Prima di diventare l’uomo che avrebbe dato origine alla futura DC Comics, Malcolm Wheeler-Nicholson aveva già vissuto abbastanza avventure da sembrare un personaggio dei suoi stessi fumetti. Nacque nel 1890 nel Tennessee, in una famiglia del Sud con un forte culto dell’onore militare. Rimase orfano molto presto e crebbe in condizioni economiche tutt’altro che agiate, ma sviluppò un carattere ostinato e ambizioso. Da ragazzo entrò in un’accademia militare e riuscì poi a ottenere un incarico nell’esercito statunitense. Era intelligente, colto, pieno di energia, ma anche impulsivo e insofferente verso l’autorità: una combinazione che gli avrebbe creato problemi per tutta la vita. Prestò servizio nella cavalleria negli anni in cui gli Stati Uniti erano ancora impegnati nelle campagne di confine e nelle tensioni con il Messico rivoluzionario. Wheeler-Nicholson amava raccontare episodi da frontiera con uno stile quasi romanzesco. In alcune lettere e memorie descrisse inseguimenti a cavallo, scontri con banditi e lunghissime marce nel deserto. Non è sempre facile separare i fatti reali dalle sue esagerazioni narrative, perché aveva il gusto dell’avventura e tendeva a trasformare sé stesso nel protagonista delle sue storie. Durante la spedizione contro Pancho Villa nei primi anni Dieci, sviluppò una forte antipatia per la burocrazia militare. Era convinto che molti ufficiali anziani fossero incompetenti e non faceva nulla per nascondere le proprie opinioni. Questo atteggiamento gli attirò inimicizie pesanti. In un’occasione scrisse articoli critici sull’esercito che finirono per irritare i superiori; secondo varie ricostruzioni, la sua carriera ne uscì praticamente distrutta. Lasciò l’esercito con il grado di maggiore, ma senza il prestigio che aveva immaginato da giovane. Per mantenersi iniziò a scrivere racconti d’avventura per le riviste pulp, il grande universo delle pubblicazioni popolari americane degli anni Venti. Wheeler-Nicholson si trovò perfettamente a suo agio in quell’ambiente: aveva esperienza militare, fantasia e una naturale inclinazione per il racconto eroico. Pubblicò racconti su riviste dedicate al western e all’azione, spesso firmando testi molto dinamici, con protagonisti spericolati e dialoghi rapidi. Non diventò mai uno scrittore di primissimo piano, ma riuscì a costruirsi una reputazione discreta. Aveva soprattutto una qualità importante: intuiva prima di altri cosa potesse entusiasmare il pubblico giovane. Wheeler-Nicholson era noto per presentarsi con idee grandiose, promettere rivoluzioni editoriali e poi trovarsi quasi sempre in difficoltà economiche. Aveva talento creativo ma pochissimo senso pratico. Alcuni collaboratori lo descrivevano come affascinante e trascinatore; altri come un uomo incapace di gestire denaro e scadenze. Questa doppia natura lo avrebbe accompagnato anche negli anni della nascita dei fumetti moderni. Negli anni Venti e nei primi Trenta lavorò anche come autore di manuali e articoli legati all’equitazione e alla vita militare. Cercava continuamente nuove strade per guadagnare. Era convinto che il mercato editoriale americano stesse cambiando e che il pubblico volesse materiale più immediato, visivo e avventuroso. I PRIMI ALBI A FUMETTI AMERICANI Quando Malcolm Wheeler-Nicholson entrò nel mondo dei comic book, il settore era ancora considerato un passatempo economico per ragazzi. Gli editori ristampavano soprattutto strisce già uscite sui quotidiani: costava poco e garantiva materiale sicuro. Wheeler-Nicholson, invece, ebbe un’intuizione che all’epoca sembrò quasi folle. Pensò che i fumetti potessero funzionare anche con storie originali, create direttamente per gli albi. Nel 1934 fondò la National Allied Publications, la società da cui sarebbe nata la futura DC Comics. Il problema era che partì praticamente senza soldi. Aveva entusiasmo, idee e capacità di convincere le persone, ma pochissimo capitale. Per stampare i suoi fumetti doveva continuamente chiedere prestiti, rinviare pagamenti e trattare con tipografie esasperate. Nel 1935 pubblicò New Fun, uno dei primi comic book americani composti quasi interamente da materiale inedito. Fu una piccola rivoluzione. Oggi sembra normale, ma allora significava pagare disegnatori e sceneggiatori per produrre storie nuove ogni mese. Wheeler-Nicholson stava di fatto contribuendo a creare l’industria moderna del fumetto americano. Aveva anche buon occhio per i talenti. Cercava giovani autori sconosciuti, spesso ragazzi appena usciti dalla scuola, pagati poco ma pieni di energia. In quel periodo il fumetto non godeva di alcun prestigio: per molti era un lavoro temporaneo. Paradossalmente proprio questo permise a editori improvvisati come lui di sperimentare. Dopo New Fun arrivarono altre pubblicazioni avventurose, western e umoristiche. Wheeler-Nicholson puntava su un ritmo veloce, pieno di azione, influenzato chiaramente dalle riviste pulp che conosceva bene. Però i problemi finanziari peggioravano di continuo. Stampatori e distributori volevano essere pagati subito; lui invece ragionava da visionario, convinto che il successo definitivo fosse sempre dietro l’angolo. Spesso si presentava agli incontri d’affari con un entusiasmo contagioso, parlando del futuro dei fumetti come se stesse descrivendo la nascita del cinema sonoro. Molti rimanevano colpiti dalla sua energia, salvo poi scoprire che aveva conti in sospeso praticamente ovunque. Per riuscire a distribuire meglio gli albi, Wheeler-Nicholson finì per legarsi a due figure molto più pragmatiche: Harry Donenfeld e Jack Liebowitz. Donenfeld era un editore di pulp e distributore con solidi contatti nel mercato delle edicole; Liebowitz era il vero uomo dei numeri, freddo e abilissimo nella gestione economica. I due vedevano in Wheeler-Nicholson qualcuno pieno di idee ma incapace di amministrare un’azienda. Nel 1937 crearono insieme la Detective Comics, Inc., società pensata per pubblicare una nuova rivista chiamata Detective Comics. È da quel titolo che, anni dopo, sarebbe nato il nome “DC”. Ma già allora Wheeler-Nicholson stava perdendo il controllo della situazione. I debiti aumentavano e Donenfeld e Liebowitz avevano ormai in mano la parte finanziaria dell’impresa. La beffa storica è che proprio in quel periodo stavano arrivando le idee destinate a cambiare per sempre il fumetto americano. Nello studio editoriale circolavano giovani autori come Jerry Siegel e Joe Shuster, che cercavano disperatamente qualcuno disposto a pubblicare il loro personaggio: Superman. Wheeler-Nicholson, però, non riuscì a restare abbastanza a lungo da vedere l’esplosione del fenomeno. Nel 1938 venne praticamente estromesso dall’azienda a causa dei debiti e delle dispute legali. Donenfeld e Liebowitz rilevarono il controllo completo della società poco prima che Action Comics n.1 portasse Superman nelle edicole e trasformasse il fumetto in un’industria miliardaria. È uno dei grandi paradossi della storia dell’intrattenimento americano: l’uomo che aveva insistito più di tutti sull’idea di pubblicare storie originali fu tagliato fuori proprio nell’istante in cui quella visione stava per conquistare il mondo. Dopo la perdita della casa editrice, Wheeler-Nicholson cercò ancora di lavorare nella scrittura e nell’editoria, ma non recuperò mai davvero il ruolo centrale che aveva avuto. Col tempo il suo nome venne oscurato dai dirigenti che avevano preso il controllo della compagnia e dagli autori delle grandi icone supereroistiche. Eppure senza il suo azzardo iniziale — pubblicare fumetti originali quando nessuno ci credeva — la storia dei comic book americani sarebbe stata molto diversa. (L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto creativo e redazionale per questo articolo). Navigazione articoli MARTIN GOODMAN, IL FONDATORE DELLA MARVEL UNO SCATOLONE PIENO DEI KRIMINAL DI MAGNUS