Leone Cimpellin (Rovigo 1926 – Milano 2017) per tutta la vita fu un disegnatore di fumetti e illustratore. Iniziò presto, subito dopo la Seconda guerra mondiale, alla quale partecipò come marò incursore.

Negli anni cinquanta e sessanta ebbe una prestigiosa collaborazione con la Mondadori per i personaggi western “Oklahoma” e “Pecos Bill”; e per le storie italiane di “Nembo Kid” (Superman). In seguito illustrò fatti di cronaca per la Domenica del Corriere e per la testata Amica.

Nello stesso periodo entrò nel Corriere dei Piccoli e per i direttori Zucconi e Triberti diede vita a numerosi personaggi umoristici: il pilota “Carletto Sprint”, il giornalista “Gigi Bizz”, il centurione romano “Tribunzio”, l’astronauta “Gigi” con l’inseparabile androide “Rob 8”, il mo-schettiere pasticcione “Gelsomino”, il soldatino “Gibernetta” e tanti altri.

Disegnò poi per la collana “Ariete grandi avventure”, e un suo personaggio femminile “Sva- nitella” diventerà un Carosello TV.
Alla fine degli anni ’60 fa il suo ingresso nel fumetto erotico per la Ediperiodici, disegnando la serie di “Belfagor”, e “Top” per la concorrente Edifumetto.
Anche le aziende si accorgono della sua bravura e su incarico della benzina Esso crea la mascotte “Un Tigre nel motore”. La collaborazione è richiesta anche all’estero e disegna racconti western per la tedesca Bastel, in Francia per le Editions Lug di Lione e le Editions aventures et Voyages, in Gran Bretagna per la Thompson e Fleetway di Londra. I personaggi del Corriere dei Piccoli vengono ristampati in Spagna, Argentina, Turchia, Cile.

All’inizio degli anni ’70 si dedica dapprima a “Diabolik”, poi sotto lo pseudonimo di Gilbert, in coppia con Romano Garofalo che scrive i testi, incontra un buon successo con la serie umoristica di Jonny Logan, capo di una banda di scalcinati detective sulla falsariga di Alan Ford, dove non manca un po’ di satira sociale.

Sempre in quegli anni inizierà a lavorare con la Gazzetta del Popolo, giornale di Torino, dove illustrerà le vicende sportive. Promuove un suo personale Studio Cimpellin, dove si formeranno molti grandi autori del fumetto: Stefano Tognetti, Carlo Ambrosini, Enea Riboldi, Gianpiero Casertano, Nicola Mari e tanti altri.

Negli anni ’80 con lo sceneggiatore Max Bunker (quello di Kriminal, Satanik e Alan Ford), disegnerà le matite di “Maxmagnus”, i personaggi di “Tom Tom”, “Tappo e Balestra”, “El Cico Mas”, “Mister T”. Per la testata Più, “Falco il superbolide”, “Ryu” per TV Junior e collabora al programma a cartoni animati in TV “Super Gulp”.

Proseguirà la collaborazione con il Corrierino, trasponendo a fumetti diverse serie di cartoni animati giapponesi come “Chibin e Flo”, “Galaxy Express 999”, “Lady Oscar”, “Daltanious”, “Tartarughe Ninjia”, “Il Tulipano nero”, “La piccola Robinson”, “I Tre moschettieri” e “Mac Fargo”.

Alla fine degli anni ’80 collabora per Sergio Bonelli editore disegnando storie di “Martin Mystere” e “Nathan Never”.
All’inizio degli anni ’90 si cimenta nelle matite di “Gordon Link” dello sceneggiatore Gianfranco Manfredi per le nuove Edizioni Dardo, oltre a disegnare alcune storie di “Tiramolla”. Nel 2003 disegna i personaggi e progetta le tavole di “Zollywood” di Davide Barzi, realizzate in collaborazione con Oscar Scalco.

Per il Giornalino, sui testi di Carlo Pedrocchi, crea una trasposizione della vita di oggi nella Roma antica, al titolo SPQR, con protagonista “Duralex”. Ma il fumetto che Leo preferiva, era “Pantegana Kid” il topo del west, che Cimpellin terrà inedito nel suo cassetto.

Incontrai la prima volta Leo Cimpellin alla fiera dei fumetti di Genova nel 1973, dove mi feci notare come suo grande ammiratore, e naturalmente gli feci disegnare il soldatino Gibernetta.

Qualche anno dopo, nel 1976 andai a trovarlo in un ufficio di corso Indipendenza a Milano. Era il luogo dove nasceva Jonny Logan, e come suo aiutante e tuttofare trovai Gianpiero Casertano all’opera, poiché il ripasso a inchiostro lo eseguiva tutto lui.

Ma il nostro rapporto più duraturo fu negli anni tra il 2008 e il 2012. Mi servivano dei disegni di ambientazione dell’Impero romano per illustrare un progetto di romanzo su un imperatore antico. Uno dopo l’altro vennero fuori dei magnifici disegni, che non mostrerò finche non vi sarà l’edizione stampata.

Leo era ormai anziano e piuttosto mogio, mi confidava di aver perso molti suoi denari in affari sbagliati, e ultimamente gli editori e i direttori di riviste non gli affidavano più dei lavori, perché lo ritenevano superato come stile. Nella sua casa che dominava piazzale Loreto stava in una stanza l’adorata moglie, immobilizzata da un ictus e senza più parola.

Ancora, Cimpellin camminava a fatica a causa di dolori alle gambe, così andavo per la città a procurargli fogli di carta, matite, gomme, che non gli facevo pagare: faceva parte della sua ricompensa per i lavori che faceva per me.

Cercavo di fargli ottenere delle occasioni di lavoro. Nel 2010 gli feci realizzare su miei testi tre pagine sull’eroe della prima guerra mondiale Enrico Toti, pagate dall’associazione bersaglieri di Milano in occasione di un raduno nazionale.
Gibernetta, il personaggio del Corriere dei Piccoli che preferivo nella mia infanzia, poteva diventare un testimonial per le forze armate.

Non ricevemmo risposta dal Ministero della difesa.

 

 

 

Un pensiero su “LEONE CIMPELLIN, IL DISEGNATORE DIMENTICATO”
  1. Grandissimo autore, grazie per la preziosa ricostruzione biografica. La sua opera andrebbe rivalutata.

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