Nel 1979 esce nelle sale italiane il thriller Quando chiama uno sconosciuto, che ottiene una buona accoglienza da parte della critica e fa registrare un ottimo incasso al botteghino. Il regista Fred Walton e lo sceneggiatore Steve Feke sviluppano il soggetto che avevano scritto due anni prima per il cortometraggio The Sitter. L’ispirazione viene da un fatto di cronaca, l’omicidio di una babysitter avvolto nel mistero, una sorta di leggenda urbana secondo alcuni. La vicenda di The Sitter inizia alle otto di sera del 21 marzo del 1972, in una zona residenziale di Santa Monica, in California. Una giovane babysitter, Jill Johnson, giunge dai coniugi Mandrakis per occuparsi dei loro due bambini. Quando è sola riceve una serie di inquietanti telefonate, nelle quali uno sconosciuto le ripete di andare a guardare i bambini. A un certo punto sta per salire a controllare, ma il telefono squilla di nuovo, così scende. Preoccupata, a un certo punto telefona alla polizia ma l’agente di turno non dà molta importanza alla cosa. Poco dopo Jill ormai impaurita, richiama e il poliziotto le dice di tenere lo sconosciuto al telefono, in modo da poter rintracciare la provenienza della chiamata. La ragazza riceve un’altra telefonata, questa volta più minacciosa, e quando dice che la polizia sta per arrivare il maniaco riattacca. Il telefono squilla di nuovo, ma è l’agente, che sollecita Jill a uscire di casa, perché la chiamata arriva dall’interno. La ragazza infatti vede una porta del piano superiore aprirsi e un’ombra comparire. La polizia arriva in tempo per salvarla e arrestare il maniaco, scoprendo però che i bambini sono stati brutalmente uccisi. La prima parte di Quando chiama uno sconosciuto è molto simile al corto per quel che riguarda i personaggi, la costruzione narrativa ed ha la stessa durata: 21 minuti e 25 secondi. Una differenza non di poca importanza riguarda tuttavia le istruzioni che la signora Mandrakis dà a Jill, in particolare la raccomandazione di non svegliare i bambini, perché sono stati malati e ci ha messo un po’ a farli addormentare. Questo particolare giustifica il fatto che la ragazza solo una volta sale le scale per recarsi nella camera dei bambini. Anche in questo caso viene fermata da una nuova telefonata e torna indietro. Diversamente dal corto, nel quale Walton inquadra le gambe di Jill che sale le scale e in figura intera quando si ferma sentendo lo squillo del telefono, in Quando chiama uno sconosciuto vediamo Jill salire le scale in figura intera inquadrata dall’atrio e il particolare della mano che stringe il corrimano quando il telefono suona. Se come abbiamo visto la durata di The Sitter e della prima parte di Quando chiama uno sconosciuto è la medesima, la scena delle scale in entrambe è intorno al minuto 13. E in entrambe sentendo la telefonata la ragazza scende, sedendosi preoccupata su un gradino. Come ha detto Walton in un’intervista, il film è volutamente strutturato in tre parti. Nella seconda, che ha inizio sette anni più tardi, diventano protagonisti l’ex tenente, ora investigatore privato, John Clifford, e l’assassino, Curt Duncan. Il primo viene assunto dal padre dei bambini perché ritrovi Curt, fuggito dalla clinica psichiatrica dov’era rinchiuso (ma probabilmente gli darebbe la caccia comunque). Duncan in un bar avvicina una donna, Tracy, e comincia a perseguitarla. John lo scopre e chiede alla donna di fare da esca. Lei accetta. Quando Duncan una sera si introduce in casa di Tracy e lei grida, John accorre ma Duncan riesce a fuggire. Lo stesso accade in seguito, dopo che John ha saputo da un senzatetto che Duncan trascorre la notte in un dormitorio pubblico. Nella terza parte, che inizia con i figli piccoli di Jill che rientrano a casa dopo aver giocato in strada, si ripete sostanzialmente la situazione della prima. Solo che questa volta sono Jill e il marito ad affidare i piccoli a una babysitter, per recarsi in un ristorante a festeggiare la promozione dell’uomo. Qui Jill riceve la telefonata di Duncan, che ripete le parole pronunciate sette anni prima. Jill urla, il marito e altre persone accorrono. Poi i due coniugi tornano precipitosamente a casa insieme alla polizia, per scoprire che non è successo nulla ai bambini. Duncan però è nascosto in casa e nel cuore della notte, dopo aver messo fuori combattimento il marito, aggredisce Jill. John questa volta giunge in tempo. Il regista non rinuncia a uno sguardo a tratti compassionevole nei confronti di un malato di mente che ha compiuto un delitto terribile. In questo modo ne viene fuori una delle migliori figure di psicopatico della storia del cinema, quasi degno di affiancare Hans Beckert, l’assassino del film M – Il mostro di Dusseldorf (del 1931), di Fritz Lang. Nel suo genere, Quando chiama uno sconosciuto è un piccolo gioiello, anche grazie alla magnifica interpretazione dell’attore Tony Beckley nel ruolo di Duncan. È un assassino a cui Walton toglie il fascino sinistro del male, che quasi sempre caratterizza anche i killer più feroci e terrorizzanti, e di conseguenza al film. Del resto, rispetto a molti thriller e horror di quel periodo, in Quando chiama uno sconosciuto è quasi del tutto assente il sangue. Soltanto al minuto 01:06:54, quando Duncan ricorda l’omicidio dei bambini, lo vediamo telefonare dalla cameretta con le braccia lorde di sangue e in secondo piano le lenzuola insanguinate, poi Duncan solleva un lenzuolo al minuto 01:07:10. In questo modo il regista fa di Quando chiama uno sconosciuto un thriller unico nel suo genere. Un unicum, peraltro, anche nella carriera di Walton, che dopo poche altre produzioni cinematografiche (svetta l’interessante I delitti del rosario, del 1987), prosegue esclusivamente con una lunga serie di film per la tv, più o meno dignitosi ma senza particolari sussulti. Di destinazione televisiva è anche il seguito di Quando chiama uno sconosciuto, girato (secondo Walton “perché avevo bisogno di soldi”) nel 1993 e intitolato When A Stranger Calls Back (da noi Lo sconosciuto alla porta). Walton, senza l’apporto di Steve Feke, scrive la sceneggiatura riproponendo alcuni personaggi e situazioni del primo film. Nella prima parte la babysitter, Julia, sente suonare alla porta della casa dove sta accudendo due bambini, che dormono nella camera al piano di sopra. La ragazza non apre. Una giovane voce maschile le chiede di poter telefonare perché la sua auto ha avuto un guasto. Dice che lo farà lei. Quando scopre che la linea non funziona, Julia finge di telefonare lo stesso, dicendo poi al giovane che presto arriverà il soccorso. Cosa che ovviamente non avviene. Così lo sconosciuto dopo qualche minuto suona di nuovo, finché la ragazza comincia a impaurirsi. Guarda fuori dalle finestre, cerca di capire chi sia il giovane. A un certo punto oltre alla voce che proviene da fuori, Julia sente una voce anche all’interno della casa. Convinta che un secondo sconosciuto sia entrato, poiché in precedenza ha trovato una porta finestra aperta, viene presa dal panico. Quando vede lo sconosciuto venirle incontro minacciosamente, si precipita fuori, proprio nel momento in cui i padroni di casa stanno rientrando. Questa prima parte dura 5 minuti più di The Sitter e della prima parte di Quando chiama uno sconosciuto, e rispetto ai film precedenti le variazioni non sono poche. All’inizio Julia viene accompagnata in auto, mentre Jill arrivava a piedi. I bambini non vengono uccisi ma spariscono (e di loro non viene detto nulla nel prosieguo del film). Il telefono come s’è visto c’è ma viene usato in maniera diversa. Non avviene inoltre alcuna comunicazione tra la babysitter e la polizia. Inoltre, nei film precedenti la ragazza parla al telefono con un’amica di un ragazzo che le piace, cosa che qua non accade. Nella seconda parte del film, che inizia cinque anni dopo, entrano in scena due dei principali personaggi di Quando chiama uno sconosciuto. Jill, che ora si occupa di donne vittime di violenza, e John, ormai in pensione. Julia, ancora ossessionata da ciò che le è accaduto e convinta che lo sconosciuto la stia ancora perseguitando, si rivolge alla polizia, ma non viene dato molto credito alle sue parole. Le crede invece Jill, che chiede anche l’aiuto di John. I due cominciano a indagare. Anche in questo caso il film è diviso sostanzialmente in tre parti. Forse il regista non lo ritiene particolarmente riuscito, ma in realtà Lo sconosciuto alla porta è tutt’altro che scadente. Alcuni momenti sono certamente piuttosto deboli. La figura dell’assassino, William Landis, al contrario della precedente, del tutto realistica, è un po’ sopra le righe e poco credibile. William si esibisce come ventriloquo (da qui il fatto che Julia nella prima parte senta due voci) e ha doti mimetiche. Dipingendosi il corpo riesce a confondersi con lo sfondo, come nella sequenza finale. Anche in questo caso è visto quasi come una vittima ma emerge meno la sua personalità disturbata. La prima parte tuttavia risulta ancora una volta di straordinaria efficacia. Quando chiama uno sconosciuto fa parte di un sottogenere del thriller che annovera un buon numero di pellicole, nelle quali una donna viene perseguitata o si trova comunque alle prese con un maniaco. Per quel che riguarda nello specifico la figura della babysitter, va detto che il film di Walton non è il primo che la mette al centro della vicenda. Nel 1972 esce L’allucinante notte di una babysitter, una produzione inglese diretta dal britannico Peter Collinson. A parte la giovane protagonista, che anche in questo caso sta studiando e ha con sé dei libri, i due film non hanno molto in comune, sia per quel che riguarda gli sviluppi che per il modo in cui sono realizzati. Un altro film che anticipa Quando chiama uno sconosciuto è Black Christmas – Un Natale rosso sangue, diretto nel 1974 dal regista statunitense Bob Clark. Anticipa, perlomeno, e in maniera abbastanza evidente, alcune situazioni narrative. Le telefonate persecutorie di uno sconosciuto nei confronti delle studentesse che vivono in una casa presa in affitto, e soprattutto il colloquio della protagonista con la polizia. Al minuto 01:13:00 il tenente le dice “cerchi di trattenerlo in linea”, al minuto 01:22:04 un agente l’avverte che il maniaco è in casa. Infine, una babysitter, Laurie, è tra le protagoniste di Halloween – La notte delle streghe (che inizialmente doveva intitolarsi Gli omicidi delle babysitters). Diretto da John Carpenter e uscito con grande successo nel 1978, si potrebbe pensare che Walton ne abbia sfruttato il buon esito per realizzare il suo film. Ma, come s’è visto, il corto The Sitter è del 1977. Quindi, casomai, potrebbe essere stato il produttore Irwin Yablans, che per primo aveva avuto l’idea di Halloween, a trarre ispirazione da Walton. Sia come sia, i due film hanno qualche punto in comune. In particolare colpisce il fatto che Laurie parli con un’amica di un ragazzo che le piace, proprio come fa Jill in The Sitter, seppur telefonicamente. Schede film The Sitter (id., USA – 1977) Regia: Fred Walton; sceneggiatura: F. Walton, Steve Feke; musica: Jane McNealy; fotografia: Willy Kurant; montaggio: Sam Vitale; personaggi e interpreti: Lucia Stralser (Jill Johnson), Karen Kondan (signora Mandrakis), Bill Stringlos (dottor Mandrakis), Ed Ruffalo (sergente Sacker), Curt Sanders (assassino); produzione: S. Feke per Parnassus Productions; durata: 21’ Quando chiama uno sconosciuto (When A Stranger Calls, USA – 1979) Regia: Fred Walton; sceneggiatura: F. Walton, Steve Feke; musica: Dana Kaproff; fotografia: Don Peterman; montaggio: Sam Vitale; scenografia: Elayne Barbara Ceder; costumi: Dick Bruno, Dean Skipworth; personaggi e interpreti: Carol Kane (Jill Johnson), Charles Durning (John Clifford), Tony Beckley (Curt Duncan), Colleen Dewhurst (Tracy), Ron O’Neal (tenente Gerber), Rutanya Alda (signora Mandrakis), Carmen Argenziano (dottor Mandrakis); produzione: Doug Chapin, S. Feke, Melvin Simon, Barry Krost per Melvin Simon Productions e Barry Krost Production; durata: 97’ Lo sconosciuto alla porta (When A Stranger Calls Back, USA – 1993) Regia: Fred Walton; soggetto: F. Walton, Steve Feke; sceneggiatura: F. Walton; musica: Dana Kaproff; fotografia: David Geddes; montaggio: David Byron Lloyd; scenografia: Chris August; costumi: Mary McLeod; personaggi e interpreti: Jill Schoelen (Julia Jenz), Carol Kane (Jill Johnson), Charles Durning (John Clifford), Gene Lythgow (William Landis); produzione: Tom Rowe, Doug Chapin, Barry Krost; durata: 93′ Navigazione articoli HOMELANDER, L’ANTI-SUPERMAN I CINQUE SAMURAI CONTRO I CAVALIERI DELLO ZODIACO