Nell’anno 304 inizia la persecuzione contro i cristiani voluta ufficialmente dall’imperatore Diocleziano, ma in pratica dal suo collega che governava con lui Galerio. Diocleziano non aveva particolare animosità verso i cristiani, anzi, suo cugino Caio era diventato nel 203 vescovo di Roma (non era ancora chiamato papa). Alla morte di Caio nel 296, il successore Marcellino rivendicò la totale autonomia della Chiesa cristiana dalla volontà dell’imperatore. Fu per questo che la situazione si deteriorò fino all’editto che obbligava i cristiani ad abiurare sacrificando al dio imperatore, o ad essere uccisi. Vi fu chi cedette alla minaccia, tra queste c’erano anche la moglie di Diocleziano, Prisca e sua figlia Valeria. Chi invece resistette nella sua fede dovette andare in esilio, nascondersi e se arrestato, veniva processato sommariamente e condannato. Nella famiglia di Diocleziano venne così eliminata la nipote Susanna. Lucia, la futura santa, era una delle giovani aristocratiche cristiane. Aveva 21 anni ed era promessa sposa ad un nobile della sua città, Siracusa. Essendo ammalata sua madre, Lucia pregò sant’Agata, famosa martire catanese, di farla guarire. Stando a quanto ci dice la tradizione cristiana, Agata concesse la guarigione, così Lucia fece voto di celibato rompendo il fidanzamento con un uomo “pagano”. La madre guarì, ma il promesso sposo respinto per ripicca denunciò la ragazza come cristiana. Portata davanti al prefetto, Pascasio, Lucia dimostrò fermezza nel rifiutare qualsiasi deroga alla sua fede. Le sue risposte alle accuse dei magistrati, rivelano in lei una profonda conoscenza delle sacre scritture e della prima teologia cristiana. Non restava che condannarla a morte, ma la legge romana vietava l’esecuzione delle vergini. Venne allora usato uno stratagemma giuridico collaudato; rinchiudere la rea in una casa di tolleranza, tenendovela denudata per alcuni giorni. L’inghippo permetteva al giudice di considerare “impure” le giovani così trattate, e quindi di giustiziarle. Nel caso di Lucia, nessuno osò toccarla. Ciononostante venne fatta trafiggere con una spada il giorno 13 dicembre. Altri dettagli della leggenda di Lucia, scritta nel V-VI secolo, riferiscono che Pascasio tentò di far bruciare sul posto la condannata, ma le fiamme non recarono danno alla ragazza. Quando cercarono di portarla al postribolo non si riuscì a farla spostare, nemmeno tirandola con corde e buoi aggiogati… Resta comunque verosimile la presenza di Lucia per qualche tempo nella casa delle prostitute. Senza questa, i giudici non potevano procedere contro di lei. Succedeva a volte che queste prigioniere riuscissero a convertire le lavoranti del casino, che erano ragazze povere o schiave comprate e sfruttate come giocattoli sessuali. Essere costrette a stare nude in un locale frequentato dal pubblico e viste anche da uomini non mandava in crisi le vergini cristiane più decise. Trovavano conforto e serenità nella continua preghiera. Farsi incolpare come ribelli all’imperatore e finire nelle mani dei carnefici non toglieva la dignità alle seguaci della nuova religione, ma era per esse imitare con un nuovo proprio merito il sacrificio del redentore. La spogliazione ed l’esposizione del loro corpo replicava quella di Gesù sul Calvario. Per le martiri antiche sembra che ciò sovrastasse il senso del pudore, e conferiva ad esse un comportamento di sopportazione stoica ed accettazione della fine cruenta. Pascasio pagherà per la sua crudeltà. Denunciato all’imperatore per i suoi eccessi e ruberie a Siracusa, verrà trasferito a Roma incatenato, giudicato e condannato a morte. Subito crebbe sul sepolcro di Lucia, situato nelle catacombe di Siracusa, il culto di lei come santa martire. Tanto che nel 1038 essendo la Sicilia invasa dai musulmani, il suo corpo venne prelevato dalla città siciliana e portato a Costantinopoli dal condottiero Giorgio Maniace. Qui il corpo di Lucia rimase finché nel 1204 la capitale bizantina venne espugnata e saccheggiata dai crociati. Il doge Enrico Dandolo, capo della flotta cristiana, nel bottino incluse anche la famosa santa. A Venezia, Lucia venne deposta in San Giorgio Maggiore, ma già nel 1279 era ricollocata in una chiesa intitolata a lei. Lì rimase fino al 1805, quando per ordine degli occupanti francesi la chiesa venne sconsacrata, e la reliquia trovò ospitalità a Sant’Andrea della Zirada, ma dopo qualche anno ritornò alla sua sede. Tuttavia nel 1860 Lucia la abbandonò definitivamente, perché si doveva ampliare la stazione ferroviaria demolendo l’antica chiesa. Da allora la si può visitare in San Geremia. Questi sono all’incirca i fatti salienti, ma le leggende su Lucia sono numerose. Per Dante Alighieri nella Divina Commeia, Lucia è il simbolo della grazia illuminante. Inoltre, la santa è patrona degli scalpellini, degli elettricisti, e pure dei filosofi cristiani, per aver sostenuto ed essersi opposta alle accuse contro di lei con la dottrina che sapeva ben esporre. La più caratteristica credenza popolare, in alcune parti d’Italia, è la sua visita nella notte tra il 12 e il 13 dicembre ai bambini buoni, ai quali porta piccoli regali e dolciumi, cavalcando un asinello. Una variazione nostrana ma antica rispetto al Santa Claus natalizio originario dell’Europa del nord. La diffusione di quest’ultimo negli Stati Uniti risale alla prima metà dell’800. Ma nei paesi scandinavi Santa Lucia viene celebrata come patrona della luce, colei che fa risorgere il sole dalle tenebre ed aumentare la durata del giorno. Vengono organizzate in suo onore processioni notturne a lume di candela, e le ragazze portano in testa corone adornate di candeline accese. Non è vero però che il 13 dicembre sia il giorno più corto dell’anno. Lo è invece il solstizio del 21 dicembre. Tuttavia bisogna tener conto che fino alla riforma gregoriana del calendario, avvenuta nel 1582, l’equinozio avveniva undici giorni prima, il 10 dicembre, e il 13 poteva già vedersi un piccolo allungamento della durata del giorno. Altra attribuzione a santa Lucia è la protezione della “luce” degli occhi. La leggenda narra che tra le numerose torture inflitte a lei durante il martirio ci sia stato anche l’accecamento, dal quale guarì miracolosamente. Bisogna tenere presente che il corpo di Lucia viene esposto in una teca sopra un altare, ed è mummificato. Gli occhi sono ricoperti da una patina nerastra che venne interpretata come sangue di ferite, ma in realtà sono l’effetto della disidratazione dei bulbi oculari. Lucia, nel suo stato di conservazione potrebbe riservarci interessanti notizie sulla sua vita e la sua morte, se venisse esaminata con le nuove tecniche: i raggi X, la Tac e l’esame del Dna. Il 7 luglio 1981 alcuni ignoti trafugarono nottetempo il corpo di Lucia, chiedendo un riscatto, ma il successivo 13 dicembre, proprio nel giorno della sua ricorrenza, la polizia lo ritrovò, e non venne pagato nulla. Forse i rapitori non avevano ricevuto i doni da bambini, e in questo modo cercavano di rifarsi di ciò che non avevano ottenuto ? Qui sotto, Nives Manara ha illustrato l’aspetto di Lucia come testimone della fermezza nella propria fede. Famosa è la sua frase pronunciata udendo la minaccia di venire trattata come una prostituta: “Se l’anima non si corrompe, il corpo resta puro”. Navigazione articoli AARON SWARTZ, LA LIBERTÀ DIGITALE TRADITA IL PIEMONTESE PADRE DELL’INDIPENDENZA DEL VENEZUELA