi costumi indiani disegnati con estrema accuratezza storica, considerati tra i più verosimili mai apparsi nel fumetto.
La Eura Editoriale valorizzò sin da subito il contributo di Serpieri: le sue storie venivano annunciate con
illustrazioni di copertina realizzate dallo stesso autore, a indicare il richiamo che esercitavano sul pubblico.


Laggiù nell’Ovest

Passano solo pochi mesi e sul n.14 di Lanciostory del 1976 esordisce un’ennesima serie western, forse la più bella di tutte: Laggiù nell’Ovest. Era la versione italiana della serie argentina Loco Sexton, che vedeva la reunion della storica coppia Hector German Oesterheld e Arturo Del Castillo che aveva spopolato ai tempi del settimanale Hora Cero.
La serie si distingueva nettamente dai
fumetti western tradizionali per raccontare con cupo realismo la realtà della frontiera americana.
I protagonisti non sono eroi senza macchia, ma individui tormentati, spesso cinici o disillusi, che si muovono in un mondo dove la moralità è ambigua. Il disegno di Arturo Del Castillo è il punto di forza principale. Caratterizzato da un
bianco e nero pastoso e drammatico, da un uso magistrale del chiaroscuro e da un tratteggio atmosferico, il suo stile defini l’immaginario del western per una generazione di lettori italiani.

Le sue tavole sembrano quasi dipinte, con un realismo che supera la semplice illustrazione per diventare arte. La prima avventura pubblicata intitolata “La ballata di Joe Barrow” (nei numeri 14, 17 e 21 di Lanciostory del 1976) è un capolavoro assoluto.
La storia, sviluppata su più capitoli, ruota attorno alla figura di Joe Barrow, una canaglia senza scrupoli che non esita ad approfittare di un ragazzino quindicenne esaltato dalle sue prodezze.
L’accoglienza di “Laggiù nell’Ovest” da parte del pubblico italiano di
Lanciostory fu straordinariamente positiva. La serie divenne rapidamente un classico della rivista e un titolo di punta dell’Eura Editoriale.

 

L’Eternauta

Nel 1977 Lanciostory è già una rivista affermata con un progetto editoriale chiaro che si era guadagnata le attenzioni di un pubblico affezionato e si era costruita un’immagine “adulta”. È proprio allora che i responsabili, Stelio Rizzo e Ruggero Giovannini, decisero di alzare ulteriormente l’asticella. Decisero di pubblicare il capolavoro assoluto del fumetto argentino, una storia che risaliva a oltre vent’anni prima, firmata Hector German Oesterheld e Victor Solano Lopez: L’Eternauta.
Per adattare il formato
orizzontale originale alle pagine verticali del settimanale, le tavole vennero rimontate e in parte rielaborate graficamente con l’approvazione di Solano López: riquadri tondi/irregolari, alcune didascalie aggiunte, aggiornamento di certi dettagli (la radio a valvole che diventa a transistor).
Quindi non è una semplice “ristampa”: è quasi una
versione italiana dell’Eternauta, cucita addosso alla gabbia e allo stile di Lanciostory. Debuttò sul n. 27 del 1977, che in copertina aveva un’immagine riferita alla serie Sunday, un western non molto originale di Mora e De La Fuente.
Arrivati a pagina 30 del settimanale ci si imbatteva in un frontespizio che precedeva le prime quattro pagine indimenticabili del racconto, dove un misterioso personaggio si materializzava nello studio di uno sceneggiatore di fumetti e iniziava a raccontare la sua storia. La nevicata mortale che cominciava a cadere su Buenos Aires conquistò letteralmente tutti.
Il disegno di
Francisco Solano López poteva considerarsi “vecchio” già al momento della sua prima pubblicazione in Argentina (1957-1959), tanto era lontano rispetto ad alcune avanguardie dell’epoca. A vent’anni di distanza appariva come un “classico”: Il suo realismo solido non era invecchiato, anzi, era diventato un punto di riferimento per la sua chiarezza e la sua potenza espressiva.

L’Eternauta è un fumetto di fantascienza cupo, allegorico, politico, perfettamente in linea con l’idea Eura del fumetto come medium adulto, non “di serie B”. Proporlo in un settimanale popolare fu una scelta forte e molto visibile nel  panorama italiano dell’epoca.
Al di là della trama fantascientifica, il fumetto è una potente metafora della
resistenza collettiva contro l’oppressione e la dittatura. In un’Italia che viveva gli anni di piombo queste tematiche risuonarono profondamente.
L’impatto fu “epifanico” nel senso che il fumetto offrì ai lettori italiani la consapevolezza che il medium potesse veicolare
storie di alto valore letterario e civile. I lettori scoprirono un modo completamente nuovo di fare fumetto: non solo evasione, ma anche strumento di analisi sociale, denuncia politica e riflessione esistenziale.
La pubblicazione settimanale a puntate su
Lanciostory (che acquisì grande popolarità anche grazie a questa serie) tenne l’Italia con il fiato sospeso, creando un’attesa spasmodica per il prosieguo della storia.

 

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