Joe Quesada
, editor-in-chief (direttore generale) dal 2000 al 2011, può essere considerato il secondo salvatore della Marvel. Il primo fu Jim Shooter che a fine anni ‘70 prese in mano un’azienda sull’orlo del fallimento e la rinnovò completamente, rendendola grande.

Quesada si ritrovò al timone di un’azienda che dopo la crisi del 1994 aveva subito l’onta della bancarotta nel 1996. Sul finire degli anni ‘90 i fumetti più venduti sono targati Image Comics, ma quello che è peggio è che alla Marvel sembrano avere esaurito le idee. Joe Quesada, inizia il suo mandato come Editor-in-Chief nel 2000 con le idee molto chiare: I fumetti li fanno i creativi.

Il suo arrivo coincide con una grande campagna acquisti che porterà in Marvel diversi sceneggiatori e disegnatori di talento, per un motivo o per l’altro insoddisfatti della DC Comics e delle realtà indipendenti.

In breve alla sua corte arriva gente del calibro di Brian Michael Bendis, Greg Rucka, Devin Grayson, Mark Millar, Grant Morrison, Frank Quietly, Warren Ellis, David Mack, J. Michael Stracynzski, Stuart Immonen. Nomi che avranno un impatto duraturo sull’universo Marvel.

Ricordiamo le realizzazioni migliori di quel periodo.


2000 – Ultimate Spider-Man

Joe Quesada inizia la sua opera di rinnovamento alla Marvel con “Ultimate Spider-Man”. Appena diventato editor-in-chief inizia una serie di cambiamenti per modernizzare e rilanciare l’universo Marvel, sia a livello creativo che commerciale.
L’
Ultimate Marvel Universe (chiamato “Earth-1610”) fu la prima idea di Quesada. Per realizzarla pensò di coinvolgere uno degli ultimi arrivati in Marvel che aveva accolto dicendogli «Benvenuto nel mondo dei fumetti». Brian Michael Bendis gli aveva risposto che lui realizzava fumetti già da un bel po’ per il mercato indipendente e Quesada non era riuscìto a trattenere una risata.
Quando
Ultimate Spider-Man prese forma si rivelò una sorta di “reboot” dei personaggi classici, che cercava di mantenenere i concetti fondamentali ma rendendoli più contemporanei, accessibili e dinamici per un pubblico più giovane.

Ultimate Spider-Man si distingue per il modo in cui aggiorna la storia di Peter Parker, rendendola più vicina ai problemi e alle situazioni della vita moderna. Invece di rimanere fedele alla continuity complessa dell’universo principale della Marvel, l’Ultimate Universe crea storie più fresche, con nuovi design per i personaggi, trame meno influenzate dal passato e un focus sulla modernità. Questo ha un impatto enorme.
Il lavoro di Quesada comincia da subito a cambiare il corso della Marvel. Crea nuove possibilità per raccontare storie al passo con i tempi, riavvia alcuni dei personaggi più importanti e pone le basi per ciò che oggi conosciamo come l’Universo cinematografico Marvel, che condivide alcune caratteristiche (anche se con un tono diverso) con quello dell’Ultimate Universe.


2002 – The Ultimates

Visto il successo di “Ultimate Spider-Man” Quesada pensa subito di raddoppiare con “Ultimate X-Men” e di triplicare con “The Ultimates”, una serie che si propone il rilancio in chiave moderna degli Avengers.
Quesada credeva molto nei Vendicatori e voleva farne il gruppo portante di tutto l’universo Marvel, cosa che avvenne nei fumetti e ancor più nel Marvel Cinematic Universe (MCU). Quesada affidò il compito di scrivere questa serie a
Mark Millar, un autore britannico già noto per il suo lavoro sul settimanale 2000 AD e per il suo approccio ai supereroi fuori dagli schemi.

Ne uscì una miniserie composta da 13 numeri, dove Millar dà vita ad una versione politicamente scorretta dei vendicatori. A differenza della versione tradizionale degli Avengers, che spesso si concentrava su toni più eroici e idealisti, The Ultimates propone un approccio cinico e realistico.
Gli eroi non sono visti come semplicemente “buoni” e “giusti”; ma sono più umani, con difetti, conflitti interni, e sfide morali. Questi eroi sono anche più legati al mondo moderno, e la serie esplora come avrebbero potuto comportarsi in un contesto contemporaneo e politicamente complesso.
Le vendite diedero subito ragione a Quesada, The Ultimates fu il fumetto più venduto dell’anno dimostrando che la strada del rinnovamento era quella giusta.


2003 – 1602

Nel 2003 Joe Quesada tentò un duplice colpaccio che gli riuscì solo a metà. Si era messo in testa di strappare alla DC i suoi autori più prestigiosi, voleva portare alla Marvel Alan Moore e Neil Gaiman. Con Moore, che ormai lavorava solo con piccole case editrici gli andò buca, riuscì però a coinvolgere Neil Gaiman in un progetto di rilievo: Marvel 1602.
Marvel 1602
è una serie limitata di 8 numeri, che ha preso i personaggi classici dell’Universo Marvel e li ha trasportati in un’ambientazione del 1602, in un universo alternativo.

La miniserie è stata un successo sia di critica che di pubblico. Il suo approccio unico, l’intreccio tra l’epoca storica e l’universo dei supereroi Marvel, ha reso Marvel 1602 una lettura apprezzata.
L’ingaggio di Gaiman da parte di Quesada è stato un colpo da maestro: Gaiman era una figura molto rispettata nel mondo dei fumetti e della narrativa, e il suo coinvolgimento con la Marvel ha dato una spinta al rilancio editoriale che Quesada stava cercando di realizzare.


2004 – Astonishing X-Men

Nel 2004, Joss Whedon, noto per il suo lavoro sulla serie televisiva Buffy the Vampire Slayer e per il suo approccio unico alla scrittura di personaggi e storie caratterizzato da una grande attenzione ai dialoghi, all’umorismo e alle dinamiche interpersonali, era già un nome molto rispettato nel mondo della narrativa televisiva e cinematografica, ma non era ancora un autore di punta nel mondo dei fumetti.
Tuttavia, Whedon aveva una passione per gli X-Men, quindi Quesada decise di offrirgli la possibilità di scrivere un nuovo rilancio del gruppo mutante
.

Astonishing X-Men venne lanciata nel 2004. La serie si proponeva di riportare gli X-Men ai loro temi classici di lotta contro l’intolleranza e l’emarginazione, ma con una sensibile rinfrescata al tono.
La serie si rivelò un successo.
Astonishing X-Men portò i mutanti in una nuova direzione, mantenendo la loro essenza ma aggiornandola per i lettori moderni. Il lavoro di Whedon ha attirato l’attenzione per la sua capacità di rendere ogni personaggio profondamente umano, nonostante i poteri straordinari.

 

2005 – New Avengers

Nel 2004 Joe Quesada affidò a quello che ormai era un suo autore di punta, Brian Michael Bendis, il progetto al quale teneva di più: il rinnovamento dei Vendicatori, un restyling in piena regola che avrebbe dovuto trasformarli nel gruppo numero uno dell’universo Marvel.
Era il periodo in cui si produsse il massimo sforzo per rilanciare i titoli Marvel più importanti e dare nuova vita ai team di supereroi, e uno dei passi principali in questa direzione fu la creazione di
The New Avengers.

Questo progetto nelle intenzioni di Quesada avrebbe dovuto mantenere un difficile equilibrio tra la tradizione e la modernità, accontentando sia i fan di lungo corso che i nuovi lettori. La scelta di  Brian Michael Bendis, che all’epoca aveva già dato prova di sé con Devil e l’Uomo Ragno, si rivelò azzeccata.
Il successo di
The New Avengers fu enorme: la serie ebbe un impatto significativo sul panorama dei fumetti Marvel, attirando un nuovo pubblico e rinvigorendo l’interesse per i Vendicatori.
L’approccio di Bendis, caratterizzato da una scrittura veloce, dialoghi ricchi e un’attenzione particolare alla dinamica del team, rivelò un nuovo tipo di storytelling per la Marvel, che si dimostrò vincente.


2005 – House of M

L’affidamento dell’ambizioso progetto “House of M” a Brian Michael Bendis non è stato casuale. In quel periodo, Joe Quesada lo considerava il numero uno tra gli autori Marvel grazie ai successi di Ultimate Spider-Man e New Avengers. La sua abilità nel trattare temi psicologici complessi e le sue capacità di scrittura, che spesso mettevano al centro le dinamiche interpersonali e i conflitti interiori dei personaggi, lo rendevano perfetto per un evento come House of M, che richiedeva una gestione delicata di emozioni, relazioni familiari e temi legati al destino e alla realtà.

Il successo di House of M dimostrò che la scelta di Bendis era azzeccata, consolidando ancora di più la posizione di questo sceneggiatore nella Marvel.

 

2006 – Civil War

Joe Quesada fu uno dei principali artefici dell’idea che portò a Civil War, uno degli eventi più significativi dell’Universo Marvel. Sebbene Mark Millar sia accreditato per aver sviluppato la trama e i dettagli della storia, Joe Quesada ha avuto un ruolo cruciale nel concepire l’idea base dell’evento e nel dare la spinta iniziale.
L’idea di
Civil War nasce in un periodo in cui la Marvel voleva affrontare questioni politiche e sociali in un modo che non era mai stato fatto prima. Quesada, che stava cercando di spingere la Marvel verso una narrativa più matura e realistica, voleva creare un evento che affrontasse temi contemporanei come la sorveglianza, la responsabilità individuale, il potere del governo e la libertà personale.

L’idea di un conflitto interno tra i supereroi, dove le ideologie divergenti avrebbero diviso l’intero universo Marvel, si adattava perfettamente a questa visione. La genesi di Civil War inizia intorno al 2005, quando Quesada e gli altri dirigenti editoriali della Marvel decisero di intraprendere un grande crossover che avrebbe avuto un impatto profondo su tutta la continuity.
Quesada voleva una storia che mettesse alla prova la coesione del mondo dei supereroi e che esplorasse in modo drammatico la tensione tra il bene comune e i diritti individuali. E la ebbe.


2007 – Death of Captain America

Joe Quesada e Ed Brubaker sono i principali responsabili della morte di Capitan America, un evento che ha avuto un impatto enorme nel mondo dei fumetti Marvel e che ha segnato una delle svolte più drammatiche nella storia del personaggio.
L’idea di “uccidere” Capitan America fu concepita all’interno del contesto di
Captain America vol. 5, durante la run di Ed Brubaker, che stava scrivendo la serie dal 2004. Joe Quesada, come Editor-in-Chief, sostenne questa decisione, in quanto faceva parte di una strategia editoriale che mirava a dare una rinnovata rilevanza e profondità al personaggio di Capitan America, esplorando le sue implicazioni più moderne e politiche, ma anche come parte di una visione più ampia degli eventi drammatici che stava segnando il corso della Marvel durante gli anni 2000.

Il “sacrificio” di Capitan America avvenne in seguito agli eventi di Civil War, dove il personaggio di Steve Rogers (Capitan America) si oppose al Superhero Registration Act (la legge sulla registrazione dei supereroi) e divenne un fuggitivo, combattendo contro il governo degli Stati Uniti. Questo conflitto interno e le conseguenze della sua posizione politica portarono a un’escalation che culminò nella sua morte.
Nel
n. 25 di Captain America (marzo 2007), dopo la fine di Civil War e in un contesto di crescente tensione, Steve Rogers viene assassinato durante il suo processo a New York, mentre si stava dirigendo verso l’aula di tribunale, dove avrebbe dovuto affrontare accuse legate alla sua opposizione alla legge sulla registrazione.
Il suo assassino è un misterioso tiratore scelto, e la morte avviene dopo un combattimento particolarmente intenso. Il tragico colpo di scena colpisce duramente i lettori, poiché la morte di un simbolo così forte come Capitan America è un evento scioccante.


2007 – Thor

Joe Quesada e J. Michael Straczynski in quel periodo venivano da una serie di discussioni su alcune divergenze che avevano avuto nella conduzione di Amazing Spider-Man (la relazione tra Gwen Stacy e Norman Osborn e l’annullamento del matrimonio tra Peter Parker e Mary Jane Watson), ma seppellirono l’ascia di guerra quando si trattò di rinnovare e rilanciare Thor nel 2007.
A quel tempo
Thor era un personaggio che, pur avendo dietro di sé una lunga storia di successi non stava vivendo un grande momento editoriale. La serie era stata cancellata e il personaggio era stato assente dai riflettori principali per alcuni anni.


Straczynski è un autore noto per il suo approccio approfondito alla psicologia dei personaggi e per la sua abilità nel mescolare elementi epici e mitologici con la narrativa moderna. Joe Quesada vedeva in Straczynski l’autore giusto per riportare Thor al centro dell’attenzione, facendolo passare da una figura mitologica classica a un eroe più umano e con una connessione profonda con il mondo moderno.
Il rilancio di
Thor si rivelò un successo sia di critica che di pubblico. La serie divenne uno dei titoli più letti della Marvel.

 

2008 – Secret Invasion

Il solito Brian Michael Bendis fu scelto da Joe Quesada come sceneggiatore principale per la miniserie di Secret Invasion. Bendis aveva un’abilità unica nel creare dinamiche di gruppo complesse, dialoghi incisivi e una narrativa che metteva al centro la psicologia dei personaggi.
In
Secret Invasion
questo approccio si tradusse in una trama ricca di sospetti, paranoia e tensioni tra i supereroi, elementi che risuonavano con l’epoca in cui la serie veniva scritta.
Joe Quesada
fu determinante nel coordinare l’evento, decidendo la direzione e la portata dell’invasione. Secret Invasion rappresenta una delle storie più ambiziose e potenti del periodo.

Quesada, assieme a Bendis, ebbe un’importante influenza sulla gestione dell’intero crossover, che coinvolgeva numerosi titoli e personaggi. Il successo dell’evento dipese anche dalla capacità di Bendis di intrecciare questa grande minaccia galattica con le relazioni personali e il dramma interpersonale tra i membri dei team di supereroi.
Ogni alleanza e ogni lotta tra i protagonisti veniva messa in discussione, poiché la vera minaccia non era solo esterna, ma anche interna, tra chi si fidava e chi non lo faceva.

 

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