Tra gli anni ’30 e gli ’80 la fantascienza è stata uno dei motori dell’immaginario collettivo, evolvendosi attraverso tre fasi distinte che hanno segnato la storia del fumetto. Tra gli anni ‘30 e i ‘50 prende forma quella che possiamo definire la Golden age della fantascienza, dove a dominare era l’avventura pura. Personaggi dei fumetti come Buck Rogers (1929), Brick Bradford (1933) e Flash Gordon (1934) contribuirono a definire il genere. Tra gli anni ‘50 e ‘60 abbiamo il passaggio alla Silver age, dove il genere si tinge di “paranoia” e riflessione sociale. Opere visionarie come il fumetto argentino L’Eternauta (1957) e il francese I naufraghi del tempo (1964) dischiudono nuovi orizzonti. Tra gli anni ‘70 e ‘80 si compie una rivoluzione per cui la fantascienza diventa matura, sporca, distopica e filosofica. Questa rivoluzione arriva a compimento su due riviste: Métal Hurlant (1975) in Francia e 2000 AD (1977) nel Regno Unito. Poi, verso la fine degli anni ‘80 tutto sembra improvvisamente finire e, a parte l’anacronismo tutto italiano di Nathan Never, non si pubblicano più fumetti di fantascienza. La fantascienza pura nei fumetti mainstream occidentali cede il suo spazio ai supereroi, sempre più “fantasy” e meno fantascientifici, e altri generi ibridi. Molti lettori sembrano preferire mondi magici o avventure epiche rispetto alle narrazioni tecnologiche. La fede nel progresso è stata soppiantata dall’abitudine alla tecnologia. “L’ultima frontiera”, che era un tempo la fantascienza, ha oggi, con i satelliti che mappano tutto il nostro pianeta, perso gran parte della sua magia. Mentre già viviamo in una sorta di futuro distopico rischiamo di dimenticare i capolavori che questo genere ci ha regalato. L’elenco che segue è per non dimenticare. Buck Rogers (1929) Il fumetto di Buck Rogers (che debuttò il 7 gennaio 1929) ha reso popolare l’immaginario fantascientifico prendendolo dalle pulp americane e trapiantandolo nei fumetti in tutto il mondo. Infatti, Buck è stato il primo personaggio a portare il genere nei fumetti dei quotidiani, poi ristampato sui “giornalini” europei e non solo. Ha reso popolari concetti futuristici come le pistole a raggi, le tute spaziali, i jetpack (cinture dorsali per volare) e le battaglie tra astronavi. Molti di questi elementi grafici, ripresi dalle pulp dal disegnatore Dick Calkins, sono rapidamente diventati lo standard visivo del genere. Brick Bradford (1933) Il fumetto di Brick Bradford, creato da William Ritt (testi) e Clarence Gray (disegni), è considerato pionieristico nell’uso di concetti narrativi e invenzioni scientifiche e per la sua straordinaria “Cronosfera”. L’introduzione della “Time Top”, in Italia ribattezzata la “Cronosfera”, è stata un’idea rivoluzionaria per l’epoca. Questa particolare macchina del tempo ha permesso agli autori di esplorare non solo il futuro e lo spazio, ma anche il passato, civiltà perdute, e persino mondi microscopici, offrendo una varietà di trame e ambientazioni senza precedenti. Flash Gordon (1934) Flash Gordon non ha inventato la fantascienza a fumetti, ma l’ha resa un’opera d’arte, elevando il genere da intrattenimento popolare a capolavoro estetico. Alex Raymond introdusse uno stile pittorico, anatomico e realistico mai visto prima nei fumetti. Propose un immaginario barocco e fantastico. Il pianeta Mongo è un mix incredibile di grattacieli futuristici, castelli medievali, foreste popolate da uomini-falco e regni sottomarini, definendo l’estetica della Space Opera. Saturno contro la Terra (1936) Saturno contro la Terra non è solo un fumetto, ma una pietra miliare: è stata la prima vera saga di fantascienza prodotta in Italia capace di competere in qualche modo a confronto con i giganti americani come Flash Gordon. Ideato da Cesare Zavattini (futuro genio del neorealismo cinematografico), sceneggiato da Federico Pedrocchi e disegnato da Giovanni Scolari, il fumetto dimostrò che gli autori italiani potevano creare mondi alieni complessi e tecnologie futuristiche con una dignità narrativa paragonabile a quella d’oltreoceano. È stato uno dei pochissimi fumetti italiani dell’epoca a essere esportato negli Stati Uniti. Dan Dare (1950) Dan Dare (creato da Frank Hampson per la rivista inglese Eagle) è stato fondamentale perché ha ridefinito la fantascienza con un approccio scientificamente plausibile e un tono squisitamente britannico. A differenza dei mondi fantastici di Mongo, Dan Dare era basato su una cura maniacale per il dettaglio tecnico. Hampson e il suo studio costruivano modelli in scala di astronavi e gadget per assicurarsi che la prospettiva e il “funzionamento” fossero realistici. Jeff Hawke (1954) Jeff Hawke (creato da Sydney Jordan per il Daily Express) è stato unico nel suo genere perché ha trasformato la fantascienza ingegneristica in filosofia e speculazione intellettuale. Jeff Hawke non risolveva i conflitti a colpi di pistola laser. Le storie erano basate sulla diplomazia galattica, sull’antropologia e sull’incontro con alieni che non erano “mostri”, ma esseri con logiche, religioni e burocrazie diverse. È il fumetto che più di ogni altro ha anticipato i temi di Star Trek. L’Eternauta (1957) L’Eternauta (El Eternauta), creato da Héctor Oesterheld e Francisco Solano López ,è considerato il più importante fumetto di fantascienza in lingua spagnola e uno dei più grandi capolavori della letteratura disegnata mondiale. A differenza degli eroi americani che combattevano su Marte, l’invasione aliena de L’Eternauta inizia a Buenos Aires. Per i lettori argentini vedere luoghi quotidiani (come lo stadio Monumental o la Avenida General Paz) trasformati in campi di battaglia diede alla storia un realismo e un senso di angoscia senza precedenti. Oesterheld introdusse un concetto innovativo: non esiste un unico eroe invincibile, ma un gruppo di persone comuni (amici che giocano a carte) che si unisce per sopravvivere. È la celebrazione della solidarietà umana contro l’oppressione. L’incipit, una nevicata che uccide all’istante chiunque la tocchi, è una delle invenzioni più potenti e terrorizzanti della narrativa sci-fi, simbolo di una minaccia globale e inarrestabile. Sky Masters (1958) Sky Masters of the Space Force (1958) è un’opera importante perché rappresenta uno dei picchi di Jack Kirby in ambito fantascientifico. A differenza dei mondi fantastici di Thor o dei Fantastici Quattro, Sky Masters è ambientato in pieno clima Sputnik, il satellite sovietico lanciato nello spazio che costrinse gli americani a imitarli prima possibile. Kirby e gli sceneggiatori si basarono su progetti reali della Nasa e della neonata Space Force, rendendo il fumetto una sorta di “docu-fiction” ante litteram sull’esplorazione spaziale. Barbarella (1962) Barbarella, creata da Jean-Claude Forest, ha introdotto l’erotismo e l’emancipazione femminile nella fantascienza, un genere fino ad allora dominato da eroi maschili castigati. Barbarella è stata la prima protagonista del fumetto a gestire la propria sessualità in modo esplicito. Non era più la “fidanzata dell’eroe” da salvare, ma una viaggiatrice spaziale indipendente che usava il piacere come strumento di diplomazia, rompendo i tabù dell’epoca. Magnus Robot Fighter (1963) Magnus Robot Fighter, creato da Russ Manning per la Gold Key Comics, presenta una delle visioni del futuro più eleganti mai apparse su carta. La città di North Am (l’immenso agglomerato urbano del 4000 d.C.) è un capolavoro di architetture slanciate, linee pulite e colori piatti che hanno definito il look del futuro ottimista ma già sottilmente inquietante degli anni ’60. Molto prima di Terminator o Matrix, Magnus esplorava il tema della dipendenza dell’umanità dalla tecnologia. Il protagonista non combatte semplici robot, ma per risvegliare gli esseri umani dal loro torpore e dalla pigrizia morale causata da una società totalmente automatizzata. I naufraghi del tempo (1964) I naufraghi del tempo (Les Naufragés du temps), serie creata da Jean-Claude Forest (testi) e Paul Gillon (disegni), è considerata la saga che ha portato la fantascienza letteraria e matura nel fumetto francofono. L’incipit è un classico della sci-fi: Christopher e Valerie vengono ibernati per sfuggire a un’epidemia e risvegliati mille anni dopo. La narrazione però evolve subito in una space opera complessa, drammatica e carica di pessimismo esistenziale, lontana dai toni trionfalistici degli eroi americani. L’impero dei Trigan (1965) L’opera di Mike Butterworth e Don Lawrence, apparsa per la prima volta nel 1965 sulla rivista britannica Ranger (e poi su Look and Learn), ha importato dalle vecchie pulp il concetto di “Impero galattico” ben prima di Star Wars. Il colpo di genio fu l’ambientazione. Invece del classico futuro asettico, Butterworth immaginò una società con sede sul pianeta Elekton che ricalcava l’Antica Roma (nelle architetture, nelle corazze e nella struttura politica), ma dotata di tecnologie avanzatissime come astronavi e raggi laser. Questo mix di antico e futuristico è ancora oggi un pilastro del genere Space Opera. Valérian et Laureline (1967) Valérian e Laureline, coppia creata da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières per la rivista Pilote, è considerata la più matura della fantascienza francofona. Senza questa serie, l’immaginario visivo della sci-fi europea degli ultimi 50 anni sarebbe diversa. Secondo alcuni, anche molti elementi di Guerre Stellari sono “prestiti” di Valérian: il design del Millennium Falcon (ispirato forse all’astronave XB-27), la scena di Han Solo nella grafite (Valérian intrappolato in un blocco liquido), il look di Darth Vader (che richiama i caschi di alcuni nemici della saga) e persino il bikini metallico della principessa Leia… Luc Orient (1967) Luc Orient, creato da Greg (testi) ed Eddy Paape (disegni) per la rivista Tintin, ha rappresentato l’ultima risposta europea al mito di Flash Gordon. La saga di Terango, contenuta nei primi cinque albi, è considerata un capolavoro di world-building. La descrizione della civiltà aliena dei galaxiani non era solo estetica, includeva anche dettagli sulla loro società, tecnologia e gerarchia, influenzando il modo in cui il fumetto europeo avrebbe descritto gli incontri con civiltà extra-terrestri. Delirius (1970) Se i fumetti citati finora hanno costruito la fantascienza, Delirius, capolavoro di Philippe Druillet con testi di Jacques Lob, l’ha letteralmente fatta esplodere. È considerato unico e fondamentale perché ha segnato la nascita della fantascienza psichedelica e barocca, spostando il confine del fumetto verso l’arte visionaria. Il protagonista non è un soldato o uno scienziato, ma un ribelle solitario e tormentato con gli occhi rossi. È un personaggio nichilista che si muove in un universo dove gli dei sono mostruosi e la tecnologia è una forma di tortura, anticipando l’estetica cyberpunk e dark fantasy. Delirius è un pianeta-casinò dedicato a ogni forma di piacere e peccato, governato da una setta di fanatici religiosi (i Redentori). Questa satira feroce del consumismo e del fanatismo religioso ha reso l’opera una delle prime a trattare temi politici e sociali in modo così estremo e violento. Judge Dredd (1977) Judge Dredd, creato da John Wagner e Carlos Ezquerra (sotto la direzione di Pat Mills) sulle pagine della rivista britannica 2000 AD, ha trasformato l’eroe d’azione in una feroce satira politica, creando un’icona del sistema repressivo. L’ambientazione è una metropoli sterminata e claustrofobica che copre l’intera costa orientale degli Usa, dove l’automazione ha reso il 90% della popolazione disoccupata e folle. Questa visione ha influenzato profondamente l’estetica cyberpunk e film come RoboCop. Jeremiah (1979) Se la fantascienza classica guardava alle stelle, Jeremiah, creato dal belga Hermann Huppen, è stato fondamentale perché ha riportato il genere a terra, reinventando il post-apocalittico in una ambientazione simil-western. Attraverso i viaggi dei due protagonisti, Hermann mette a nudo i vizi umani: razzismo, fanatismo religioso, corruzione e la sete di potere che sopravvive anche dopo la fine del mondo. Ogni albo è un microcosmo che analizza una diversa stortura della società. La fiera degli immortali (1980) La Fiera degli Immortali (La Foire aux Immortels) è un’opera interamente realizzata da Enki Bilal (testi e disegni) che costituisce un mix di fantascienza, politica e storia antica. Gli dei egizi (Horus, Bastet) tornano sulla Terra nel 2023, mescolando tecnologie futuristiche, gerarchie militari fascistoidi e simbologie antiche. Questo anacronismo visivo e narrativo ha influenzato l’estetica steampunk e il design di film come Il quinto elemento e Stargate. L’Incal (1981) L’Incal, scritto da Alejandro Jodorowsky e disegnato da Moebius, sta solitario come un grande edificio sacro in cima alla montagna. È considerato unico perché ha trasformato la Space Opera in un viaggio spirituale e iniziatico, cambiando il linguaggio visivo del cinema e del fumetto. La sua visione della megalopoli-pozzo ha definito l’estetica Cyberpunk prima ancora che il genere venisse codificato in letteratura. Il protagonista, John Difool, non è un eroe: la sua evoluzione da parassita sociale a salvatore dell’universo è uno dei percorsi narrativi più complessi e umani mai scritti. Morbus Gravis (1985) Il fumetto Druuna, creato da Paolo Eleuteri Serpieri è stato con il primo albo, “Morbus Gravis”, un terremoto culturale perché ha fuso la fantascienza distopica con un erotismo esplicito e iperrealista, elevando il genere a livelli artistici. L’unicità risiede nel contrasto brutale tra la bellezza sensuale e luminosa di Druuna con l’universo marcio, viscido e tecnologico in cui si muove. Il “Morbus Gravis” (il male oscuro che trasforma gli uomini in cumuli di carne mutante) rappresenta una delle visioni più disturbanti del filone biopunk, anticipando temi poi cari a registi come David Cronenberg. Navigazione articoli IL FUMETTO UNDERGROUND MILANESE E… APOCALISSE MATITE BLU 467