Tra i tanti pregi attribuiti a C’era una volta in America, il più evidente è certamente la qualità recitativa dei due attori principali, Robert De Niro e James Woods. Di solito non è altrettanto sottolineato l’apporto delle attrici, i cui personaggi rappresentano invece come minimo un continuo e fondamentale contrappunto emotivo alle gesta di Noodles, il protagonista. Poniamo quindi sinteticamente l’accento, in ordine di apparizione, sulla carriera delle cinque interpreti principali (tralasciando Amy Ryder e Louise Fletcher, che appare in una scena tagliata e poi reintegrata nella versione restaurata del 2012), attraverso i film più rappresentativi a cui hanno preso parte. Cominciando con Darlanne Fluegel, che è la prima ad apparire nel ruolo di Eve. Anzi, proprio con lei ha inizio C’era una volta in America. Darlanne Fluegel C’era una volta in America inizia dunque con Eve, la donna di Noodles, che ritorna a casa, cerca di accendere la luce dell’appartamento ma non funziona, al buio si toglie il soprabito, poi accende una lampada sul comodino. Scostando le coperte vede i fori sul lenzuolo che formano una sagoma, subito dopo vediamo uno dei gangster entrati in casa spaccare il vetro che copre la foto incorniciata di Noodles. Eve viene interrogata dai gangster, che vogliono sapere dove si nasconde Noodles. Lei risponde che non lo sa, le sparano. Darlanne Fluegel/Eve si rivede fuggevolmente poco dopo, al minuto 00:13:10, in un flash-back, durante una festa nel locale. Noodles, passando, la bacia sulla guancia. Poi al minuto 02:50:49 quando Noodles la conosce, le regala del denaro (la scena però fa parte delle scene tagliate e poi reintegrate) e vanno a letto. Quindi dal minuto 03:10:15 al minuto 03:15:00, in una lunga scena sulla spiaggia, nella quale Noodles e Max parlano d’affari. Infine la vediamo nuovamente al minuto 03:20:39 nel locale durante la scena del funerale del proibizionismo. Prima di C’era una volta in America, Darlanne Fluegel interpreta la modella Lulu nel thriller Occhi di Laura Mars, a fianco di Faye Dunaway. Il ruolo non le costa molta fatica, poiché la sua attività principale fino a quel momento è stata proprio il lavoro di modella e perché gran parte delle scene che la vedono impegnata sono imperniate su trucco, prova costumi e riprese fotografiche. La protagonista del film, interpretata appunto dalla Dunaway, è infatti una celebre fotografa di moda che vede con una sorta di percezione extrasensoriale gli omicidi di persone a lei vicine. Fluegel nella prima parte del film compare spesso. Dal minuto 00:07:40, in cui la si nota seminuda in una fotografia, al minuto 00:50:55 in cui appare mentre punta una rivoltella per la realizzazione di una serie di scatti alla Helmut Newton, che è il vero autore di tutte le foto presenti nel film. Dopo C’era una volta in America, ottiene un ruolo ancora più corposo in Vivere e morire a Los Angeles, un altro dei grandi film del decennio. Qui è l’informatrice e l’amante dell’investigatore della polizia di Los Angeles Chance. Se in C’era una volta in America Darlanne Fluegel apre il film, in Vivere e morire a Los Angeles è protagonista della memorabile ed enigmatica sequenza finale, che comprende un suo primo piano con il panorama di Los Angeles sullo sfondo, visto dalla finestra. Nel 1986 Darlanne Fluegel partecipa a un altro poliziesco, Una perfetta coppia di svitati, di segno però diametralmente opposto. È cioè un riuscito mix di commedia e azione. Gli investigatori della polizia di New York Danny e Ray stanno dando da tempo la caccia al trafficante Gonzales. Quando riescono ad arrestarlo, viene rimesso in libertà e sparisce. I due allora studiano un nuovo stratagemma per farlo uscire allo scoperto. Gli sottraggono un grosso quantitativo di cocaina. Darlanne Fluegel interpreta Anna, l’ex moglie di Danny. La donna sta per riposarsi, ma l’amore tra loro è ancora vivo. Così Gonzales la rapisce, minacciando di ucciderla se non riavrà la cocaina. Sempre nel 1986 si distingue in una breve parte nel piacevole Due tipi incorreggibili. Gli anziani rapinatori Archie e Henry escono di prigione dopo vent’anni e cercano inizialmente di condurre una vita onesta. Dopo un po’, però, stanchi delle umiliazioni subite, progettano un colpo che è la loro specialità: la rapina a un treno. Darlanne Fluegel è Skye, la giovane proprietaria di una palestra che imbastisce una relazione con Archie. Il quale, nonostante sia ancora in forma, non riesce a star dietro alla vitalità della ragazza, che lo porta in discoteca e lo sfinisce a letto. Così decide di lasciarla. Il decennio successivo per Darlanne Fluegel comincia nel 1990 con un ruolo di rilievo nei primi undici episodi della settima stagione del telefilm Hunter. Interpreta l’agente Metro Joanne Molenski, che collabora con il detective Rick Hunter, della polizia di Los Angeles, nel risolvere casi pericolosi. Il rapporto non idilliaco con l’interprete principale (e produttore) Fred Dyer rende però insopportabile per Fluegel la lavorazione, cosa che l’attrice non mancherà di sottolineare. Subito dopo torna sul grande schermo con alcuni discreti film, tra cui Cimitero vivente 2 e Il massacro degli innocenti. Tuesday Weld Tuesday Weld in C’era una volta in America interpreta Carol, commessa in una gioielleria nella quale Max e Noodles effettuano una rapina. Durante il colpo Carol viene violentata da Noodles (al minuto 01:59:11). Tempo dopo Max e Noodles la ritrovano in un bordello (02:29:30). Diventa poi la donna di Max e la vediamo in varie scene. Al minuto 03:10:54 durante una discussione tra Noodles e Max. Al minuto 03:10:54 Carol è in spiaggia con Max, Noodles e Eve, Max espone l’idea che ha avuto di rapinare la banca della Federal Reserve. Poco dopo, al minuto 03:15:50, Carol è in auto con Noodles davanti alla banca e gli chiede di impedire a Max di mettere in atto la rapina, che ritiene un suicidio. Come scrive Francesco Minniti nella monografia su Sergio Leone (Il Castoro Cinema), “è lei a fargli balenare l’idea del tradimento”. Infine, al minuto 03:28:15 la ritroviamo, ormai anziana, visitata in un ospizio da Noodles. Uno dei primi film con l’ancora adolescente Tuesday Weld è la commedia Missili in giardino. Nonostante il cast di rilievo, con la coppia di protagonisti formata da Paul Newman e Joanne Woodward, le scene più riuscite sono proprio quelle con Weld. Il suo personaggio si chiama Comfort ed è un’effervescente ragazza divisa tra un giovanotto del paese e un soldato dell’esercito, venuto a impiantare una base missilistica poco gradita agli abitanti. Comfort sbalordisce tutti con uno slang giovanile infarcito di divertenti neologismi. In un’annata di film americani straordinari come il 1968, Dolce veleno non sfigura affatto. Dell’amour fou celebra “l’aspetto eversivo e sacrificale” (Enzo Ungari, Schermo delle mie brame, Vallecchi Editore, 1978). Tuesday Weld è Sue Ann, un’attraente ragazza che prende troppo sul serio le fantasie di Dennis, appena dimesso dal riformatorio per aver causato da ragazzino la morte della zia. Dennis infatti sostiene di essere un agente della Cia in missione segreta, e Sue Ann per aiutarlo prima uccide un guardiano poi, senza più freni, la propria madre. Addossa poi la colpa a Dennis, che viene arrestato. Gran parte del fascino di Dolce veleno deriva dalla straordinaria aderenza di Tuesday Weld al personaggio, che può essere visto in maniera negativa (il finale lo suggerisce), ma la cui follia selvaggia ha un fondo di innocenza infantile che seduce non solo gli uomini con cui si relaziona ma anche lo spettatore. Lo stesso potere seduttivo l’attrice lo trasferisce nel successivo Un uomo senza scampo. Il protagonista è lo sceriffo di mezza età di una cittadina del Tennessee. Un giorno conosce la giovane Alma McCain e se ne innamora tanto da voler lasciare la moglie. Lo sceriffo chiude un occhio anche sull’attività della famiglia di Alma, che distilla whisky illegalmente. Arriva persino a rendersi complice dell’omicidio del suo vice da parte dei McCain. Quando però cerca di portar via Alma con sé, capisce che la ragazza lo ha ingannato. Alla fine degli anni Settanta Tuesday Weld recita in altri due film tra i più importanti della sua carriera. Nel primo, I guerrieri dell’inferno, interpreta Marge, coinvolta in un traffico di eroina dal marito e da un suo amico. Ben diverso dai personaggi precedenti, questo non emerge più di tanto e il film risulta meno riuscito del successivo, e per certi versi simile, Strade violente. Il personaggio di Tuesday Weld, Jessie, che ha avuto un passato turbolento nel quale trafficava in sostanze stupefacenti, e ora lavora in un bar e desidera solo una vita tranquilla, può per certi versi ricordare la Marge di I guerrieri dell’inferno. Anche Jessie del resto entra in una spirale pericolosa quando inizia una relazione con Frank, un abile ladro di valori che accetta di lavorare per un boss potente e spietato. Non molti i film successivi a C’era una volta in America interpretati da Tuesday Weld, da citare giusto il discreto Un giorno di ordinaria follia. Olga Karlatos In C’era una volta in America Olga Karlatos compare per pochi secondi nella sequenza in cui due gangster vanno a cercare Noodles in un teatro cinese. Uno dei due si avvicina a una coppia che amoreggia. Al minuto 00:15:20 il gangster vuole vedere se l’uomo è Noodles, lo fa voltare, non è lui. L’uomo reagisce, il gangster allora gli punta contro la pistola. Poi scopre il seno della donna con la canna e, sempre con la canna, lo accarezza. Secondo lo studioso Franco Grattarola (in Cine 70 e dintorni, primavera 2002), la scena nel progetto iniziale doveva aprire il film. Inoltre Sergio Leone avrebbe tagliato alcune inquadrature, riducendo così l’apparizione della Karlatos. Uno dei titoli di punta della filmografia di Olga Karlatos è senza dubbio Amici miei, tra le commedie italiane di maggior successo degli anni Settanta. Lei è la bellissima moglie del primario Adolfo Celi. L’architetto Gastone Moschin, ricoverato in ospedale insieme ai suoi tre inseparabili amici, dice “Ho visto la Madonna”, quando al minuto 00:15:08 gli compare per la prima volta davanti. Poi la sposa portandola via al primario, che è ben contento di farsela portare via, insieme ai bambini, alla domestica, al cane. Probabilmente per via del successo riscosso nel ruolo di moglie fedifraga, Karlatos ripete l’esperienza nell’episodio Il cavalluccio svedese, in cui è la consorte di Nino Manfredi. Il protagonista viene a sapere da una ragazza con cui ha passato la notte che la moglie anni prima lo ha tradito col suo migliore amico. Abbonata dunque al ruolo, Olga Karlatos vi torna in un altro film con Nino Manfredi, Il giocattolo, dove però è sposata, trascurata ma rassegnata, con l’imprenditore Arnoldo Foà. Compare solo in due scene (comunque significative, nella seconda, al minuto 01:05:12, un accenno di passione tra lei e il protagonista viene raffreddato dalla donna), come del resto nello stesso anno in Zombi 2. Tanto per cambiare è la moglie di uno scienziato che, in un isola dei Caraibi, studia le cause di una strana malattia che uccide le persone, facendole poi rivivere come zombi divoratori di carne umana. Nella prima scena litiga con il marito perché vorrebbe andarsene dall’isola e minaccia di raccontare la verità sulle ricerche che l’uomo sta effettuando. La scena si conclude con una notevole inquadratura molto ravvicinata del viso e degli occhi dell’attrice (al minuto 00:27:46). A metà pellicola, vediamo la Karlatos fare la doccia e venire poi aggredita e uccisa da uno zombi. Tra i numerosi momenti alquanto truculenti del film, questo è forse il più celebre. Inutile descrivere ciò che accade, chi ha visto Zombi 2 l’ha ben presente (e chi non l’ha visto probabilmente è poco interessato alle situazioni sanguinolente). Diciamo solo che la trovata, a suo modo geniale (e sadica, inutile negarlo), della scena si concentra ancora sugli occhi di Olga Karlatos. In questi due film tra l’altro l’attrice greca dimostra d’essere in grado di utilizzare varie modalità espressive. Mentre nel mediocre Purple Rain, che si salva in parte solo per i brani musicali del protagonista Prince, abbina il ruolo di moglie e madre, qui non proprio felice: nelle poche scene in cui appare litiga sempre col marito, un musicista fallito. La carriera di Olga Karlatos si conclude sostanzialmente a metà degli anni Ottanta. Jennifer Connelly Del suo personaggio, Deborah, è innamorato fin da ragazzino Noodles. Interpretando Deborah nell’età della giovinezza, Jennifer Connelly compare solo nella prima parte del film. Tuttavia Deborah ha una centralità evidente nella narrazione, tanto che per la splendida colonna sonora del film il maestro Ennio Morricone ha composto un brano intitolato appunto Deborah’s Theme. Al minuto 00:40:09 Deborah si allena nel ballo spiata dal giovane Noodles attraverso il buco della serratura. Dopodiché esce dal ristorante del padre (00:43:11) e viene seguita per strada da Noodles, che la ferma (00:44:41), chiedendole perché si è riferita a lui in modo sprezzante, al minuto 00:45:10. In un nuovo ricordo di Noodles, la vediamo camminare per strada (01:06:11) e ritornare a casa, parlare con lui. Sembra sottintendere che tra loro potrebbe nascere qualcosa, ma Noodles viene chiamato da Max. L’apporto dell’appena tredicenne ed esordiente attrice al film finisce qui. Nel 1985 Jennifer Connelly è sul set della pellicola di un altro importante regista italiano. Proprio attraverso il suo maestro Sergio Leone, Dario Argento arriva a lei: “Leone mi ha fatto vedere il primo montaggio di C’era una volta in America, e appena ho notato quella ragazzina, la Connelly, sono rimasto incantato, sono tornato subito in America e l’ho scritturata” (Roberto Pugliese, Dario Argento, Il Castoro Cinema, novembre-dicembre 1986). In Phenomena l’adolescente Jennifer arriva in un severo ed esclusivo collegio svizzero, mentre un feroce assassino semina la morte tra le studentesse. Come ha scritto Mariuccia Ciotta su Il Manifesto, “La bellezza della Connelly si dirada in primi piani alternati a particolari di alucce e antenne vibranti”. Non a caso nel film i riferimenti sessuali sono continui e la scena dell’insetto che si eccita al contatto con Jennifer è piuttosto esplicativa. Un anno dopo, la produzione statunitense Labyrinth – Dove tutto è possibile in un certo senso ripropone la Connelly come “adolescente in pericolo” quale è in Phenomena, anche se qua prevale il fantasy alla Lewis Carroll. La giovane Sarah, stanca di dover accudire il fratellino Toby, invoca il malvagio re degli gnomi, Jareth, affinché lo porti via. Pentita, la ragazza per ritrovare il bambino si avventura in un mondo magico e popolato di strane creature. Dopo l’uscita del film, Jennifer Connelly viene definita “l’adolescente d’oro del cinema”. Successivamente interpreta The Hot Spot – Il posto caldo, uno degli ultimi noir americani degni di questo nome, tratto da un romanzo di Charles Williams. Harry giunge in una cittadina del Texas, dove trova lavoro come venditore d’auto. Il suo scopo è quello di svaligiare la banca locale, ma le cose si complicano quando intreccia una relazione con Gloria, la giovane impiegata della concessionaria, e con la moglie del proprietario, Dolly. La Connelly è la tipica ragazza americana apparentemente acqua e sapone, ma con un passato che vuole nascondere. In Tutto può accadere Jennifer Connelly è invece Josie, la figlia del proprietario del grande magazzino nel quale lavora il giovane Jim, protagonista del film. Il ragazzo è innamorato di Josie, ma si rende conto di non avere alcuna possibilità con lei. Finché, una notte, restano chiusi insieme nel supermercato. Nonostante si tratti di una pellicola romantica e brillante, non mancano le sottolineature sexy del personaggio della Connelly. In una scena cavalca un cavallo meccanico e molti ragazzi all’epoca appendono il poster con la sua seducente immagine nella propria camera. Interessante la vicenda del noir fantascientifico Dark City. Il protagonista, John Murdoch, in una misteriosa e oscura città da cui è impossibile uscire, cerca di recuperare la memoria perduta. Jennifer Connelly è sua moglie, la bella cantante Emma, che nel finale assume una nuova identità e si chiama Anna. La carriera di Jennifer Connelly negli anni Duemila può vantare film di un certo rilievo come A Beautiful Mind e Hulk. Elizabeth McGovern Liz McGovern in C’era una volta in America dà corpo al personaggio femminile, come già scritto, più importante (di sicuro agli occhi di Noodles), vale a dire Deborah adulta, ed entra in scena per ultima, al minuto 01:50:05. Noodles la rivede nel locale dopo essere uscito di prigione, lei gli sorride e gli dice “bentornato” e anche questa volta, come successo quando i due erano adolescenti, Noodles viene chiamato da Max. Riappare soltanto al minuto 02:36:33, nella sequenza in cui lei e Noodles vanno a cena in un lussuoso ristorante sul mare e poi in automobile lui la violenta. Al minuto 02:54:50 Deborah aspetta Noodles al bar della stazione, lui non arriva e lei prende il treno. Noodles arriva in stazione troppo tardi. Infine, al minuto 03:29:10, è passato molto tempo, Deborah è diventata un’attrice famosa. La vediamo ritratta in una foto, poi recitare a teatro in Antonio e Cleopatra (scena tagliata e poi reintegrata nella versione estesa del 2012). Noodles la va a trovare in camerino. Alla fine degli anni Settanta, e dunque agli albori del decennio di C’era una volta in America, la diciottenne Elizabeth McGovern viene scelta per interpretare il ruolo di Jeannine Pratt nel film Gente comune. Conrad, il ragazzo protagonista, è traumatizzato dalla morte del fratello, di cui si sente responsabile. Uscito da un ospedale psichiatrico, fatica a relazionarsi con i genitori e con gli amici. Grazie all’aiuto di uno psicanalista e all’incontro con la compagna di scuola Jeannine, comincia a ritrovare la serenità. Una descrizione della ragazza la scrisse il critico americano Roger Ebert nella recensione al film: “È semplice, compassionevole, capace di essere onesta.” Poco dopo Liz McGovern entra far parte del cast di Ragtime, una sontuosa produzione De Laurentiis tratta dall’omonimo romanzo di Doctorow. Nella New York dei primi del Novecento, attraversata da tensioni sociali, si intrecciano diverse vicende. Il personaggio della McGovern è piuttosto diverso da quello d’esordio e anticipa in un certo senso la diva di C’era una volta in America. Qui infatti è una ballerina, Evelyn, che ha sposato un ricco uomo d’affari. Costui, geloso dell’artista che ha ritratto la donna in una statua esposta al pubblico, lo uccide. Dopo aver divorziato dall’uomo, condannato alla reclusione in manicomio, Evelyn torna a ballare. Per l’interpretazione della svagata e anticonformista soubrette, che appare solo fino al minuto 01:06:35), la McGovern ottiene la candidatura all’Oscar come migliore attrice protagonista e si esibisce anche in una scena di nudo integrale al minuto 00:56:26. Forse per questo, su una rivista americana dell’epoca (Us Weekly, 8 dicembre 1981) su di lei scrivono: “E’ stata un’innocente studentessa in Gente comune, ora, in Ragtime, è una showgirl a cui piace tirarsi via i vestiti”. Un’altra produzione targata De Laurentiis con Liz McGovern è il thriller La finestra della camera da letto. Una coppia di amanti nel cuore della notte assiste dalla finestra all’aggressione di una ragazza, Denise (Elizabeth McGovern), da parte di un uomo che, vistosi scoperto, fugge. La donna ha visto in faccia l’aggressore ma essendo sposata non può telefonare alla polizia. Lo fa il giovane che è con lei, finendo per mettersi nei guai con la legge e con l’aggressore, già macchiatosi di un omicidio. Con l’aiuto della ragazza, Denise, riesce però a incastrare il colpevole. Se in un film si cercasse la morale, quella di La finestra della camera da letto sarebbe di farsi i fatti propri. Al di là di questo, il film dovrebbe avere anche un’atmosfera sensuale, ma in tal senso la scena nella quale in un bar Denise deve provocare sessualmente l’inconsapevole assassino per farlo cadere in trappola è un po’ buttata via. In ogni caso, il regista Curtis Hanson disse che la McGovern era l’unica attrice che avesse in mente sin dall’inizio per il ruolo di Denise, e che rappresentava una figura femminile in contrasto con l’altra interprete, Isabelle Huppert. In Un amore rinnovato, la McGovern è Kristy, che sposa l’aspirante romanziere Jefferson. La coppia vive momenti di crisi, anche perché l’uomo non è propenso ad avere un figlio. Kristy riesce a convincerlo e dopo alcuni infruttuosi tentativi rimane incinta. Le difficoltà del parto rinsaldano il rapporto coniugale. Un rapinatore, soprannominato Johnny il bello (è il titolo del film) per via del volto deforme, viene convinto da un vecchio amico a partecipare a un colpo in una gioielleria. I complici però feriscono lui, uccidono l’amico e fuggono con il malloppo. Arrestato, Johnny viene curato nell’ospedale della prigione e un chirurgo prova su di lui una serie di delicate operazioni. Riuscendo infine a sistemargli la faccia e a renderlo irriconoscibile. Rimesso in libertà, trova lavoro in una ditta di costruzioni ma il suo scopo è la vendetta. Liz McGovern interpreta Donna, impiegata nella stessa ditta e di cui Johnny si innamora. A metà tra il noir e il film sentimentale, Johnny il bello ha però pochi momenti davvero azzeccati di suspense e pathos. Così come resta sostanzialmente scolorito il personaggio della McGovern. Regista e produzione paiono indecisi su tutto, compreso se sottolineare o meno il sex-appeal dell’attrice: in una scena d’amore infatti viene mostrato, solo per un istante, il suo seno nudo. Come per molti attori e attrici nati artisticamente negli anni Ottanta, anche per Liz McGovern questo decennio rappresenta il periodo migliore della carriera. Dopo non si trovano partecipazioni all’altezza, a meno di voler considerare tale quella alla lunga serie televisiva inglese Downton Abbey. Elenco dei principali film citati Amici miei (id., Ita1975), regia di Mario Monicelli Un amore rinnovato (She’s Having a Baby, Usa1989), regia di John Hughes C’era una volta in America (Once Upon a Time in America, Usa-Ita1984), regia di Sergio Leone Dark City (id., Usa1998), regia di Alex Proyas Dolce veleno (Pretty Poison, Usa1968), regia di Noel Black Due tipi incorreggibili (Tough Guys, Usa1986), regia di Jeff Kanew La finestra della camera da letto (Bedroom Window, Usa1987), regia di Curtis Hanson Gente comune (Ordinary People, Usa1980), regia di Robert Redford Il giocattolo (id., Ita1979), regia di Giuliano Montaldo I guerrieri dell’inferno (Who’ll Stop the Rain, Usa1978), regia di Karel Reisz The Hot Spot – Il posto caldo (The Hot Spot, Usa1992), regia di Dennis Hopper Johnny il bello (Johnny Handsome, Usa1989), regia di Walter Hill Labyrinth – Dove tutto è possibile (Labyrinth, Usa1986), regia di Jim Henson Missili in giardino (Rally ‘Round the Flag, Boys!, Usa1958), regia di Leo McCarey Occhi di Laura Mars (Eyes of Laura Mars, Usa1978), regia di Irvin Kershner Phenomena (id., Ita1984), regia di Dario Argento Purple Rain (id., Usa1986), regia di Albert Magnoli Quelle strane occasioni – episodio Il cavalluccio svedese (id., Ita1978), regia di Luigi Magni Ragtime (id., Usa1981), regia di Milos Forman Strade violente (Thief, Usa1980), regia di Michael Mann Tutto può accadere (Career Opportunities, Usa1991), regia di Bryan Gordon Una perfetta coppia di svitati (Running Scared, Usa1986), regia di Peter Hyams Un uomo senza scampo (I Walk the Line, Usa1970), regia di John Frankenheimer Vivere e morire a Los Angeles (To Live and Die in L.A., Usa1985), regia di William Friedkin Zombi 2 (id., Ita1979), regia di Lucio Fulci Navigazione articoli HARRY POTTER SI ISPIRA A PIRAMIDE DI PAURA? 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