È un periodo difficile per il fumetto. Lo chiamano la “nona arte”, ma da parte delle autorità non c’è nessun rispetto.

La rivista Fumo di China, sempre attenta e puntuale sulle novità del fumetto, non viene più pubblicata, e se riprenderà non sarà più mensile.

Ad Angouléme, la città francese del maggior festival europeo della BD, il museo del fumetto è in ristrutturazione, e aprirà (forse) tra un anno.

In Italia avevamo un ben avviato e produttivo centro di diffusione della cultura sul fumetto, ma è stato costretto alla chiusura dal 16 giugno per volontà del comune di Milano.

Il Wow di Milano era stato aperto il 1 aprile 2011 nei locali di uno storico deposito di tram (dal 1928), aggiunto poi alla immensa fabbrica dei panettoni Motta diventata proprietà comunale. Per far diventare utilizzabile dal pubblico questo complesso, la fondazione Franco Fossati aveva dovuto far eseguire a proprie spese molti lavori essenziali, dal sistema d’illuminazione agli arredamenti, dalle apparecchiature di microfoni, di altoparlanti e di proiezione per le conferenze.
Subito vennero spesi circa 500mila euro ottenuti con prestiti bancari, sempre ripagati, e attraverso il bando triennale della fondazione Cariplo. Ancora venne approntato un locale contiguo adibito a caffetteria e servizi igienici, con una spesa di 100mila euro. Questo locale pubblico rendeva in affitto meno di 4000 euro mensili al Wow.

Il Wow così costruito venne dato in concessione per 8 anni rinnovabili, ma il rinnovo è stato ridotto a 6 anni. I locali non erano immuni da difetti, specialmente nel sistema di riscaldamento e condizionamento dell’aria, già in luogo, che si rivelarono uno spreco di energia e una spesa assai superiore al previsto.
A volte avvenivano degli allagamenti, dovuti principalmente alla cattiva rete pluviale e fognaria. Tutti questi problemi erano noti all’amministrazione comunale, che però non prese mai nessun provvedimento.

La direzione di Luigi Bona, esperto del fumetto italiano e mondiale, e le prestazioni del personale, hanno prodotto grandi risultati nello sviluppo della cultura figurativa. Nei quattordici anni di attività del Wow sono state organizzate 200 mostre in sede, più 50 altrove, più ancora 5000 laboratori e migliaia di eventi.

Ogni estate ci sono stati corsi di disegno e campus estivi per i giovani. In occasione delle prime della Scala ci sono state mostre dedicate alle opere liriche, con la proiezione dell’opera stessa in diretta dal teatro.

Attività di ogni giorno era la biblioteca, ricca di oltre 9000 testi di fumetti e di saggi su questi, e la libreria ricca delle novità edite nel campo fumettistico ed artistico. L’accesso era libero al museo, ed era necessario solo il pagamento di un biglietto per le grandi mostre al piano superiore (una tessera annuale di 20-25 euro o la Tessera regionale dei Musei consentiva l’ accesso illimitato anche a queste). I visitatori sono stati circa un milione.

Veniamo ai tempi più recenti: Negli anni 2020-2021 la pandemia ha ridotto a zero gli introiti, ma il comune di Milano ha riscosso ugualmente gli affitti (44.886 euro annui, Iva compresa, scontando soltanto quattro mesi). Fortunatamente, l’anno seguente è stato vinto un bando del ministero della Cultura, con relativo premio, ma altri bandi erano stati vinti: quello della regione Lombardia per la mostra sulla città di Milano, due della banca Cariplo per progetti sulla lettura eccetera.

Tutto sembrava andare per il meglio, molti ostacoli erano stati superati, quando lo scorso aprile viene comunicata una decisione dell’assessorato, firmata dal direttore area biblioteche: la concessione è scaduta, c’è da parte del Wow un debito residuo di 180mila euro, quindi i locali vanno svuotati e lasciati rapidamente (in ogni caso, solo perché è scaduta la concessione) e se il debito non viene saldato immediatamente non sarà neppure possibile partecipare al nuovo bando per la riassegnazione.
Un nuovo bando di concessione verrà emesso dal comune, ma le probabilità di vincerlo, anche pagando il debito, sono praticamente nulle: il doppio trasloco forzato manderebbe in bancarotta tutta l’organizzazione. Cinque dipendenti del Wow perderanno il loro lavoro e il proprio sostentamento, senza parlare del numerosi collaboratori.

La fondazione Fossati che gestisce il Wow, emette allora un comunicato stampa dando per la prima volta notizia della situazione. Immediantamente il “caso” diventa virale in televisioni, giornali, social media, e centinaia di autori si schierano pubblicamente a fianco del museo. In poche ore si raccolgono le prime centinaia di firme, che diventeranno oltre 12mila (la raccolta continua anche online).
A questo punto l’assessore alla cultura Sacchi si muove personalmente e si ha finalmente un “incontro al vertice”, anche con l’avvocatura (per la prima volta). Per l’estinzione del debito la fideiussione bancaria era una via oggettivamente impraticabile, come si sapeva da tempo. L’avvocatura propone all’avvocato della fondazione la cessione di una parte delle preziose collezioni, e la fondazione accetta questa soluzione.
La fondazione accetta di cedere una parte delle preziose collezioni per avere una pur remota possibilità di partecipare al nuovo bando, ma ancora i funzionari comunali “applicano le regole”, perciò tutto e tutti fuori a metà giugno. Semmai si riporta dentro tutto se si è vinto il nuovo bando.

La campagna informativa e di protesta, che si era un po’ calmata perché sembrava che si arrivasse ad una soluzione sopportabile, ha ripreso ancora più forte. Nuovo intervento dell’assessore Sacchi (nell’occhio di questo ciclone popolare) e un riaggiustamento: si può restare dentro fino all’esito del bando, pagando anche l’affitto di questo periodo, e se si vince il bando (ancora oggetto misterioso) si resta pure dentro… ma anche se non si perde si dovrà sgombrare tutto il museo in quindici giorni. In sostanza: intanto chiudete e sgombrate prima di conoscere l’esito del bando.

Non è una politica praticata altrove dal comune. Per esempio i capannoni della Fabbrica del vapore, presso porta Genova, che erano stati occupati illecitamente, vengono lasciati agli occupanti tramite speciali e compiacenti bandi.

Come diceva Dante Alighieri, con questa palese ingiustizia “il modo ancor mi offende”. Per prima cosa con la dichiarazione di “voler offrire occasioni anche ad altre realtà” (pura ipocrisia), e ancora peggio, i fumettari “vivono con la testa tra le nuvolette“ (puro disprezzo e ignoranza).

Inoltre, il sito di Artribune di Roma, che si occupa di arte moderna, dichiara che lo sfratto del Wow è “fake news”, e rovescia la colpa sulla inadeguatezza e disorganizzazione di chi ha gestito il museo dei fumetti, ma in questo caso c’è il “fake del fake”.

Malgrado una petizione con raccolta di firme, arrivata alle 12mila e alla grande mobilitazione online di rimostranze, il 15 giugno è stato celebrato il meeting di addio, con la partecipazione di migliaia di cittadini, tra i quali c’erano 200 autori, ognuno dei quali ha disegnato una propria vignetta contro lo sfratto. Erano presenti anche Silver, il creatore di Lupo Alberto, e Bruno Bozzetto, l’animatore dei cartoni del signor Rossi e delle video clip di Quark. Altre adesioni sono arrivate dall’estero: dall’Argentina Mafalda è contro lo “sfratto” del Wow, come dagli Usa il creatore della dinastia dei paperi Don Rosa.

Ma nella realtà di oggi, il fumetto italiano è sulla strada senza un tetto. Una delle figure prodotte contro lo sfratto rappresenta l’Uomo ragno disteso per terra su un cartone davanti l’entrata del Wow, come un barbone.

Ringraziamo il comune di Milano per questa operazione mascherata da “regole da rispettare”. Ma domandiamoci cosa potrebbe nascondere veramente questa assurda decisione.

 

Un pensiero su “LA FINE DEL WOW, COME UCCIDERE CULTURA E FUMETTO”
  1. vorrei commentare ma rischierei l’arresto per vilipendio, quindi mi limiterò ad un “CHE PECCATO, (che questa giunta ancora occupi palazzo marino)

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